Lunedì, 28 Settembre 2020

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''Lockdown'' e crisi d'impresa: il parere di Giuseppe Donnici dell'associazione liquidatori giudiziali

Posted On Martedì, 07 Aprile 2020 19:51 Scritto da Redazione

Lo scenario post-emergenza Covid è oggetto di analisi e interventi da parte di economisti e statisti di tutto il mondo. Gli effetti del cosiddetto “lockdown” si fanno già sentire nelle famiglie, ma anche e soprattutto in un territorio fragile e “compromesso” come quello di Crotone. Il governo sta iniettando liquidità nella speranza che le imprese e il tessuto economico e produttivo più in generale del Paese si riprendano velocemente da questa crisi. Di questo e altro ne abbiamo discusso con Giuseppe Donnici, presidente dell’Associazione dei liquidatori giudiziali di Crotone, che proprio per il ruolo professionale svolto sa come "addentrarsi" su un tema assai delicato.

I primi mesi di vita dell’associazione coincidono con un periodo molto complicato per le piccole e medie imprese del territorio. Qual è la sua opinione al riguardo?

L’attuale congiuntura economica è sotto gli occhi di tutti. Tutti i settori sono in crisi, a partire dal commercio. Consideri che le piccole e medie imprese, il più delle volte a base familiare, costituiscono il 90% del tessuto imprenditoriale italiano. E’ questa la base che ha consentito all’Italia di assestarsi tra le prime potenze economiche mondiali. L’ascesa, quindi, è ascrivibile a quel patrimonio di conoscenze ed umano che nel corso degli anni ha saputo incrementare il suo valore traendo vantaggi dal moltiplicatore della globalizzazione. Oggi, tutto questo, è nella fase embrionale di un crollo senza precedenti. Per ora lo stato italiano sta intervenendo con una massiccia iniezione di liquidità che, certamente, servirà a corroborare gli imprenditori dissanguati dalle chiusure forzate.  Ma, ovviamente, non basterà.

Si spieghi meglio, quali saranno gli scenari post emergenza sanitaria?

Quando arriverà il momento di ripartire, dovremo fare i conti con un mondo che è cambiato. Dal punto di vista microeconomico, credo che sia opportuno un riallineamento dei punti di equilibrio poiché la pandemia ci ha insegnato che produttori, fornitori, venditori, compratori ed utenza in generale sono tutte parti imprescindibili di un unico organismo. Gli uni sono legati agli altri e non potrà più valere in senso assoluto il principio del “mors tua vita mea” tipico del marcato globale. Tirare l’acqua al proprio mulino, insomma, non si traduce sempre ed incondizionatamente in un vantaggio. Dal punto di vista macroeconomico, l’auspicio è che l’Italia possa riprendersi quel ruolo centrale che, nei decenni passati, aveva nel Mediterraneo. Per farlo, non dobbiamo ignorare la crescita economica di paesi tipo la Cina e la Russia, ed il fatto che gli Stati Uniti cercheranno di fronteggiarne l’ascesa. Ecco, l’Italia è esattamente il punto di unione storico, culturale e geografico tra il vecchio continente ed i paesi che ho citato prima. Se sfruttata bene, questa potrebbe essere un’opportunità ghiotta che, mi auguro, possa generare un nuovo boom economico simile a quello che abbiamo vissuto dal 1960 al 1990.

Ritiene soddisfacenti le misure adottate dal governo? Che tipo di ricaduta potranno avere sul sistema imprenditoriale e produttivo della provincia di Crotone?

Come sempre, molto dipenderà dalle nostre scelte. Il governo, in vari modi, sta riversando un fiume di denaro nell’economia reale. Non è la prima volta che avviene nella storia della Repubblica e non tutti gli esempi passati sono positivi. Ecco perché ritengo necessario che tutti abbiano grande senso di responsabilità. A partire dai cittadini della provincia di Crotone. Sul punto, poi, da cittadino crotonese, ritengo doverosa una riflessione che, spero, possa essere portata a gran voce su tutti i tavoli opportuni: Crotone e la provincia di Crotone sono una risorsa non sfruttata. E’ inconcepibile che, in un momento di bisogno, potenziali punti di forza per l’economia regionale e nazionale rimangano inutilizzati. Per questo vorrei l’immediato inizio dei lavori per l’Antica kroton, la bonifica, l’allineamento del porto di Crotone con le reali potenzialità che offre in ambito turistico e commerciale, lo sviluppo di una rete stradale decente, l’inserimento della città e del suo circondario nei circuiti turistici mondiali. Sono cose dette e ridette, ma dalla chiusura delle fabbriche, avvenuta 25 anni addietro, ancora non si vedono miglioramenti tali da comportare i benefici che i Crotonesi si meritano. La sofferenza attuale delle imprese del Crotonese ne è la prova.

Nel frattempo, l’introduzione del codice della crisi di impresa è stata rinviata a settembre del 2021. Trova sensata questa scelta?

Sì. Il codice è stato studiato  per entrare in vigore in una situazione di normalità. La crisi attuale poteva pregiudicarne la fase di avvio che, ovviamente, è quella più delicata. Vorrà dire che tutti avremo più tempo per metabolizzarne meglio la portata innovativa. Pensi che l’idea di base consiste nel fatto che le imprese debbano dotarsi di strumenti idonei a riconoscere, e quindi bloccare, la crisi sin dalla sua fase embrionale. Si mira, quindi, alla sopravvivenza dell’impresa affinché, dopo la crisi, possa essere reimmessa nel tessuto economico e produttivo come azienda sana e che produce valore. Sotto questo punto di vista, la vera rivoluzione culturale consiste nel “foorward looking”. Gli imprenditori dovranno guardare al futuro prossimo dell’impresa per salvaguardarne il presente e, quindi, non ragionare più, come spesso è avvenuto, in un’ottica emergenziale e di prossimità all’insolvenza. Anche questo aspetto, per certi versi, ci può proiettare nel futuro.