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Giovedì, 20 Gennaio 2022

ATTUALITA' NEWS

«Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani (Cnddu), dopo aver preso visione della comunicazione dell’ufficio Pubblica istruzione del Comune di Crotone, precisa che giorno 24 ottobre non è la Giornata nazionale delle persone affette da sindrome di down, ma è la Giornata internazionale delle Nazioni unite». È quanto scrive il presidente del coordinamento, Romano Pesavento.

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Il “Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei Diritti umani” (Cnddu) esprime «gratitudine e stima per l’impegno profuso da parte del dottor Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, nell’operazione “Basso profilo”».

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«Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei Diritti umani – si legge in una nota –, in considerazione del decreto del Tar Calabria numero 01506/2020 con cui si sospende l’efficacia dell’ordinanza sindacale del comune di Crotone relativa alla chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado dal 9 al 22 dicembre per motivi connessi all’emergenza epidemiologica da Covid-19, ritiene tale atto poco idoneo alle caratteristiche socio-economiche del territorio e all’andamento nazionale, regionale e cittadino ancora critico della curva dei contagi».

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«Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in considerazione della grave criticità idro – geologica che sta riguardando il territorio ionico della Regione Calabria, propone una serie di riflessioni». È quanto scrive il presidente nazionale Romano Pesavento.

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pesavento treno«Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani intende porre all’attenzione del Miur e delle autorità competenti, anche quest’anno, l’andamento dei trasferimenti interprovinciali registrato nelle regioni del Mezzogiorno per la classe di concorso A046 – discipline giuridiche ed economiche». È quanto scrive in un comunicato Romano Pesavento in qualità di presidente.


«Complessivamente – spiega –, sono stati effettuati nel Meridione 34 trasferimenti interprovinciali (Sicilia: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 13 (38,2%); previsti dal Ccni n. 8 (42,1%); Calabria: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 4 (11,8%); previsti dal Ccni n. 3 (15,8%); Basilicata: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 12 (35,3%) ; previsti dal Ccni n. 5 (26,3%); Puglia: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 2 (5,9%); previsti dal Ccni n. 2 (10,5%); Campania: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 0; previsti dal Ccni n. 0; Molise: trasferimenti interprovinciali n. complessivo 3 (8,8%); previsti dal Ccni n. 1 (5,3%) di questi un numero pari a 19 è stato assegnato tramite precedenza prevista dal Ccni (57,6% sul totale)».


«Per quanto riguarda – entra nel merito Pesavento – il trend nelle province, non è certo una situazione rosea: in Sicilia quella di Agrigento, con quattro unità, è la realtà che ha evidenziato un maggiore numero di trasferimenti, anche se sono stati tutti assorbiti dalle precedenze; in Calabria, l’unico dato significativo si riscontra a Crotone, con 3 unità di cui 2 con precedenza Ccni; la provincia di Potenza con 8 trasferimenti di cui 2 con precedenza prevista da Ccni costituisce il dato più “vistoso”. Le ultime quattro regioni non evidenziano valori particolarmente significativi (Puglia: Brindisi trasferimenti interprovinciali numero complessivo 2; previsti dal Ccni n. 2; Sardegna: Cagliari trasferimenti interprovinciali n. complessivo 5; Nuoro trasferimenti interprovinciali n. complessivo 2; Molise: Campobasso trasferimenti interprovinciali n. complessivo 3; previsti dal Ccni n. 1)».


«Per il terzo anno consecutivo – commenta Pesavento –, la classe di concorso in questione risulta essere bloccata; tranne qualche isolato docente “fortunato”, si rimane là dove il vituperato (da quasi tutte le forze politiche) algoritmo ha spedito, insindacabile come il giudizio di Minosse nell’Inferno. Ricordiamo che gran parte del personale educativo in questione vanta tanti anni di servizio, anche fuorisede, e spesso un’età non certo verde. Eppure, le dinamiche, sfortunatamente, rimangono invariate: non ci sarebbero posti e, a quanto pare, non se ne vogliono creare. Secondo le dichiarazioni di alcuni esponenti politici, far avvicinare gli esiliati alle proprie famiglie comporterebbe un salasso perla spesa pubblica. Purtroppo, ci saranno, come da tre anni a questa parte, costi, in termini economici ed affettivi, assai onerosi solo per le famiglie dei docenti fuorisede. Ci chiediamo quanto sia giusto».


«Un’ulteriore riflessione – conclude Pesavento – vogliamo rivolgerla alla situazione dei trasferimenti interprovinciali nella scuola primaria e dell’infanzia: per ottenere l’agognato trasferimento si ricorre con frequenza assai sospetta alla precedenza Ccni. E’ fortemente improbabile pensare che, vista l’insorgenza progressiva di tale fenomeno, statisticamente, tutti i richiedenti abbiano reali patologie. Ci auguriamo che si apra una seria discussione sui numeri e sulle soluzioni più adatte per restituire condizioni di vita e lavoro più ragionevoli soprattutto a chi ha lasciato gli affetti a chilometri di distanza per servire con onestà lo Stato».

 

 

 

 

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romano pesavento selfie«Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani – scrive in una nota il presidente nazionale Romano Pesavento – in occasione delle dichiarazioni rilasciate a Pozzallo dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio, in merito al rientro dei docenti fuorisede, le cui palesi difficoltà economiche ed affettive sono state adeguatamente evidenziate dallo stesso, fa presente che il Coordinamento da più anni è impegnato a sensibilizzare la classe politica su tali tematiche. In base ad una nostra recente analisi, abbiamo appurato che per la classe di Concorso “A046 – discipline giuridiche ed economiche” solo 25 docenti hanno avuto il trasferimento interprovinciale. Le regioni che hanno fatto registrare il maggior numero di trasferimenti sono state la Puglia con 8 unità pari al 32%, la Sicilia con 7 pari al 28% e la Basilicata con 3 pari al 12%. Per quanto riguarda le province, sono Foggia, Brindisi e Potenza con 3 trasferimenti, pari al 12%, a evidenziare i valori maggiori. I dati in oggetto illustrano una situazione molto preoccupante, in quanto la classe di concorso in questione risulta penalizzata rispetto alle altre, circa la possibilità di ottenere il trasferimento. In diversi comunicati ci siamo premurati di suggerire alcune modalità, attraverso le quali sboccare tale stato di cose. Inutilmente. La classe di concorso A046, già bistrattata dai governi precedenti, “vanta” anagraficamente primati negativi, determinati da tagli e ridimensionamenti ingiustificati, in quanto la maggior parte dei docenti fa registrare un’età media intorno ai cinquant’anni. A tal proposito, si spera che possano arrivare quanto prima risposte e provvedimenti costruttivi per tutti gli insegnanti in difficoltà e le loro famiglie. Dalle innumerevoli lettere pervenute al nostro Coordinamento, risulta manifesto che le spese degli insegnanti fuori sede assorbono quasi tutto lo stipendio, situazione che comporta frustrazione e malessere generalizzato con evidenti conseguenze sullo stato di salute dei singoli docenti e sull’efficacia ed efficienza nell’esercizio della professione docente. Facilitare l’avvicinamento dei docenti fuori sede alle proprie città di residenza non costituisce una mera opera di assistenzialismo buonista, ma consentirebbe anche di arrestare un circolo vizioso di depauperamento in atto nel nostro Mezzogiorno, incentrato sullo spopolamento, sul “malessere demografico”, sull’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia legale e sulla riduzione dei consumi. Accorciare il divario tra Nord e Sud passa anche da interventi di tal genere, mirati a creare cultura e ricchezza in zone fortemente arretrate. In tal senso, molte regioni hanno condiviso le istanze dei lavoratori della scuola e sono state prospettate diverse soluzioni per limitare gli effetti della mobilità. In passato, nei ripetuti incontri con soggetti istituzionali, abbiamo avanzato una soluzione rispetto al problema enunciato, che corrisponde all’utilizzo, anche nelle scuole di primo grado, del personale scolastico in oggetto, per potenziare l’area della legalità nelle aree svantaggiate del nostro Paese. Sappiamo bene che una riforma strutturale nell’immediato non è praticabile, ma siamo anche consapevoli che la politica e i suoi rappresentanti possono trovare, se vogliono, sulla scorta di precedenti già acquisiti, la giusta via. In molte regioni, ad esempio, i contratti individuali di lavoro a tempo indeterminato nell’anno scolastico 2015 / 2016 sono stati siglati tra i dirigenti scolastici della scuola secondaria di primo grado, delegati dall’Ufficio Scolastico Regionale. Oggi molti docenti sono impegnati nel potenziamento in seguito delle assunzioni della legge 107 del 2015; in molti casi si verifica una presenza maggiore di personale nelle regioni del Nord rispetto a quelle del Sud d’Italia. A tal proposito, chiediamo che venga effettuato dal Miur un monitoraggio delle risorse in campo, per favorire una maggiore presenza dei docenti nelle realtà altamente degradate e disagiate, che trarrebbero grande vantaggio dalle strategie didattiche elaborate da personale assunto ad hoc».

 

 

 

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