Martedì, 20 Ottobre 2020

CRONACA NEWS

malpensa'Ndrangheta, politica e gestione di attività commerciali attorno all'aeroporto di Malpensa. Sono gli elementi dell'indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotta dai carabinieri del comando provinciale del capoluogo lombardo, che dalle prime luci dell'alba stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 34 persone (32 italiani, un marocchino e una romena) in varie province italiane. Al centro dell'inchiesta ci sono le dinamiche della locale di 'ndrangheta di Legnano (Milano)-Lonate Pozzolo (Varese) riconducibile alla cosca dei Farao-Marincola di Cirò Marina.


Sono 400 i carabinieri impegnati nell'esecuzione dell'ordinanza nelle province di Milano, Ancona, Aosta, Cosenza, Crotone, Firenze, Novara e Varese. I destinatari del provvedimento (27 in carcere e 7 ai domiciliari) sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, danneggiamento seguito da incendio, estorsione, violenza privata, lesioni personali aggravate, minaccia, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (tutti aggravati perché commessi avvalendosi del metodo mafioso e al fine di agevolare le attività dell'associazione mafiosa), truffa aggravata ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico. L'indagine è partita nell'aprile 2017 e ha documentato la capacità dell'associazione di infiltrarsi negli apparati istituzionali dell'area di Varese. Gli investigatori hanno inoltre accertato che dalla seconda metà del 2016 era in corso un processo di ridefinizione degli assetti organizzativi della locale di 'ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, a seguito della scarcerazione di due boss in contrasto tra loro.


L'indagine dei Carabinieri e della Dda di Milano avrebbe accertato un legame tra l'ex sindaco di Lonate Pozzolo (Varese), Danilo Rivolta, e alcuni esponenti del locale di 'ndrangheta. L'elezione di Rivolta sarebbe stata appoggiata da influenti famiglie calabresi che lo avrebbero aiutato in cambio di un assessorato alla nipote del boss Alfonso Murano, ucciso il 28 febbraio del 2006 a Ferno (Varese). Tra gli indagati anche un consigliere di Fratelli d'Italia e un perito che lavorava per la Procura di Busto Arsizio (Varese): avrebbe fatto da 'talpa' su alcune indagini.


Le cosche puntavano ai parcheggi attorno all'aeroporto di Malpensa e alla costruzione di nuove attività commerciali in aree nei comuni adiacenti. E' uno degli aspetti che emergono dall'inchiesta "Krimisa" che questa mattina ha portato all'arresto di 34 persone accusate a vario titolo di reati commessi con l'aggravante del metodo mafioso. Il gip della procura di Milano ha disposto il sequestro di due parcheggi privati, "Malpensa Car Parking" e "Parking Volo Malpensa", oltre a metà delle quote della società "Star Parkings", che non si trovano nell'area aeroportuale. In totale il decreto ha consentito di sequestrare beni per un valore complessivo di 2 milioni di euro. I carabinieri sono riusciti a documentare summit criminali durante i quali, oltre alle questioni prettamente politiche, c'era anche la pianificazione imprenditoriale della cosca, i cui proventi erano investiti in parte nell'acquisto di ristoranti e di terreni per la costruzione di parcheggi poi collegati con navette all'aeroporto.


L'indagine, avviata nell'aprile 2017 e coordinata dalla Dda di Milano, ha consentito di accertare che "l'organizzazione era stata in grado di infiltrare gli apparati istituzionali e che, dalla seconda metà del 2016, era in corso un processo di ridefinizione degli assetti organizzativi della locale di 'ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, a seguito della scarcerazione di due esponenti apicali della medesima consorteria criminale in forte contrasto tra loro". Le prime mosse degli investigatori sono partite in contemporanea alla scarcerazione di Vincenzo Rispoli, capo della locale di 'ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. Si erano create quindi tensioni interne che erano state risolte grazie all'intervento dello stesso Rispoli e di Giuseppe Spagnolo, al vertice della cosca Farao-Marincola che comanda nell'area di Cirò Marina (Crotone) e in stretto contatto con quella di Legnano-Lonate. Gli investigatori sono riusciti a documentare alcuni incontri organizzati per decidere come risolvere le controversie e assegnare territori e competenze agli affiliati.

 

ORDINANZE DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE
Tarik Aarsa, nato nel 1988 in Marocco
Francesco Basile, 1977, Ferno
Giuseppe Antonio Egidio Bevilacqua, 1961, Latronico
Cataldo Santo Casoppero, 1951, Cirò Marina
Cataldo Cilidonio, 1965, Cirò Marina
Giovanni Cilidonio, 1971, Cirò Marina
Agostino Dati, 1967, Cirò Marina
Emanuele De Castro, 1968, Palermo
Salvatore De Castro, 1990, Palermo
Antonio De Novara, 1971, Cirò Marina
Cristoforo De Novara, 1975, Cirò Marina
Mario Filippelli, 1973, Crotone
Olindo Lettieri, 1969, Cirò Marina
Cataldo Malena, 1989, Cariati
Antonio Malena, 1956, Cirò Marina
Enzo Misiano, 1978, Busto Arsizio
Cataldo Murano, 1966, Cirò Marina
Daniele Murano, 1993, Busto Arsizio
Michael Murano, 1998, Gallarate
Andrea Paccanaro, 1991, Milano
Vincenzo Rispoli, 1962, Cirò Marina
Alfonso Rispoli, 1995, Legnano
Giuseppe Rispoli, 1990, Busto Arsizio
Giuseppe Spagnolo, 1969, Crotone
Angelo Torquitto, 1959, Maddaloni
Antonia Versaci, 1959, Melicuccà
Giovanni Vicenzino, 1965, Vizzini

 

ORDINANZE DI CUSTODIA CAUTELARE AI DOMICILIARI
Sandra Merte, 1989, Gallarate
Michele Pagliari, 1969, Lonate Pozzolo
Giandomenico Santoro, 1974, San Pietro in Guarano
Giovanni Sirianni, 1974, Cotronei
Giovanni Pisani, 1970, Somma Lombardo
Vanessa Ascione, 1996, Gallarate

Gianpaolo Laudani, 1980, Catania

 

 

 

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polizia generica cofanoNuovo colpo alla 'ndrangheta in Emilia Romagna: la Polizia sta eseguendo una serie di misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti alle cosche che da tempo operano nella regione e storicamente legate ai Grande Aracri di Cutro. Sono anche in corso un centinaio di perquisizione in tutta Italia nei confronti di soggetti che, pur non essendo destinatari della misura cautelare, sono comunque risultati collegati alla cosca. Le indagini nei confronti dei presunti appartenenti alle famiglie di 'ndrangheta sono state coordinate dal Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e condotte dalla Squadra mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza. Gli arrestati sono accusati di associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Per eseguire le misure cautelari sono impegnati oltre 300 agenti.

 

GLI ARRESTATI Sono 16 le persone finite in manette di cui 13 con provvedimento in carcere e 3 ai domiciliari. L'indagine della Dda risalirebbe già al 2015 e in essa sono diversi gli episodi menzionati, che ripercorrono la scalata delle ‘ndrine cutresi da Brescello con propaggini fino a Parma e Piacenza. E così finiscono tra i fermati Francesco Grande Aracri, fratello più anziano del boss cutrese Nicolino. Al momento in cui la Squadra mobile di Reggio Emilia ha eseguito l'arresto, Francesco Grande Aracri si trovava nella casa già confiscata nel quartiere ormai da tutti conosciuto con il nome di Cutrello, proprio per la concentrazione in esso di residenti originari del centro calabrese. Assieme a Francesco le manette sono scattate anche per i figli Salvatore e Paolo Grande Aracri, anche loro residenti in via Pirandello. Tra gli arrestati anche il presidente del consiglio comunale di Piacenza Giuseppe Caruso, funzionario dell'Agenza delle Dogane, accusato di aver favorito una truffa a beneficio dell’organizzazione criminale per ottenere fondi dall’Unione europea.

 

 

 

 

 

 

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malapianta arresto«Nella mattinata di odierna – informa una nota della Prefettura di Crotone – il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Crotone, coadiuvato da tutti i Comandi provinciali della Calabria, dal Comando provinciale di Mantova, da quello di Padova e dallo Scico, ha eseguito 35 fermi di indiziato di delitto (ex art. 384 c.p.p.) a carico di altrettante persone, responsabili a vario titolo dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico, produzione e detenzione di sostanze stupefacenti e psicotrope, riciclaggio, usura, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione abusiva di armi clandestine.
L’operazione condotta su delega della Dda di Catanzaro ha portato complessivamente al deferimento alla Procura distrettuale di Catanzaro di 64 persone e al sequestro di beni mobili e immobili per un valore complessivo di 30 milioni di euro.
Le indagini, attraverso attività tecniche di natura intercettiva, appostamenti e pedinamenti, svolti nel territorio nazionale nonché in Spagna e in Svizzera, hanno consentito di appurare l’autonomia operativa delle cosche Mannolo, Trapasso e Zoffreo, operanti nel territorio cutrese e in particolare nella frazione di San Leonardo di Cutro.
È stato fatto peraltro emergere una pervasiva influenza della surriferita consorteria criminale sulle attività economiche della fascia costiera, comprendente il territorio ricadente nelle province di Crotone e Catanzaro.
Il Prefetto di Crotone nell’esprimere vivo apprezzamento per questa ulteriore dimostrazione di efficienza delle Forze dell’Ordine nel territorio di questa provincia, rivolge il proprio plauso e un sincero ringraziamento al sig. Comandante della Guardia di Finanza, e a tutto il personale coinvolto, che con costante dedizione, elevata professionalità e spirito di abnegazione ha ottenuto un tale brillante risultato.
L’operazione Malapianta contribuisce in maniera determinante a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni dello Stato che sono impegnate, quotidianamente, anche nella prevenzione e nella repressione ogni forme illegalità perpetrata dalla criminalità in riferimento al tessuto sociale, civile ed economico della provincia».

 

 

 

 

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guardia di finanzaSi chiama operazione “Malapianta” ed è stata condotta dalle Fiamme gialle su coordinamento della Dda di Catanzaro tra Crotone, le altre province della Calabria e il territorio nazionale portando a 35 arresti e sequestro di beni milionari. Nel corso della notte, oltre 250 finanzieri appartenenti alla Guardia di Finanza di Crotone e agli altri Reparti delle Fiamme Gialle calabresi, con il concorso dello Scico, hanno tratto in arresto 35 persone, destinatarie di un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura di Catanzaro a carico di altrettante persone accusate di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, usura, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, reati tutti aggravati dalle modalità mafiose. I provvedimenti, disposti dalla Direzione Distrettuale antimafia guidata dal procuratore capo, Nicola Gratteri, hanno smantellato una potentissima “locale di ‘ndrangheta”.

I dettagli della operazione saranno resi noti alle ore 11.00, nel corso di una conferenza stampa presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza (P.zza Marconi 1 Catanzaro), con la partecipazione del Procuratore Gratteri, del Procuratore Aggiunto Luberto e degli investigatori.

 

 

 

 

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santabarbara reggio emilia carabinieriREGGIO EMILIA - C'erano pistole e revolver, fucili a pompa e semiautomatici, carabine modificate e potenziate, diversi silenziatori, polvere da sparo, inneschi e ordigni esplosivi già confezionati. E' il più imponente sequestro d'armi operato ai calabresi nella provincia di Reggio Emilia, la città dove è in corso il processo Aemilia, il più grande contro le infiltrazioni di 'Ndrangheta mai celebrato nel Nord Italia, quello effettuato dai carabinieri Reggiani e, in particolare, dai militari del nucleo investigativo in collaborazione con quelli delle compagnie di Reggio Emilia, Guastalla e Castelnovo Monti e con 2 unità anti-esplosivi del nucleo cinofili carabinieri di Padova. Con l'accusa di illecita detenzione di armi, anche clandestine e da guerra, e del relativo munizionamento, i militari hanno arrestato tre persone, rispettivamente di 33, 34 e 50 anni, tutti originari della provincia di Crotone e residenti fra Reggio Emilia e Castelnovo Sotto. A loro sono stati sequestrati pistole e revolver, fucili a pompa e semiautomatici, carabine modificate e potenziate, diversi silenziatori, polvere da sparo, inneschi e ordigni esplosivi già confezionati. Armi o congegni esplosivi, cioè, di "straordinaria offensività e pericolosità", secondo gli inquirenti, in particolare un ordigno artigianale contenente sfere d'acciaio attivabile con un meccanismo a strappo e diversi componenti per fabbricarne altri. Posti sotto sequestro anche diversi fucili rubati tra le province di Verona e di Reggio Emilia, un fucile a canne mozze e pistole con matricola abrasa. Oltre ai tre crotonesi, nei guai è finito anche un altro calabrese 46enne residente a Reggio Emilia, trovato in possesso di circa mezzo etto di marijuana e denunciato alla Procura reggiana per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Nel corso dell'operazione hanno operato oltre 50 militari, coordinati dal sostituto procuratore Valentina Salvi di Reggio Emilia. Al lavoro anche i cani del Nucleo Cinofili di Torreglia, in provincia di Padova, specializzati proprio nell'individuare esplosivi e tracce di polvere da sparo. E' stato uno di loro, ad esempio, a scoprire, in un giardino, una pistola che era stata precedentemente lanciata dalla finestra da uno degli arrestati, all'arrivo dei carabinieri. Pistola finita tra la fitta vegetazione del giardino e scovata, per l'appunto, dai cani. Un'operazione 'preventiva' costituita da oltre una quindicina di perquisizioni locali, finalizzate al controllo di persone sospettate o pregiudicate per reati concernenti armi da fuoco.

 

 

 

 

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manifestazione mo basta ndrangheta piazza resistenza crotone«I nostri politici ci dicano se sono stati eletti con i voti della ’ndrangheta». È l’appello rivolto da Filippo Sestito, leader del movimento “Verità, democrazia, partecipazione”, al presidente della Regione Mario Oliverio, al sindaco di Crotone Ugo Pugliese e a tutti gli amministratori locali, nel corso della manifestazione “Mo’ Basta! Liberiamoci dalla ndrangheta!”, svoltasi questa mattina in piazza della Resistenza a seguito dell’operazione “Stige” che ha portato all’esecuzione di 170 misure cautelari nei confronti di altrettante persone. Alcune centinaia i partecipanti: assieme agli organizzatori dell’iniziativa, c’erano tra gli altri gli studenti, della scuola media “Anna Frank” e del liceo classico “Pitagora”, i segretari provinciali del Partito democratico, Gino Murgi, di Forza Italia, Sergio Torromino, militanti dei Cinque stelle, di Fretelli d’Italia col coordinatore cittadino Giovanni Iaconis, alcuni consiglieri comunali, la Cgil, il parroco di Papanice, don Pasquale Aceto, accompagnato da un gruppo di fedeli. Assenti, invece, il sindaco Pugliese e i componenti della giunta. «Riappropriarsi – ha esortato Sestito – della partecipazione democratica anche nei processi elettorali, mo’ basta delegare a chiunque le nostre vite!». Nel corso della manifestazione anche numerose testimonianze a favore della legalità da parte di studenti e liberi cittadini. In particolare, hanno portato la loro testimonianza di riscatto Lavinia, Matteo, Mattia e Marco, che hanno rappresentato il pensiero dei loro compagni della “Anna Frank” e del liceo “Ptagora”. Anche liberi cittadini al microfono aperto della manifestazione, come quelli di una rappresentanza di Papanice che ormai da tanto tempo lotta per chiedere la chiusura della discarica di “Columbra” di proprietà dei fratelli Vrenna; e quella di un carabiniere in pensione di Roccabernarda che ha dichiarato di aver subito sulla propria pelle piccoli atti intimidatori. Una delegazione del comitato “Verità democrazia e partecipazione”, al termine della manifestazione, si è poi recata in Prefettura per consegnare a Cosima Di Stani un documento che chiede di fare maggior chiarezza nei rapporti tra ‘ndrangheta e politica nel Crotonese.

 

 

 

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