Sabato, 28 Novembre 2020

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Associazione ''Giordano Bruno'', Belvedere: «A Norimberga la tecnica del male»

Posted On Martedì, 17 Novembre 2020 16:15 Scritto da Riceviamo e pubblichiamo

«All’una di notte del 16 ottobre 1946 a Norimberga, si alza la voce di milioni di vittime innocenti, vengono impiccati i maggiori gerarchi del nazismo. La sentenza è stata pronunciata da un tribunale formato dalle quattro potenze vincitrici la Seconda guerra mondiale, dopo la raccolta di una mole gigantesca di documenti e testimonianze».

È quanto ricorda Rolando Belvedere, presidente della sezione calabrese dell’Associazione nazionale del libero pensiero “Giordano Bruno”. «Il 20 novembre – riporta Belvedere – di 10 mesi prima, inizia nella bella città bavarese il processo con 72 udienze pubbliche seguite in tutto il mondo. Il processo dimostra i crimini contro la pace, i crimini di guerra e contro l’umanità sfociati nella Shoah, lo sterminio di oltre 6 milioni di ebrei. Quella “soluzione finale della questione ebraica” programmata alla conferenza di Wansee del 1942. I nazisti avevano fatto la prova generale cominciando a eliminare gli oppositori politici, gli omosessuali, gli zingari, i malati mentali e quelli con gravi deficienze fisiche. L’ideologia nazista, permeata di razzismo suprematista bianco, di purezza di sangue, viene da lontano. Il nazismo non ha inventato nulla. Negli Stati Uniti, un paese formalmente multietnico, nel 1916 Madison Grant amico di Theodore Roosevelt scrisse Il passaggio della Grande Razza letto con entusiasmo da Hitler. Un altro americano Harry Laughlin prese nel 1936 una laurea honoris causa (!) per gli aberranti progetti, diventati leggi in Germania, con la sterilizzazione per la prevenzione dei difetti ereditari già applicata nel 1907 in una trentina di stati americani. Il razzismo non è mai sradicato. Per secoli si è diffusa soprattutto nei paesi cristiani   l’ossessione, scientificamente infondata, della purezza del sangue in funzione antigiudaica. La “di” Davide gialla usata nei campi di sterminio nazisti non fu il primo contrassegno di distinzione. Già nel 1212 Papa Innocenzo III al Concilio lateranense impose per gli ebrei un contrassegno giallo nei loro vestiti. I campi di concentramento e di sterminio furono “l’esperimento originario della tecnica contemporanea dove tutto funziona”, osservava il filosofo Gunther Anders. La tecnica è la forma più alta di razionalità raggiunta dall’uomo: avere il massimo degli scopi con il minimo dei mezzi. La tecnica di cui la tecnologia è un’appendice, non vuole il progresso dell’umanità, ma solo il suo auto potenziamento.  Quando la giornalista Gitta Sereni fu autorizzata a intervistare il detenuto Franz Stangl il direttore del campo di sterminio di Treblinka dove furono uccisi almeno 500mila ebrei del ghetto di Varsavia, gli chiese se non si vergognava, cosa provava. Non ebbe una risposta, e pensò che il nazista non avesse capito la domanda. Infatti non l’aveva capita: “Per quello che ho fatto la mia coscienza è pulita. Non ho fatto del male intenzionalmente a nessuno”. Lui non provava nulla era l’esecutore disumano dell’apparato come molti altri… anche oggi!».