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Digital divide: un divario da ridurre

Posted On Giovedì, 17 Novembre 2022 16:14 Scritto da

Il digital divide è il divario digitale che c’è tra chi ha accesso a Internet e chi non ce l’ha. L’esclusione dai vantaggi che ne deriva ha ripercussioni socio-economiche e culturali.

ll digital divide ha tante forme, ma il suo effetto è comunque negativo per chi lo subisce. Chi è escluso dal digitale appartiene, solitamente, a un ceto sociale svantaggiato e non può permettersi l’accesso alle nuove tecnologie. Per tali motivi è spesso vittima di discriminazione, non può esercitare i propri diritti online e partecipare alla “digital society”, con ripercussioni sia sul piano socioeconomico che culturale.

Come azzerare il gap
Il digital divide è uno dei temi più importanti negli ultimi anni. Data l’importanza, infatti, è fondamentale che ogni regione faccia il proprio massimo per azzerare questo fenomeno. In
Calabria, ad esempio, la situazione è in continua evoluzione. Oggi è molto importante avere aziende proiettate al futuro con una forte propensione al digitale, fondamentale per sopravvivere in questa nuova era. La ripartenza del nostro Paese e del suo tessuto produttivo passa anche e soprattutto dalle tecnologie Ict, che rappresentano la chiave per la trasformazione digitale dell’Italia; a patto, però, di offrire la giusta infrastruttura per la disponibilità di banda ultra-larga. Secondo gli esperti, infatti, non si può parlare di Industria 4.0 e di crescita o competitività senza questo sostrato, perché l’Italia si deve rafforzare nella capacità di fare ecosistema in modo trasversale; un fattore che vale non solo per le telco (che oggi si stanno lanciando sempre più nell’offerta di servizi), ma anche per tutte le imprese italiane. Potrà sembrare difficile da credere infatti, ma ancora oggi in Italia circa il 30% delle famiglie non dispone di una connessione dati stabile nelle proprie abitazioni. Le cause di questo gap tecnologico tra le diverse zone del Paese sono diverse, tra cui certamente una carenza di infrastrutture di connessione di ultima generazione. In termini di “web inclusion” l’Italia sembra essere rimasta al palo, ma non mancano le possibilità di riscatto, soprattutto con la diffusione delle nuove tecnologie 5G oramai alle porte.
D’altronde l’accesso ad Internet è molto importante anche per quanto riguarda lo svago visto che sono sempre più gli utenti che sfruttano le potenzialità della rete attraverso le diverse applicazioni. Dai videgames per PC, console o
quelli classici come le slots fino ai social network ed alle attività più impegnative come può essere l’home banking o l’informazione online attraverso quotidiani o report statali, soprattutto in questo periodo.
Negli ultimi anni, l'imporsi del
virtuale è comunque stato inesorabile anche in Italia e nonostante il divario digitale, tutte le nostre abitudini si sono spostate completamente sulla rete, dove ormai ora, si svolgono praticamente tutte quelle routine che in passato erano relegate al mondo reale. Anche il mondo del lavoro si è spostato online in molti casi: in un'epoca sempre più digitalizzata dove il web marketing è una condizione fondamentale per emergere e guadagnare, si sta diffondendo ad esempio tra influencer e privati l'affiliazione attraverso link diretto.
Contrastare il fenomeno del digital divide è un obiettivo che richiede investimenti sia a livello di infrastrutture che di competenze. Sono quattro i “punti cardinali” del
report annuale DESI - Digital Economy and Society Index che monitora i progressi compiuti nel digitale dagli Stati membri dell’Unione Europea. Il report annuale DESI - Digital Economy and Society Index, che monitora lo stato di avanzamento e i progressi compiuti nel settore digitale dagli Stati membri dell’Unione Europea, ha recepito, nel 2021, i 4 “punti cardinali” della bussola per il decennio digitale – Digital Compass: capitale umano, connettività, digitalizzazione delle imprese e servizi pubblici digitali, definendo una serie di KPI finalizzati all’analisi.

Digital divide, tra numeri e soluzioni
In
Italia e tra gli esperti italiani la soluzione al digital divide è stata interpretata fin qui quasi esclusivamente come obbligo di copertura: all’operatore dominante spetta, cioè, l’obbligo di garantire a tutto il territorio nazionale la copertura Internet, in virtù del fatto che l’accesso alla Rete è stato ormai riconosciuto come diritto universale. Il dibattito si è mosso, semmai, negli ultimi anni sull’ampiezza di banda garantita, con un’authority come l’AGCOM che ha più volte auspicato di passare da una connessione base di tipo dial-up a una connessione a banda larga. Secondo alcuni dati riportati da Agenda Digitale e riferiti al 2018, infatti, poco più di un italiano su cinque può sfruttare oggi una connessione a banda larga. C’è di più: la percentuale di popolazione italiana che ha accesso a Internet sarebbe pari oggi a circa il 69%, una percentuale particolarmente bassa se si considera la media europea dell’81% e che ci sono paesi come la Danimarca in cui si raggiunge il 95% di cittadini connessi. Altri indicatori, invece, sembrano suggerire una condizione di divario digitale interno al Paese che non si configura solo come problema d’accesso: appena il 44% degli utenti italiani, infatti, farebbe abitualmente shopping online e solo il 43% sfrutterebbe le opportunità che provengono dall’home banking, entrambe attività che sono generalmente considerate come “spie” di un uso avanzato della Rete. Anche in Italia, insomma, la questione del digital divide è stratificata e richiederebbe soluzioni che, a guardarle bene, sono più soft e vanno ben oltre il semplice obbligo di copertura.