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Incendi boschivi, appello del Circolo ''Ibis'' per preservare la Zsc di Capocolonna

Posted On Mercoledì, 15 Luglio 2020 13:30 Scritto da Riceviamo e pubblichiamo
Incendi boschivi, appello del Circolo ''Ibis'' per preservare la Zsc di Capocolonna Lo scorso weekend le fiamme hanno lambito l'oasi del "Martin pescatore" gestita dal Circolo "Ibis"

«Il Circolo Ibis per l'ambiente di Crotone – si legge in una nota – lancia un appello alla cittadinanza e alle istituzioni per preservare dagli incendi boschivi Capo colonna».

«Il promontorio – prosegue la nota – oltre ad essere uno scrigno di archeologia e storia conserva habitat e biodiversità importanti a livello europeo, con specie assai rare e rilevanti. Recenti incendi nelle ultime settimane hanno interessato la zona minacciando la macchia mediterranea presente e le specie presenti come il "Limonium Lacinium" pianta endemica e propria del promontorio».

«Ancora in Calabria si stenta a capire – stigmatizza la nota – che questo sito, insieme ad altri 177 della regione, sono diventati dal 27 giugno del 2018 a tutti gli effetti Aree Protette Naturali, tutelati per legge dallo Stato e dagli altri enti territoriali. Di fatto, i 178 proposti Siti di Importanza Comunitaria (pSIC)  con tre successivi decreti del Ministero dell'Ambiente, emanati tra il 2017 e il 2018, sono stati designati Zone Speciali di Conservazione (ZSC). Pertanto, quello che interessa il promontorio di Capo Colonna è diventato una area protetta con proprie misure di conservazione e un proprio ente gestore, l'Area Marina Protetta "Capo Rizzuto" - afferma un socio storico del Circolo, Tommaso Tedesco. "In tale contesto - prosegue - l'Oasi del Martin pescatore gestita dal Circolo dal 2007 rappresenta la porta di accesso alla Zona Speciale di Conservazione "Capo Colonna" che si estende per tutto il perimetro del promontorio e nel Parco archeologico del Lacinio».

«L'habitat si caratterizza – riferisce il circolo “Ibis” – per la presenza di tre specie importanti di "Statice" (Limonium): sulla scarpata a diretto contatto con il mare, il "Serotinum", che cresce sui suoli argillosi; mentre sulle rocce di calcarenite al di sopra delle argille, si ritrova il "Limonium Lacinum"; invece sul bordo superiore della scarpata troviamo la "Statice sinuata (sinuatum)". A queste sono inoltre associate altre importanti piante endemiche quali la margheritina bianca (Anthemis maritima) e i fiori gialli del Ginestrino delle scogliere (Lotus cytisoides). Tra la primavera e l'inizio dell'estate, il promontorio è poi coperto da una fitta distesa di "Fior d'oro" (Chrysanthemum coronarium) dalla rara viperina (Echium sabolicolum e Malva sylvestris). Vicino alla zona archeologica spuntano invece i rari fiori giallo-verdastri dell'ombrelliffera "Elaoselium Asclepium"».

«Elencare tutte queste specie vegetali l'Alsos – commenta il presidente del circolo Girolamo Parretta –, insieme alle altre migliaia di piante reintrodotte dalla Soprintendenza e dal Comuni nel Parco archeologico per ricostituire il bosco sacro di Hera, è necessario per far comprendere a coloro che appiccano incendi l'enorme danno che compiono alla flora e alla fauna presente sul promontorio, in particolare alle specie rare e comprese nelle liste rosse della Iucn. A volte con gesti superficiali – conclude Parretta – magari per pulire i campi dalle erbacce oppure per smaltire la spazzatura accumulata vicino ai cassonetti, spesso però anche di natura dolosa, si mette a repentaglio l'incolumità delle persone provocando gravi alterazioni al delicato equilibrio dell'ecosistema naturale di questo suggestivo tratto di costa calabra».