Domenica, 27 Settembre 2020

ATTUALITA' NEWS

esaro canneto alveo«La Prefettura di Crotone – informa una nota –, visto l’approssimarsi della stagione autunnale, con il possibile aumento delle piovosità anche a carattere temporalesco, ha richiamato l’attenzione dei sindaci e commissari straordinari dei Comuni della provincia, del dirigente del settore Viabilità della Provincia, di Anas e del Consorzio di Bonifica “Ionio Crotonese” sulla necessità dell’adozione di tutte le misure finalizzate alla pulizia e manutenzione di corsi d’acqua, alvei dei fiumi, fiumare, torrenti, canali artificiali e fossi di scolo, secondo le rispettive competenze, a tutela della pubblica e privata incolumità. E’ altresì stato rappresentata ai signori sindaci e commissari straordinari dei Comuni la necessità di assicurare la pulizia delle opere idrauliche all’interno dei rispettivi territori, al fine di evitare il verificarsi dei fenomeni di intasamento, con l’invito a richiamare anche l’attenzione dei proprietari dei fondi limitrofi ai canali e/o fossi di scolo sulla necessità di provvedere alla pulizia e manutenzione del reticolo idraulico di pertinenza del fondo, ai sensi delle normative vigenti».

 

 

 

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protesta sindacati prefettura dl sanitàNella mattinata odierna, le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno effettuato un sit-in di protesta davanti alla sede di questa Prefettura di Crotone, con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni periferiche e centrali dello Stato sull’emergenza sanitaria nella Regione Calabria. Sotto un sole cocente, con temperature vicine ai 40 gradi, una folta delegazione di cittadini ha sostato davanti i cancelli della prefettura. È stato predisposto anche un bus da Petilia Policastro, delegazioni di Castelsilano che hanno rivendicato il loro disagio di aree interne a cui hanno ridotto anche la presenza della guardia medica. L'invito ai sindaci è stato raccolto solo dal sindaco di Melissa Raffaele Falbo. Anche la politica era assente fatta eccezione solo dal segretario del Pd Gino Murgi. La delegazione dei sindacati è stata composta da Elsa Bonazza per Cgil, Rosaria Miletta per la Cisl, e Fabio Tomaino per la Uil, accompagnati da altri dirigenti sindacali.

Successivamente, i segretari provinciali delle stesse organizzazioni sindacali sono stati ricevuti dal capo di Gabinetto, cui è stato consegnato il documento congiunto di sintesi recante le criticità del sistema sanitario calabrese e alcune possibili soluzioni. I rappresentanti sindacali hanno manifestato forti preoccupazioni per la situazione complessiva della sanità regionale, che, nonostante la gestione commissariale che perdura ormai da diversi anni, continua a registrare importanti criticità. In particolare, le organizzazioni sindacali hanno richiesto la convocazione di un tavolo governativo, al fine di analizzare in maniera puntuale le varie questioni che attanagliano la sanità calabrese, tra cui il sistema del reclutamento del personale, l’inamovibilità della dirigenza amministrativa e la mobilità passiva verso le regioni più virtuose.

 

IL DOCUMENTO. La decisione di attivare il percorso di mobilitazione da parte delle Organizzazioni Sindacali è maturata a fronte delle condizioni sempre più critiche in cui sta precipitando il SSR, ove ai disagi noti, tali da potersi definire “storici”, si sommano casi di malasanità i cui esiti tragici esigono interventi non più procrastinabili.
Non c’è più tempo per sopportare ancora una situazione in cui la Calabria e i calabresi continuano a pagare sulla propria pelle una gestione della sanità fallimentare le cui responsabilità sono ascrivibili al decennio disastroso dei Commissariamenti ed a una mancata assunzione di responsabilità della politica regionale ad intervenire sulle gestioni aziendali inefficaci e opache ed a produrre proposte riformatrici del Sistema Sanitario, non più rinviabili.
Le OO.SS. intendono farsi portavoce del crescente malcontento, del disagio lavorativo di tutto il personale sanitario e delle loro legittime proteste a causa delle violazioni dei loro diritti e istituti contrattuali per la carenza di organico, con ricadute negative sui carichi di lavoro e sulla turnazione nei servizi, con orari di lavoro sempre più pressanti e conseguenti turni di riposo e ferie non godute, con ricorso a straordinari e doppi turni di lavoro e centinaia di ore accumulate e non recuperate. Situazioni che non garantiscono un’assistenza in sicurezza, che espongono gli operatori sanitari a rischi per la loro stessa salute e per quella dei pazienti e che rimangono irrisolte, nonostante gli esposti alle Direzioni Provinciali del Lavoro, come dimostrano gli episodi, sempre più frequenti, di aggressione al personale ospedaliero e dei servizi di emergenza-urgenza territoriali. C'è il rischio concreto che l'attuale carenza di operatori possa causare gravi inefficienze e interruzione di pubblico servizio, che esigono misure straordinarie finalizzate, da una parte, al reclutamento di nuovo organico che non può essere condizionato dal tetto di spesa calcolato a dicembre 2018, come previsto dal Decreto Calabria, in quanto tale parametro di spesa , in ragione del blocco del turn over decennale, risulta essere molto inferiore alla spesa delle regioni non sottoposte ai Piani di rientro ed, inoltre, dall’altra ad un intervento per il riconoscimento del servizio prestato dal personale che ormai da troppo tempo è titolare di incarichi precari e provvisori.
La legge Finanziaria del 2010, impose, per la prima volta un vincolo alla spesa per il personale sanitario: ogni regione, decise l’allora governo Berlusconi, avrebbe potuto investire al massimo la stessa somma del 2004 ridotta dell’1,4%.
Nel 2018, rispetto al 2004, al Nord, i costi per assumere nuovi dipendenti negli ospedali sono lievitati di oltre il 23%, quindi, come rileva la Corte dei Conti, la spesa per il personale nel 2018 è aumentata di 5,5 miliardi rispetto al livello del 2004». Ed è aumentata al Nord. Al Sud la spesa del personale nel 2018 è decisamente diminuita rispetto al 2004. Il D.L. Sanità Calabria, che all’art. 11 sblocca le assunzioni, vincola il costo per il personale a non superare la spesa del 2018, crea un ulteriore grave ingiustizia a danno del popolo calabrese.
Parlare oggi della sanità in Calabria significa, purtroppo, parlare di diritti negati. Innanzitutto, vuol dire parlare, a distanza di oltre 40 anni dall’approvazione della Legge Basaglia e quindi della cancellazione dei manicomi come luoghi di cura, dei diritti negati alle famiglie ed ai pazienti con problemi di salute mentale, rispetto ai quali la sanità pubblica ha quasi totalmente delegato la cura e la riabilitazione al privato accreditato, con un abnorme uso dei trattamenti sanitari obbligatori, continui ricoveri fuori regione con pazienti trasportati a centinaia di chilometri dalle loro famiglie.
Vuol dire parlare della legge 194 del 1978 che ha reso l’interruzione volontaria di gravidanza un atto legale. E in Calabria vuol dire fare i conti con quelli che sono i suoi problemi strutturali, tempi di attesa lunghissimi e personale obiettore che si rifiuta di provvedere alle cure necessarie prima e dopo l’aborto, con uno squilibrio tra numero delle pazienti e numero di non obiettori disponibili e competenti.
Vuol dire parlare delle condizioni dei pronto-soccorso dei nostri ospedali che assomigliano più a gironi dell’Inferno dantesco che a luoghi in cui si pratica la cura della malattia, con un’umanità sofferente e piegata dal dolore che è costretta a rinunciare ad ogni forma di riservatezza, con un numero di medici e infermieri insufficiente e oberati di lavoro e una sanità più simile a quella di paesi del terzo mondo che ad una nazione occidentale.
Vuol dire parlare della carenza strutturale di servizi territoriali adeguati e appropriati che diano garanzie di tempestivo intervento e risposte cogenti ai bisogni della popolazione, degli anziani, dei disabili, delle persone non- autosufficienti, senza la necessità di ricorrere alle strutture private, o peggio di intraprendere viaggi della speranza che aggravano i costi della già insostenibile mobilità passiva che incide sul debito del Sistema e aggrava la condizione di disagio dei pazienti costretti a scegliere un’adeguata assistenza altrove.
Di contro, CGIL, CISL e UIL della Calabria intendono riaffermare il principio di uguaglianza e di universalità del servizio sanitario, presupposto per assicurare la coesione sociale, a 40 anni dalla sua istituzione e a settant'anni dall'entrata in vigore della Costituzione e darne concreta attuazione, a partire dalla riduzione delle disuguaglianze, tenendo conto dei forti squilibri sociali presenti anche nel nostro territorio, di una popolazione affetta sempre più da cronicità, data l’elevata età media, per dare ai cittadini quelle tutele che meritano ovunque essi vivano e restituire così centralità al diritto alla salute. In questo senso, gli interventi che le scriventi ritengono essenziali per il superamento dello stato emergenziale sono: un piano straordinario di assunzioni, che preveda preliminarmente lo scorrimento delle graduatorie concorsuali e la stabilizzazione dei precari, in deroga alle regole di ripiano e con finanziamenti ad hoc, intesi come investimento per rientrare dal debito; la costruzione in tempi brevi e certi dei quattro nuovi ospedali, a cui deve aggiungersi, così come preannunciato, quello di Cosenza; il potenziamento funzionale e l’innovazione tecnologica delle tre Aziende Ospedaliere sede di HUB; la messa in sicurezza del resto delle strutture ospedaliere regionali e l’attivazione della Rete delle Case della Salute che, diventano lo snodo organizzativo principale dell’assistenza territoriale, con la realizzazione di una rete integrata pubblica che garantisca davvero, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, l’assistenza ai cittadini. Si tratta di rafforzare i servizi territoriali e la medicina generale, rendendo visibili ed utilizzabili strutture di riferimento per i cittadini dove ci si possa recare per il primo soccorso, oltre che per le prestazioni generali e specialistiche e per l’assistenza socio-sanitaria. In questo quadro, davvero il progetto della Casa della Salute può rappresentare un modello appropriato anche per la Calabria. Una Casa della Salute che non va intesa solo come edificio, ma soprattutto come rete integrata di assistenza all’interno del Distretto, in cui praticare la prevenzione e dare risposte alla crescente domanda di cure ed assistenza per la cronicità e la non autosufficienza. Il grande obiettivo è quello di porre in essere l’effettiva integrazione socio- sanitaria in un quadro di sviluppo delle cure primarie. Solo così si potrà, infatti, realizzare quella continuità assistenziale dall’ospedale al domicilio, con la presa in carico dei bisogni di salute del cittadino.
CGIL, CISL e UIL Calabria chiedono, inoltre, che venga garantita l’equità di accesso alle prestazioni e ai servizi sanitari, assicurando ai cittadini uguali diritti di appropriatezza, efficacia ed efficienza di cure e una corretta gestione delle liste di attesa come strumento indispensabile per governare la domanda delle prestazioni essenziali del servizio sanitario, con il recepimento del nuovo piano nazionale di governo delle liste di attesa.
In questo quadro altamente critico, non è possibile giustificare né il ritardo nella nomina dei commissari straordinari delle aziende del SSR attualmente rette da reggenti, che ha di fatto paralizzato tutte quelle attività che invece devono essere garantite dentro gli ospedali e sul territorio, né l’azzeramento dell’attività della SUA deciso con il Decreto Calabria, che ha lasciato le aziende in enorme difficoltà nell’approvvigionamento di farmaci salvavita, di farmaci ospedalieri o altri dispositivi medici, in attesa di avvalersi esclusivamente degli strumenti di acquisto e negoziazione messi a disposizione da CONSIP Spa o di convenzioni con centrali di committenza di altre regioni.
E’ necessario sottolineare che la mancanza di governance nelle aziende ospedaliere e sanitarie calabresi rischia di favorire l’infiltrazione della criminalità organizzata, il malaffare e la corruzione che in questi anni come sindacato ne abbiamo denunciata la presenza in tutti i gangli del sistema sanitario regionale.
Ma oltre al problema legato ai ritardi registrati nella nomina dei Commissari straordinari occorre affrontare un problema di ben altra natura. Come è ben noto la gestione delle AA.SS.LL. e delle AA.OO. spetta ai Dirigenti e NON alla Direzione strategica, a cui sono demandate le funzioni di indirizzo, programmazione e controllo.
Nelle singole Aziende gli incarichi dirigenziali apicali sono stati già abbondantemente conferiti ai vari Direttori che gestiscono, da decenni, appalti pubblici, strutture private accreditate, risorse umane, presidi ospedalieri etc.
E tali incarichi restano, a prescindere dalle “insediande” direzioni strategiche, e garantiscono la continuità con il passato, nonostante quanto espressamente previsto dalla vigente normativa in materia di anticorruzione sulla rotazione degli incarichi dirigenziali, rappresentando indubitabilmente quel “sottogoverno inamovibile” che ha compromesso e compresso l'esercizio del diritto alla salute ai calabresi.
Sottogoverno che potrebbe, addirittura, essere costituito da Soggetti che hanno conseguito l’incarico apicale attraverso percorsi di carriera preordinati, non ispirati al merito ed alla competenza, e senza essere supportati dal possesso degli specifici requisiti di legge.
In taluni casi poi esistono Direttori apicali nelle cui mani sono concentrate sia le funzioni di programmazione e controllo, proprie della Direzione strategica (organi di staff), unitamente alle funzioni di gestione proprie dei Dirigenti, e pertanto risultano essere controllori e controllati, in spregio al principio della “separazione dei poteri” che sta alla base della pubblica amministrazione.
Al riguardo, si precisa che le Segreterie regionali del Pubblico impiego hanno recentemente diffidato la Struttura Commissariale per il Piano di Rientro dal debito sanitario calabrese e il Dipartimento regionale della Salute, a procedere alla conferma degli attuali Direttori Generali f.f., Amministrativi e Sanitari nelle Aziende calabresi, al fine di rendere esecutiva quell’azione di sradicamento delle cattive prassi e delle opache gestioni che hanno letteralmente affossato il Sistema Sanitario di tutta la Calabria.
Rimosse le “anomalie” del “sottogoverno inamovibile” delle Aziende Sanitarie calabresi, si ha la ferma convinzione che per colmare il gap strutturale e tecnologico con le altre Regioni d’Italia, oltre a sostanziosi investimenti nella sanità PUBBLICA calabrese, sono necessarie figure di primissimo livello che abbiano davvero le competenze necessarie per riorganizzare ospedali e territorio, altrimenti gli investimenti sono destinati a diventare, così come è avvenuto in passato, un ulteriore inutile spreco di denaro pubblico.
Le scriventi ritengono che sia indispensabile investire sul personale dei ruoli sanitari, tecnici, amministrativi e professionale degli Enti del Servizio Sanitario Regionale per qualificarli e svilupparne le competenze, in modo da metterli in condizione di gestire, in maniera autonoma, le tecnologie e l’informazione. Per investire sulla Sanità calabrese occorre investire sul merito e sulla competenza.

La sanità calabrese ha bisogno di ben altra attenzione e all’attuale Governo chiediamo di prenderne definitivamente atto; il tempo dei rinvii è scaduto, adesso è tempo di interventi rapidi e definitivi che non lascino ancora larga parte della popolazione calabrese a vivere una perenne emergenza cui si deve far fronte con decisioni estemporanee, senza una programmazione stabile fondata sui bisogni dei cittadini.

 

 

 

 

 

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prefettura«Mercoledì scorso – informa una nota –, i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, dopo mesi di denunce sullo stato in cui versa la sanità calabrese e dopo le ultime tragedie che hanno visto la morte di due giovani donne calabresi, hanno indetto una mobilitazione per domani 2 agosto a partire dalle ore 10 davanti le Prefetture di tutta la Regione, affinché queste possano raccogliere la richiesta d’incontro con il Governo nazionale ed aiutare un confronto sulle oramai insostenibili condizioni sanitarie che i cittadini calabresi subiscono. Tutta l’area centrale della Calabria non può lasciare cadere un tale invito senza un contributo massiccio e soprattutto noi della provincia crotonese che, con un unico presidio ospedaliero, conosciamo bene i disservizi che subiamo. Noi che dobbiamo emigrare per curarci, noi che per un esame diagnostico o visita specialistica siamo oramai rassegnati ad aspettare liste d’attesa anche annuali, sempre noi che ci vediamo ridurre presidi sanitari nelle aree interne. Per questi e tanti altri motivi necessitiamo di una maggiore attenzione e di politiche mirate al miglioramento delle prestazioni sanitarie che poco si sposano con il nuovo Dl Sanità Calabria che impone, tra l’altro, un vincolo di spesa per il personale che di fatto quindi ne blocca il miglioramento e ci rilega ad essere cittadini di second’ordine rispetto a quelli del resto d’Italia. Ci aspettiamo la partecipazione di tutti i cittadini, ma soprattutto invitiamo i sindaci della provincia ed in particolar modo il sindaco della città capoluogo nonché presidente della Provincia a non far mancare la loro presenza e il loro apporto, nessuno può rassegnarsi a tale condizione».

 

 

 

 

 

 

 

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malapianta arresto«Nella mattinata di odierna – informa una nota della Prefettura di Crotone – il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Crotone, coadiuvato da tutti i Comandi provinciali della Calabria, dal Comando provinciale di Mantova, da quello di Padova e dallo Scico, ha eseguito 35 fermi di indiziato di delitto (ex art. 384 c.p.p.) a carico di altrettante persone, responsabili a vario titolo dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico, produzione e detenzione di sostanze stupefacenti e psicotrope, riciclaggio, usura, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione abusiva di armi clandestine.
L’operazione condotta su delega della Dda di Catanzaro ha portato complessivamente al deferimento alla Procura distrettuale di Catanzaro di 64 persone e al sequestro di beni mobili e immobili per un valore complessivo di 30 milioni di euro.
Le indagini, attraverso attività tecniche di natura intercettiva, appostamenti e pedinamenti, svolti nel territorio nazionale nonché in Spagna e in Svizzera, hanno consentito di appurare l’autonomia operativa delle cosche Mannolo, Trapasso e Zoffreo, operanti nel territorio cutrese e in particolare nella frazione di San Leonardo di Cutro.
È stato fatto peraltro emergere una pervasiva influenza della surriferita consorteria criminale sulle attività economiche della fascia costiera, comprendente il territorio ricadente nelle province di Crotone e Catanzaro.
Il Prefetto di Crotone nell’esprimere vivo apprezzamento per questa ulteriore dimostrazione di efficienza delle Forze dell’Ordine nel territorio di questa provincia, rivolge il proprio plauso e un sincero ringraziamento al sig. Comandante della Guardia di Finanza, e a tutto il personale coinvolto, che con costante dedizione, elevata professionalità e spirito di abnegazione ha ottenuto un tale brillante risultato.
L’operazione Malapianta contribuisce in maniera determinante a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni dello Stato che sono impegnate, quotidianamente, anche nella prevenzione e nella repressione ogni forme illegalità perpetrata dalla criminalità in riferimento al tessuto sociale, civile ed economico della provincia».

 

 

 

 

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prefetturaUn “Protocollo per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” è stato siglato nella mattinata di ieri (17 aprile) presso la Prefettura di Crotone dai sindaci della provincia che vi hanno aderito. «Le questioni – riferisce una nota della Prefettura – legate ai temi della salute e della sicurezza dei lavoratori assumono grande rilevanza nel territorio di questa provincia, che nel corso dello scorso anno ha registrato molteplici infortuni sul lavoro, di cui 8 con esito mortale.
Peraltro il tema dei “nuovi rischi” risulta particolarmente incisivo in province, come quella crotonese, che si trovano ad affrontare importanti lavori di bonifica nelle ex aree industriali. Per tali ragioni, nell’ambito della conferenza provinciale permanente sono state ritenute prioritarie le iniziative volte ad assicurare una maggiore prevenzione dei rischi attraverso strumenti più ampi rispetto a quelli tradizionali.
In tale direzione è stata condivisa la necessità di attivare forme di coordinamento tra organismi pubblici di controllo e quelli paritetici di prevenzione, di rafforzare l’azione di formazione/informazione soprattutto nelle piccole e medie imprese, ritenute più a rischio per la loro struttura organizzativa di ridotte dimensioni, e di delineare strategie mirate per settori produttivi più critici, dell’edilizia e dell’agricoltura.
Con la sottoscrizione del Protocollo gli Enti locali si impegnano a favorire la “tracciabilità” delle attività lavorative, al fine di consentire un’efficace azione di prevenzione mediante un sistema congiunto di monitoraggio e controllo. L’obiettivo ulteriore è quello di sensibilizzare anche i committenti privati sulle questioni in argomento, onde incrementare le tutele dei lavoratori non solo nei rapporti in cui è causa una pubblica amministrazione, ma anche in quelli strettamente privatistici.
Il Protocollo è inoltre finalizzato alla costituzione di un Osservatorio permanente sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, articolato in due Sezioni. La prima Sezione si occuperà del miglioramento dei sistemi di prevenzione, con il compito di effettuare un costante monitoraggio sul fenomeno degli infortuni sui luoghi di lavoro, mediante l’analisi dei dati in possesso di enti di vigilanza, organi ispettivi e organizzazioni sindacali e datoriali. La seconda Sezione avrà il compito di favorire l’attività di formazione ed informazione sulla questione riguardante la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Al fine della costituzione del succitato Osservatorio permanente, saranno convocati, per la sottoscrizione del Protocollo, gli organi tecnici preposti alla salvaguardia della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (Inps, Inail, Ispettorato del lavoro, Asp, Vigili del fuoco), oltre alle associazioni datoriali e alle Organizzazioni sindacali più rappresentative».

 

 

 

 

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prefettura«Nella mattinata di ieri 9 aprile – informa una nota – si è riunita in Prefettura la Commissione tecnica per discutere dello stato di avanzamento dei Documenti di valutazione di radioprotezione (Dvr) relativi a tre dei progetti di bonifica nel territorio di questa Provincia.
Nel corso della riunione, presieduta dal Prefetto, è stato approfondito il Dvr dell’arenile antistante la discarica ex Fosfotec “Farina-Trappeto”, il cui progetto di bonifica è gestito da Syndial, quello dell’area archeologica nel comune di Crotone, il cui progetto di bonifica è gestito dall’amministrazione locale, e, infine, quello del Castello Carlo V, il cui progetto di bonifica è gestito dal segretariato regionale Mibac.
Con riferimento al primo Dvr i componenti della Commissione Tecnica hanno condiviso la revisione del Dvr da parte di Syndial, ritenendo di poter formulare il prescritto parere al ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare con le prescrizioni emerse ad esito del confronto.
Non altrettanto si è potuto disporre relativamente al progetto dell’area archeologica nel comune capoluogo, il cui Dvr, nonostante una recente revisione, presenta ancora dei notevoli profili di criticità. Per l’adozione del suddetto Documento di Valutazione di Radioprotezione sarà, pertanto, necessaria una caratterizzazione del sito secondo criteri scientificamente condivisi, onde poter acquisire maggiori elementi in ordine alla presenza di materiale con una concentrazione soprasoglia di sostanze pericolose. Solo all’esito di questa ulteriore revisione del Dvr sarà possibile formulare il parere per il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Relativamente all’area del Castello Carlo V, infine, è emerso che, nonostante le rilevazioni Arpacal abbiano accertato la presenza di gas radon a livelli inferiori alle soglie di legge nonché la presenza di tenorm interrato in profondità e già adeguatamente isolato, il sito presenta anche un importante volume di tenorm in superficie che necessita di essere rimosso.
In particolare la caratterizzazione dell’area, condotta dal Segretariato Regionale Mibac tramite un esperto qualificato, ha consentito di differenziare all’interno del Castello zone in cui la presenza di tenorm in profondità non impatta sui livelli di radioprotezione, come già emerso nel dossier di Arpacal, da zone in cui sono necessari interventi di rimozione dei metasilicati presenti in superficie per un volume complessivo di circa 200 m3 di materiale.
Nondimeno, il prefetto, atteso che il Dvr è stato quasi integralmente condiviso da tutti i componenti della Commissione, salvo alcune osservazioni prontamente recepite dal Segretariato Regionale Mibac, ha espresso parere favorevole con prescrizioni sul progetto, creando le premesse per una riapertura dell’importante sito.
A tal fine il Segretariato Regionale Mibac si è impegnato a presentare il progetto definitivo della bonifica entro la fine di aprile, allegando, su espressa richiesta del Prefetto, un cronoprogramma per la conclusione dei lavori e la riconsegna del Castello Carlo V alla comunità crotonese».

 

 

 

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