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Lunedì, 17 Gennaio 2022

CRONACA NEWS

CATANZARO - Sette anni e otto mesi di reclusione sono stati invocati dalla Dda di Catanzaro nei confronti di Domenico Tallini, ex presidente del consiglio regionale della Calabria.

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La collaborazione del boss della 'ndrangheta Nicolino Grande Aracri è inattendibile. Lo sostengono gli stessi magistrati della Dda di Catanzaro.

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Decine di arresti da parte della Polizia di Stato su ordine della Dda di Catanzaro, in una maxioperazione (Golgota) nell'ambito di una indagine contro cosche di Isola Capo Rizzuto e San Leonardo di Cutro. Accuse - informa una nota - di associazione di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di armi e munizioni nonché associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. La maxioperazione della Polizia di Stato ha colpito le famiglie di 'ndrangheta Arena-Nicoscia di Isola di Capo Rizzuto e Mannolo di San Leonardo di Cutro.

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I Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Modena hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro per 9 milioni di euro emesso dalla Dda di Bologna nei confronti dei fratelli Antonio e Cesare Muto.

Il primo è attualmente in carcere perché condannato in primo grado nell'ambito del processo Aemilia per associazione di tipo mafioso, truffa ed estorsione, tutti reati aggravati dalla finalità mafiosa. Entrambi imprenditori attivi nel settore della logistica e trasporti, secondo i Carabinieri i due appartengono al circuito economico-relazionale della 'Ndrangheta emiliana, alla cosca Grande Aracri di Cutro, capeggiata dall'ergastolano Nicolino Grande Aracri. L'operazione, ribattezzata 'Grimilde', ha evidenziato come i fratelli Muto, nel 2012, avessero attribuito fittiziamente la titolarità delle loro società a soggetti diversi. L'intervento dei carabinieri ha interessato le province di Reggio, Parma e Crotone su beni immobili e mobili per un valore stimato di nove milioni di euro.

Le indagini hanno evidenziato come i fratelli Muto, nel 2012, avessero attribuito fittiziamente la titolarità delle loro società a soggetti diversi e, nel 2013, dopo essere stati colpiti da interdittiva antimafia, avessero anche costituito la società Cospar srl, operativa nel campo della commercializzazione degli inerti e dei trasporti, intestandone le quote a Salvatore Nicola Pangalli. Sequestrati anche 12 immobili (tra cui 2 capannoni industriali sede delle aziende di autotrasporti, 3 abitazioni e 2 ettari e mezzo di terreno), 92 veicoli, tra cui 28 trattori stradali, 43 semirimorchi, 5 autobus, 4 furgoni, 2 autocarri, 10 autovetture tra cui una Maserati e due Volkswagen ed un motociclo, e 9 conti bancari con saldi positivi per circa 100.000 euro. Sono sei le persone indagate in questa nuova attività della Dda.

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carabinieri gazzellaCinque ordinanze di custodi cautelare sono state eseguiti questa mattina nei confronti di 5 indagati per omicidio aggravato dalle finalita’ mafiose commessi tra il 2007 e il 2008 a Cirò Marina e Legnano (Milano). Rientrano nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalle Procure di Milano (dal procuratore della repubblica Francesco Greco, dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci e dai sostituti Alessandra Cerreti e Cecilia Vassena) e Catanzaro (dal procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto Vincenzo Luberto e dai sostituti Paolo Sirleo e Domenico Guarascio). I provvedimenti cautelari sono stati emessi rispettivamente dai gip di Milano e Catanzaro.
L’attivita’ di indagine, svolta in stretta sinergia e costante coordinamento dalla procure distrettuali di Milano e Catanzaro, segue l’operazione Stige condotta dai carabinieri del Ros nel gennaio del 2018 che ha disarticolato la “locale” di ‘ndrangheta di Ciro’. Essa ha consentito di dare nuovo impulso alle indagini in ordine agli omicidi di Vincenzo Pirillo e Cataldo Aloisio, verificatisi rispettivamente in data 5 agosto 2007 a Ciro’ Marina e in data 27 settembre 2008 a Legnano.
L’attivita’ investigativa condotta dal Raggruppamento operativo speciale carabinieri (nelle sue articolazioni periferiche di Milano e Catanzaro), con la collaborazione del Centro operativo Dia di Milano e del Roniv del Comando provinciale dei carabinieri di Crotone, ha consentito di accertare come i due delitti, maturati in seno al sodalizio cirotano e decisi dai vertici della locale di Ciro’ Marina (Silvio Farao e Cataldo Marincola) fossero tra loro strettamente collegati e finalizzati al mantenimento degli equilibri interni all’organizzazione.
L’esecuzione dell’omicidio in territorio lombardo affidata al capo della locale di Legnano Lonate Pozzolo (Vincenzo Rispoli) conferma che le due locali di ‘ndrangheta siano strettamente collegate ed operino in stretta sinergia, come gia’ accertato da sentenze definitive.
Dalle ordinanze dei gip di Milano e Catanzaro emerge, in particolare, che l’eliminazione di Vincenzo Pirillo (per un periodo reggente della cosca) fu stabilita da Cataldo Marincola e Giuseppe Spagnolo ed eseguita da quest’ultimo per punirne l’impropria gestione delle casse del clan, avendo Pirillo anteposto i propri interessi al mantenimento delle famiglie dei detenuti.
L’omicidio di Cataldo Aloisio (nipote di Pirillo) è stato conseguentemente deliberato da Silvio Farao e Cataldo Marincola, mentre fu eseguito Vincenzo Rispoli e Vincenzo Farao per il timore di una sua vendetta, che avrebbe inevitabilmente destabilizzato gli equilibri dell’associazione mafiosa.

 

 

 

 

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aemilia aula processo panoramicaNon ci sono solo gli oltre 1.700 anni di carcere - di cui 324 comminati agli imputati del rito abbreviato - nelle richieste di pena espresse ieri dai pm della Dda di Bologna Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, a conclusione delle requisitorie contro i 149 imputati del maxi processo Aemilia contro la 'ndrangheta (ai 147 iniziali se ne sono aggiunti successivamente 2, ndr). In caso di condanna, infatti, gli esponenti del sodalizio criminale mafioso radicato in Emilia, emanazione della cosca Grande Aracri con base a Cutro, dovranno sborsare anche 745.000 euro di multe. La sanzione piu' pesante (29.000 euro) e' assegnata - emerge dagli atti dei pubblici ministeri - a Michele Bolognino, mentre altri imputati (tutti a giudizio con rito ordinario) se la sono "cavata" con sanzioni di 1.000 euro o poco piu'. Sulle richieste di condanna espresse, il segretario del Pd modenese Davide Fava commenta: "Cio' che i pm hanno messo nero su bianco e' che in questa regione, dove pure tanto si e' fatto per contrastare la presenza delle mafie, imprenditori, giornalisti, professionisti, notai, politici (pochi in verita') sono stati accusati di aver fatto affari con la cosca Grande Aracri di Cutro, non solo perche' costretti, ma soprattutto perche' convinti dalla loro forza economica, di cui avevano bisogno per fare impresa e garantirsi guadagni facili". Fava sottolinea inoltre che "se escludiamo il lavoro di Libera che ha portato in aula centinaia di ragazze e ragazzi delle scuole, diversi amministratori Pd che fino ai giorni scorsi hanno assistito ai dibattimenti, alcuni organi di informazione regionali e locali, e pochi altri volenterosi, uno dei piu' grandi processi italiani contro la mafia e in particolare contro la 'ndrangheta e' passato nei fatti sotto una grande coltre di indifferenza".

 

 

 

 

 

 

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