Sabato, 28 Novembre 2020

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Procuratore Catanzaro: «La cosca cutrese aveva entrature nei vertici giudiziari ed ecclesiastici»

Posted On Mercoledì, 28 Gennaio 2015 15:21 Scritto da

In particolare una giornalista residente a Roma (non indagata) avrebbe fatto da tramite con gli ambienti della chiesa, con istituzioni massoniche e cavalierati vari, pure strettamente collegati con ambienti del Vaticano.

«Attraverso alcuni professionisti, la cosca di Cutro dimostra di avere entrature nei vertici giudiziari ed ecclesiastici a Roma». Lo ha detto il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo. Nel provvedimento di fermo [LEGGI ARTICOLO] si fa riferimento ad un monsignore contattato per fare ottenere al genero del presunto boss Nicolino Grande Aracri, Giovanni Abramo, detenuto per omicidio, il trasferimento in un carcere calabrese. Trasferimento poi non effettuato. Il religioso, ha aggiunto Lombardo, non è indagato. A fare da tramite tra la famiglia Grande Aracri ed il monsignore Maurizio Costantini, della Diocesi di Roma, secondo quanto riportato nel decreto di fermo di oltre mille pagine firmato dal procuratore aggiunto di Catanzaro Giovanni Bombardieri, e dai pm della Dda Vincenzo Capomolla e Domenico Guarascio, sarebbe stata una «giornalista residente a Roma», Grazia Veloce - che non è indagata - «di fatto ben conosciuta negli ambienti del Vaticano» e «asseritamente molto vicina a personalità di rilievo del Vaticano e della politica italiana». La donna - scrivono i pm - «si è preoccupata in più occasioni delle sorti giudiziarie di Nicolino Grande Aracri e del genero Giovanni Abramo, presentando loro come luminare in giurisprudenza tale Benedetto Giovanni Stranieri», avvocato originario del leccese residente a Roma che figura tra le persone sottoposte a fermo con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il provvedimento è stato eseguito da personale della Direzione investigativa antimafia che, evidentemente, già lo stava controllando. «La piena consapevolezza da parte di Veloce Grazia di agire in favore di un sodalizio criminale di tipo mafioso - è scritto nel decreto di fermo della Dda catanzarese - emerge chiaramente dai contenuti di molte conversazioni di cui la stessa è protagonista e che saranno sviluppate in altra sede non risultando destinataria del presente provvedimento. In questa sede il ruolo di Veloce Grazia assume estremo rilievo in quanto, in ragione dei suoi rapporti con istituzioni massoniche e cavalierati vari, pure strettamente collegati con ambienti del Vaticano, presenta a Nicolino Grande Aracri ed ai suoi sodali Benedetto Stranieri quale 'avvocato' capace di risolvere alcuni problemi giudiziari che riguardano in quel momento una delle posizioni di vertice della cosca ed in particolare il genero dello stesso Nicolino Grande Aracri, Abramo Giovanni, soggetto, peraltro in quel momento detenuto ed in cui favore la stessa Veloce attiva tutti i suoi contatti in Vaticano per il suo trasferimento in altro Istituto carcerario».

 

L'episodio del tentativo di avvicinamento di un giudice di Cassazione.

La cosca di Cutro sarebbe riuscita, grazie all'avvocato del foro di Roma Benedetto Giovanni Stranieri - sottoposto a fermo per concorso esterno in associazione mafiosa - ad avvicinare un giudice di Cassazione e a fare annullare con rinvio una sentenza di condanna a carico del genero del boss. Lo ha detto il sempre il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo, aggiungendo che il magistrato non è stato identificato e che non ci sono prove certe sul suo effettivo intervento sulla Corte. «A partire dal mese di gennaio 2013 - è scritto nel provvedimento di fermo eseguito dai carabinieri dei Comandi provinciali di Crotone e Catanzaro nei confronti di 37 persone tra le quali l'avvocato Stranieri - l'interesse di Grande Aracri si sposta verso il 'ricorso in Cassazione' contro la condanna che ha riguardato il genero Abramo Giovanni" per l'omicidio del boss Antonio Dragone, compiuto il 10 maggio del 2004 a Cutro. Effettivamente - prosegue il provvedimento - il 6 marzo 2013 la Suprema corte aveva annullato la sentenza impugnata per nuovo esame ad altra Sezione della Corte di Assise di Appello di Catanzaro e il 15 marzo 2013 Abramo Giovanni era stato scarcerato». «Non ci sono elementi - ha detto Lombardo - per dire se l'intervento effettivamente c'è stato, ma i diretti interessati, intercettati, affermano di sì e chiedono il pagamento di una somma di denaro per il servigio reso».

 

Eseguiti tutti i provvedimento di fermo.
Il procuratore di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, ha inoltre sottolineato come tutti i fermi siano stati eseguiti. «Spesso si parla di talpe - ha detto - ma oggi abbiamo bloccato tutti quelli che dovevamo. Il coordinamento tra Catanzaro, Bologna e Brescia ha funzionato appieno ed il grande merito è stato investigare senza che trapelasse niente. Lo Stato è attrezzato a combattere il crimine organizzato». Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il magistrato della Procura nazionale antimafia Leonida Primicerio e i comandanti provinciali dei carabinieri di Crotone e Catanzaro, Francesco Iacono e Ugo Cantoni; dei rispettivi Reparti operativi, Domenico Menna e Alceo Greco; della Compagnia di Crotone, Antonio Mancini, ed il capo della sezione di Catanzaro della Dia Antonio Turi.