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Lavorare in smart working: la Calabria e' pronta a livello infrastrutturale per questa emergenza?

Posted On Martedì, 24 Marzo 2020 23:54 Scritto da Redazione

L’emergenza Coronavirus ha costretto molti professionisti a dover lavorare da casa adottando il sistema di smart working. Ma cosa vuol dire esattamente? Letteralmente questo termine vuol dire “lavoro agile” e viene utilizzato nel business per indicare una modalità di lavoro non vincolata da orari o da luogo di lavoro, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro. La definizione di lavoro agile (o smart working), contenuta nella Legge n. 81/2017, pone l’accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale e sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (es. pc/mac, tablet, smartphone).

Spesso utilizzati come sinonimi, “lavoro agile” e “telelavoro” hanno differenze sostanziali. Nello smart working il lavoro è svolto senza una postazione fissa: può essere all’esterno dei locali aziendali o al loro interno. Nel telelavoro il dipendente lavora generalmente da casa e nel contratto può essere specificata la necessità di raggiungere il posto di lavoro tradizionale una volta alla settimana, o in base agli accordi presi.

Si nota inoltre che nello smart working è presente il diritto alla disconnessione: tra l’azienda e il dipendente devono essere stabilite misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. Lo smart working ha inoltre favorito l’assunzione di categorie di lavoratori impossibilitati a raggiungere il luogo di lavoro e/o che hanno particolari esigenze di flessibilità oraria per malattia o motivi personali, per i neo-genitori e gli studenti lavoratori.

I numeri in Italia

Per cercare di capire chi in Europa già prima delle misure per Covid-19 lavorava da casa, ma era dipendente di una qualche azienda, si possiamo rivolgere al database di EuroStat, l’istituto statistico europeo. Proprio all’inizio dello scorso febbraio sono stati pubblicati i dati che riguardano i “lavoratori da casa” dei 27 paesi dell’Unione. Si tratta, quindi, di una definizione più ampia e meno precisa. Ma ci aiuta a capire le dimensioni del fenomeno. Il paese dove ci sono più lavoratori che regolarmente lavorano da casa è l’Olanda, seguita da Finlandia e Lussemburgo. Paesi, quindi, del nord ed economicamente molto avanzati. L’Italia si colloca in fondo alla classifica, visto che solo il 3,6% dei lavoratori dipendenti pratica questo tipo di modalità lavorativa. Le cose non cambiano di molto nemmeno se consideriamo solamente i dipendenti che lo praticano qualche volta. Anzi, per quanto riguarda l’Italia, la percentuale scende all’1,2%.

Come a dire, la flessibilità sulle modalità lavorative a distanza (smart o meno) non è proprio nel nostro DNA. Restringendo il campo al solo smart working propriamente detto e alla sola Italia, quanti sono coloro che sfruttano questa modalità di lavoro? Dalle stime dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, i lavoratori che “godono di flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro” grazie agli strumenti digitali sono stati nel 2019 570 mila. Si tratta di un +20% rispetto alla stessa stima per il 2018. Che si tratti di telelavoro o di smart working, comunque, le tecnologie giocano un ruolo cruciale. Qualcosa, per forza di cose, dopo questa quarantena forzata che ha imposto alle aziende di attuare lo smart working cambierà notevolmente la loro visione nel futuro.

Ed in questo caso passiamo a dare uno sguardo alla diffusione di internet in Calabria. La regione del Sud vive un momento di crescita per quanto riguarda la diffusione di Internet, anche se la strada da fare è ancora molta. A sostenerlo sono i dati comunicati dall’Istat, secondo i quali le famiglie calabresi non connesse superano il 33% del totale. Nonostante un incoraggiante incremento del 5% rispetto al 2018, infatti, la Calabria non ha guadagnato posizioni nella graduatoria nazionale, lasciando intatta la situazione già allarmante relativa al cosiddetto “digital divide”. Una delle conseguenze di questa situazione è l’attuale mancanza di competenze necessarie per sfruttare tutte le potenzialità e le risorse offerte dalla tecnologia.

Secondo gli ultimi dati comunicati dal Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, la connessione a 100 Mbps raggiunge attualmente il 14,2% delle abitazioni della regione, mentre quella a 30 Mbps arriva a coprire il 65% del totale, offrendo delle risorse più che notevoli grazie all’alta velocità di connessione. Secondo il piano di sviluppo previsto per la regione, inoltre, entro l’anno prossimo la fibra a 30 Mbps dovrebbe arrivare a coprire l’81% delle abitazioni.

Internet, dunque, è un fattore fondamentale per le aziende italiane e nella vita di ognuno di noi. Ci permette di guardare serie tv, di giocare su siti come casino.netbet.it, e dovrebbe essere utilizzato su larga scala anche dalle aziende in modo da permettere ai suoi dipendenti di poter lavorare senza particolari problemi anche da casa.