Giovedì, 24 Settembre 2020

ATTUALITA' NEWS

«Alla luce del nuovo decreto presidenziale, le scriventi segreterie nazionali ritengono di dover chiarire che, nell'assicurare l'esercizio delle attività essenziali attraverso l'attività dei call center, rigettano l'impostazione della filiera lunga».

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Le segreterie regionali della Slc-Cgil, Fiste-Cisl e Uilcom-Uil ha scritto al prefetto di Crotone e, per conoscenza, allo Spisal (Unità operativa Prevenzione, igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro), all’Istituto territoriale per il lavoro e al dipartimento Tutela della salute della Regione Calabria per segnalare il «mancato intervento di applicazione misure di contenimento del contagio per caso Covid-I9 azienda Abramo Crotone».

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«Nell'apprendere della chiusura del Carrefour in località Passovecchio ho immediatamente convocato i capigruppo in consiglio comunale per attivarci a sostegno dei lavoratori della struttura». Lo rende Ugo Pugliese, sindaco di Crotone. «Conto di sentire – informa ancora nella nota – anche i sindacati e la proprietà per scongiurare un ulteriore colpo all'economia di questo territorio».

 

 

 

 

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agricoltura«In vista della scadenza naturale del Cpl (Contratto provinciale del lavoro) del settore agricolo e florovivaista prevista per il 31 dicembre prossimo, e dopo una serie di incontri e confronti con i lavoratori e le tre sigle sindacali, è stato inoltrato alle organizzazioni datoriali, la proposta di rinnovo contrattuale per la nostra provincia». Lo rendono noto in un comunicato stampa congiunto Stefania Taverniti per la Flai-Cgil, Franceso Fortunato per la Fai-Cisl e Massimo Comberiati per la Uila-Uil.
«Un contratto – sottolineano le sigle di categoria – che impatta sulla vita di circa 7.400 lavoratori del comparto che rimane difatti l’unico settore produttivo che anche qui da noi ha valori in crescita e che punta ad aumentare sempre di più. Tra le nuove proposte messe in campo, oltre ovviamente l’aumento salariale da noi proposto per il 6%, riguardano vari temi tra i quali crediamo non possa mancare, vista la grande incidenza degli infortuni in agricoltura, l’attenzione per la stipula di convenzioni con le istituzioni locali per poter fornire occasioni di informazione e formazione dei lavoratori, sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. La possibilità di avere il trasporto direttamente nei campi, la facoltà di poter vedere ridotto il contratto da tempo pieno a part-time per esigenze familiari, la regolamentazione degli appalti per le cosiddette cooperative ed imprese “senza terra” e la possibilità, anche per questo settore di avere un premio di produttività. Un articolo intero disciplina poi le particolari necessità dei lavoratori migranti oggi sempre più numerosi sulle nostre terre. Queste ed altre proposte saranno ora al centro dell’attività di confronto con le organizzazioni datoriali, augurandoci che si trovi, senza troppa fatica, un’intesa su tutte le proposte avanzate».

 

 

 

 

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ministro dimaio scrivaniaROMA - Dopo più di un anno e quattro riunioni già annullate, anche oggi è saltato il tavolo sui call center previsto al Mise. «Confidavamo di riuscire finalmente a parlare con il ministro Luigi Di Maio che aveva accolto l'ennesima nostra richiesta. Purtroppo oggi, arrivando al ministero abbiamo però appreso della sua assenza dai dirigenti ministeriali presenti al tavolo e a quel punto insieme agli altri segretari generali di categoria abbiamo deciso di lasciare il ministero». Così il segretario generale della Uilcom, Salvo Ugliarolo, uscendo dal Mise e aggiungendo «Siamo arrabbiati. Alla fine, abbiamo scoperto che nello stesso momento in cui era previsto il nostro incontro, il ministro era impegnato con una diretta Facebook su temi politici che nulla hanno a che fare con il suo ruolo da ministro. Il mondo dei call center è in forte difficoltà - continua Ugliarolo – ricordando le diverse vertenze del settore e il ministro continua a sottovalutare». Di fatto, conclude, «ancora una volta ha preferito fare altro, dimenticandosi dei lavoratori dei call center e delle loro serie problematiche».

Una nota delle segretarie nazionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom precisa che «nei giorni scorsi è stato convocato per la giornata odierna (18 lugglio, ndr) il Tavolo di settore delle Tlc, con le Organizzazioni sindacali confederali e Asstel, alla presenza del ministro Luigi Di Maio. Questa mattina il Tavolo, invece, è stato allargato ai sindacati autonomi, scarsissimamente presenti nel settore, e non c'era traccia del ministro Di Maio. Un appuntamento che, quindi, è la replica esatta di altri due incontri svolti sempre presso il ministero dello Sviluppo economico. Un appuntamento che, evidentemente, ha il solo obiettivo di prendere altro tempo e non di discutere dei problemi concreti del settore.
Le scriventi Organizzazioni sindacali, ribadendo la piena disponibilità ad attivare un confronto vero con il ministro per risolvere le troppe gravi crisi aperte, che rischiano di portare a migliaia di licenziamenti, hanno inoltre ribadito in ogni occasione quali sono i problemi da affrontare, anche presentando una Piattaforma scritta alle Istituzioni. Si tratta di risolvere i problemi legati alle delocalizzazioni delle attività, al costo del lavoro, al dumping contrattuale, alla mancanza di ammortizzatori sociali stabili e certi, alla corretta applicazione delle clausole sociali, a un progetto di formazione adeguata a traghettare il settore verso la necessaria digitalizzazione».

 

 

 

 

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abramo datelAltra “tegola” per il futuro dei lavoratori scaturita a seguito della riunione tenutasi ieri nella sede di Cassiodoro tra il management della Abramo customer care e le Rsu dei vari siti produttivi della Calabria. È quanto rendono noto le sigle di categoria Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil della Calabria.
«La Abramo customer care – informano in una nota – ci ha comunicato ulteriori riduzioni di volumi del committente Tim, che porteranno al dimezzamento del fatturato previsto nel secondo semestre 2019, nonché al mancato rinnovo dei residui contratti precari insistenti in azienda. Ci ha inoltre evidenziato che la riduzione dei volumi e del fatturato si concentra sulle attività connesse al 187 Commerciale ed in virtù di questo ci ha chiesto l'applicazione di un Fondo d'integrazione salariale (Fis) al 40% sulle sedi di Montalto (187 commerciale e Bo consumer), Lamezia Terme (187 commerciale) e Crotone (Bo consumer). Le suddette riduzioni di personale e fatturato, a detta aziendale, impatterebbero anche sull'efficienza dello staff tecnico/amministrativo, pertanto l'azienda ci ha chiesto l'applicazione di un Fis al 40% sullo staff (operativo e non) di tutte le sedi calabresi. E’ stato inoltre prospettato che se Tim confermerà le pesanti riduzioni di fatturato, nel mese di luglio dovrà essere necessariamente aperta una procedura di mobilità per la gestione degli esuberi strutturali. Come sindacato unitariamente, abbiamo espresso le nostre profonde perplessità in merito alle richieste aziendali, ritenendo che ci siano ampi margini per ottimizzare la collocazione delle risorse, tenuto anche conto che sulla sede di Lamezia, l’azienda ha intenzione di assumere circa 20 lavoratori a tempo determinato sulla commessa Wind. Pertanto abbiamo formulato le seguenti soluzioni da mettere in campo, prima di ipotizzare un nuovo ricorso al Fis: formazione e spostamento di risorse dalle commesse con meno traffico verso quelle con centinaia di ore di supplementare; formazione e spostamento di risorse dalle commesse con meno traffico invece che l'attivazione di nuovi contratti di somministrazione; attivazione del Fis anche su tutte le sedi nazionali in modo da ridurre al minimo, spalmandolo su più persone, l'impatto su chi in questi mesi ha già avuto pesanti riduzioni del salario; bilanciamento dei volumi tra le varie sedi in modo da favorire riqualificazioni invece che l'iniquità di avere centinaia di ore di supplementare in una sede e contemporaneamente FIS su altre, pur lavorando la stessa commessa. L'azienda nella sua replica non ha fornito risposte convincenti e pertanto la delegazione sindacale ha deciso di non sottoscrivere nessun accordo, visto che quanto prospettato dalla Abramo appariva alquanto lacunoso e contraddittorio nelle motivazioni. L'azienda, preso atto della posizione sindacale ha dichiarato che, come previsto dalla normativa, procederà unilateralmente all’attivazione del Fis come prospettato. La delegazione sindacale ha contestato duramente l’avvio unilaterale del Fis, evidenziando come in un momento così difficile sarebbe stato molto più efficace concentrare gli sforzi comuni verso il vero responsabile di questa grave crisi occupazionale, ossia la committente Tim».

 

 

 

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