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Lunedì, 04 Luglio 2022

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L'INTERVENTO│Super bonus 110%, ''trappola'' che non fa dormire sonni tranquilli

Posted On Lunedì, 06 Giugno 2022 23:33 Scritto da Riceviamo e pubblichiamo

Quando era stato partorito dal Governo Conte bis nel 2020, il “Super Bonus 110%”, apparì davanti agli occhi dei contribuenti come lo strumento perfetto per mettere a posto la casa “senza spendere un solo euro”.

Le prime indicazioni erano così semplici da non sembrare vere: sarebbe bastato fare lavori di efficientamento termico detti “trainanti” come applicare il cappotto termico all’edificio o cambiare la caldaia o, in alcune zone d’Italia, mettere in sicurezza antisismica l’immobile per inserire nelle lavorazioni sovvenzionate, tantissimi altri lavori detti “trainanti”: dalle finestre nuove ai pannelli fotovoltaici fino alle colonnine di ricarica delle auto elettriche, il tutto mandando in detrazione l’importo nella dichiarazione dei redditi o addirittura cedendo il credito o facendosi fare lo sconto in fattura.

Insomma, casa nuova e più ecologica e per di più gratis! In effetti troppo semplice per essere vero perché da quel mese di maggio 2020 in cui venne approvato il famoso Decreto Rilancio con al suo interno il “Super Bonus 110%”, non passa giorno che l’Agenzia delle Entrate non emani un interpello, un appunto, una precisazione, un vincolo, un distinguo ect., e così l’iniziale entusiasmo di cominciò a diventare diffidenza o quanto meno perplessità. Ma quali rischi si celano realmente dietro il “Super Bonus 110%”?

Partiamo dal principio. Se si fanno lavori così detti “trainanti” elencati dalla normativa, allora potete fare anche altri lavori così detti “trainati” anche questi elencati dalla legge, e tutto gratis. I lavori “trainanti” che danno diritto al “Super Bonus 110%” sono: l’installazione del cappotto termico (ovvero isolamento dell’immobile con materiali che rispettino i Criteri Ambientali Minimi - Cam), la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti negli edifici unifamiliari o nelle parti comuni degli edifici forniti di impianti a pompa di calore o con caldaia a condensazione oppure lavorazioni di messa in sicurezza antisismica.

I lavori “trainati” possono beneficiare del “Super Bonus 110%” solo se collegati ad uno degli interventi “trainanti” e sono: le opere di risparmio energetico qualificato, l’installazione di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici, l’installazione di impianti solari o fotovoltaici e per i, sistemi di accumulo. Per tutti i lavori ammissibile dal “Super Bonus 110%” è possibile scegliere di beneficiare dell’incentivo in detrazione con la dichiarazione dei redditi con cinque quote per cinque anni oppure quattro anni per le spese sostenute nel 2022.

Per chi volesse, invece, avere liquidità immediata ci sono due opzioni: chiedere al fornitore uno sconto in fattura pari alla detrazione ma non superiore al corrispettivo, il fornitore che accetta avrà poi il diritto, di recente drasticamente limitato, di cessione del credito ad un altro soggetto; oppure si può cedere il credito d’imposta corrispondente alla detrazione spettante a un altro soggetto capacitivo, in grado cioè di incamerare il credito, come banche, istituti assicurativi, finanziarie etc. e ad altri soggetti siano essi persona fisica o persona giuridica, anche società ed enti senza un necessario legame del concessionario con l’intervento legato alla detrazione.

Le banche, ad esempio possono scontare il bonus fiscale del cittadino o del condominio che ha riqualificato l’immobile, o possono effettuare l’operazione di sconto in favore dell’impresa che ha effettuato i lavori e si è fatta cedere dal committente il bonus fiscale a fronte di una riduzione del prezzo in fattura, oppure, ancora, possono concedere, su richiesta dei clienti, finanziamenti ponte che poi possono essere estinti totalmente o in parte con la cessione del credito d’imposta alla banca.

Se c’è qualcosa che fa davvero gola nel Super Bonus 110%, è la possibilità di non dover attendere degli anni per recuperare le spese sostenute attraverso la dichiarazione dei redditi, cioè con la normale detrazione fiscale, ma di usufruire della cessione del credito d’imposta o dello sconto in fattura in che consentirebbe, almeno teoricamente, di fare i lavori quasi gratis, ricordiamo che la cessione del credito ha il suo costo.

Può succedere però che una volta avviati gli interventi l’impresa fallisca e qui si aprirebbe un capitolo molto delicato per il contribuente. A questo punto occorre fare un passo indietro: l’Agenzia delle Entrate per applicare il “Super Bonus 110%” fa riferimento al contratto d’appalto sottoscritto tra il committente, ovvero il contribuente che incarica del lavoro, e l’impresa o “general contractor” (appaltatore generale).

Per beneficiare della “maxi agevolazione” c’è bisogno dell’asseverazione di un tecnico abilitato che certifichi il reale risparmio energetico derivante dai lavori ed il salto di due classi energetiche o di una sola classe se il passaggio è tecnicamente impossibile da fare come richiesta dalla normativa, ma nel malaugurato caso in cui l’impresa dovesse fallire e il contenuto dell’asseverazione non venisse rispettato, ebbene, il fisco avrebbe il potere di rivalersi sul committente per le somme non spettanti: in altre parole se il contribuente e il “general contractor” si sono accordati sullo sconto in fattura, il committente sarà tenuto a saldare le spese per intero dato che l’impresa fallita non sarà in grado di far fronte ai suoi impegni economici derivanti dallo sconto in fattura.

Approfondiamo quindi il doloroso capitolo delle sanzioni fiscali. Con un recente decreto del Governo, l’Agenzia delle Entrate ha moltiplicato i controlli sulle modalità di pagamento alternative alla classica detrazione fiscale cioè sulla cessione del credito e sullo sconto in fattura oltre che sull’ammontare dei costi dei lavori sulla base dei prezziari fissati dalla legge per il “Super Bonus 110%”. A riguardo il contribuente è obbligato a presentare un visto di conformità nel caso in cui decida di utilizzare la cessione del credito o sconto in fattura.

Tale obbligo verrà meno solo se la dichiarazione verrà presentata direttamente dal contribuente con la precompilata dell’Agenzia delle Entrate o attraverso CAF e intermediari. L’Agenzia delle Entrate, in oltre, controllerà anche i costi sostenuti dal contribuente in base ai lavori realizzati. Lo scopo di queste verifiche è quello di accertare che non ci siano dei prezzi gonfiati per ottenere dei guadagni extra.

Pertanto, per evitare di commettere qualche irregolarità o andare incontro a delle sanzioni, il contribuente può controllare il preventivo sulla base del progetto presentato e della stima dei costi fatta dal professionista abilitato; se i costi rientrano nei limiti consentiti non ci sarà nulla da temere. Può succedere però che ci sia uno scostamento rispetto al prezziario fissato dalla legge, cioè che il costo finale sia superiore a quello consentito dalla legge. A questo punto conviene parlare con l’impresa o con il “general contractor” per rivedere il preventivo e l’eventuale saldo finale da pagare nel caso in cui gli stati di avanzamento lavori fossero già stati corrisposti in modo corretto. Eventuali modifiche che dovranno essere apportate sul contratto d’appalto dovranno essere approvate nuovamente dall’assemblea del condominio.

Nel caso invece che i controlli del fisco sulla cessione del credito d’imposta e sullo sconto in fattura riscontrino delle irregolarità, l’Agenzia delle Entrate può revocare il “Bonus casa 110%” e chiedere al contribuente di pagare il credito indebitamente ceduto. In altre parole il committente, proprietario di casa, dovrà versare la detrazione non spettante, la sanzione del 30% e gli interessi, tali irregolarità possono anche costituire reato come, ad esempio, la truffa ai danni dello stato quando emerge la complicità del contribuente nell’accettare un preventivo superiore al reale costo dei lavori.

Tale reato normalmente viene assorbito in quello di sovrafatturazione che prevede la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni sia per l’utilizzatore sia per chi emette delle fatture false. Altro possibile reato contestabile è quello di riciclaggio nel momento in cui il finto credito viene successivamente ceduto al fine di ottenere denaro liquido. I controlli a questo proposito, mirano ad accertare l’eventuale presenza di cessionari del credito che pagano il prezzo della cessione con capitali di possibile origine illecita. Il reato di riciclaggio viene punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con una multa da cinquemila a venticinquemila euro.

Ma c’è un ulteriore rischio che si cela dietro il “Super Bonus 110%” ed è quello di non trovare una impresa disposta a fare gli interventi legati a questo beneficio: sono molti, infatti, gli imprenditori edili che hanno fin da subito o quasi hanno dichiarato che per loro “il gioco non vale la candela”. Il fatto è che la normativa per il Bonus del 2020 impone dei prezzi da non superate sulla fornitura dei materiali, anzi uno dei compiti del tecnico abilitato che firma l’asseverazione è proprio quello di controllare che i costi restino sotto la soglia fissata dal Ministero dello Sviluppo Economico, quello che la legge non dice, però, è a quanto devono essere venduti quei materiali alle imprese edili.

È ovvio quindi aspettarsi che il produttore del pannello per isolamento termico dell’edificio, il così detto cappotto, potrebbe alzare i suoi prezzi. In tale situazione l’impresa si troverebbe a ridurre notevolmente o ad azzerare il suo margine di utile poiché non può superare il limite stabilito dal Ministero, rischiando addirittura di perderci. In tale situazione l’imprenditore preferisce rinunciare o optare per un altro lavoro agevolato che non comporti questi vincoli come ad esempio il “Bonus Facciate” o la semplice ristrutturazione edilizia agevolata. L’alternativa sarebbe pagare una parte in nero: un rischio che, ovviamente, non vale la pena correre viste le sanzioni.

A questo punto conviene ricordare quanto detto dalla Agenzia delle entrate la quale specifica che in caso di violazioni a pagarne le conseguenze sono sia il titolare delle detrazioni (cioè il contribuente), sia l’impresa nel caso sia accertato l’accordo tra i due o il mancato controllo dei prezzi allegati al contratto d’appalto da parte del committente. Una ultima considerazione sui rischi che si celano dietro il “Super Bonus 110%”, cioè quello di partire con il piede sbagliato ovvero con una valutazione energetica sbagliata fatta dal tecnico che ha certificato che gli interventi avrebbero garantito in doppio salto di qualità energetica richiesto dalla legge per poi rendersi conto, durante l’esecuzione dei lavori o a fine lavori, che così non sarà.

Per evitare di fare un errore così grossolano è necessario affidarsi a tecnici qualificati e di fiducia della committenza, questo perché la valutazione della prestazione energetica di un edificio non è affatto scontata; ogni immobile, infatti, è un caso a sé e bisogna studiare e calcolare la coibentazione più efficiente nonché l’eventuale dispersione di calore da muri e tetti, la sostituzione della caldaia che potrebbe non essere sufficiente senza il cappotto termico e così via.

Il rischio per il tecnico certificatore e di conseguenza per i committenti proprietari di casa sta nel fatto che un simile errore di valutazione difficilmente potrà essere recuperato dopo la fine dei lavori quando le valutazioni energetiche degli interventi non avranno dato il salto delle due classi energetiche e tale correzione risulta impossibile anche in corso d’opera dopo cioè che i materiali sono stato acquistati e parzialmente posati.

In conclusione, quando era stato partorito dal Governo Conte bis nel 2020, il “Super Bonus 110%”, apparì davanti agli occhi dei contribuenti - spesso non facoltosi - come lo strumento perfetto per mettere a posto la casa “senza spendere un solo euro”, ma non solo così non è affatto, ma piuttosto il “Super Bonus 110%” si è rivelato una trappola tale da non far dormire sonni tranquilli a chiunque voglia usufruire o stia usufruendo di tale agevolazione arrivando a minacciare anche il pignoramento delle proprietà in caso di insolvenza  nei confronti dello Stato dei cessionari (committenti) costretti a restituire il credito indebitamente ottenuto.

Natale G. Calabretta