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EDITORIALE│Sarcasmo o ironia del giudice? No, una lezione allo Stato

Posted On Giovedì, 02 Marzo 2023 01:12 Scritto da Giuliano Carella

«L’ordinanza choc del giudice»; «Il sarcasmo del gip»; «Tra sarcasmo e provocazione, il giudice si lascia andare a considerazioni che vanno molto al di là del giuridico»; «Lo sbarco? Non può essere un accordo tra quattro amici al bar».

 

Le frasi “incriminate” sono quelle riprese dalla stampa nazionale in merito all'ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Crotone, Michele Ciociola, sulla convalida dei fermi di due dei tre presunti scafisti del naufragio di Crotone (una quarto è indagato, ma sarebbe irreperibile).
Sulla "graticola" dell'agone pubblico nazionale finiscono le affermazioni del giudice: «In attesa dell’atteso e osannato turismo crocieristico, l’Italia per alcuni giorni scopre altri esotici viaggi alla volta di Crotone e dintorni». «Nel frattempo - incalza il gip nel provvedimento -, immarcescibili e sempre più opulente organizzazioni criminali turche (nel caso in specie, tuttavia, emergono appendici strutturali pakistane) brindano all’ultima tragedia umanitaria (il disastroso terremoto che inghiottiva parte della Turchia e della già martoriata Siria) che regalerà ai loro traffici ulteriori miriadi di disperati, disperati disposti a tutto pur di mettersi alle spalle un crudele presente ed un ancor più fosco futuro».
Un boato! Uno choc del tutto comprensibile per chi - siano loro giornalisti o uomini di Stato - solo adesso prendono coscienza dell'emergenza unitaria che investe la Calabria e i “territori di confine” come Crotone.
Adesso sono loro che esprimono sgomento, dolore e indignazione davanti a una delle più immani tragedie che abbiano mai colpito questa nazione all'alba del Terzo Millennio. E così, si viene a scoprire alla ribalta nazionale della “nuova” (si fa per dire) rotta dei trafficanti di esseri umani attraverso la Turchia.
Compreso il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, che, precipitatosi a Crotone a poche ore dal disastro, dichiara in Prefettura, con sommo sgomento dei cronisti locali, come questa “nuova” rotta sia ancora poco nota e attenzionata. Ma a chi? Non certo a Forze dell'ordine, magistrati, giornalisti e associazioni di volontariato che operano sul territorio e che affrontano le dinamiche di questo fenomeno di proporzioni bibliche da oltre vent'anni. Sarà poco attenzionato alla politica dei “tappabuchi” semmai!
Sono state migliaia, intanto, le vite salvate grazie ai soccorsi dei corpi dello Stato nel corso di questi anni di solitudine e indifferenza verso la frontiera dell'approdo, con interventi che meriterebbero di finire sui manuali del soccorso in mare.
«Nel frattempo ha trovato tragica epifania quanto già, in tante occasioni, sfiorato e preconizzato», scrive il giudice Ciociola. Già, perché quella di domenica scorsa era una tragedia annunciata. E per anni forse solo posticipata sulle cose del Crotonese.
Avvisaglie, in questo senso, erano state da tempo allertate a queste latitudini. Come quando, a fine agosto del 2020, si verificò un'esplosione a bordo di un veliero con oltre 20 migranti (alcuni di loro avevano abbandonato anzitempo l'imbarcazione) e quattro passeggeri persero la vita. Oggi, per questo episodio, sono a processo altrettanti militari della Guardia di finanza che, inconsapevolmente, provarono a far ripartire il mezzo.
Eppure, non è questo un caso isolato nella narrazione sui flussi dell'immigrazione clandestina a Crotone e che dovrebbe far gridare alla tragedia annunciata. Altre catastrofi, infatti, sono state fortunatamente evitate solo grazie agli interventi eroici compiuti dai corpi dello Stato che, in parte, sono stati ripresi dalla stampa nazionale. Episodi non sfuggiti invece alla stampa locale che annota sempre, sbarco dopo sbarco, tutte le dinamiche.
Poliziotti delle volanti della Questura di Crotone, per esempio, hanno ricevuto riconoscimenti anche dallo Stato, per l'intervento compiuto nella serata del 3 novembre 2021, quando si gettarono in mare di fronte a un’imbarcazione arenata a largo di “le Cannella” per salvare gente in preda allo Ionio.
Altri interventi ancora sono rimasti solo un'enunciazione della stampa locale. Fiumi d'inchiostro per giornali crotonesi e calabresi, insomma, spesso districati dagli uffici della Procura e dal Tribunale di Crotone. Quegli stessi uffici che, al pari delle Forze dell'ordine, oggi sono “banditi” dallo Stato in quanto a dotazione di mezzi e di uomini. Come del resto ribadito, in questo frangente, anche dallo stesso procuratore della Repubblica di Crotone, Giuseppe Capoccia.
Ed è così che il gip Ciociola scrive allora «lungi dall’ergersi alla Cassandra di turno, gravato dagli orrori dell’ultima mareggiata pitagorica, (chi scrive, ndr) si accinge a vagliare l’ultimo fermo disposto in materia di immigrazione clandestina. Diversamente dal consueto - disambigua il magistrato -, il caso di specie registra decine di vittime, vittime di un destino sordo alle loro speranze e di uno stato di necessità non altrimenti fronteggiabile se non alla mercé di disperati viaggi della speranza».
Perché si tratta di un provvedimento «preconizzato» dall'immobilismo di un'Europa che ha abbandonato l'Italia davanti all'emergenza umanitaria e su cui grava, a partire dall'inizio di quest'anno, un nuovo “decreto flussi” dell'attuale governo. Provvedimento che, al di là del giusto o sbagliato, si è rivelato sicuramente prematuro e avventato, generando così insicurezze e il conseguenziale scaricabarile sulla girandola dei soccorsi.
Eccolo il vero choc! Non le bacchettate del giudice che possono anche risultare inusuali, ma che restituiscono la cifra della solitudine di un territorio di frontiera solo apparentemente “interessato” dallo Stato. Quella stessa solitudine "indisturbata" che è stata riservata a un'imbarcazione stracolma di disperati che, per quattro giorni, è rimasta in balìa del mare e che ha poi trovato il suo tragico epilogo a 150 metri dall'approdo. 
Non «ironia» e nemmeno «sarcasmo», dunque, dal gip Ciociola. Forse sì, una «provocazione». Ma anche e soprattutto una “lezione” che provoca imbarazzo agli «utili idioti», ai protagonisti del dolore e ai sensazionalisti del giornalismo patinato.