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IL MISFATTO│Una storia di solitudine e abbandono tutta crotonese...

Posted On Giovedì, 25 Febbraio 2021 12:44 Scritto da Riceviamo e pubblichiamo

Una ventina di giorni fa, ha fatto scalpore la seguente notizia, a livello nazionale: la morte di un 75enne – Umberto Quintino Diaco – per il freddo ed altre patologie, in un capanno improvvisato, nei pressi della stazione ferroviaria di Milano.

Quasi incredibile pensare che il "poveretto" potesse disporre di oltre 100mila euro su vari conti bancari, circa 20mila euro in titoli azionari ed una pensione di circa 750 euro al mese. Inoltre, possedeva una casa in Calabria. Per la sua famiglia aveva deciso di diventare per sempre un "fantasma", nonostante le ricerche da parte dei parenti. Tale notizia fu riportata anche sulle pagine Facebook, ottenendo un solo commento da parte dell'architetto crotonese Enzo Frustaci. Eccolo: «Che strana vita, quella del vecchio Umberto, e che triste fine. Per anni bazzicava sotto casa mia e al Bar Scerra e Palermo, amorevolmente accudito da Luigi».

Un inaspettato eclatante commento che ci ha indotto a interpellare l'architetto Frustaci al fine di potere ottenere maggiori ragguagli. «Potrebbe cortesemente - gli è stato chiesto - darci più dettagliate notizie al riguardo? Nel corso di quali anni viveva nei pressi della Sua abitazione? Ed anche allora viveva come un "barbone"? In che maniera veniva accudito da Luigi».

Ecco la risposta pervenutaci il giorno dopo: «Purtroppo - ha scritto l'architetto crotonese -, ho confuso questo povero uomo con il nostro Umberto, ex cancelliere del tribunale. Le similitudini tra i due personaggi mi hanno confuso. Sia il nome Umberto, sia il cospicuo conto in banca, sia la scelta di vita da barbone, mi hanno tratto in inganno. Poi l'amico Luigi del bar Scerra & Palermo, dove lo "zio Umberto" amava andare, mi ha chiarito l'equivoco. Zio Umberto era già morto da mesi, a Crotone, dopo essere stato ricoverato in una casa per anziani, contro la sua volontà. Una volta lì, si è abbandonato ed è morto».

«Aveva deciso - continua col dire l'architetto Frustaci - di fare questa vita da barbone, dormiva nei portoni o su panchine, nonostante la buona pensione. Luigi lo accudì per molto tempo, tentammo, anche io mi impegnai con i servizi sociali, di offrirgli una vita alternativa, ma lui non demordeva. Era apparentemente lucido, ma si trascinava curvo per le vie, si appoggiava spesso al bar, a volte si addormentava seduto. Luigi lo aveva preso a cuore, spesso gli pagava un b&b, dove però non era gradito perché, sporcava, ecc ecc...».

«Non era molto socievole - ha concluso nel messaggio l'architetto -, solo con Luigi parlava un po’. Ci diceva sempre che l'indomani doveva trasferirsi a Lamezia, non so perché. Era solo e spesso i ragazzi lo deridevano e qualcuno gli rubava anche i soldi. Aveva una buona pensione, ma... Mi pare si chiamasse Umberto S. Anche triste e desolante la "storia" crotonese».

Rodolfo Bava