Giovedì, 29 Ottobre 2020

ATTUALITA' NEWS

tomabaroli2Sono stati sorpresi mentre stavano facendo scavi abusivi vicino ai resti del tempio di Hera Lacinia a Capocolonna. Cinque persone sono state poste agli arresti domiciliari dai carabinieri di Crotone e Isola Capo Rizzuto dopo essere state sorprese mentre, con metal detector, zappe e pale, effettuavano scavi abusivi nell'area archeologica di Capocolonna, vicino i resti del tempio di Hera Lacinia. I cinque, Giuseppe Geraldi, 28 anni, Francesco Gualtieri (30),
Salvatore Rocca (32) Pasquale Fabiano (44) e Luigi Cristiano (22), sono accusati di danneggiamento al patrimonio archeologico. I militari di Crotone, in collaborazione con i colleghi del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza (grazie anche alla determinante segnalazione giunta da parte della Soprintendenza dei Beni culturali che aveva avvertito della presenza di alcuni soggetti sconosciuti all'interno dell'area archeologica di Capocolonna, in particolare nei pressi della Colonna del tempio di Hera Lacinia) sono intervenuti sorprendendo i cinque che, armati di metal detector, pale e zappe, erano intenti a compiere degli scavi abusivi. Alla vista dei militari i giovani hanno provato a scappare fuggendo verso la vicina scogliera venendo però immediatamente raggiunti e bloccati dai carabinieri accorsi in forze. Sul posto è stato rinvenuto il metal detector, le due zappe e la pala utilizzate negli scavi. I reati per i quali si procede sono violazione in materia di ricerche archeologiche e danneggiamento aggravato. Gli arrestati, espletate le formalità di rito, sono stati posti, su disposizione della Procura della Repubblica di Crotone, al regime degli arresti domiciliari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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morra nicolaIl sottosegretario Francesca Barracciu ha risposto all'interrogazione n. 3-01552 presentata dal senatore del M5S Nicola Morra sulla tutela del parco archeologico di Capo Colonna a Crotone. La risposta orale del sottosegretario è avvenuta nel corso della seduta odiera tenuta dalla VII Commissione del Senato (Istruzione pubblica, beni culturali). Il senatore Morra, dal suo, si è dichiarato insoddisfatto delle risposte ricevute dal ministero. In estrema sintesi, nel documento di quattro pagine consegnate anche al senatore Morra, il ministero concorda con quanto previsto dalla Soprintendenza e dal Comune che, congiuntamente, hanno redatto la progettazione per la copertura dell'area prospiciente il santuario della Madonna di Capocolonna e la Torre Nao. «Per quanto riguarda la necessità di coprire i resti archeologici - ha riferito nella il sottosegretario Barracciu -, conservati al solo livello della fondazione, mi rendo conto che esso costituisce un intervento di difficile interpretazione per chi archeologo non è, ma esso si rende necessario per il cattivo stato di conservazione dei resti, causato dalle utilizzazioni improprie dell'area, da tempo ormai anche sagrato della chiesa, nonché dall'esposizione a condizioni climatiche e ambientali particolarmente aggressive».

 

Troppo onerosa la musealizzazione "in situ" dei resti.

capocolonna12Anche la proposta di realizzare la musealizzazione in situ viene bocciata dal ministero perché troppo onerosa e difficile proprio per il cattivo stato di conservazione dei resti e gli agenti atmosferici (pioggia, vento e salsedine) che richiederebbero una manutenzione costante. «L'aternativa proposta - ha spiegato il sottosegretario Barracciu - ossia la musealizzazione in situ dei resti delle strutture portate alla luce durante le indagini, resti si ribadisce, tutti conservati a livello di fondazione, comporterebbe la necessità di una continua e onerosa manutenzione volta a contrastareil rapido, progressivo, degrado dei resti stessi, esposti peraltro alle severe condizioni ambientali determinate dalla ventosità, umidità e salinità del sito». E sempre sull'idea di una musealizzazione in situ dei resti il sottosegratrio ha inoltre ricordato che questa: «necessiterebbe di interventi di integrazione decisamente consistenti con conseguente alterazione del dato archeologico oggettivo». Il sottosegretario, sempre nel corso della risposta orale, ha inoltre assicurato che, quello in corso d'opera sulla zona in cui un tempo sarebbe dovuto sorgere il foro romano, non sarà un parcheggio, ma piuttosto la realizzazione di «opere volte proprio a impedire il transito e la sosta di autovetture nell'area, al contrario di quanto accadeva invece prima della sua cantierizzazione». Sostanzialmente, per il ministero, la soluzione adottata dai tecnici progettisti di Soprintendeza e Comune è quella che consente di mantenere l'integrità dei resti, rendendo fruibile l'area. «La soluzione progettuale adottata consente - ha spiegato ancora il sottosegretario Barracciu -, per un verso,  di conservare il dato archeologico nella sua oggettiva consistenza storica, protetto com'è dal cosiddetto "tessuto non tessuto" e da un ulteriore strato di inerte con spessore tra i 20 e i 50 centimetri; per altro verso (tale soluzione, ndr), renderà fruibile l'area di superficie, divenuta, sina dal Medioevo, sagrato della Chiesa della Beata Vergine di Capocolonna, il cui impianto fu realizzato tra l'XI e il XIII secolo dai monaci basiliani ed è tuttora luogo di culto frequentatissimo, pur insistendo nell'area archeologica».

 

Ecco perché si è scelto di utilizzare il cemento.

capocolonna5Il ministero spiega anche perché non si utilizzato un materiale diverso dal cemento (magrone) per coprire e preservare i resti. «Forse in sede progettuale - ha ammesso il sottosegretario -, fermo restando l'esigenza di proteggere i resti archeologici rinvenuti con il "tessuto non tessuto" e lo strato di inerte, si sarebbe potuta valuture anche l'opportunità di montare, direttamente sullo strato di inerte, la pavimentazione in cotto, utilizzando elementi in laterizio di tipo autobloccante, oppure terreno stabilizzato». Tuttavia, tale opportunità, è da scartare secondo ministero, Soprintendenza e Comune, perché «si segnala la frequentazione di un numero rilevantissimo di fedeli, le soluzioni alternative prospettate sono state scartate in ragione della loro inidoneità a sopportare le sollecitazioni dovute al peso costituito dal gran numero di frequentatori del sagrato. Viceversa - ha proseguito il sottosegretario - la soluzione alla fine prescelta (stesura sopra lo strato di inerte di una rete elettrosaldata, alletatta in uno strato di calcestruzzo con bassa percentuale di cemento, cosiddetto "magrone",  consente una distribuzione adeguata dei carichi e, in uno con strati prottettivi interposti, assicura la conservazione dei resti rinvenuti».

 

 

   

 

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Il parco archeologico di Crotone e le problematiche ad esso connesso andranno in onda domani pomeriggio su Raitre attraverso "L'Inkiesta" del programma Kilimangiaro. Stefania Battistini ha fatto tappa nei giorni scorsi ancora in Calabria, in provincia di Crotone tinteggiando le criticità di un'area ricchissima di tesori archeologici con il Tempio di Hera Lacinia a Capo Colonna, ma anche di ricchezze culturali site nel centro storico dell'antica Kroton e di bellezze paesaggistiche nell'area marina protetta di Capo Rizzuto. Eppure ancora non si demoliscono le costruzioni abusive e sorgono nuovi progetti edilizi molto contestati. Domani, dunque, (domenica 1 febbraio) alle 15.05 su Rai3 torna l'appuntamento settimanale in diretta con il grande viaggio del Kilimangiaro, il programma che accompagna i telespettatori in giro per il mondo, alla scoperta di luoghi, eventi, personaggi, mode, tendenze, curiosita' e tradizioni di ogni latitudine. A condurre il programma saranno Camila Raznovich e con Dario Vergassola.

 

 

 

 

 

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sciopero49La segreteria regionale della Cgil Calabria e la Camera del lavoro di Crotone hanno inviato una lettera aperta al ministro Franceschini e al presidente della Regione Oliverio sull'affaire Capocolonna.

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francesco corradoLa protesta spontanea nata attorno ai resti del foro romano di Capocolonna fornisce l'occasione per ritornare a parlare del lento e, quasi, inesorabile decadimento economico e sociale della città di Crotone. L'Italia vive ormai da oltre sei anni una crisi economica che ha avuto origine dalla finanziarizzazione dell'economia degli anni '90 ed è un effetto delle politiche neoliberiste. Ma a Crotone la crisi ha radici più lontane nel tempo e solo in minima parte può essere spiegata con l'attuale ciclo economico negativo.

 

Quali quindi le ragioni del nostro fallimento? La politica, la mafia, l'Europa? Le istituzioni locali riflettono e trasmettono regole, norme, pratiche che si sono consolidate nella comunità locale. Le scelte pubbliche e di politica economica sembrano essere il riflesso dell'affievolimento del senso morale e civico e della perdita di una comune identità di noi crotonesi. L'identità collettiva non è la mera somma delle singole identità ma è il prodotto della narrazione urbana ed è complessa e multidimensionale, ha un suo presente e un suo futuro, significa appartenenza ad una cultura e ad un luogo. Ma a parte essere tutti tifosi della stessa squadra di calcio, cosa qualifica la nostra identità e ci rende orgogliosi di essere crotonesi? La conoscenza, conservazione e riscoperta della nostra storia plurimillenaria e del patrimonio di memorie e testimonianze del nostro passato. Solo il nostro passato può rendere unico e diverso il nostro futuro. Ma noi forse lo abbiamo dimenticato, sepolto dal cemento, nascosto dall'immondizia, abbandonato al degrado. Se il problema è culturale ed etico, la crisi non può quindi essere semplicemente risolta con presìdi e controllori dei beni naturali, architettonici e archeologici della nostra città, ma da qui si può partire. Da qui si deve ripartire per cominciare a riflettere.

 

Una seria riflessione collettiva sulla crisi della nostra città diventa infatti ineludibile, soprattutto quando, come nella fase attuale, tutto cambia rapidamente e i riferimenti convenzionalmente dati per scontati saltano. Riflettere per governare il cambiamento, riflettere per agire, riflettere per sedimentare buone pratiche che diventino patrimonio comune. Nella teoria economica dominante ogni individuo agisce egoisticamente per massimizzare il proprio benessere. Ne discendono comportamenti competitivi e avidi e scelte fondate su un pensiero economistico confuso, miope e di brevissimo respiro che producono ricchezza per pochi e malessere per la maggioranza.

 

Questa teoria economica "neoclassica" ha fallito e non è in grado di fornire soluzioni alla crisi ma, da economista ricercatrice, ritengo anche che gli economisti da soli non siano in grado di fornire ricette di crescita e sviluppo ai politici. Possiamo certamente affidarci alle nuove teorie economiche, quella del "wellbeing" del Premio Nobel Amartya Sen o alla "economia dell'identità" del Premio Nobel George Akerlof. Entrambe, in modo diverso, mettono al centro non il capitale, il denaro, il debito pubblico ma l'individuo, la sua storia e la sua identità. Per superare la crisi infatti dobbiamo abbandonare le nostre cattive abitudini, ripartire dalla nostra cultura, da valori che abbiamo perso, dalla storia - la nostra - che ora vogliamo seppellire sotto colate di cemento. Lo dicevano i greci, i nostri avi, "kalokagathòs": la bellezza non è solo un attributo ma un valore morale. Crotone sta perdendo la sua bellezza e con essa la sua etica, bontà e giustizia. E' tempo di agire. Se non ora, quando?

 

*Economista ricercatrice, vice presidente Spin off universitario "Well_B_Lab" 

 

 

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lanzetta corradoNella giornata di domenica il ministro agli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta ha fatto visita al parco archeologico di Capocolonna per visionare il sito a seguito della protesta di #salviamocapocolonna.

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