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Mercoledì, 24 Luglio 2024

CALABRIA NEWS

antica krotonIncontro per verificare le attività svolte riguardola realizzazione del progetto "Antica Kroton". I segretari provinciali e regionali di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro al presidente della giunta regionale calabrese, Mario Oliverio, e al sindaco di Crotone, Peppino Vallone, per verificare le procedure adottate sino ad oggi per la realizzazione del progetto che dovrebbe portare alla luce i resti di uno dei quartieri più importanti dell'antica città greca. Con i fondi per il Sud il governo nazionale aveva destinato alla realizzazione di questo progetto ben 100 milioni di euro, 35 dei quali sono stati utilizzati dalla Regione Calabria, dal precedente governo di centrodestra guidato da Peppe Scopelliti, a tappare qualche buco della sanità regionale e al pagamento delle società che garantiscono il trasporto pubblico in Calabria. I rimanenti 65 milioni di euro sono stati assegnati alla realizzazione del progetto archeologico e le procedure sono state definite con un Accordo di programma quadro (Apq) Stato-Regione Calabria, che tra l'altro assegnava alla Regione il ruolo di soggetto attuatore. Anche se si tratta di fondi Cipe sono soldi che arrivano dall'Europa e sono assoggettati a crono programmi. Entro il prossimo 31 dicembre l'iter burocratico deve essere completato e avviati i cantieri di lavoro. Al momento, presso la Regione Calabria, non si trovano nemmeno i progetti preliminari. Vuol dire che i finanziamenti sono destinati a ritornare al Cipe, perché le procedure da seguire sono, di solito, molto lunghe. I progetti devono avere il via libera del ministero dell'Ambiente considerato che l'area archeologica degli scavi si trova all'interno di un Sin (sito di interesse nazionale per la presenza di un rilevante inquinamento). Nessuno crede, infatti, che nei dieci mesi che mancano al 31 dicembre prossimo ci siano le condizioni per approvare i progetti e aprire i cantieri. Crotone è, quindi, destinata a perdere il finanziamento ed è questa la ragione che ha spinto i sindacati a chiedere l'incontro con Oliverio e Vallone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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dalife piero«Possa tu non dare mai per scontato neppure un singolo respiro. Dai ai cieli sopra di te qualcosa di più di uno sguardo fuggevole». Con le parole profonde di questo proverbio coreano, la cooperativa sociale Agorà Kroton ha inteso ricordare il suo socio fondatore e primo presidente Piero D'Alife nel 14esimo anno della sua prematura scomparsa. Un infarto lo ha colpito mentre era in ufficio. Piero ha dato la sua vita, preoccupandosi sempre per tutti gli emarginati e spendendo tutte le sue energie per il bene comune in particolare per il quartiere Fondo Gesù. Le parole di questo proverbio, spiega una nota, sono «ciò che ha caratterizzato la storia della Cooperativa Agorà Kroton. Tutte le persone che sono passate da noi hanno contribuito a farne la storia, ogni loro respiro ha influenzato le nostre scelte. Piero D'Alife è uno di loro. Scegliendo di donarsi al prossimo totalmente - è scritto nel comunicato - con impegno e devozione, ha permesso che la Cooperativa Agorà diventasse quella che è oggi. E' nella povertà di dove è nato e cresciuto che è ritornato, cercando di sconfiggerla per dare dignità a chi lo circondava. La sua morte - commentano i soci - ha provocato grande dolore in tutti quelli che lo amavano e ad una intera comunità, ma in realtà lui non è mai andato via, come se non ci avesse mai lasciati. Sono passati oramai 14 anni, ma il suo ricordo e il suo carisma ci accompagnano in ogni momento. Nel ricordo di Piero e di tutti coloro che sono passati dalla Cooperativa e oggi non ci sono più che noi ci reggiamo. Ci piace pensare - prosegue la nota - che in un angolo di paradiso, ci sia un gruppo che ci guarda e ci sostiene: don Ottorino Zanon (fondatore della Pia Società San Gaetano), Don Marcello Rossetto, Piero, Maurizio, Girolamo e i tanti ragazzi che ci hanno lasciati, la mattina si incontrano e ci guardano dall'alto incoraggiandoci ad andare avanti nelle difficoltà, specie in questo momento storico. Viviamo in un mondo - sottolinea l'Agorà - dove l'odio ha preso il sopravvento sul bene, costringendo i poveri a combattersi tra di loro, e noi che lavoriamo per il loro riscatto sociale, veniamo spesso relegati al nulla trovandoci a combattere pregiudizi e stereotipi. Sono i nostri "Angeli" a darci la forza per andare avanti sorreggendoci al loro ricordo e a tutto l'amore che hanno lasciato nei nostri cuori. Grazie Piero, grazie ragazzi».

 

 

 

 

 

 

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tamborrinoE' stato notificato oggi pomeriggio l'avviso di conclusione delle indagini preliminari (condotte dal pm Luisiana di Vittorio) nei confronti dell'indagato Michele Cavallo di 32 anni. La Procura della Repubblica di Crotone aveva aperto le indagini a suo carico dopo la morte dell'avvocato Mariella Tamborrino (foto), avvenuta in circostanze assai misteriose il 31 agosto 2012. All'epoca dei fatti, il 30enne intratteneva una relazione sentimentale con la donna. I reati contestati ora dalla Procura della Repubblica nei confronti di Cavallo, per il quale era stato emesso un avviso di garanzia, sono violenza privata, sequestro di persona, istigazione al suicidio e lesioni personali. La 35enne avvocatessa, quella maledetta sera d'agosto di circa tre anni fa, cadde da un balcone al quinto piano di un edificio ubicato nel centro cittadino. La pubblica accusa ipotizza ora che, alla base di questo brutto episodio, ci siano stati una serie di atteggiamenti di Cavallo prevaricatori e violenti perpretrati nei confronti della donna. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, infatti, l'uomo avrebbe seguito l'avvocatessa in varie occasioni per strada e, quel tragico giorno, l'avrebbe fatta salire in macchina, facendo poi pressioni su di lei in quanto, lui, non avrebbe proprio accettato la fine della loro relazione. Cavallo avrebbe quindi costretto l'avvocatessa a seguirlo a casa e poi le avrebbe impedito di andare via, anche con atti di violenza, secondo gli inquirenti, arrivando addirittura tagliarle il cinturone delle scarpe per farla desistere dall'abbandonare l'appartamento. A quel punto, secondo le ricostruzioni, la Tamborrino avrebbe perso la sua capacità decisionale e per questo si ipotizza che avrebbe scavalcato il balcone, cadendo o lanciandosi poi nel vuoto.

 

 

 

 

 

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gd crotone«Dimissioni di Giancarlo Devona da capogruppo in consiglio comunale? Persa l'ennesima occasione per coinvolgere gli organismi del partito democratico nelle scelte amministrative!». Così hanno commentato a "caldo" i Giovani democratici del circolo di Crotone il disimpegno del consigliere comunale del Partito democratico di porsi alla guida del gruppo nell'assise di piazza della Resistenza [LEGGI ARTICOLO]. «Si rende necessario - scrivono i Gd di Crotone - convocare le assemblee cittadina e provinciale per dare conto di quello che sta avvenendo in piazza della Resistenza, quantomeno per comprendere se dietro la scelta del capogruppo vi siano motivazioni politiche o realmente personali. Avevamo ribadito poche settimane fa - sottolineano i giovani democrat - la necessità di coinvolgere i cittadini nel processo democratico e nell'amministrazione della città, ci ritroviamo a solo un anno dalla scadenza del mandato del sindaco con l'ennesima rimodulazione dei rapporti di forza in seno all'assise comunale. Ci proponiamo come possibili mediatori - scrivono ancora - tra le istanze delle differenti aree presenti nel Partito democratico, ma al solo scopo di consentire un'attività amministrativa coerente per i prossimi dodici mesi. Del resto via Panella risulta ormai totalmente svuotata delle sue prerogative politiche e i Giovani democratici sono gli unici che si stanno occupando ancora di incontrare la cittadinanza crotonese per capire quali sono le misure necessarie ed urgenti al fine di uscire da uno stato di crisi atavica che non consente più di aspettare serenamente il futuro. Il sindaco dia finalmente risposte serie alla città - incalzano i Gd - su quello che sta succedendo, se come noi sappiamo non è l'unico responsabile della girandola a cui ogni giorno siamo costretti ad assistere da spettatori inerti, responsabilità che pagheremo nei prossimi anni, quando subiremo le conseguenze della mancata presenza di consiglieri regionali crotonesi a Palazzo Campanella: oggi è semplicemente una sconfitta politica, domani sarà da considerarsi una disfatta amministrativa. E allora - comunicano i Gd - ci appelliamo al segretario cittadino ed a quello provinciale, nonché ai rispettivi presidenti delle assemblee che statutariamente ne hanno le prerogative: convochiamo subito gli organismi decisionali di partito e riaccendiamo il dibattito in via Panella, unico luogo deputato a decidere per chi è stato eletto nelle file del Partito democratico. Se a ciò è di ostacolo - concludono - solamente l'esistenza di un doppio incarico incongruente, facciamo un passo indietro per garantire il futuro della nostra terra che, citando papa Francesco, non è un bene ereditato dai nostri genitori, ma un prestito che ci hanno fatto i nostri figli».

 

 

 

 

 

 

 

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DEVONAGiancarlo Devona si è dimesso dall'incarico di capogruppo del Pd al consiglio comunale di Crotone. Rimarrà comunque nell'assise di piazza della Resistenza in qualità di consigliere comunale. Devona ha protocollato le sue dimissioni, a quanto pare irrevocabili, nella mattinata di ieri, indirizzandole al presidente del consiglio, al segretario comunale e al sindaco. Nella missiva, il consigliere del Pd, candidato alle ultime regionali con la lista Oliverio presidente, ha addotto motivazioni personali dietro la scelta di abbandonare la guida del gruppo Pd al Comune. In queste ore, i consiglieri comunali del Partito democratico sono in riunione per indicare il successore di Devona alla carica di capogruppo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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cgil2«Intanto che aspettiamo di vedere la luce in fondo al tunnel - scrive la segreteria confederale di Cgil Crotone -, ovvero che finalmente chi deve si decida a dotare questa Regione di un Commissario alla Sanità (uno purché sia), sarà utile ricordare che, qui a Crotone, quando si parla di Sanità ci si riferisce alla più grossa azienda della provincia. Trecento milioni di bilancio, circa 1.800 dipendenti, appalti per molti milioni, decine di accreditamenti tra centri specialistici, case di cura (qualcuna anche di eccellenza) e centri di riabilitazione. Sono numeri importanti - commenta Cgil - per una piccola Provincia. E poi ci sono 180.000 cittadini che, loro malgrado, sono costretti ad impattare quotidianamente con questo mondo. Spesso fatto di ritardi, emergenze, liste di attesa, cattivi umori di medici e personale di reparto o di sportello. E' enorme - stigmatizza il sindacato - il numero di persone che ogni giorno si sposta, fa file interminabili, e molte altre volte vaga alla ricerca di chi la può aiutare a risolvere problemi delicati come quello della salute. L'obiettivo sarebbe quello di tenere sempre al centro l'ammalato. Ma in una situazione in cui nulla è diventato più incerto del diritto alla salute, assistiamo ad un lento, inesorabile e, temiamo anche preordinato, triste declino della nostra Sanità. I segnali sono evidenti: abolizione delle Province, rideterminazione di ambiti territoriali ancora tutti da definire, accentramento di potere nelle mani di una ristretta cerchia di personaggi che decidono secondo chiari ma anche occulti interessi di bottega. In nome di un ritorno ad una più oculata gestione delle risorse, si vanno ridefinendo spazi di investimenti (come la realizzazione di 4 nuovi ospedali) che, guarda caso, penalizzano la nostra area ed intervengono su zone già ampiamente servite. Come a dire - incalza Cgil - che piove sempre sul bagnato. A rimetterci è sempre e soprattutto il povero ammalato costretto a lunghi viaggi che, anche in considerazione del pessimo stato delle nostre strade, spingono sempre più verso una mobilità extra regionale. Per assurdo, ad un cittadino di Crotone conviene di più farsi un viaggio in aereo fino ai grossi centri del Nord Italia piuttosto che affrontare la 106 o la Salerno–Reggio. Da tempo - sottolinea il sindacato - non c'è più una seria programmazione. Ricordiamolo: siamo in Piano di Rientro da diversi anni ed ancora non ne riusciamo ad uscire. Manca la parte relativa alla definizione della rete ospedaliera, di quella territoriale e della prevenzione. Senza uno che si occupi di queste cose alla Regione, chissà quando vedremo la fine dell'odissea. Intanto però si continua a tagliare. Vengono meno i posti letto negli ospedali, spariscono i servizi sul territorio, il personale non viene più sostituito. Tutto il sistema - avverte il sindacato - è destinato a collassare. Lo sciopero dei medici e degli infermieri dell'Annunziata di Cosenza non è che l'esplosione di un fenomeno che riguarderà tutta la sanità calabrese. In questo quadro desolante - prosegue la nota - ci si aspetterebbe dall'autorità centrale un minimo di attenzione, una considerazione dell'urgenza che meriterebbe il problema. Invece tutto si trasforma in un reciproco scambio di accuse e di veti incrociati. Alla faccia di chi - commenta amaro Cgil - rischia di morire di malasanità. Si gioca con la vita e la morte delle persone e qualcuno non sembra rendersene conto. Se, e quando, e con chi potremo ridiscutere di Sanità, vorremmo cominciare a parlare di quell'ammalato, di quei viaggi, di quel diritto alla Salute disposto dalla nostra Carta. Vorremmo parlare di come sarebbe utile spostare il baricentro dall'ospedale al territorio. Di come si può risparmiare anche razionalizzando le risorse piuttosto che tagliando a destra e a manca. Di quanto sarebbe utile e poco dispendioso fornire le postazioni, che già esistono su tutto il territorio, di pochi strumenti (un defibrillatore, un ecografo, e poco altro) in grado di salvare una vita e sicuramente di renderla meno complicata alle persone ammalate e deboli. Vorremmo parlare - sollecita il comunicato - della nostra proposta di sanità con quei sindaci che conoscono le loro realtà locali e sanno quanto è difficile per gli anziani raggiungere un ospedale che dista 50 chilometri di curve e buche e dissesti idrogeologici che hanno ridotto in ginocchio l'intera economia della provincia. Ma non si può parlare con gli assenti né con i sordi. Con chi è incapace di cogliere i segnali di fuoco delle possibile rivolta popolare che cova sotto la cenere di una rassegnazione solo apparente. Magari questo potrebbe ridare la vista ai ciechi e l'udito ai sordi. E così avremmo realizzato - conclude Cgil - il nostro primo miracolo sanitario».

 

 

 

 

 

 

 

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