Sabato, 15 Agosto 2020

 

ATTUALITA' NEWS

treno fsUn treno regionale delle Ferrovie dello Stato ha travolto un gregge di pecore che ha invaso i binari tra Crucoli e Cirò. Nell'incidente non ci sono stati feriti. La circolazione ferroviaria sulla linea Sibari-Crotone è ripresa dopo una sospensione di circa due ore. L'incidente ha provocato ritardi fino a 50 minuti a tre regionali. Per garantire i collegamenti durante la rimozione del treno danneggiato e delle carcasse degli animali, sono stati attivati servizi sostitutivi con autobus. Il Regionale 12707, era partito alle 5.58 da Sibari con destinazione Reggio Calabria. Poco prima delle 7 ha travolto gli ovini che avevano invaso la sede ferroviaria. L'urto, inevitabile malgrado la frenata del macchinista, e' risultato fatale per alcuni animali, mentre il convoglio e' rimasto danneggiato in seguito all'impatto. Nessuna conseguenza, invece, per i circa 70 viaggiatori a bordo e per il personale ferroviario.

 

 

 

 

 

 

 

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I segretari dei circoli del Pd di Cirò e Cirò Marina Francesco Marino e Domenico Facente hanno scritto una nota congiunta per sollecitare la discussione dell'unione fra i due comuni di pertinenza. «Ormai periodicamente e da molti anni - scrivono i due - si parla di istituire l'Unione dei Comuni del nostro comprensorio. L'importanza di questa unione è ormai chiara a tutti. I Comuni in forma associata, oltre ad avere maggiori trasferimenti statali, possono razionalizzare ed incrementare i servizi ai cittadini. L' Unione dei Comuni, soprattutto quello fra Cirò e Cirò Marina, era stato inserito nel programma politico-amministrativo della maggioranza di Cirò Marina ed era stato perseguito a tratti dall'amministrazione di Cirò. Vorremmo sapere cosa ha causato questo "riallontanamento"! Movimenti cittadini, associazioni politico culturali, forze politiche come il Partito democratico, negli anni scorsi si sono augurati un maggior dialogo fra le due amministrazioni per iniziare un percorso di avvicinamento a questo importante traguardo. Occorre vincere resistenze - scrivono Marino e Facente -, un atavico senso di appartenenza alle piccole comunità locali che finora hanno frenato, probabilmente, l'auspicato dialogo fra le amministrazioni di Cirò Marina e Cirò. Il commissariamento rilevatosi illegittimo, del Comune di Cirò, ha poi ulteriormente complicato il percorso di avvicinamento delle due comunità. Noi crediamo che ormai non vi siano più motivi ostativi per un serio lavoro di razionalizzazione dei servizi primari ai cittadini delle due comunità. In un mondo globale, con la possibilità di connettersi in tempo reale con tutto il mondo, diventa anacronistico la difesa di piccoli interessi. Chi amministra oggi la cosa pubblica riesce nell'impresa se sa capire quale futuro è bene per la propria comunità anziché per se stessi. L'Unione dei Comuni di Cirò Marina e Cirò - sottolineano i due segretari di circolo - non sarebbe un ritorno al passato, a quel 1952 che ha visto nascere da una costola di Cirò, l'attuale Cirò Marina. Sarebbe, al contrario, permanendo le rispettive autonomie, un importante traguardo per le nostre due comunità. La premialità che lo Stato accorda alle Unioni, la razionalizzazione dei servizi, un maggior potere di controllo, la possibilità di un marketing territoriale omogeneo, dovrebbero essere motivo sufficiente per vincere le residue resistenze. Pertanto, visto l'invito della Prefettura a fornire indicazione e visione futura sulle possibili unioni, invitiamo le amministrazioni di Cirò e Cirò Marina ad avviare un costruttivo e serio lavoro che porti le nostre cittadine ad essere in regola con la Legge Delrio e per sfruttarne le naturali potenzialità».

 

 

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vendemmiaUn gruppo di ragazzi diversamente abili del centro diurno "M. Agostino" di Crotone è stato ospite di un'azienda agricola del Cirotano per partecipare a una giornata di vendemmia. «L'azienda agricola Dottore - informa una nota - rappresentata da Vincenzo, Maria Teresa e Rossella, aderente al programma Coldiretti "Campagna amica", filiera tutta italiana di agricoltori, ha ospitato i ragazzi del centro diurno "M. Agostino" di Crotone in concomitanza con l'inizio della vendemmia 2015 in territorio di Ciro'. I ragazzi sono stati accompagnati sul posto dai collaboratori del centro: operatori della cooperativa sociale Shalom e dalla presidente della associazione delle famiglie "Sasso nello stagno" Anna Primerano. I presenti - riferisce la nota - sono stati portati nel principale sito aziendale di produzione viticola, in localita' "Vallo e sottodenominazioni" agro del comune di Ciro', vera "icona storica" nell'ambito della zonazione produttiva del Ciro'. In questa localita' tipica a vocazione e a contatto con un ambiente sufficientemente conservato, i ragazzi hanno potuto assistere e partecipare, insieme ai collaboratori dell'azienda Dottore, alle operazioni di raccolta dell'uva e successiva sistemazione del carico sul mezzo di trasporto, venendo sincronicamente edotti sulle cure colturali necessarie per l'ottenimento di un prodotto quanti-qualitativo (controllo colturale). Successivamente alla fase di trasporto e scarico dell'uva nella storica cantina aziendale, sita in Ciro' Marina alla via Taverna, i partecipanti hanno potuto materialmente conoscere il processo di molitura delle uve ed osservare il trasferimento della polpa nelle cisterne (fermentine). Contemporaneamente a queste operazioni, sono state fornite informazioni e date illustrazioni chiare sulle più importanti tecniche di monitoraggio e verifiche del prodotto nel corso del processo di vinificazione (controllo in cantina), al fine di soddisfare pienamente le richieste dei consumatori. In sintesi, i graditi ospiti sono stati introdotti, di fatto, in un segmento di filiera corta vitivinicola di tipo artigianale, il cui punto di forza e' rappresentato da un sistema tradizionale di qualità, modernamente concepito, proiettato in un rapporto diretto tra produttore-trasformatore iniziale e consumatore finale. Ad avviso dei giovani imprenditori Coldiretti, rappresentati in questa circostanza dalla quinta generazione della famiglia Dottore, l'esperienza odierna oltre a costruire e aprire una significativa prospettiva anche sociale per la vitivinicoltura cirotana, costituisce un singolare e preminente momento di amalgamazione ed armonizzazione tra esigenze sociali ed economiche, sicuramente denso di futuro allorquando alle autentiche e valide finalita' socio-economiche non si da un significato distorto. In rappresentanza di Roberto Torchia e Pietro Bozzo, rispettivamente presidente e direttore interprovinciali Coldiretti, e' stato presente, con la sua oramai apprezzata e fattiva collaborazione, il segretario Antonio Bompignano».

 

 

 

 

 

 

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apollo acrolito internaVIDEO - La testa marmorea di Apollo Aleo, risalente al V secolo avanti Cristo, ritrovata 91 anni fa dall'archeologo Paolo Orsi nell'area del tempio magno greco di Punta Alice, è tornata a Cirò Marina per essere esposta da oggi, e fino al 18 aprile, nel Museo civico archeologico. L'acrolito marmoreo (e con esso pure le mani ed i piedi della statua del dio) è giunto a Cirò Marina proveniente dal Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria dove è esposta fin dal suo ritrovamento. I reperti sono stati portati a Cirò Marina a bordo di un'auto dei vigili urbani del Comune di Crucoli, scortata da pattuglie dei Carabinieri. A prenderla in consegna a Reggio Calabria sono stati il sindaco di Cirò Marina Roberto Siciliani con l'assessore al Turismo Sergio Ferrari. Quello che viene considerato uno dei più importanti reperti della storia della Magna Grecia è stato esposto nei mesi scorsi anche a New York [LEGGI ARTICOLO].

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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apollo acrolito internaDomani torna a casa l'acrolito di Cirò. Tornano a casa le varie parti del corpo da cui è composta la particolare scultura del dio Apollo risalente al V secolo a.C. formata dalla testa, una mano e i piedi. In origine, queste parti venivano unite tra di loro tramite un'impalcatura di legno. Il "manichino" così completato veniva vestito con eleganti abiti. Il dio, alto due metri, era seduto e suonava una cetra rivolto verso i naviganti. Domani tornerà nella sua terra per una mostra temporanea presso il nuovo museo archeologico di Cirò marina. L'acrolito era rientrato in Italia nel 2013 dagli Usa ( Museo di Princeton nel New Jersey) dove era rimasto per quattro anni, poi esposto a Roma, in Castel Sant'Angelo e quindi era rientrato al museo nazionale archeologico di Reggio Calabria.

 

La festa.

Festa grande in paese dove tutto è pronto per accogliere l'evento. Anche la banda musicale sta preparando un concerto molto suggestivo. E suonerà senza sosta per tutto il giorno. La soprintendente Simonetta Bonomi, prima di lasciare la sede calabrese, ha dato l'ok al trasferimento della scultura, dopo che il museo è stato dotato di tutte le attrezzature necessarie per la custodia del reperto. La polizza assicurativa è stata stipulata ieri, per cui, il viaggio è stato predisposto fin nei minimi particolari. Il fermento è grande, la direttrice del museo Maria Grazia Aisa può dirsi soddisfatta e la notizia sta travalicando i confini del comune crotonese. La statua verrà accompagnata, nel tragitto da Reggio Calabria a Cirò, da un funzionario della soprintendenza e dallo stesso sindaco Roberto Siciliani. Dal museo archeologico di Crotone arriveranno altri reperti scoperti a Cirò, tra cui il famoso busto di Demetra.

 

La storia.

La statua del dio Apollo fu scoperta nel 1929 dall'archeologo Paolo Orsi che portò alla luce il basamento del tempio dedicato al dio a Cirò Marina sul promontorio di Punta Alice. Durante gli scavi, furono ritrovati molti altri oggetti greci, tra cui antefisse in terracotta e monete d'argento, e sopratutto parti della statua. L'opera scultorea è stato ritrovata sotto il pavimento della cella del tempio ed è uno dei pochissimi esemplari in Magna Grecia della tecnica acrolitica.

 

La tecnica acrolitica.

Con questa tecnica, (akrolithos vuol dire: dalle estremità in pietra), solo le parti scoperte del corpo, come la testa, le mani, i piedi e le braccia, venivano prodotte in marmo o pietra, mentre le altre parti, spesso realizzate con una struttura in legno, fungevano da semplici congiunture, e venivano poi ricoperte con preziosi abiti di stoffa o lamine metalliche. Lo stile risente della cultura artistica sviluppatasi ad Atene attorno al grande scultore Fidia e giunta anche in Occidente, e permette una collocazione cronologica nel decennio 440-430 ac.

 

La descrizione.

L'Apollo Aleo, (dal greco "alaios": protettore del mare e della navigazione) in origine era collocato al centro dell' adyton - il vano retrostante la cella- che rappresentava il più luogo riposto ed inviolabile del tempio. Sul capo, come confermano i fori presenti sulla calotta, doveva indossare una parrucca, forse in stucco dorato oppure in lamine auree flessibili. La testa è priva degli occhi che dovevano essere apposti nelle cavità orbitali, in genere iridi colorate in pasta vitrea o pietre preziose e ciglia in lamina bronzea. I piedi sono carnosi e larghi, tagliati sopra la caviglia, ed erano innestati al corpo mediante grossi perni rettangolari, mentre piccoli fori servivano a sostenere i sandali.

 

Krimisa.

È il nome di una piccola città antica della Magna Grecia risalente probabilmente al VII secolo a.c. la cui fondazione viene attribuita all'eroe omerico Filottete reduce dalla guerra di Troia. Che edificò anche un tempio dedicato ad Apollo Aleo, al quale avrebbe consacrato il proprio arco e le frecce ricevute in dono da Eracle. La zona di Krimisa viene indicata dagli archeologi nell'odierno centro di Cirò, da altri invece nella zona di Punta Alice; il tempio di Apollo Aleo viene identificato in quello scavato da Paolo Orsi nel 1924 che si trova sul promontorio di Punta Alice.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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cotruzzola debiaseGregorio Mungari Cotruzzolà (foto di sinistra) e Salvatore De Biase (foto di destra) hanno rassegnato le dimissioni dagli incarichi di presidente e consigliere del consiglio d'amministrazione dell'Enoteca regionale "Casa dei Vini di Calabria". Lo hanno fatto attraverso una lettera indirizzata al presidente giunta regionale Mario Oliverio, al presidente del consiglio regionale Antonio Scalzo e al direttore generale del dipartimento Agricoltura della Regione Calabria Carmelo Salvino. Alla base della loro decisione, i due hanno motivato il blocco delle attività da parte del dipartimento regionale al ramo a «sospendere tutti gli adempimenti inerenti l'allestimento e l'inaugurazione delle sedi di Cirò e Lamezia, della Casa dei vini di Calabria, in particolare spese per arredi e materiali». Secondo quanto scritto da Cotruzzolà e De Biase nella lettera, l'inaugurazioni e l'avvio delle attività delle sedi di Cirò e Lamezia, è il primo passo per guardare al futuro della Casa dei Vini di Calabria.

 

Il contenuto della missiva.

«Egregi Signori - scrivono Cotruzzolà e De Biase - con la presente comunichiamo le dimissioni dalle cariche amministrative di presidente e di consigliere dell'associazione "Casa dei Vini di Calabria", cui abbiamo avuto l'onore ed il piacere di prestare la nostra opera con dedizione e passione a partire dalla nomina, avvenuta con decreto del presidente del consiglio regionale numero 7 del 16 aprile 2012. Riteniamo - premettono i due - che non vi siano le condizioni per proseguire il nostro mandato e, nel rimettere l'incarico, ringraziamo per la fiducia accordataci dall'istituzione regionale all'atto del conferimento. Nel corso della nostra esperienza amministrativa abbiamo affrontato con spirito positivo gli ostacoli che man mano si frapponevano all'azione dell'Enoteca regionale della Calabria, trovando momenti di vicinanza e sostegno da parte del dipartimento preposto, ma valutiamo che in questa fase si sia creata una stridente incompatibilità tra la natura della nostra associazione e gli ultimi accadimenti. Ci troviamo di fronte a situazioni - spiegano i firmatari - che obbligano il cda a continui fermi e da qui la mancata inaugurazione delle sedi, che di fatto è il segno concreto di avvio per guardare al futuro della Casa dei Vini di Calabria. In tale quadro non va sottaciuto il ruolo del Dipartimento quale strumento di supporto per lo sviluppo del progetto associativo, e lo testimonia la continua ricerca di momenti di condivisione delle scelte operate dal consiglio di amministrazione. Appare di tutta evidenza - rendono noto - che tale funzione sia stata travalicata con la comunicazione del 02 febbraio 2015, con cui il dirigente Giacomo Giovinazzo invita a "sospendere tutti gli adempimenti inerenti l'allestimento e l'inaugurazione delle sedi di Cirò e Lamezia, della Casa dei vini di Calabria, in particolare spese per arredi e materiali. Tutto ciò, al fine di consentire alla nuova Amministrazione di prendere cognizione e decisioni in merito alle attività svolte e alla disposizione di quelle future". Un intervento - commentano - che trascura la natura della Casa dei vini di Calabria, ossia un'associazione di diritto privato e che come tale deve fare rispondere ai suoi 46 soci. Non rinveniamo nella legge istitutiva - sottolineano - un ruolo di indirizzo e controllo, ma al Dipartimento viene affidata la sola "cura delle attività propedeutiche per la costituzione dell'Enoteca regionale, redigendo lo schema di atto costitutivo, di statuto, del regolamento di attuazione e del logo caratteristico". Ma che questa cura - proseguono - non rientrasse nelle corde della burocrazia regionale lo abbiamo rilevato sin dal principio, quando ci è stato assegnato un marchio che addirittura non poteva essere utilizzato legalmente dall'associazione. Nel definire la denominazione ed il logo dell'Enoteca nessuno si era preoccupato di fare una verifica presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi: ben quattro anni prima della legge istitutiva, un privato aveva depositato il marchio "Enoteca regionale della Calabria". A ciò si aggiungano comunicazioni non sempre scrupolose: in settembre 2014 venivamo informati dal dipartimento Agricoltura che i ritardi nelle erogazioni dei fondi dipendevano dalla mancata riallocazione da parte della Ragioneria regionale. Siamo invece entrati in possesso del decreto con cui in luglio dello stesso anno il dipartimento Bilancio aveva già provveduto a riallocare le somme dandone notifica allo stesso dipartimento Agricoltura. Il cda - scrivono ancora - ha sempre avuto quale obiettivo l'avvio del programma concordato con la base associativa e approvato un anno addietro durante l'assemblea annuale, ed il primo tassello di questo percorso, diretto al sostegno delle produzioni vinicole regionali, è senza dubbio l'attivazione delle due sedi di Cirò e Lamezia. In tal senso abbiamo trovato grande collaborazione da parte delle due amministrazioni comunali che, avvertendone la rilevanza strategica, hanno messo a disposizione della Casa dei vini di Calabria due immobili in cui negli ultimi mesi è stata intrapresa la realizzazione delle sedi associative, considerato che soltanto in agosto 2014 sono pervenuti i fondi regionali. Abbiamo coinvolto - incalzano Cotruzzolà e De Biase - una serie di professionisti per la creazione di un percorso che guidi il visitatore attraverso la conoscenza dei vini calabresi, non trascurando la preparazione di un programma di inaugurazione che ha ricevuto la disponibilità alla presenza del direttore della guida vini del Gambero rosso, di un giornalista e di una conduttrice Rai. E adesso, lo stop imposto alle attività rischia di causare non solo ulteriori ritardi nell'avvio dell'azione associativa ma addirittura potrebbe determinare danni economici legati alle penali per il mancato rispetto degli impegni assunti nei confronti di una serie di fornitori. Non appena insediata la nuova Amministrazione regionale abbiamo ritenuto opportuno portare a conoscenza del presidente della giunta e del presidente del consiglio regionale il lavoro sin qui svolto, restando in attesa di un momento per la condivisione del programma di avvio. Durante il Vinitaly 2014 - ricordano - abbiamo dato il nostro contributo alla presenza della Regione Calabria, animando l'area degustazioni e organizzando una riuscita conferenza stampa. Quest'anno il percorso è stato interrotto. Dagli uffici regionali preposti non ci sono state date risposte, per cui prendiamo atto che non si è ritenuto opportuno coinvolgere l'Enoteca regionale nella rassegna veronese. A margine rileviamo come purtroppo si perseveri nell'operare con una programmazione carente, considerato che le imprese vinicole calabresi hanno avuto notizia dell'ammissione allo stand regionale a soli undici giorni dall'evento fieristico. Vi è una diffusa consapevolezza - sollecitano - che lo sviluppo della nostra regione debba passare attraverso la valorizzazione dei suoi prodotti, e tra questi il vino costituisce un indubbio patrimonio. Abbiamo dunque elaborato - speigano in merito - un programma promozionale che prevede il sostegno all'eccellente lavoro di un tessuto imprenditoriale che ha fatto compiere passi da giganti al vino calabrese: divulgazione presso la ristorazione regionale e non, presenza di corner espositivi negli aeroporti regionali, azioni di incoming su operatori e giornalisti del settore, presenza sul web. Con le risorse finanziarie messe a disposizione, ma con l'assenza di risorse umane, abbiamo iniziato un percorso che non riesce a concretizzarsi in risposte fattive. Ed in tale contesto valutiamo coerente rimettere il nostro incarico, augurandoci che il progetto "Casa dei vini di Calabria" possa ricevere il supporto e lo slancio che merita. Per concludere, si evidenzia che tutti gli atti concernenti l'attività svolta rimangono a disposizione degli organi preposti, unitamente all'inventario dei beni collocati nelle strutture di Cirò e Lamezia». 

 

 

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