Giovedì, 16 Luglio 2020

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Sovraindebitamento? Gli strumenti a disposizione di piccole imprese e cittadini per uscirne

Posted On Domenica, 31 Maggio 2020 11:48 Scritto da Redazione

IL SALVAGENTE│La nostra rubrica settimanale oggi si occuperà degli strumenti che la legge mette a disposizione dei cittadini indebitati e delle piccole imprese, ormai al collasso, al fine di consentire loro una rapida uscita dalla situazione di crisi. Chiederemo all’avvocato Giuseppe Donnici, presidente dell’Associazione dei liquidatori giudiziari della provincia di Crotone, di spiegarci, con estrema semplicità, cosa è possibile fare in concreto.

Salve avvocato, quali strumenti hanno i cittadini e le piccole imprese per uscire dalla situazione debitoria in cui si trovano?

Il legislatore, da tempo, ha confezionato alcuni istituti a beneficio dei privati e delle piccole imprese. Entrambi, purtroppo, risultano poco applicati alle nostre latitudini. Per chiarezza, dobbiamo partire da quanto avevamo detto nella precedente intervista in relazione agli strumenti messi a disposizione delle imprese potenzialmente soggette alla dichiarazione di fallimento. Queste imprese, che per semplicità possiamo definire medio/grandi, possono utilizzare lo strumento del piano attestato di risanamento, dell’accordo di ristrutturazione dei debiti o del concordato preventivo. Non tutte le imprese, però, rientrano in questi parametri dimensionali, alcune sono più piccole, altre esercitano attività per le quali è espressamente prevista l’applicazione di normative diverse da quella fallimentare.

Quindi c’è una doppia normativa? Quali sono gli strumenti a disposizione del piccolo imprenditore?

Ad oggi, c’è una doppia normativa. Un professionista del settore, però, riesce a districarsi agevolmente tra le varie discipline. In pratica il legislatore si è occupato anche delle imprese più piccole, quelle che sarebbero state inserite nella, ormai superata, categoria giuridica dei piccoli imprenditori. Pensi, per esempio, alle piccole attività commerciali cittadine. La piccola impresa che si trova in uno stato di sovraindebitamento può proporre ai propri creditori un accordo di composizione che preveda il rientro dall’esposizione debitoria attraverso una rinegoziazione degli importi e delle relative scadenze.

Che significa sovraindebitamento in parole semplici?

La norma ci consegna una risposta specifica che dipinge lo status di sovraindebitato. Noi, sintetizzando, possiamo dire che è sovraindebitato colui che, pur volendo, non ha più la possibilità di far fronte ai propri impegni economici.

L’accordo di composizione consente al debitore di uscire dalla situazione di sovraindebitamento? Qual è l’iter procedurale? Può fare un esempio?

Partiamo dall’esempio: se sono un imprenditore di piccole dimensioni non soggetto, quindi, alla dichiarazione di fallimento, posso proporre ai miei creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che preveda una complessiva riorganizzazione delle scadenze e degli importi da pagare. Anche i creditori ipotecari possono essere pagati in misura inferiore al loro credito, purché si rispettino alcuni requisiti previsti dalla legge 3/2012. Per quanto riguarda l’iter procedurale, in estrema sintesi, possiamo dire che il debitore, con l’ausilio di un professionista del settore, depositerà il piano; il tribunale competente fisserà l’udienza disponendo che il piano venga comunicato ai creditori; si tenterà, quindi, di raggiungere un accordo che dovrà soddisfare almeno il 60 % dei crediti e, in caso positivo, l’accordo di composizione verrà omologato. Chiaramente, il professionista esperto, prenderà contatti e cercherà di trovare un accordo con i vari creditori, prima dell’ingresso in Tribunale. Questo modus operandi consentirà all’istante di aumentare considerevolmente le possibilità di ottenere l’omologa del piano.

La normativa, quindi, prevede il pagamento del 60 % dei creditori?

Deve essere pagato il 60 % dei crediti, non dei creditori. Potenzialmente il 60 % dei crediti può essere detenuto da un unico soggetto. Banalizzando il concetto, possiamo dire che se il richiedente ha 100 mila euro di debiti con la banca da pagare subito, se la potrà cavare pagandone 60 mila e alle scadenze riviste dall’accordo presentato in Tribunale.

Per i privati cittadini cosa prevede la normativa?

La normativa è rivolta al consumatore, ossia a quella persona fisica che ha contratto debiti per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale o professionale. Per questo motivo lo strumento messo a disposizione dal legislatore è stato chiamato Piano del Consumatore. Iniziamo col dire che, se il piano è fattibile, il Tribunale, effettuate una serie di verifiche, lo omologherà e si potrà accedere alla fase dell’esecuzione del piano stesso. L’iter procedurale è lo stesso dell’accordo di ristrutturazione con il vantaggio che non sarà necessario ottenere le percentuali di consenso perché, per questo strumento, non è previsto l’assenso dei creditori. Al fine di incentivarne l’utilizzo, sono anche previste alcune misure di favore tipo la sospensione delle procedure esecutive.  Sintetizzando, possiamo affermare che, se dal piano emerge che l’esposizione debitoria non è stata provocata dalla voglia sfrenata di consumo, ma il debitore ha assunto i propri obblighi con la ragionevole e fondata prospettiva di poterli adempiere tenuto, anche, conto delle proprie capacità patrimoniali, il Tribunale dovrà omologarlo ed il consumatore beneficerà della ristrutturazione, al ribasso, della propria esposizione debitoria.

Esistono altri strumenti? Può indicarli riferendo solo gli elementi essenziali?

La normativa prevede la possibilità di ottenere la liquidazione del patrimonio del debitore. E’ la procedura più complessa e l’esigenza di sintesi ci consentirà di fare solo un rapido cenno. Può essere chiesta dal debitore in alternativa alle altre due procedure di cui abbiamo parlato, oppure da un creditore che chiede la conversione in liquidazione dell’accordo o del piano. Il debitore presenterà all’Organismo di Composizione della Crisi (Occ) la richiesta di nomina di un professionista facente funzioni e depositerà il ricorso per l’ammissione alla procedura; Il Giudice designato, verificati i requisiti di accesso, aprirà la liquidazione. Entro un anno dalla chiusura della procedura di liquidazione il debitore può chiedere l’esdebitazione, ossia la liberazione di ogni altro debito residuo.

In definitiva, qual è il messaggio che vuole inviare ai lettori?

Esistono tanti strumenti a disposizione di chi si trova in un momento particolare. Affidatevi a professionisti del settore per farvi consigliare in che modo è possibile gestire o uscire dalla crisi. L’Associazione che ho l’onore di presiedere è a disposizione per rendere chiarimenti ed indirizzare chi ne ha bisogno verso una nuova prospettiva. E’ quello di cui, ora, abbiamo più bisogno.