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Giovedì, 20 Gennaio 2022

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Sex toys, un piacere che si rintraccia nell'antichità e traina il mercato oggi

Posted On Venerdì, 07 Gennaio 2022 11:47 Scritto da Redazione

Il  successo ordierno del mercato dei sex toys

Un tabù ancora tutto da sfatare quello sull’autoerotismo sia maschile, che femminile. Secondo le recenti ricerche no! Un’indagine effettuata negli Usa già nel 2009 dal “Journal of sexual medicine”, infatti, ha rivelato che circa il 53% delle donne e circa il 46% degli uomini, tra i 18 e i 60 anni, hanno usato un vibratore. Ma c’è di più. Almeno stando a quanto affermato dal Market Watch che individua nei sex toy una delle industrie più floride per il 2014 (valeva 15 miliardi di dollari) e che nel 2020 avrebbe raggiunto 52 miliardi. Del resto, l'industria del porno ha da tempo avviato una sorta di “conversione” produttiva in ragione della crisi del mercato dei Dvd, puntando sui sex toy fino a farli diventare veri e propri oggetti preziosi.

Ad esempio il sex toy più costoso in circolazione si chiama “The royal pearl” ed è un vibratore in oro, con 1000 zaffiri bianchi e rosa, perle e diamanti progettato da Colin Burn: vale un milione di dollari. Sulla rete si trovano questi oggetti da sollazzo anche a prezzi più modici, ma sempre per un valore che si aggira su diverse migliaia di euro, come “Yva”, un vibratore silenzioso in oro da 24 carati (costo 3mila euro).

Vi sono ovviamente sex toys più economici, con prezzi alla portata di tutti, venduti soprattutto online presso piattaforme specializzate, i quali hanno sicuramente contribuito al successo di questo mercato. Ve ne sono ormai di tutti i tipi plug anali, satisfyer, dildo e molti altri ancora.

La prima traccia di “dildo” è datata 28mila anni fa e accompagna tutte le più grandi civiltà, dall’Oriente alle civiltà più evolute del Terzo millennio: così l’umanità ha calato il sipario sull’autoerotismo

Andando a scavare nella storia dell’uomo, sin dall’alba dei tempi, si scopre però che quello dell’autoerotismo e degli aggetti a suo servizio sono una costante che hanno accompagnato l’evoluzione umana.

“Dildo”, così è stato recentemente mutuato nello slang anglosassone il fallo artificiale. Il più antico, quello di cui si ha traccia, è datato 28mila anni ed è stato portato alla luce nel 2005 in una grotta di Hohle Fels in Germania. Si tratta di un fallo in pietra, largo 3 centimetri e lungo 20, ricomposto da 14 frammenti di siltite. La forma e la grandezza suggeriscono che potrebbe essere stato usato come aiuto nel sesso. Per il professor Nicholas Conard del dipartimento di Preistoria presso l'Università di Tubinga, si tratterebbe di una rappresentazione simbolica dei genitali maschili, ma potrebbe essere stato a volte utilizzato anche per battere le selci.

L’astina sulla linea temporale che segue l’evoluzione umana e l’utilizzo dei sex toy, si ferma nuovamente a 4mila anni fa e riguarda un fallo verde esposto al museo dell’antica cultura sessuale di Shanghai in Cina. Qui, ai tempi, la masturbazione era appannaggio delle donne in quanto considerata innocua per il gentil sesso, ma rischiosa per il genere maschile in quanto dispersiva di energia vitale.

In questo periodo storico, molte religioni antiche associano l’atto autoerotico alla creazione dell’universo. Gli egiziani, ad esempio, veneravano il dio Atum della creazione che, facendo fuoriuscire il proprio sperma, avrebbe generato i primi esseri umani sulla terra. Racconti storici non confermati riferiscono che l’ultima regina d’Egitto, Cleopatra, sarebbe stata la prima a far uso nel I secolo a.C. di una specie di vibratore molto fantasioso: era una zucca vuota riempita di api ronzanti. Ma per molti si tratta solo di leggende. Testimonianze storiche, invece, confermano che la pratica fosse comune alle sacerdotesse di “Priapo”, divinità superdotata (originaria della Misia, in Asia Minore) simbolo della forza sessuale. Le sacerdotesse sembra non si avvalessero di uomini nei loro riti misterici notturni perché «bastava la virtù più grossa del dio» (Priapo veniva rappresentata su simulacri di pietra di svariate dimensioni).

Anche in Grecia, quindi nell’antichità classica, l’autoerotismo, non solo era una pratica socialmente riconosciuta, ma molte volte sostenuta. Dalle fonti storiche è noto che le donne si intrattenessero con l’olisbos (dal greco “infilarsi, scivolare dentro”), nello specifico si intendeva un fallo ricavato dal legno di circa 15 centimetri ricoperto di cuoio poi ovattato. Proprio come succede al giorno d’oggi, di questi prototipi ne esistevano vari tipi, ma quello più a buon costo era l’olisbokollix, fatto in pasta di pane e, in quanto artigianale, era possibile ponderarlo su misura. Assieme all’utilizzo di questi strumenti del piacere era inoltre accompagnata la pratica di usare con essi l'olio di oliva come lubrificante.

Se per gli antichi l’autoerotismo era una pratica naturale, tutto cambia a partire dal 1700 quando un medico la condannò per mero consumismo. Dunque, per arrivare al progenitore dei nostri vibratori (o dildo) il salto temporale ci porta in Francia nel 1734, con il “Tremoussoir” che somigliava a un arnese da lavoro, più che a uno strumento di piacere. Servivano a curare l'isteria femminile, attraverso la stimolazione (si fa cenno nel film "Hysteria" ambientato nell'Inghilterra vittoriana).

L’entrata in vigore, consentendo in tal senso l’iperbole storica, dei "vibratori" toccherà le latitudini di qualche secolo dopo: il 900. Già nel 1920 si segnalano i primi film pornografici, mentre nel 1970 cominciano anche a venire pubblicizzati: i dildo rappresentano gli strumenti della rivoluzione sessuale. Ancora un salto temporale e nel 1998 un certo Steve Shubin brevettò “Fleshlight”, una vagina finta che sarebbe in breve diventata uno dei sex toy più richiesti, ossia la controparte femminile del vibratore. Per il resto, con l’utilizzo del lattice e, via via, dei materiali e dei meccanismi elettrici sempre più all’avanguardia, il racconto storico diventa cronaca dei tempi moderni.