Martedì, 01 Dicembre 2020

CRONACA NEWS

cotruzzola debiaseGregorio Mungari Cotruzzolà e Salvatore De Biase (foto), entrambi ex componenti del consiglio di amministrazione dell’Enoteca regionale “Casa dei vini di Calabria” hanno scritto alcune precisazioni sul ruolo da loro svolto dal 16 aprile 2012 al 18 marzo 2015, indirizzando la missiva all'attenzione del presidente della Regione, Mario Oliverio. «Apprendiamo dalla stampa - scrivono i due - che il presidente Oliverio, a seguito di un sopralluogo presso la sede dell'Enoteca regionale, in fase di allestimento nel centro storico di Cirò, sia stato assalito da sentimenti di amarezza e delusione. Al riguardo - commentano Cotruzzolà e De Biase - esprimiamo piena solidarietà umana, evidenziando che tali sentimenti ci accomunano nel profondo dei nostri animi. Non nascondiamo infatti come uguali emozioni siano state provocate anche nella nostra sfera affettiva da una serie di vicissitudini, alla base della decisione di rimettere l'incarico di membri del consiglio di amministrazione della Casa dei Vini di Calabria. Il paradosso -sottolineano - è che le situazioni che hanno suscitato queste sgradevoli percezioni sono da imputare, in primis, al presidente della nostra Regione. Già nell'autunno del 2012 - precisano - mentre nasceva l'Enoteca Regionale, anziché rispondere ad una formale richiesta di incontro indirizzatagli nella sua veste di presidente della Provincia di Cosenza, con lo scopo di proporgli l'adesione alla base associativa, preferiva creare una sua associazione denominandola "Enoteca regionale della Provincia di Cosenza", rifiutando qualsiasi forma di dialogo. I risultati dell'azione promozionale messa in campo con tale iniziativa sono d'altronde evidenti. Tra questi il contributo alla frammentazione dell'immagine della viticoltura calabrese. Amarezza e delusione - esprimono ancora i due - sono ricollegate all'assenza di risposte ad una dettagliata relazione inviata alla presidenza non appena insediata: anche in tale occasione il presidente Oliverio, diremmo in piena coerenza, non ha avvertito la necessità di rispondere (neppure per umana sensibilità) alla richiesta di un incontro per illustrare l'attività svolta e condividere il programma di inaugurazione delle sedi, che sicuramente, per come programmato, sarebbero state ulteriormente arricchite di ogni quanto necessario. Ulteriore amarezza e delusione ci hanno pervaso quando abbiamo ricevuto la comunicazione del Dipartimento Agricoltura, con cui ci è stato imposto in febbraio lo stop all'allestimento delle sedi, con il chiaro intento di sterilizzare l'attività (basta chiedere ai fornitori ed ai professionisti coinvolti che hanno dovuto bloccare la finalizzazione dei loro lavori). Ed infine, profonda amarezza e delusione - scrivono ancora Cotruzzulà e De Biase - ci hanno accompagnati quando abbiamo appreso che la partecipazione dell'Enoteca regionale al Vinitaly 2015 non era prevista, nonostante i buoni risultati dello scorso anno e dando ancora una volta prova della incoerenza nelle strategie di sviluppo della nostra regione, che vede dunque nella Casa dei vini di Calabria un mero strumento asservito a qualcuno o a qualcosa, piuttosto che strumento tecnico che vada al di là degli schieramenti partitocratici e vocato alle esigenze delle imprese. E questo era il nostro obiettivo, dichiarato e programmato. Un ruolo che abbiamo tentato di assumere, ma che evidentemente non sta nelle corde di chi non ha voluto o vuole il decollo e la presenza della Casa dei Vini di Calabria. A proposito: nonostante la legge istitutiva del 2011, la denominazione "Enoteca della Calabria" era stata legalmente registrata da un privato nel 2007, si pensi un po' ... E dunque solo la perseveranza del Cda ha fatto sì che, né costi, né contenziosi potessero sorgere, e da qui l'adozione del nome "Casa dei vini di Calabria". Signor presidente, per coerenza e per un'insopprimibile esigenza di rispetto della verità dei fatti, non possiamo accettare il giudizio da lei espresso nel corso di una passeggiata a Cirò, senza alcun confronto, senza alcuna possibilità di replica. Senza sapere che l'operatività del Cda non è stata mai bloccata, neppure dai lunghi periodi di chemioterapia di uno dei componenti. In compenso - aggiungono De Biase e Cotruzzolà - la burocrazia regionale ha determinato non pochi rallentamenti. La nostra esperienza amministrativa è terminata, ma come calabresi ci sentiamo di pretendere che chi in questo momento ha la responsabilità di guidare la regione operi con lealtà, equilibrio ed una saggia dose di imparzialità, piuttosto che sacrificare il rispetto degli altri alle esigenze di affermazione di verità più comode. Siamo certi - affermano i due - che l'amarezza e la delusione col tempo svaniscano, e siamo altrettanto convinti che non saranno d'ostacolo per l'azione di rilancio che la giunta regionale ha avviato con veemenza e tempestività. L'augurio è che già tra meno di un mese, in occasione dell'Expo di Milano potremo dirci orgogliosi della presenza della Calabria in una vetrina di importanza universale. Le notizie che filtrano - concludono - non sono al momento confortanti, ed in effetti un consiglio sereno ed obiettivo ci sentiamo in dovere di lasciarglielo: la promozione e la valorizzazione della nostre produzioni non vengano lasciate in mano "ai soliti noti" che di volta in volta, seppur la politica cambia, loro sono stabilmente lì. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

 

 

 

 

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arresti ciro ferroCIRO' MARINA - Nascondevano in auto oltre trecento barre metalliche rubate alle Ferrovie dello Stato a Cariati. Nicolae Patriu, 61 anni, Liviu Marcel Vaculisteanu (25) e Mirela Buruiana (54) sono stati arrestati e posti ai domiciliari dai carabinieri di Cirò Marina. I militari, che avevano accertato da tempo il modello di auto usato per commettere analoghi furti, hanno intercettato la vettura con a bordo i responsabili, trovando all'interno 850 chili di materiale ferroso.

 

I fatti.

Era da qualche tempo che i militari stavano controllando i movimenti di una Alfa Romeo 159 che poteva essere quella utilizzata per commettere alcuni furti registrati in zona. In particolrare, i militari dell'Arma hanno intercettato una vettura dello stesso modello percorrere la statale 106 nel tratto ricadente nel Comune di Cirò Marina in direzione Reggio Calabria. I carabinieri hanno così intimato al conducente di fermarsi. Per tutta risposta, quest'ultimo, ha spinto il piede sull'acceleratore con l'evidente intento di sottrarsi al controllo. Ne è scaturito un breve inseguimento che si cè oncluso pochi chilometri dopo. Fermato il mezzo, i carabinieri hanno quindi proceduto con la perquisizione, rinvenendo sul sedile posteriore, celate sotto un lenzuolo, oltre 300 barre metalliche del peso di circa 850 chilogrammi ed un utensile metallico, di realizzazione manuale, simile ad una chiave inglese appositamente realizzato per agevolare la commissione del reato. I militari hanno subito capito che si potesse trattare delle recinzioni delle Ferrovie dello Stato e, per questo motivo, hanno contattato del personale specializzato che ha poi confermato i loro sospetti. Il furto era stato commesso lungo il tratto ferroviario ricadente nel comune di Cariati. Gli arrestati sono stati sottoposti agli arresti domiciliari in attesa del rito direttissimo previsto per la mattinata odierna, nel corso del quale dovranno rispondere di furto aggravato in concorso. La refurtiva sarà invece restituita alle Ferrovie dello Stato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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PersefoneNon c'è solo l'acrolito di Apollo ad attrarre tutta la nostra attenzione. Girando l'angolo della piccola ma ricchissima saletta del Museo archeologico di Cirò Marina, ci troviamo niente poco di meno che al cospetto di due dee: Demetra e Persefone. Le due dee, madre e figlia, unite dai culti della fertilità e della rinascita oltre la morte. Oltre che naturalmente dai riti orfici e dai famosi misteri eleusini. Le vetrine sono collocate una di fronte all'altra. Bellissime da restare incantati. Nella vetrina quadrangolare ci sono i busti di "Persefone" la dea rapita da Ade, il dio degli inferi, che grazie alle lacrime e alla ostinazione della madre Demetra, ottiene il permesso da Zeus di tornare sulla terra per quattro mesi all'anno. Ed ecco perché in primavera tutto rifiorisce. E' il mito di Proserpina che torna sulla terra, alla luce del sole. E sprigiona la primavera, con i suoi colori e con il rifiorire della natura. Le statue di Persefone sono dunque collocate nella vetrina quadrangolare accanto alla scala. C'è un busto quasi integro di circa un sessanta centimetri e un secondo della stessa grandezza, ma molto meno intatto. Persefone si riconosce dalla collana particolare e dal melograno che lei tiene in mano nella scultura più piccola in basso. I chicchi di melograno che, secondo il mito, lei mangiò nell'Ade, a causa dei quali fu condannata a restare nel mondo dei morti per gran parte dell'anno. Di fronte ci sono le vetrine con un centinaio, forse di più, di statuine, tutte raffiguranti la dea Demetra, sua madre.

 

Demetra col porcellino e la lucerna.

demetra2La particolarità dalla quale si riconosce Demetra è che la dea viene accompagnata da due elementi che la qualificano: un porcellino (che lei tiene in braccio) e una lampada a forma di croce. Il porcellino, simbolo di abbondanza, è l'animale a lei dato in dono dagli iniziati ai riti eleusini e la lucerna a forma di croce, simbolo di rinascita, è quella con la quale Demetra cercava disperatamente la figlia Persefone nell'Ade. Demetra rappresenta l'energia materna, la vera nutrice e protettrice dei giovani. Non necessariamente è la madre biologica delle sue creature, poichè sa nutrire con pari amore anche amici, conoscenti e compagni, che in lei vedono la buona madre sulla cui spalla si può piangere. Figlia di Rea e di Crono, Demetra è descritta nell'inno omerico come sorella maggiore di Zeus, con cui concepì l'adorata figlia Persefone-Kore.

 

Intervista ad Elio Malena.
apollo17Ma da dove vengono tutte queste statuine di Demetra? Che il culto della dea fosse diffuso anche in Calabria, oltre che naturalmente in Sicilia, si sa per le notevoli presenze rintracciate per esempio a Locri, ma anche a Strongoli, Policoro, Carfizzi. Pure a Cirò era stata ipotizzata, da parte di alcuni studiosi, la presenza del culto di Demetra. Ma - tutte queste statuine - è la prima volta che vengono esposte! Per saperne di più abbiamo contattato l'archeologo Elio Malena, un esperto di Cirò, a cui si deve il merito di molte delle scoperte fatte sul posto.


Da dove provengono tutte quelle statuette di Demetra con maialino e lucerna?
Le statuine provengono dal tempio dedicato a Demetra, scoperto nel 2000, da me segnalato alla Soprintendenza che ha eseguito una serie di saggi e lo ha studiato.
Ma adesso è visibile questo tempio?
No. Adesso ci passa la strada sopra. E' stato studiato, sono stati fatti i rilievi e poi è stato ricoperto dalla soprintendenza.
Dov'è ubicato il tempio?
Il tempio di Demetra è sul vecchio bivio per Cirò, il bivio dell'alice. Nei pressi del tempio si trovava poco più in alto una sorgente. Infatti il culto è legato alla presenza di acqua che a sua volta simboleggia il fluire della vita. Ora la sorgente è stata spostata un po' più in basso, dove è stata costruita la famosa Fontana del principe.
Ma, tutte queste statuine le avete trovate lì?
Certo. Oltre un migliaio. Nel museo ce ne sono un centinaio. Le altre devono essere recuperate e studiate. Poi saranno esposte anch'esse.
Avete trovato altro nei pressi del tempio di Demetra?
Certo. Monete, fibule d'argento e materiali ceramici, vasetti, anforette, alcune delle quali sono quelle esposte nel museo.
Molto interessante. Ma perché le statuine erano così tante? Le avete scoperte in più posti diversi?
No. Erano tutte in un'unica fossa accanto al muro perimetrale del tempio. Oltre un migliaio. Tutte insieme con altri oggetti votivi.
Tutte insieme? Nascoste in una fossa vicino al tempio? Perché?
Le statuine furono sotterrate vicino al tempio quando i romani soppressero il culto della dea Demetra. Perciò sono state nascoste così bene per tanti secoli.
Con i decreti di Teodosio il Grande, l'imperatore cristiano che dichiarò il cristianesimo religione di stato, la storia - durata più di due millenni - dei Mysteria si conclude. Tra il 391 e il 393 dC, la persecuzione contro i pagani venne intensificata e i loro templi vennero chiusi e distrutti. Incredibile cosa può contenere un piccolo museo di provincia. Millenni di storia, offuscata e dimenticata. Storie incredibili di un passato davvero bellissimo.

 

 

 

 

 

 

 

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tempio apollo ciro2Partiranno nel mese di maggio i lavori dedicati al recupero dell'area dove Paolo Orsi scoprì nel 1924 i resti del tempio di Apollo Aleo situato in località Punta Alice a Cirò Marina. Lo ha annunciato questa mattina la direttrice del museo archeologico di Cirò Marina Maria Grazia Aisa a margine dell'inaugurazione della mostra dedicata all'acrolito di Apollo (che rimarrà aperta da domani fino al 28 aprile tutti i giorni, mattina e pomeriggio) [LEGGI ARTICOLO]. Si tratta di un finanziamento di 780mila euro, come confermato dal sindaco di Cirò marina Roberto Siciliani, ottenuto attraverso i Fondi Por 2007/2013. Con questa somma saranno avviati i lavori di recupero e di scavo dell'area, adesso inaccessibile e lasciata nel più completo degrado, dove pascolano liberamente cavalli abusivamente. Inoltre verrà realizzata una struttura museale per accogliere i turisti e i reperti che presumibilmente verranno trovati sul posto. «La procedura per la gara d’appalto dei primi lavori è già stata espletata – ha detto Aisa -. I lavori hanno subito uno stop di una settimana perché avevamo bisogno di fare una riunione propedeutica all’apertura del cantiere che non è stato possibile ancora fare. Inoltre non avremmo potuto iniziare i lavori anche a causa delle piogge abbondanti. Ma a maggio inizieremo sicuramente».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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apollo22VIDEO - Finalmente a casa! E' stata inaugurata alle undici di questa mattina la mostra dell'acrolito di Apollo nel Museo archeologico di Palazzo Porti a Cirò marina in piazza Diaz. Per la prima volta, quindi il gruppo scultoreo risalente al V secolo aC, composto dalla testa del dio, dai piedi e da una mano [LEGGI ARTICOLO]. Qui rimarrà per tutto il periodo pasquale fino al 28 Aprile, data in cui farà ritorno al Museo nazionale di Reggio Calabria. Ad accoglierlo stamattina c'era la direttrice del museo Maria Grazia Aisa, il sindaco di Cirò marina Robero Siciliani, l'assessore alla cultura Sergio Ferrari, il funzionario Cataldo De Bartolo, delegato all'accompagnamento della statua da Reggio a Cirò. C'erano anche numerosi studiosi del territorio, tra questi Elio Malena, che ha recentemente consegnato alla Soprintendenza un'ultima scoperta sulla statua di Apollo: si tratta delle ciglia e di una palpebra in bronzo dell'occhio sinistro del dio. Le cavità orbitali del volto, infatti, attualmente risultano vuote, ma in origine dovevano essere completate con bulbi oculari e pupille realizzate con materiali preziosi. Il museo ospita un calco in gesso recentemente realizzato dell'acrolito di Apollo, ma è pieno anche di altri reperti trovati nelle zone vicine in un territorio abbastanza vasto. Si tratta di ceramiche, vasi, pezzi votivi, corredi funerari. C'è anche una scultura molto bella della dea Demetra in terracotta, precedentemente custodita nel Museo archeologico nazionale di Crotone.

 

Il racconto della direttrice Maria Grazia Aisa.

tempio apollo ciro2La direttrice Maria Grazia Aisa ha ricordato che il reperto è «proveniente dal tempio dedicato ad Apollo Aleo, la statua fu scoperta nel 1924 dall'archeologo Paolo Orsi a Punta Alice, località costiera nel territorio del comune cirotano» [LEGGI ARTICOLO]. «Il santuario di Punta Alice – ha detto la direttrice- che le fonti vogliono dedicato ad Apollo Alaios da Filottete, venne scoperto negli anni venti, durante i lavori realizzati dal Consorzio autonomo delle cooperative ravennati per bonificare la pianura malsana». Durante i lavori vennero alla luce i resti del tempio casualmente e la scoperta venne comunicata al soprintendente Paolo Orsi. Purtroppo, molte cose andarono distrutte, o perse, o trafugate. «Quando i lavori di bonifica iniziarono – ha raccontato Aisa - nessuno sospettava che ci potessero essere in quelle paludi malsane dei reperti così importanti. Si bonificò l'area eseguendo un lavoro di splanamento delle dune, ma facendo tali lavori venne fuori la base del tempio. Purtroppo durante le opere di splanamento del terreno andarono distrutte o perdute diverse cose. Sono andati distrutti tutti gli strati superficiali antichi, tant'è vero che la fase romana del tempio possiamo intuirla solo attraverso frammenti sparsi».

 

La descrizione della scultura.

apollo27Aisa si è soffermata anche e soprattutto sulla descrizione della scultura. «Le varie parti di cui si compone - ha esordito - venivano completate con una struttura lignea o di terracotta. Il dio era verosimilmente seduto e suonava forse una cetra». «Questo lo pensiamo – ha sottolineato la direttrice del museo - per ragioni di equilibrio. Dalla posizione del piede si vede infatti che una delle due gambe è sollevata da terra e non semplicemente poggiata». Poi ha anche aggiunto: «La statua non era interamente di marmo per ragioni di economia delle parti, ma anche per realizzare posture più naturali. L'Apollo fu realizzato in loco ma, probabilmente, da artisti italioti, cioè greci, e risale al periodo immediatamente successivo a quello in cui furono realizzate le opere di Fidia. Siamo in pieno V secolo e possiamo affermare questo, per la qualità che contraddistingue l'opera. Il riverbero di quel grande periodo greco si estese anche in Magna Grecia, dove si godeva di un momento di particolare floridezza economica in cui era diventato possibile investir in opere di grande qualità. Ed anche il marmo della scultura è pregiato e proviene dalla Grecia. Qui, infatti, non ci sono cave di marmo e quello usato è di provenienza insulare».

 

La parrucca bronzea non fa parte della statuta.

parrucca acrolito apolloAisa ha anche spiegato perché la parrucca bronzea non è stata portata da Reggio Calabria. «Ma veniamo alla parrucca bronzea che è rimasta a Reggio calabria – ha sottolineato Aisa -. La parrucca bronzea non fa parte di questa mostra perché non è dell'Apollo. Questo, per due motivi. La prima ragione è di ordine stilistico. La parrucca appartiene ad un periodo precedente di circa un venticinquennio rispetto a quello in cui venne realizzato l'acrolito». «Il secondo motivo – ha continuato - è di ordine pratico. Intanto l'ampiezza dei fori sul capo di Apollo non corrisponde a quella dei perni presenti sulla parrucca bronzea conservata a Reggio. Poi anche perché sul capo di Apollo non sono mai state trovate tracce di ossidazione vicino ai fori. Un materiale come il bronzo in una zona umida come Punta Alice, circondata dal mare avrebbe di sicuro lasciato delle tracce sulla scultura. Quindi i capelli, secondo noi, potevano essere d'oro, anche perché Apollo nelle raffigurazioni ha i capelli biondi. Oppure in terracotta colorata. Anche sui piedi non ci sono tracce di ossidazione quindi i sandali dovevano essere probabilmente con una pianta in legno e poi fibbie in cuoio o materiale prezioso».

 

Galleria fotografica a cura di: Marina Vincelli

 

 

 

 

 

 

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La Guardia di finanza di Cirò Marina (Crotone) ha sequestrato beni per 145.000 euro a un imprenditore ritenuto responsabile del reato di dichiarazione infedele. Il sequestro è giunto a conclusione di una verifica fiscale nei confronti di una impresa di costruzioni dalla quale è emersa l'omessa dichiarazione di ricavi per 481.000 euro relativamente ai periodi d'imposta 2010 e 2011, con conseguente evasione dell'Iva e delle imposte sui redditi. Sono stati per tanto sequestrati: due auto, la porzione di proprietà dell'indagato di tre fabbricati e quattro terreni e saldi attivi di rapporti bancari. Le Fiamme Gialle cirotane hanno operato il sequestro in esecuzione di un provvedimento disposto dal Gip presso il Tribunale di Crotone, Michele Ciociola, che ha accolto la richiesta formulata dalla Procura della Repubblica.

 

 

 

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