Martedì, 26 Gennaio 2021

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AEMILIA 1992│Sono Grande Aracri, Sarcone e Greco i tre esponenti di spicco della 'ndrangheta cutrese accusati degli omicidi a Reggio Emilia

Posted On Giovedì, 19 Ottobre 2017 14:38 Scritto da

nicolino grande aracri3Sono Nicolino Grande Aracri, Nicolino Sarcone e Lino Greco i tre arrestati in data odierna nell’ambito di “Aemilia 1992”, l'inchiesta che ha fatto luce su due omicidi di ‘ndrangheta avvenuti nel Reggiano durante il 1992 (Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero). L’articolata indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna (Direzione distrettuale antimafia). La Polizia di Stato ha oggi dato esecuzione a tre misure cautelari in carcere disposte dal gip di Bologna nei confronti di tre esponenti apicali della ‘ndragheta. Nicolino Grande Aracri, nato a Cutro (KR), il 20 gennaio 1959 (ritenuto capo dell’omonima cosca operante in Cutro); Nicolino Sarcone, nato a Cutro (KR), il 06 giugno 1965 (ritenuti esponenti di vertice del sodalizio ‘ndranghetistico operante in Emilia); e Angelo (detto “Lino”) Greco nato a San Mauro Marchesato, il 16 novembre 1965 (ritenuto capo della ‘ndrina, esistente nel torinese, distacca di San Mauro Marchesato, facente capo al locale di Cutro). Sono tutti già detenuti per altra causa, ma sono ritenuti gli autori di due omicidi che nel 1992 hanno sconvolto la comunità reggiana.

 

L’omicidio di Nicola Vasapollo. Verso le ore 12.15 del 21 settembre 1992, Nicola Vasapollo si trovava solo nell’appartamento di via Pistelli, 7 a Reggio Emilia, luogo in cui era sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, quando ricevette la visita di due persone armate le quali lo trucidarono con colpi di arma da fuoco. Gli assassini si allontanarono a bordo di una Fiat Uno che fu rinvenuta non molto lontano dal luogo del delitto, alle ore 22 dello stesso giorno. L’autovettura usata dagli assassini fu accuratamente pulita con spray per la cancellazione di ogni impronta.

 

L’uccisione di Giuseppe Ruggiero. Verso le ore 3.30 del 22 settembre 1992, una Fiat 1 riportante la scritta “Carabinieri” sulle fiancate e il lampeggiante sul tetto entrò nel cortile della abitazione di Giuseppe Ruggiero a Brescello. Ne uscirono fuori due persone travestite con le uniformi dei Carabinieri e trucidarono con colpi di arma da fuoco Ruggiero. L’autovettura era stata rubata poche settimane prima e fu abilmente trasformata in una gazzella dei Carabinieri per perseguire il fine spietato dell’omicidio. I due “carabinieri” altro non erano che due “ndranghetisti.

Per questi omicidi erano già stati condannati all’ergastolo con sentenza divenuta definitiva il 02 maggio 1997 Raffaele Dragone e Domenico Lucente.

 

Le dichiarazioni dei pentiti. Le accurate indagini svolte sulla scorta delle dichiarazioni di due collaboratori, Angelo Cortese e Antonio Valerio, i quali materialmente, avevano preso parte all’omicidio di Giuseppe Ruggiero, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli arrestati di oggi. Nicolino Grande Aracri è ritenuto il mandante e Nicolino Sarcone l’esecutore materiale in ordine all’omicidio di Nicola Vasapollo; mentre tutti e tre sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dell’omicidio Giuseppe Ruggiero. L’omicidio, infatti, venne consumato da un corposo gruppo di fuoco che aveva inscenato un controllo di Polizia nell’abitazione poiché Ruggiero era ristretto, all’epoca, agli arresti domiciliari. Il gruppo aveva pianificato nei dettagli l’omicidio utilizzando tre autovetture rubate - tra le quali una “fiat Uno”, appositamente camuffata in una “gazzella” dei Carabinieri, abbandonata sul luogo dell’omicidio - e due autovetture di copertura utilizzate, poi, per la fuga. In ordine al secondo omicidio, Valerio ha raccontato ai magistrati che «in auto Carvelli raccontava barzellette per stemperare la tensione mentre andavamo a uccidere Ruggiero».

 

L’indagine. Un’attenta e certosina attività di riscontro, nel corso della quale sono stati visionati e studiati analiticamente decine di fascicoli, ha permesso di ricostruire anche altri fatti di sangue inquadrabili, sempre, nella guerra di mafia combattuta nei primi anni ’90 in Calabria e nel Nord Italia in particolare nelle province di Reggio Emilia, Cremona e Mantova. L’esame dei tabulati telefonici generati, nel 1992, dalle utenze telefoniche degli indagati, la identificazione di compagne ed amanti dell’epoca, la ricerca di autovettura in uso nel 1992 agli indagati, di controlli del territorio o di contravvenzioni al codice della strada elevati in quell’anno, lo studio delle cartine topografiche degli anni 1990 e quelle attuali hanno restituito un quadro indiziario ritenuto solido e robusto dal gip di Bologna. È stato ricostruito, per esempio, il percorso effettuato dal commando responsabile dell’omicidio Ruggiero che aveva imboccato un ponte, esistente nel 1992, che, oggi, non c’è più ed è stato sostituito da un altro ponte sopraelevato. Il gip di Bologna ha riconosciuto sussistente l’aggravante mafiosa per entrambi gli omicidi che, quindi, possono essere inseriti in quadro di guerra ‘ndraghetistica combattutasi, anche a Reggio Emilia, in quegli anni. Oltre ai tre arrestati vi sono due ulteriori persone indagate e destinatarie di perquisizione in data odierna.