Martedì, 29 Settembre 2020

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Le trasformazioni dell’Italia dall’unificazione a oggi: ancora disparita' tra le regioni

Posted On Domenica, 10 Maggio 2020 20:16 Scritto da Riceviamo e pubblichiamo

Nel 1861 si compì l’unificazione dell’Italia dopo tre guerre d’indipendenza e, a seguire due guerre mondiali; e, nonostante siano trascorsi 150 anni dal Risorgimento Italiano, le luci e le ombre su questo processo non hanno risolto le disparità sociali ed economiche delle varie regioni. Oggi, come ieri, nel panorama italiano assistiamo alla presenza di due Italie. Un nord avanzato ed economicamente sviluppato come non mai e, al contrario, un Mezzogiorno che arranca, con un gap sempre più ampio rispetto a quella parte d’Italia proiettata nel panorama industriale Europeo.

Agli inizi dell’unificazione bisogna dire che, le differenze economiche, sociali e culturali esistevano già, ma le disparità non erano così ampie, tanto da far ritenere che esse sarebbero state colmate negli anni a seguire.

Il sud, prima dell’unificazione, aveva una economia sviluppata per quei tempi. Aveva manifatture di ogni genere, una siderurgia molto avanzata alle esigenze del suo territorio, un patrimonio culturale enorme, aveva la prima ferrovia la Napoli-Portici, anche se limitata a pochi chilometri per servire al sollazzo della casa regnante nella stagione estiva e per altri scopi, si era, infine, dotato della regia imponente di Caserta con lo sfarzo pari o superiore alle case regnanti europee.

Insomma, il sud non aveva nulla da invidiare ai vari territori del nord, ma il sentimento di avere un’unica patria a dispetto di tanti statarelli disseminati nel resto d’Italia, dopo alcuni tentennamenti, si aderì alle battaglie per l’unificazione dell’Italia. I Piemontesi, colsero l’occasione per ingrandire il loro regno cosiddetto di Sardegna, si gettarono nella mischia e furono riconosciuti i reali della nuova Italia.

Il sud, dall’unificazione ha perso molto del suo patrimonio che aveva a causa della predazione da parte dei piemontesi che smontarono ogni complesso industriale e bancario portandolo al nord. Questa è storia di come si concluse l’unificazione del nostro paese.

Tuttavia, occorre ammettere che le classi sociali si sono modificate in meglio, perché a partire dalla seconda metà del novecento Il nord Italia, avanzato, sperimentava uno sviluppo economico senza precedenti, tanto da richiamare milioni di persone che emigravano dal meridione verso, come si diceva allora, il triangolo industriale, costituito dai territori di Milano, Torino e Genova, il cui sviluppo industriale sembrava inarrestabile.

Lo spopolamento massiccio del meridione lo ha sempre più impoverito e i nativi rimasti in quelle terre, grazie al progresso tecnologico e all’invettiva industriale, anche in questa parte d’Italia si è ridotta l’endemica povertà e arretratezza ma, non a livelli sufficienti per avvicinarli agli standard economici dell’altra parte d’Italia e dell’Europa.

Il contrasto che vede il nostro paese a sedere fra le sette potenze mondiali, il cosiddetto G7, è vero che ci deve inorgoglire come nazione per lo scenario internazionale in cui siamo proiettati, ma allo stesso tempo deve far riflettere, in quanto il meridione è ancora inchiodato al deficit economico e infrastrutturale e che senza le quali esso non decollerà mai abbastanza.

Gli economisti dicono che, se il mezzogiorno sarà messo in condizioni di marciare a ritmi più dinamici, il paese, in generale, si avvantaggerà dell’apporto che esso potrà dare in termini economici e di potenziamento industriale.

Al momento, però, non è cosi, e lo scenario attuale suggerisce di osservare le trasformazioni culturali inevitabili avvenute all’interno della società italiana.

Questo raggiunto benessere economico ha fatto pagare un prezzo in termini di comportamenti culturali, che hanno inciso a modificare i dogmi tradizionali dei rapporti interpersonali nella società italiana.

Ad esempio, consideriamo la famiglia ritenuta da sempre la prima cellula umana composta da padre, madre, e prole, e, oggi, al contrario, si fa sempre più avanti un modello di famiglia composta da individui dello stesso sesso, che pretende il diritto all’adozione di figli estranei alla coppia o addirittura formata da un genitore inseminato da persona anonima. Questa degenerazione culturale mina l’assetto naturale della famiglia, creando un capovolgimento di ciò che la natura ha deciso per tutti gli esseri viventi: la distinzione dei sessi necessari alla procreazione.

Dunque, soggetti dello stesso sesso che pretendono in nome di un malcelato diritto democratico di avere una vita propria senza pregiudizi, appare sacrosanto, ma allo stesso tempo non si può pretendere di sostituirsi o comunque allinearsi alla famiglia naturale, che rimane l’unico caposaldo di tutta l’umanità.

Inoltre, bisogna dire che in ogni società si verificano dei cambiamenti, per cui le trasformazioni etiche e morali fanno parte della storia dell’umanità.

Ad esempio nel mondo della scuola si può notare come siano cambiati i rapporti fra docenti, studenti e famiglie. Una volta la figura dell’insegnante aveva un prestigio morale altissimo nella società, perché tutti erano e sono tutt’ora consapevoli che la divulgazione del sapere è indispensabile per lo sviluppo civile, culturale e di maturazione della personalità di ogni cittadino.

Oggi, si assiste ad un fenomeno in cui la figura dell’insegnante viene messa in discussione, minando così l’attività educativa e disciplinare del docente. Infatti, la cronaca nazionale riporta molto spesso, perfino delle aggressioni fisiche e verbali da parte di genitori e di alunni nei confronti dell’insegnante, perchè si vuole dettare al docente, non solo il giudizio sul profitto scolastico, ma addirittura ci si vuole intromettere a stabilire la metodologia didattica, in nome di una presunta democratizzazione della scuola.

Mi verrebbe da dire “povera scuola”! massacrata sia dal punto di vista dei programmi curriculari sia dalle varie riforme succedutesi negli anni, che hanno finito di immiserire sempre più l’offerta culturale e formativa che essa elargisce agli studenti.

L’università, poi, una volta ritenuta tempio del sapere massimo, fucina delle classi dirigenti del paese, oggi appare svuotata, vuoi per la scarsità d’investimenti, vuoi che i cosiddetti “baroni”, cioè il nepotismo esercitato dai cattedratici che nominano, a loro discrezione, parenti o persone non sempre all’altezza della disciplina cui vengono chiamati ad assolvere ad onta della meritocrazia.

D’altronde i giovani d’oggi, per loro fortuna, non hanno vissuto le ristrettezze economiche del secolo scorso, essi sembrano di non comprendere che, l’affermazione nella vita comporta sacrificio e impegno. Essi sono inseriti in una società cosiddetta del “benessere” dove sembra tutto facile, dove quasi tutto è dovuto, a differenza dei giovani predecessori che hanno vissuto sulla loro pelle la tragedia della guerra e del dopo guerra la povertà, ma, malgrado i limiti vissuti, hanno saputo rendere grande questo paese.

D’altronde, bisogna pure dire che, l’impetuoso e disordinato sviluppo economico dell’Italia, ha sì emancipato le masse contadine trasformandole in proletariato industriale, ma anche provocato il quasi spopolamento delle campagne a scapito della produzione agricola e zootecnica.

Oggi il mondo è attraversato da tanti conflitti e sembra immemore dell’atrocità della II^ guerra mondiale, che tanti lutti ha prodotto per via dell’odio verso il diverso ritenuto, a torto, culturalmente inferiore, tanto che oggi assistiamo ad un rigurgito dell’antisemitismo, cioè l’odio nei confronti degli ebrei, dimenticando quanto questo popolo ha sofferto l’orribile e folle ideologia nazista con i campi di sterminio, in nome di una presunta superiorità razziale.

Il mondo sembra aver dimenticato gli orrori e le persecuzioni della guerra dove era sparita l’umanità nei confronti di popoli ritenuti inferiori e perciò meritevoli di essere eliminati.

Questi delitti contro l’umanità, purtroppo, si sono consumati con la complicità e l’indifferenza della maggioranza di un popolo incurante delle sofferenze delle persone e dei patimenti di genitori separati dai loro figli ancora bambini che venivano avviati a morire nelle camere a gas.

Il mondo libero, in principio, non ha avvertito il pericolo che già si intravedeva nella propaganda ideologica nazista e solo con colpevole ritardo, si intervenne e fu posto fine all’immane tragedia, al prezzo di milioni di morti.

Paradossalmente, finita la guerra i nemici di allora sono diventati amici e alleati, e gli amici di un tempo sono diventati nemici. Oggi, a dispetto del passato, nel mondo, di nuovo sembra affiorare quella insana ideologia e le autorità dei vari governi, con colpevole tolleranza, non intervengono adeguatamente a debellare il virus che contamina le giovani generazioni per evitare di commettere gli stessi errori del passato.

Sono trascorsi 75 anni da quei tragici eventi e ancora adesso si tende a negare i crimini commessi da quella banda di criminali colpevole di tanta atrocità. E’ veramente desolante assistere a questo inverecondo dibattito sulla negazione della “Scioà”. Non si porta rispetto a quei milioni di persone uccise dalla follia omicida della banda nazi-fascista.

L’odio è un sentimento che alberga negli animi di alcuni o forse troppi soggetti e che oggi si riversa sulle masse di disperati che approdano sulle nostre coste, la cui colpa è di appartenere a nazionalità di paesi ritenuti diversi e contaminanti per la nostra cultura.

E cosa dire che ancora oggi in Italia alcuni partiti di regioni economicamente più sviluppati, vogliono mettere in discussione la stessa unità nazionale, dimenticando che questo livello di agiatezza raggiunto è merito anche di quelle masse di uomini del mezzogiorno sradicate dai loro paesi e richiamate dalla chimera di un lavoro dignitoso, contribuendo così all’affermazione economica dell’Italia nel mondo.

Oggi, questa orda di barbari, senza pudore e con tanta arroganza, cerca di demolire il sentimento della patria.

L’odio e l’intolleranza, tuttavia, non è patrimonio solo dei suprematisti occidentali ma, anche di quei paesi orientali che, in nome di una presunta superiorità ideologica religiosa e altro, sono capaci di compiere ogni attentato terroristico contro persone inermi, seminando morte e distruzione, e gli autori criminali e fanatici si convincono di farsi saltare in aria, perché cosi vuole “Allah”, e che, in cambio del loro sacrificio avranno in premio il paradiso con quaranta vergini.

Ora questi uomini invasati dalla insana ideologia religiosa oscurantista, che propugna la guerra santa nei confronti del mondo occidentale con inaudite stragi, perché colpevole, a loro dire, di adottare usi e costumi contro la morale e la licenziosità dei loro comportamenti, e quindi meritevole, a loro parere, di essere annientato e di far sventolare la bandiera dell’Islam sui nostri territori per salvare il mondo dai miscredenti.

E’ veramente incomprensibile questo delirio ideologico che, se non fosse tragico sarebbe totalmente risibile, tanto da offendere l’intelligenza umana. Infatti, la strage delle torri gemelle a New York, è figlia della cultura oscurantista di questa parte del mondo che non ha ancora vissuto l’emancipazione culturale di questo millennio, ma, al contrario, fa riferimento ad un “Medio Evo” non ancora superato.

D’altronde, in questo mondo interconnesso, fatto di scambi di uomini, di merci, di rapporti fra persone di ogni parte del mondo e di uno sviluppo tecnologico avanzatissimo, con una obsolescenza così breve, che non si fa in tempo ad usare un nuovo prodotto, che subito viene superato da un’altra innovazione, e, paradossalmente a questo scenario moderno fatto di conquista dello spazio con sbarco di astronauti sulla luna e di navicelle sugli altri pianeti, e, invece, in questi paesi vige l’arcaica e selvaggia usanza della lapidazione, specialmente nei confronti delle donne, magari accusate di adulterio, oppure esse vengono frustate perché colpevole di non coprirsi adeguatamente con quelle tuniche nere tutto il corpo, lasciando intravedere solo gli occhi, o di circolare per le strade senza essere accompagnate dal proprio uomo. In sostanza viene riservata loro una esistenza di schiavitù e di totale soggezione all’uomo.

Roberto Trevisi