Mercoledì, 12 Agosto 2020

 

ATTUALITA' NEWS

IL SALVAGENTE│La nostra rubrica settimanale oggi si occuperà degli strumenti che la legge mette a disposizione dei cittadini indebitati e delle piccole imprese, ormai al collasso, al fine di consentire loro una rapida uscita dalla situazione di crisi. Chiederemo all’avvocato Giuseppe Donnici, presidente dell’Associazione dei liquidatori giudiziari della provincia di Crotone, di spiegarci, con estrema semplicità, cosa è possibile fare in concreto.

Salve avvocato, quali strumenti hanno i cittadini e le piccole imprese per uscire dalla situazione debitoria in cui si trovano?

Il legislatore, da tempo, ha confezionato alcuni istituti a beneficio dei privati e delle piccole imprese. Entrambi, purtroppo, risultano poco applicati alle nostre latitudini. Per chiarezza, dobbiamo partire da quanto avevamo detto nella precedente intervista in relazione agli strumenti messi a disposizione delle imprese potenzialmente soggette alla dichiarazione di fallimento. Queste imprese, che per semplicità possiamo definire medio/grandi, possono utilizzare lo strumento del piano attestato di risanamento, dell’accordo di ristrutturazione dei debiti o del concordato preventivo. Non tutte le imprese, però, rientrano in questi parametri dimensionali, alcune sono più piccole, altre esercitano attività per le quali è espressamente prevista l’applicazione di normative diverse da quella fallimentare.

Quindi c’è una doppia normativa? Quali sono gli strumenti a disposizione del piccolo imprenditore?

Ad oggi, c’è una doppia normativa. Un professionista del settore, però, riesce a districarsi agevolmente tra le varie discipline. In pratica il legislatore si è occupato anche delle imprese più piccole, quelle che sarebbero state inserite nella, ormai superata, categoria giuridica dei piccoli imprenditori. Pensi, per esempio, alle piccole attività commerciali cittadine. La piccola impresa che si trova in uno stato di sovraindebitamento può proporre ai propri creditori un accordo di composizione che preveda il rientro dall’esposizione debitoria attraverso una rinegoziazione degli importi e delle relative scadenze.

Che significa sovraindebitamento in parole semplici?

La norma ci consegna una risposta specifica che dipinge lo status di sovraindebitato. Noi, sintetizzando, possiamo dire che è sovraindebitato colui che, pur volendo, non ha più la possibilità di far fronte ai propri impegni economici.

L’accordo di composizione consente al debitore di uscire dalla situazione di sovraindebitamento? Qual è l’iter procedurale? Può fare un esempio?

Partiamo dall’esempio: se sono un imprenditore di piccole dimensioni non soggetto, quindi, alla dichiarazione di fallimento, posso proporre ai miei creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che preveda una complessiva riorganizzazione delle scadenze e degli importi da pagare. Anche i creditori ipotecari possono essere pagati in misura inferiore al loro credito, purché si rispettino alcuni requisiti previsti dalla legge 3/2012. Per quanto riguarda l’iter procedurale, in estrema sintesi, possiamo dire che il debitore, con l’ausilio di un professionista del settore, depositerà il piano; il tribunale competente fisserà l’udienza disponendo che il piano venga comunicato ai creditori; si tenterà, quindi, di raggiungere un accordo che dovrà soddisfare almeno il 60 % dei crediti e, in caso positivo, l’accordo di composizione verrà omologato. Chiaramente, il professionista esperto, prenderà contatti e cercherà di trovare un accordo con i vari creditori, prima dell’ingresso in Tribunale. Questo modus operandi consentirà all’istante di aumentare considerevolmente le possibilità di ottenere l’omologa del piano.

La normativa, quindi, prevede il pagamento del 60 % dei creditori?

Deve essere pagato il 60 % dei crediti, non dei creditori. Potenzialmente il 60 % dei crediti può essere detenuto da un unico soggetto. Banalizzando il concetto, possiamo dire che se il richiedente ha 100 mila euro di debiti con la banca da pagare subito, se la potrà cavare pagandone 60 mila e alle scadenze riviste dall’accordo presentato in Tribunale.

Per i privati cittadini cosa prevede la normativa?

La normativa è rivolta al consumatore, ossia a quella persona fisica che ha contratto debiti per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale o professionale. Per questo motivo lo strumento messo a disposizione dal legislatore è stato chiamato Piano del Consumatore. Iniziamo col dire che, se il piano è fattibile, il Tribunale, effettuate una serie di verifiche, lo omologherà e si potrà accedere alla fase dell’esecuzione del piano stesso. L’iter procedurale è lo stesso dell’accordo di ristrutturazione con il vantaggio che non sarà necessario ottenere le percentuali di consenso perché, per questo strumento, non è previsto l’assenso dei creditori. Al fine di incentivarne l’utilizzo, sono anche previste alcune misure di favore tipo la sospensione delle procedure esecutive.  Sintetizzando, possiamo affermare che, se dal piano emerge che l’esposizione debitoria non è stata provocata dalla voglia sfrenata di consumo, ma il debitore ha assunto i propri obblighi con la ragionevole e fondata prospettiva di poterli adempiere tenuto, anche, conto delle proprie capacità patrimoniali, il Tribunale dovrà omologarlo ed il consumatore beneficerà della ristrutturazione, al ribasso, della propria esposizione debitoria.

Esistono altri strumenti? Può indicarli riferendo solo gli elementi essenziali?

La normativa prevede la possibilità di ottenere la liquidazione del patrimonio del debitore. E’ la procedura più complessa e l’esigenza di sintesi ci consentirà di fare solo un rapido cenno. Può essere chiesta dal debitore in alternativa alle altre due procedure di cui abbiamo parlato, oppure da un creditore che chiede la conversione in liquidazione dell’accordo o del piano. Il debitore presenterà all’Organismo di Composizione della Crisi (Occ) la richiesta di nomina di un professionista facente funzioni e depositerà il ricorso per l’ammissione alla procedura; Il Giudice designato, verificati i requisiti di accesso, aprirà la liquidazione. Entro un anno dalla chiusura della procedura di liquidazione il debitore può chiedere l’esdebitazione, ossia la liberazione di ogni altro debito residuo.

In definitiva, qual è il messaggio che vuole inviare ai lettori?

Esistono tanti strumenti a disposizione di chi si trova in un momento particolare. Affidatevi a professionisti del settore per farvi consigliare in che modo è possibile gestire o uscire dalla crisi. L’Associazione che ho l’onore di presiedere è a disposizione per rendere chiarimenti ed indirizzare chi ne ha bisogno verso una nuova prospettiva. E’ quello di cui, ora, abbiamo più bisogno.

Pubblicato in Attualita'

Proseguiamo con la nostra rubrica settimanale, parlando di temi estremamente attuali, chiedendo come sempre il parere di Giuseppe Donnici, presidente dell’Associazione dei liquidatori giudiziali della provincia di Crotone.

Pubblicato in In primo piano

Nella nostra rubrica settimanale chiediamo a Giuseppe Donnici, presidente dell’Associazione dei liquidatori giudiziali della provincia di Crotone, di addentrarci, con semplicità e chiarezza, su alcune questioni oggetto di grandi discussioni in questa settimana.

Avvocato, in questa settimana abbiamo saputo che il rating dell’Italia è stato declassato da una nota Agenzia. Che cos’ è il rating? Cosa sono le Agenzie di rating? Perché sono così importanti?

Le società di rating vendono informazioni sull’affidabilità dei soggetti a cui decidiamo di affidare il nostro denaro con il fine di riaverlo, dopo un determinato periodo di tempo, maggiorato di interessi. Gli Stati beneficiano di un buon rating se, dall’analisi di determinati parametri, si evince che hanno la concreta possibilità di sostenere i propri debiti alle scadenze previste. A seconda di questa capacità, viene assegnato un codice, generalmente composto da 3 lettere, in virtù del quale è possibile distinguere facilmente i “bravi” dai “cattivi”. Per fare un esempio, possiamo dire che la Svizzera gode dell’indice massimo di affidabilità, alla Grecia, invece, a causa delle note vicende, è stato assegnato quasi il minimo. A questa classificazione si aggiunge un ulteriore giudizio prospettico denominato “outlook”, che può essere negativo o positivo a seconda dei potenziali scenari economici ipotizzabili in quel settore in un determinato periodo di tempo. Il rating, quindi, è importante perché qualsiasi investitore avveduto affida le proprie risorse a chi dimostra maggiori capacità di sviluppo e tenuta della propria economia e non a chi, invece, mostra prospettive di declino.

Perché l’Italia è stata declassata?

Le ragioni, secondo me, sono ascrivibili a due fattori. Il primo è storico e riguarda il debito pubblico accumulato in decenni di gestioni poco lungimiranti. Questo peso è diventato ancora più percepibile quando siamo entrati a far parte della zona euro poiché la necessità di allineamento economico tra gli stati ha comportato il necessario “denudamento” delle varie economie. Se il mio destino è strettamente connesso a quello del mio vicino, è meglio non tradirsi a vicenda, altrimenti ne pagheremo entrambi le conseguenze. Il secondo fattore, aggravato dal peso del primo, è ascrivibile alla pandemia. Il lockdown ha messo in evidenza tutte le patologie di uno stato che già si trovava in difficoltà economica e che, da troppo tempo, attende una seria politica fiscale che vada a beneficio della domanda interna. Banalizzando il concetto a beneficio di tutti, possiamo dire che se i cittadini italiani non hanno i soldi nel portafogli, non si può pretendere che gli acquisti aumentino all’interno del nostro territorio. In ogni caso, il declassamento è stato effettuato da una sola Agenzia di rating (Fitch) sulle quattro cui è demandata l’analisi e non è detto che gli investitori non scommettano più sul nostro paese anche in caso di ulteriori notizie negative da parte della altre Agenzie. Le valutazioni, infatti, partono da presupposti parzialmente diversi e, generalmente, chi investe fa una media tra tutti i responsi forniti. In più, la storia ci insegna che, qualche volta, possono essere sbagliati. Una nota Agenzia, per aver gonfiato le valutazioni relative ad obbligazioni legate ai mutui ha pagato al governo degli Stati uniti quasi due miliardi di dollari a titolo di risarcimento danni.

Un altro argomento attuale riguarda la sentenza della Corte costituzionale tedesca. Può spiegarci meglio la vicenda? perché è importante per l’Italia una sentenza emessa da un Giudice straniero?

Tutto ha inizio nel 2015 quando Mario Draghi, all’epoca presidente della Bce, diede inizio ad un programma di acquisto di titoli pubblici, denominato quantitative easing, per diverse centinaia di miliardi di euro, giustificando tale operazione come necessaria per la salvaguardia della moneta unica. Secondo alcuni analisti e giuristi tedeschi questa attività era potenzialmente inquadrabile come politica economica illegittima poiché in violazione di norme contenute nei trattati internazionali, compreso quello che ha consentito l’istituzione della Bce. L’effetto prodotto da questa politica monetaria è andato a beneficio dei paesi più indebitati, tra cui l’Italia, cha hanno visto una forte iniezione di liquidità nel proprio sistema.  E’ stato chiesto, quindi, alla Corte costituzionale di pronunciarsi sul punto partendo dal presupposto che, gran parte dei soldi che la Bce ha investito per comprare i titoli pubblici, sono della Bundesbank, che, ricordiamolo, è la Banca centrale tedesca ed il principale detentore delle quote di capitale della Bce. La sentenza, il cui testo è rinvenibile in rete in tedesco ed inglese, ha concesso alla Bce novanta giorni di tempo per dimostrare la legittimità del suo operato rispetto alle presunte violazioni dei trattati internazionali, in caso di esito negativo, la Bundesbank non potrà più partecipare a politiche monetarie “non convenzionali” tipo quella del 2015.  E’ questo il motivo per il quale gli effetti di questa sentenza superano l’ambito territoriale Tedesco ed arrivano sino a noi.

Come si concluderà questa vicenda?

Se la Bce non dovesse dare giustificazioni plausibili, e la Bundesbank non potesse partecipare più a questo tipo di politiche economiche, possiamo dire che, in un colpo solo, abbiamo perso il nostro socio più ricco e la speranza che il cinismo tipico dell’alta finanza non abbia intaccato valori importanti come la solidarietà tra gli stati. Mai come ora ne avevamo bisogno.

Pubblicato in In primo piano

Lo scenario post-emergenza Covid è oggetto di analisi e interventi da parte di economisti e statisti di tutto il mondo. Gli effetti del cosiddetto “lockdown” si fanno già sentire nelle famiglie, ma anche e soprattutto in un territorio fragile e “compromesso” come quello di Crotone. Il governo sta iniettando liquidità nella speranza che le imprese e il tessuto economico e produttivo più in generale del Paese si riprendano velocemente da questa crisi. Di questo e altro ne abbiamo discusso con Giuseppe Donnici, presidente dell’Associazione dei liquidatori giudiziali di Crotone, che proprio per il ruolo professionale svolto sa come "addentrarsi" su un tema assai delicato.

I primi mesi di vita dell’associazione coincidono con un periodo molto complicato per le piccole e medie imprese del territorio. Qual è la sua opinione al riguardo?

L’attuale congiuntura economica è sotto gli occhi di tutti. Tutti i settori sono in crisi, a partire dal commercio. Consideri che le piccole e medie imprese, il più delle volte a base familiare, costituiscono il 90% del tessuto imprenditoriale italiano. E’ questa la base che ha consentito all’Italia di assestarsi tra le prime potenze economiche mondiali. L’ascesa, quindi, è ascrivibile a quel patrimonio di conoscenze ed umano che nel corso degli anni ha saputo incrementare il suo valore traendo vantaggi dal moltiplicatore della globalizzazione. Oggi, tutto questo, è nella fase embrionale di un crollo senza precedenti. Per ora lo stato italiano sta intervenendo con una massiccia iniezione di liquidità che, certamente, servirà a corroborare gli imprenditori dissanguati dalle chiusure forzate.  Ma, ovviamente, non basterà.

Si spieghi meglio, quali saranno gli scenari post emergenza sanitaria?

Quando arriverà il momento di ripartire, dovremo fare i conti con un mondo che è cambiato. Dal punto di vista microeconomico, credo che sia opportuno un riallineamento dei punti di equilibrio poiché la pandemia ci ha insegnato che produttori, fornitori, venditori, compratori ed utenza in generale sono tutte parti imprescindibili di un unico organismo. Gli uni sono legati agli altri e non potrà più valere in senso assoluto il principio del “mors tua vita mea” tipico del marcato globale. Tirare l’acqua al proprio mulino, insomma, non si traduce sempre ed incondizionatamente in un vantaggio. Dal punto di vista macroeconomico, l’auspicio è che l’Italia possa riprendersi quel ruolo centrale che, nei decenni passati, aveva nel Mediterraneo. Per farlo, non dobbiamo ignorare la crescita economica di paesi tipo la Cina e la Russia, ed il fatto che gli Stati Uniti cercheranno di fronteggiarne l’ascesa. Ecco, l’Italia è esattamente il punto di unione storico, culturale e geografico tra il vecchio continente ed i paesi che ho citato prima. Se sfruttata bene, questa potrebbe essere un’opportunità ghiotta che, mi auguro, possa generare un nuovo boom economico simile a quello che abbiamo vissuto dal 1960 al 1990.

Ritiene soddisfacenti le misure adottate dal governo? Che tipo di ricaduta potranno avere sul sistema imprenditoriale e produttivo della provincia di Crotone?

Come sempre, molto dipenderà dalle nostre scelte. Il governo, in vari modi, sta riversando un fiume di denaro nell’economia reale. Non è la prima volta che avviene nella storia della Repubblica e non tutti gli esempi passati sono positivi. Ecco perché ritengo necessario che tutti abbiano grande senso di responsabilità. A partire dai cittadini della provincia di Crotone. Sul punto, poi, da cittadino crotonese, ritengo doverosa una riflessione che, spero, possa essere portata a gran voce su tutti i tavoli opportuni: Crotone e la provincia di Crotone sono una risorsa non sfruttata. E’ inconcepibile che, in un momento di bisogno, potenziali punti di forza per l’economia regionale e nazionale rimangano inutilizzati. Per questo vorrei l’immediato inizio dei lavori per l’Antica kroton, la bonifica, l’allineamento del porto di Crotone con le reali potenzialità che offre in ambito turistico e commerciale, lo sviluppo di una rete stradale decente, l’inserimento della città e del suo circondario nei circuiti turistici mondiali. Sono cose dette e ridette, ma dalla chiusura delle fabbriche, avvenuta 25 anni addietro, ancora non si vedono miglioramenti tali da comportare i benefici che i Crotonesi si meritano. La sofferenza attuale delle imprese del Crotonese ne è la prova.

Nel frattempo, l’introduzione del codice della crisi di impresa è stata rinviata a settembre del 2021. Trova sensata questa scelta?

Sì. Il codice è stato studiato  per entrare in vigore in una situazione di normalità. La crisi attuale poteva pregiudicarne la fase di avvio che, ovviamente, è quella più delicata. Vorrà dire che tutti avremo più tempo per metabolizzarne meglio la portata innovativa. Pensi che l’idea di base consiste nel fatto che le imprese debbano dotarsi di strumenti idonei a riconoscere, e quindi bloccare, la crisi sin dalla sua fase embrionale. Si mira, quindi, alla sopravvivenza dell’impresa affinché, dopo la crisi, possa essere reimmessa nel tessuto economico e produttivo come azienda sana e che produce valore. Sotto questo punto di vista, la vera rivoluzione culturale consiste nel “foorward looking”. Gli imprenditori dovranno guardare al futuro prossimo dell’impresa per salvaguardarne il presente e, quindi, non ragionare più, come spesso è avvenuto, in un’ottica emergenziale e di prossimità all’insolvenza. Anche questo aspetto, per certi versi, ci può proiettare nel futuro.

 

 

 

Pubblicato in Attualita'

Il 12 dicembre del 2019 è stata costituita a Crotone l’Associazione dei liquidatori giudiziali. Una novità assoluta per il territorio, composta da professionisti di comprovata esperienza che si occupano della gestione della crisi di impresa, della liquidazione giudiziaria, della crisi da sovraindebitamento, della gestione delle esecuzioni immobiliari anche alla luce delle riforme che entreranno in vigore nel mese di agosto 2020 e che coinvolgeranno tutte le imprese commerciali ed i privati cittadini. Vista l’attualità e l’importanza delle tematiche abbiamo deciso di parlarne col presidente Giuseppe Donnici.

Quali vantaggi potranno avere gli addetti ai lavori?

Il momento associativo è importante laddove implica l’accrescimento culturale di chi vi aderisce. Siamo convinti che la crescita professionale comporti sempre un enorme beneficio per l’utenza. L’associazione dei liquidatori giudiziali ha proprio questi obiettivi: approfondire le materia concorsuale ed esecutiva ponendo lo studio ed il confronto tra professionisti come unico strumento per il perseguimento del fine. Basti pensare che nell’anno 2019 la sezione esecuzioni immobiliari e concorsuali del Tribunale di Crotone è stata tra le prime 5 d’Italia, segnando un vero e proprio record di velocità nella durata delle procedure. Questo risultato è il frutto di continue sinergie fra tutte le componenti coinvolte, a partire dai Giudici dell’esecuzione e delegati ai fallimenti, che, da sempre, hanno manifestato piena disponibilità al confronto sano e costruttivo, per passare ai professionisti delegati, agli esperti estimatori ed anche ai funzionari di cancelleria. Tutti, ciascuno per le proprie competenze, meritano un plauso e devono essere considerati come organi vitali ed imprescindibili.

Da chi è composta l’associazione?

Abbiamo l’onore di avere tra i nostri iscritti ben 3 professori universitari (Enzo Ferrari, Flavio Vincenzo Ponte e Maurizio Ferrari) e altri professionisti per i quali parla la loro storia e che, continuamente, forniscono alla causa contributi scientifici. L’associazione è composta da avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, esperti estimatori, etc, È aperta al contributo di tutti e collabora con tutti.  Gli associati, dunque, sono altamente specializzati nel settore delle procedure concorsuali ed esecutive, ma le varie aree tematiche che la compongono (civile, penale, ammnistrativo etc) la rendono fruibile ad ogni soggetto interessato. Basti pensare a tutte le materie giuridiche in cui si imbatte il curatore durante la gestione di un fallimento.

Quali sono le novità legislative che potranno comportare una vera e propria rivoluzione nelle materie a cui vi dedicate?

Ad agosto del 2020, dopo un lungo travaglio, entrerà in vigore in Codice della crisi di impresa. Le novità riguarderanno non solo le imprese, ma anche i privati cittadini. Entreranno in vigore una serie di istituti dedicati ai soggetti “sovraindebitati” che, usufruendone nella maniera corretta, avranno la possibilità di uscire dal tunnel nel quale si trovano per reimmettersi nel tessuto economico e produttivo come soggetti “sani” e non più indebitati. Ovviamente, questo riguarderà sia le imprese che i privati cittadini. La figura del professionista esperto nella gestione dell’insolvenza del privato e della crisi di impresa diventerà imprescindibile poiché sarà l’unico strumento in grazia del quale sarà possibile raggiungere i benefici previsti dalla normativa che entrerà in vigore. 

Quali sono le prossime attività dell’associazione?

Con l’imprescindibile contributo del Consiglio Direttivo, degli associati, dei Giudici della Sezione Esecuzioni e Fallimenti, e dell’ordine degli avvocati, l’associazione ha già calendarizzato una seri di incontri di studio e di convegni che coinvolgeranno i massimi esperti nazionali e le istituzioni.   

Pubblicato in Attualita'

«È nata a Crotone – informa una nota – l'Associazione dei liquidatori giudiziari (curatori fallimentari ed altro). La sua costituzione è stata formalizzata lo scorso 12 dicembre».

Pubblicato in Attualita'