Domenica, 31 Maggio 2020

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IL SALVAGENTE│Tre strumenti a disposizione delle aziende per uscire dalla crisi

Posted On Venerdì, 22 Maggio 2020 17:20 Scritto da Riceviamo e pubblichiamo

Proseguiamo con la nostra rubrica settimanale “il Salvagente”. Oggi chiederemo all’avvocato Giuseppe Donnici, presidente dell’Associazione dei liquidatori giudiziari della provincia di Crotone di spiegarci quali strumenti la legge mette a disposizione degli imprenditori in crisi per affrontarla ed uscirne in tempi ragionevoli.

Salve avvocato, esistono degli strumenti che possono consentire alle aziende di uscire dalla situazione di crisi?  Li può elencare sinteticamente?

Gli istrumenti esistono e sono calibrati a seconda delle esigenze del soggetto che ne chiede l’applicazione. Al di là della transazione fiscale, che merita un approfondimento specifico, se dovessimo prendere come esempio le imprese assoggettabili alla procedura fallimentare, possiamo dire che, ad oggi, la normativa prevede 3 vie d’uscita: il piano attestato di risanamento; l’Accordo di ristrutturazione dei debiti ed il concordato preventivo che, a differenza degli altri due istituti, ha natura neutra perché può essere utilizzato anche per finalità meramente liquidatorie. Volendo sintetizzare, possiamo dire che la ragion propria degli istituti ora citati consiste nel concedere, ad una impresa che versa in uno stato di crisi, la possibilità di rimettersi in sesto, di pagare i creditori e di rientrare nel mercato a buon diritto e senza avere alcuna macchia sul proprio curriculum.

Sono strumenti utilizzati di frequente?

Uno studio della Banca d’Italia del 2018, consultabile in rete, riferisce che gli strumenti di cui parliamo sono molto utilizzati nel Nord Italia e nel Centro Italia, molto meno al Sud. Naturalmente, la statistica tiene in considerazione che le imprese del nord sono di gran lunga superiori rispetto a quelle iscritte al Sud. L’elaborazione, quindi, fornisce un dato curioso e di non facile comprensione: le imprese del sud Italia, pur essendo più fragili economicamente e finanziariamente, pur operando in un territorio reso più difficile della concorrenza spietata, della carenza di infrastrutture e per tanti altri motivi,  utilizzano di meno gli strumenti che la legge mette loro a disposizione per uscire da situazioni di difficoltà.

In maniera estremamente sintetica, può spiegarci in cosa consistono questi strumenti di cui ha parlato? Partiamo dal primo: il piano attestato di risanamento.

L’azienda che si trova in uno stato di difficoltà transitoria prepara un piano teso al ripristino del riequilibrio finanziario. A beneficio di tutti, possiamo dire che, individuate le patologie, si stabilisce un modo scientifico per eliminarle. Se, per esempio, l’azienda possiede una serie di beni strumentali che non servono alla produzione perché la tecnologia li ha resi obsoleti, si potrebbe provare a dismetterli. Così facendo, si produrrebbe un abbattimento dei costi e le risorse risparmiate potrebbero essere impiegate in settori più redditizi alle ragioni dell’impresa. Il piano di risanamento, però, deve essere attestato da un professionista autonomo che deve, con apposita relazione, certificare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano. Ecco perché il piano di risanamento, accompagnato dall’attestazione, diventa piano attestato di risanamento.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti sono una cosa diversa?  Può spiegarli in pochissimi passaggi riferendo solo l’essenziale?

L’imprenditore in crisi può stipulare uno o più accordi privati con i suoi creditori. Anche questi accordi dovranno essere attestati da un professionista indipendente che dovrà certificare la veridicità dei dati aziendali e la conseguente fattibilità degli accordi. I dati aziendali e la fattibilità dell’accordo sono due dati interconnessi: il secondo costituisce l’output del primo posto che, se i dati non sono veritieri, l’accordo poggerà su basi fallaci che non gli consentiranno di raggiungere l’obiettivo prefissato. A differenza del piano attestato di risanamento, gli accordi di ristrutturazione sono sottoposti al vaglio dell’Autorità Giudiziaria. Volendo fare un esempio a beneficio dei lettori, possiamo dire che un tipo di accordo molto utilizzato è quello definito “dilatorio” che prevede, a fronte di una crisi di liquidità, lo riscadenziamento del debito allineando i pagamenti ai periodi in cui si prevede il maggior afflusso di cassa.  Semplificando ancora di più, possiamo dire che è possibile, per esempio, rivedere i termini di pagamento dei mutui o degli affidamenti bancari prevedendo che gli stessi diventino coincidenti con i saldi, ossia con quel periodo in cui è lecito attendersi un maggiore cash flow. Per incentivarne l’utilizzo, sono previste una serie di misure premiali tipo la tutela dalle azioni esecutive e cautelari oppure, dal momento del deposito della domanda di omologa, l’esenzione dagli obblighi riguardanti la ricostituzione del capitale sociale e  dalla responsabilità penale riguardante i reati di bancarotta.

Concludiamo con il concordato preventivo.

Iniziamo col dire che il concordato è preventivo rispetto alla dichiarazione di fallimento. Per questo si chiama concordato preventivo. Se ne deduce che è studiato per gli stati di crisi più avanzati, ossia quelli più prossimi all’insolvenza definitiva. Tra gli strumenti messi a disposizione dalla legge fallimentare è anche il più complesso dal punto di vista procedurale. In estrema sintesi, possiamo dire che l’imprenditore in crisi preparerà un ricorso all’Autorità Giudiziaria con il quale si prefiggerà di sterilizzare le cause della crisi mediante strategie che potranno prevedere la liquidazione dei beni oppure la continuità dell’azienda stessa, da sola o mediante l’ausilio di qualche altra impresa alla quale è legata da rapporti di tipo privatistico, tipo l’affitto dell’azienda.  Il Tribunale nominerà un soggetto, il commissario giudiziale, alla quale verranno affidati specifici poteri di controllo.  La proposta concordataria verrà, poi, sottoposta all’attenzione dei creditori che esprimeranno il proprio consenso  o dissenso.

Sintetizzando, cosa ritiene sia necessario riferire a chi ci legge.

Quello che ho detto nella precedente intervista: con un investimento ragionevole, è possibile uscire dal momento negativo e rimettersi in corsa. E’ importantissimo, però, rivolgersi a professionisti del settore. Questa è una materia dove non è possibile improvvisare.