Sabato, 28 Novembre 2020

CRONACA NEWS

Così il clan dei cutresi si sarebbe "infiltrato" nell'economia dell'Emilia Romagna

Posted On Mercoledì, 28 Gennaio 2015 11:38 Scritto da

dda bolognaUna sistematica pressione estorsiva e una pervasiva infiltrazione nel tessuto economico e imprenditoriale nei settori dell'edilizia, dei trasporti, del movimento terra e dello smaltimento dei rifiuti.

Dalle indagini dell'inchiesta "Aemilia" condotta dalla Dda di Bologna (che ha portato ad arresti al Nord e anche in Calabria) sarebbe emersa l'attività dell'associazione criminale riconducibile al clan dei "Grande Aracri" perpetrata secondo una pervasiva infiltrazione nel tessuto economico e imprenditoriale nei settori dell'edilizia, dei trasporti, del movimento terra e dello smaltimento dei rifiuti. L'attività criminale, che avrebbe quindi avuto stretti legami col territorio d'origine in Calabria, si sarebbe concretizzata in una sistematica pressione estorsiva esercitata nei confronti di imprenditori locali. In particolare, nella fase di esecuzione delle opere, la scelta di subappaltatori e fornitori sarebbe stata indotta fra quelli vicini all'organizzazione criminale. Dall'inchiesta è poi emerso, inoltre, che i proventi illeciti delle ramificazioni in terra emiliana venivano in parte trasferiti alla cosca crotonese, mediante il ricorso a false fatturazioni di operazioni inesistenti e messe in opera dalle società calabresi riconducibili ai "Grande Aracri". Una parte di questi proventi sarebbe stata reimpiegata nell'erogazione di prestiti a tassi usurari a imprenditori, oppure nell'avvio di consistenti iniziative immobiliari intestate a prestanome nelle province di Mantova e Parma. Tra le attività criminali della stessa accolita 'ndranghetistica, figurerebbe la ricettazione di imbarcazioni di lusso del valore di svariati milioni di euro che sarebbero poi state reimmesse nei mercati nautici di Turchia e Croazia. L'organizzazione avrebbe quindi tentato di evitare le verifiche antimafia della Prefettura di Reggio Emilia attraverso una serie di iniziative mediatiche avviate dal consigliere comunale di Forza Italia della Provincia reggiana Giuseppe Pagliani, destinatario dell'ordinanza che lo accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L'operazione dei carabinieri del comando di Reggio Emilia si è concentrata soprattutto nelle province di Reggio Emilia e Modena. Arresti e perquisizioni in corso dalle 3 di questa mattina a Reggio Emilia città, Bibbiano, Montecchio, Brescello, Gualtieri, Reggiolo.

 

Per la Dda tutto ebbe inizio nel 1982 con l'arrivo di Dragone in Emilia.

«In Emilia non abbiamo locali (cosche di 'ndrangheta, ndr) come in Lombardia o Piemonte, ma la presenza di un'organizzazione con un contenuto prettamente imprenditoriale» ha sottolineato il procuratore di Bologna, Roberto Alfonso. Per il magistrato la data da cui tutto è partito è il «9 giugno 1982, con l'arrivo di Antonino Dragone, quando viene concepito il gruppo emiliano. Oltre 32 anni nel corso dei quali - ha spiegato ancora - l'associazione si è sviluppata, crescendo come una metastasi nel corpo sano, in quella parte di Emilia che da Reggio, passando per Parma e Piacenza, giunge fino a alla riva lombarda del Po. Si è prima insediata, strutturata nel territorio, quindi infiltrata nei settori dell'economia, soprattutto dell'edilizia».

 

Dalle indagini emergono tentativi d'influenza sul voto.

Dall'indagine 'Aemilia' emergono riscontri di attività di supporto e tentativi di influenzare elezioni amministrative da parte degli affiliati al gruppo criminale in vari comuni dell'Emilia. È sempre il procuratore Roberto Alfonso, nella conferenza stampa a Bologna, citando i casi di Parma nel 2002, Salsomaggiore nel 2005, Sala Baganza nel 2011, Brescello nel 2009. Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio fu sentito "come persona informata sui fatti" nelle indagini della Dda di Bologna. Lo ha spiegato il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso. Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia, fu sentito nel 2012. «Volevamo capire in che tipo di considerazione la società di Reggio Emilia teneva la comunità calabrese» ha detto Alfonso, aggiungendo che oltre a Delrio furono sentiti altri politici reggiani.