Venerdì, 27 Novembre 2020

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LA LETTERA│«Mio marito in isolamento da 10 giorni in attesa di tampone Asp»

Posted On Lunedì, 16 Novembre 2020 18:09 Scritto da Riceviamo e pubblichiamo

Con la presente lettera aperta intendo inviare una segnalazione per lanciare un allarme su problemi che riguardano la vita della gente comune.

E' cosa risaputa ormai da alcuni giorni che la sanità calabrese è allo sfascio. Quello che ancora non è stato detto, è la situazione che concretamente vivono le persone comuni, quelle cioè che non hanno nessuna amicizia politica o con i burocrati che occupano posizioni importanti e che seguono un iter diverso da quello che si dovrebbe seguire.

In particolare mi preme segnalare una situazione che ha direttamente toccato la mia famiglia, e sicuramente decine di altre persone.

Mio marito, dipendente a tempo determinato di Poste Italiane, viene a contatto con un collega che risulta positivo al Virus SARS-CoV19. In data 7 novembre scorso, nonostante non abbia alcun sintomo e per puro senso civico, mio marito effettua il tampone antigenico presso un laboratorio privato dal quale risulta la positività al virus su citato.

Immediatamente si isola dal resto della famiglia, moglie e due bambini e informa il medico curante per avviare la procedura di verifica del risultato attraverso il tampone molecolare di competenza della azienda sanitaria.

Sono state effettuate due segnalazioni dal medico di base, una segnalazione sulla Pec del servizio di prevenzione dell'Asp di Crotone e varie telefonate ai medici covid per segnalare che ad oggi, 16 novembre quindi a distanza di 10 giorni dal tampone antigenico, ancora non è stato fatto il molecolare, né tanto meno qualcuno sa dire quando questo verrà effettuato.

Inutile dire che la situazione è insostenibile dal punto di vista psicologico, perché bisogna stare sempre per senso civico, letteralmente agli arresti domiciliari. Sì perché in assenza del tampone molecolare certificato dall'Asp nessuno vieta me o a mio marito di uscire e spargere il virus. Senza contare che, una volta trascorsi i 14 giorni, quando mio marito dovrà tornare a lavoro (il prossimo lunedì 23 novembre), potrebbe essere ancora positivo (pur effettuando nuovamente un antigenico) e consegnare il virus casa per casa insieme alla posta.

Quindi la domanda è: come si vuole fermare un virus se chi è preposto alla prevenzione non si attiva in tal senso? Per quale motivo in uno stato di diritto come il nostro i diritti di tanti vengono puntualmente calpestati?

Se sono stati acquistati a livello nazionale milioni di tamponi, devono essere previste le risorse umane e i macchinari per processare i tamponi che devono comunque essere fatti con celerità e non rinviati a data incerta o lontana dal momento in cui si pone il problema.

Spero di sollevare un problema che sicuramente riguarderà decine di altre famiglie, perchè queste situazioni comportano uno stravolgimento della vita anche a livello lavorativo e questo l'Italia tutta non può davvero sopportarlo...

Rita Mendicino