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Giovedì, 18 Aprile 2024

CRONACA NEWS

malapianta arresto«Nella mattinata di odierna – informa una nota della Prefettura di Crotone – il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Crotone, coadiuvato da tutti i Comandi provinciali della Calabria, dal Comando provinciale di Mantova, da quello di Padova e dallo Scico, ha eseguito 35 fermi di indiziato di delitto (ex art. 384 c.p.p.) a carico di altrettante persone, responsabili a vario titolo dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico, produzione e detenzione di sostanze stupefacenti e psicotrope, riciclaggio, usura, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione abusiva di armi clandestine.
L’operazione condotta su delega della Dda di Catanzaro ha portato complessivamente al deferimento alla Procura distrettuale di Catanzaro di 64 persone e al sequestro di beni mobili e immobili per un valore complessivo di 30 milioni di euro.
Le indagini, attraverso attività tecniche di natura intercettiva, appostamenti e pedinamenti, svolti nel territorio nazionale nonché in Spagna e in Svizzera, hanno consentito di appurare l’autonomia operativa delle cosche Mannolo, Trapasso e Zoffreo, operanti nel territorio cutrese e in particolare nella frazione di San Leonardo di Cutro.
È stato fatto peraltro emergere una pervasiva influenza della surriferita consorteria criminale sulle attività economiche della fascia costiera, comprendente il territorio ricadente nelle province di Crotone e Catanzaro.
Il Prefetto di Crotone nell’esprimere vivo apprezzamento per questa ulteriore dimostrazione di efficienza delle Forze dell’Ordine nel territorio di questa provincia, rivolge il proprio plauso e un sincero ringraziamento al sig. Comandante della Guardia di Finanza, e a tutto il personale coinvolto, che con costante dedizione, elevata professionalità e spirito di abnegazione ha ottenuto un tale brillante risultato.
L’operazione Malapianta contribuisce in maniera determinante a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni dello Stato che sono impegnate, quotidianamente, anche nella prevenzione e nella repressione ogni forme illegalità perpetrata dalla criminalità in riferimento al tessuto sociale, civile ed economico della provincia».

 

 

 

 

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guardia di finanzaSi chiama operazione “Malapianta” ed è stata condotta dalle Fiamme gialle su coordinamento della Dda di Catanzaro tra Crotone, le altre province della Calabria e il territorio nazionale portando a 35 arresti e sequestro di beni milionari. Nel corso della notte, oltre 250 finanzieri appartenenti alla Guardia di Finanza di Crotone e agli altri Reparti delle Fiamme Gialle calabresi, con il concorso dello Scico, hanno tratto in arresto 35 persone, destinatarie di un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura di Catanzaro a carico di altrettante persone accusate di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, usura, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, reati tutti aggravati dalle modalità mafiose. I provvedimenti, disposti dalla Direzione Distrettuale antimafia guidata dal procuratore capo, Nicola Gratteri, hanno smantellato una potentissima “locale di ‘ndrangheta”.

I dettagli della operazione saranno resi noti alle ore 11.00, nel corso di una conferenza stampa presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza (P.zza Marconi 1 Catanzaro), con la partecipazione del Procuratore Gratteri, del Procuratore Aggiunto Luberto e degli investigatori.

 

 

 

 

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santabarbara reggio emilia carabinieriREGGIO EMILIA - C'erano pistole e revolver, fucili a pompa e semiautomatici, carabine modificate e potenziate, diversi silenziatori, polvere da sparo, inneschi e ordigni esplosivi già confezionati. E' il più imponente sequestro d'armi operato ai calabresi nella provincia di Reggio Emilia, la città dove è in corso il processo Aemilia, il più grande contro le infiltrazioni di 'Ndrangheta mai celebrato nel Nord Italia, quello effettuato dai carabinieri Reggiani e, in particolare, dai militari del nucleo investigativo in collaborazione con quelli delle compagnie di Reggio Emilia, Guastalla e Castelnovo Monti e con 2 unità anti-esplosivi del nucleo cinofili carabinieri di Padova. Con l'accusa di illecita detenzione di armi, anche clandestine e da guerra, e del relativo munizionamento, i militari hanno arrestato tre persone, rispettivamente di 33, 34 e 50 anni, tutti originari della provincia di Crotone e residenti fra Reggio Emilia e Castelnovo Sotto. A loro sono stati sequestrati pistole e revolver, fucili a pompa e semiautomatici, carabine modificate e potenziate, diversi silenziatori, polvere da sparo, inneschi e ordigni esplosivi già confezionati. Armi o congegni esplosivi, cioè, di "straordinaria offensività e pericolosità", secondo gli inquirenti, in particolare un ordigno artigianale contenente sfere d'acciaio attivabile con un meccanismo a strappo e diversi componenti per fabbricarne altri. Posti sotto sequestro anche diversi fucili rubati tra le province di Verona e di Reggio Emilia, un fucile a canne mozze e pistole con matricola abrasa. Oltre ai tre crotonesi, nei guai è finito anche un altro calabrese 46enne residente a Reggio Emilia, trovato in possesso di circa mezzo etto di marijuana e denunciato alla Procura reggiana per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Nel corso dell'operazione hanno operato oltre 50 militari, coordinati dal sostituto procuratore Valentina Salvi di Reggio Emilia. Al lavoro anche i cani del Nucleo Cinofili di Torreglia, in provincia di Padova, specializzati proprio nell'individuare esplosivi e tracce di polvere da sparo. E' stato uno di loro, ad esempio, a scoprire, in un giardino, una pistola che era stata precedentemente lanciata dalla finestra da uno degli arrestati, all'arrivo dei carabinieri. Pistola finita tra la fitta vegetazione del giardino e scovata, per l'appunto, dai cani. Un'operazione 'preventiva' costituita da oltre una quindicina di perquisizioni locali, finalizzate al controllo di persone sospettate o pregiudicate per reati concernenti armi da fuoco.

 

 

 

 

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manifestazione mo basta ndrangheta piazza resistenza crotone«I nostri politici ci dicano se sono stati eletti con i voti della ’ndrangheta». È l’appello rivolto da Filippo Sestito, leader del movimento “Verità, democrazia, partecipazione”, al presidente della Regione Mario Oliverio, al sindaco di Crotone Ugo Pugliese e a tutti gli amministratori locali, nel corso della manifestazione “Mo’ Basta! Liberiamoci dalla ndrangheta!”, svoltasi questa mattina in piazza della Resistenza a seguito dell’operazione “Stige” che ha portato all’esecuzione di 170 misure cautelari nei confronti di altrettante persone. Alcune centinaia i partecipanti: assieme agli organizzatori dell’iniziativa, c’erano tra gli altri gli studenti, della scuola media “Anna Frank” e del liceo classico “Pitagora”, i segretari provinciali del Partito democratico, Gino Murgi, di Forza Italia, Sergio Torromino, militanti dei Cinque stelle, di Fretelli d’Italia col coordinatore cittadino Giovanni Iaconis, alcuni consiglieri comunali, la Cgil, il parroco di Papanice, don Pasquale Aceto, accompagnato da un gruppo di fedeli. Assenti, invece, il sindaco Pugliese e i componenti della giunta. «Riappropriarsi – ha esortato Sestito – della partecipazione democratica anche nei processi elettorali, mo’ basta delegare a chiunque le nostre vite!». Nel corso della manifestazione anche numerose testimonianze a favore della legalità da parte di studenti e liberi cittadini. In particolare, hanno portato la loro testimonianza di riscatto Lavinia, Matteo, Mattia e Marco, che hanno rappresentato il pensiero dei loro compagni della “Anna Frank” e del liceo “Ptagora”. Anche liberi cittadini al microfono aperto della manifestazione, come quelli di una rappresentanza di Papanice che ormai da tanto tempo lotta per chiedere la chiusura della discarica di “Columbra” di proprietà dei fratelli Vrenna; e quella di un carabiniere in pensione di Roccabernarda che ha dichiarato di aver subito sulla propria pelle piccoli atti intimidatori. Una delegazione del comitato “Verità democrazia e partecipazione”, al termine della manifestazione, si è poi recata in Prefettura per consegnare a Cosima Di Stani un documento che chiede di fare maggior chiarezza nei rapporti tra ‘ndrangheta e politica nel Crotonese.

 

 

 

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inchiesta dda reggioIl verminaio di accordi tra ‘ndragheta, politica e massoneria deviata messo in luce dai magistrati della Distrettuale antimafia di Reggio Calabria potrebbe coinvolgere l’intera Calabria. Secondo quanto scrive il direttore del Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni, “i boss e la loro interfaccia politico-massonica hanno solo allargato il raggio operativo, includendo al tavolo rappresentanze di Crotone, Catanzaro, Vibo Valentia e Cosenza e cambiato i propri referenti ai quali hanno garantito appoggio elettorale nelle amministrative e nelle regionali del 2014”. Chi conosce Pollichieni sa che non è un giornalista che si avventura a scrivere su argomenti di questa portata senza avere in mano carte e informazioni dirette. Su quello che scrive “ci si può calare la pasta”, che risponde al vero. Si tratta solo di aspettare che i magistrati della Dda di Reggio Calabria diano il via libera per il troncone dell’inchiesta che riguarda gli accordi politico-mafiosi-massoneria deviata del Crotonese. Questi accordi, secondo Pollichieni, riguardano le elezioni regionali del 2014. Sui palazzi del potere locale sta, quindi, per abbattersi un terremoto di magnitudo elevatissimo. Tutto, comunque, dipende dai nomi che sono stati scritti nel taccuino dei magistrati della Dda reggina.

 

 

 

 

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Contatti, alleanze e collaborazioni tra cosche di 'ndrangheta della Locride e dell'area tirrenica sono emersi nel corso dell' inchiesta Santa Fè coordinata dalla Dda di Reggio Calabria e condotta dai finanzieri del Gico di Catanzaro contro un sodalizio accusato di essere dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, operante in Calabria e con importanti ramificazioni a livello nazionale ed internazionale. In particolare, dalle indagini, sono emersi contatti tra gli Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Ionica e le cosche Alvaro di Sinopoli e Pesce di Rosarno. L' operazione si è inserita nella più ampia attività condotta dalla Dea americana relativa ad una serie di indagini, svolte in diversi Paesi, aventi come denominatore comune i medesimi fornitori e, in alcuni casi, anche gli stessi clienti indagati nel procedimento "Santa Fè 2013". Nel corso dell' inchiesta, in Argentina, è stata monitorata l' attività di un soggetto serbo-montenegrino, in diretto contatto con i componenti la cosca Alvaro in occasione dell'organizzazione dell'invio di un carico di cocaina. Sempre inArgentina sono stati identificati altri soggetti coinvolti nellaspedizione della droga. (ANSA).

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