Martedì, 27 Ottobre 2020

CRONACA NEWS

PADOVA - La Dia di Padova ha eseguito, nelle province di Vicenza e Verona, un decreto di confisca, emesso dal Tribunale di Bologna, nei confronti dell'imprenditore pregiudicato F.F., 44enne originario della provincia di Crotone, ma da tempo domiciliato in Veneto.

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PADOVA - Notificati dai Carabinieri di Padova 54 avvisi di conclusione di indagini preliminari emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Venezia nell'ambito di un'inchiesta (operazione "Camaleonte) che visto, nei mesi scorsi, l'arresto di 27 persone appartenenti a un'organizzazione di matrice 'ndranghetista operante in Veneto, facente capo alla cosca cutrese Grande Aracri. L'Arma sta operando nelle province di Padova, Venezia, Vicenza,Belluno, Treviso, Reggio Emilia, Parma, Crotone, Reggio Calabria e Cosenza. Nel marzo scorso erano stati applicati provvedimenti cautelari patrimoniali per 18 mln e personali peri 39 persone, delle quali 27 tratti in arresto (13 in carcere e 14 ai domiciliari). Nelle successive indagini l'Arma e i finanzieri di Mirano hanno raccolto ulteriori conferme che hanno consentito la contestazione, nei confronti di taluni degli indagati, di un' ulteriore ipotesi di associazione finalizzata alla commissione di reati fiscali e riciclaggio, aggravata dalla finalità di favorire il sodalizio di stampo 'ndranghetista.

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dia padovaCompaiono anche il direttore della filiale della Banca Popolare di Vicenza di Vigonza (Padova) e un suo collaboratore tra gli arrestati nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Padova che ha portato all'arresto di 16 persone in tutta Italia. Questi i nomi delle persone raggiunte da ordinanza di custodia cautelare, in carcere o agli arresti domiciliari: Antonio Bartucca, Giovanni Spadafora, Antonio Giardino, Giuseppe Cozza, Luca Segato, Domenico Carbone, Antonino Cassandro, Roberto Longone, Lorenzo Ceoldo, Vincenzo Giglio, Pasquale Pullano, Saimir Vezi, Domenico Sottile, Nicola Girina, Federico Zambini, Roberto Longone. Ci sono poi altri quattro indagati a piede libero. L'operazione è stata denominata "Fiore reciso" perché il protagonista, Antonio Bartucco, è di San Giovanni in Fiore. Le indagini, molto complesse, sono iniziate addirittura nel settembre 2015. Il direttore, secondo la ricostruzione effettuata dagli uomini della Dia, aveva aiutato un piccolo imprenditore calabrese associato a una cosca della 'ndrangheta, a fare falsa fatturazione e far muovere denaro (150 mila euro di prelievi documentati nel solo 2016 a fronte di un reddito dichiarato di 17 mila euro). Oltre a un vantaggio personale il direttore di filiale aveva anche chiesto e ottenuto dall'affiliato alla cosca nel settembre 2014 la sottoscrizione di azioni della BpVi per 61 mila euro (valore poi azzerato dal crac dell'istituto di credito), polizze, obbligazioni, mutui, prestiti, conti correnti. Gli arresti, 7 in carcere e 9 ai domiciliari, sono stati eseguiti a Vicenza, Verona, Padova, Rovigo, Venezia, Crotone, Brescia. I reati contestati ai 16 vanno dall'associazione a delinquere finalizzata a riciclaggio, auto-riciclaggio, falsa fatturazione e traffico di stupefacenti. I proventi del riciclaggio erano infatti spesi per l'acquisto di stupefacenti e armi. Tre delle persone arrestate compaiono gia' tra gli arrestati di una recente operazione dalla Dda di Catanzaro - denominata "Stige" - che in cui veniva contestato agli indagati il 416 bis. Queste tre persone in Veneto avevano il compito di dare appoggio logistico alle cosche della 'ndrangheta ma anche di fare affari infiltrandosi negli appalti pubblici e nelle attivita' commerciali della regione. Gli investigatori hanno anche eseguito un sequestro preventivo per equivalente nei confronti della filiale BpVi interessata nel rispetto della normativa sulla responsabilita' amministrativa delle persone giuridiche. Sequestrati beni per 800 mila euro tra immobili, automobili, stupefacenti, armi, moto.

 

 

 

 

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omicidio padova carabinieriPADOVA - Un morto e un ferito in una sparatoria in azienda nel Padovano, culmine di un regolamento di conti originato da un debito di denaro. I carabinieri, dopo un lungo interrogatorio, hanno fermato per omicidio e tentato omicidio l'imprenditore catanese Benedetto Allia, sospettato di aver sparato con un fucile da caccia a un marocchino che era stato dipendente di un'azienda collegata alla sua 'LB', una ditta di verniciatura, e a un suo amico calabrese che l'aveva accompagnato per riscuotere il credito. A terra sul pavimento del capannone, in un lago di sangue, e' rimasto il calabrese - la sua identita' non e' stata ancora resa nota - mentre il marocchino, Yassine Lemfaddel, 29 anni, e' rimasto ferito allo stomaco ed e' riuscito a fuggire, dando l'allarme. La discussione, per motivi economici e lavorativi, sarebbe degenerata quando lo straniero ha estratto un coltello, colpendo l'imprenditore. Allia avrebbe reagito imbracciando un fucile da caccia, facendo fuoco su entrambi. Il marocchino, ferito, era riuscito a salire in auto e a raggiungere il bar di un distributore di benzina a Bagnoli di Sopra, spiegando che c'era stata una sparatoria nella sede della 'LB'. Quando i militari dell'Arma sono giunti sul posto, per il calabrese non c'era piu' niente da fare. Un destino, quello per Benedetto Allia, che sembra ripetersi: il padre, Salvatore, anch'egli imprenditore, era stato condannato nel 2005 a 20 anni di reclusione, reo confesso dell'omicidio di un ex socio della sua azienda, Paolo Gubrissa, nel 2003 in Friuli Venezia Giulia. Il cadavere di Gubrissa era stato occultato e sepolto in un bidone di metallo nei pressi di un cantiere edile a Sagrado (Gorizia). Le indagini sull'omicidio e tentato omicidio di Bagnoli sono condotte dai carabinieri della compagnia di Abano (Padova), coordinati dal pm della Procura di Padova Maria D'Arpa, che ha effettuato un primo sopralluogo nel capannone della 'LB'. Il marocchino ferito e' stato soccorso con l'elicottero del Suem 118 e trasportato all'ospedale di Padova. E' in condizioni serie, ma non in pericolo di vita.

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dia logo entrataAssociazione di stampo mafioso, estorsione, rapina, usura e frode fiscale aggravata. Sono i reati contestati a vario titolo a tre persone, destinatarie di altrettante misure di custodia cautelare emesse dal Gip di Venezia nell'ambito dell'operazione "Valpolicella", eseguita da personale del Centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Padova in collaborazione con la Polizia di Stato, i Carabinieri e la Guardia di finanza delle province di Venezia, Verona, Vicenza, Cremona, Reggio Emilia e Catanzaro. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia, mirava a verificare eventuali infiltrazioni mafiose di origine calabrese tra le province di Vicenza e Verona ed ha consentito di individuare ed indagare 36 soggetti. Quattordici le perquisizioni effettuate, nel corso delle quali - sottolineano gli investigatori - e' stata sequestrata "documentazione contabile ed extra contabile comprovante l'esistenza delle attivita' illecite". Tra le persone oggetto del blitz e' emerso un pregiudicato segnalato dalle forze di polizia locali come contiguo a personaggi affiliati alle cosche crotonesi Grande Aracri e Dragone, oltre alla presenza di vari soggetti collegati alla 'ndrangheta, operanti nel settore edile. Il Gip ha disposto la misura cautelare per l'emissione di fatture false per due crotonesi, rispettivamente di 41 e 23 anni, e per una cittadina serba di 33 anni: alla donna sono stati concessi i domiciliari in quanto madre di un bimbo minore di 6 anni. Nello specifica, la misura cautelare è scattata per F.F. nato a Crotone nel 1975 per fatture false (con l'aggravante del metodo mafioso), S.C. nato a Crotone nel 1993 per emissione di fatture false (con aggravante del metodo mafioso), D.A. nata in Serbia classe 1983 ai domiciliari per emissione di fatture false (con aggravante del metodo mafioso).

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mantia giuseppeÈ accusato di aver fatto parte della "batteria" di rapinatori che, nell'aprile del 2014, si introdussero in un noto hotel di Padova e, spacciandosi per appartenenti alle forze dell'ordine, armati di pistola, si sono fatti consegnare 15mila euro in contanti da alcuni cittadini di nazionalità cinese, adescati con un falso annuncio pubblicato su un giornale e riguardante la vantaggiosa compravendita di materiale di abbigliamento e casalinghi. Per questo motivo, nella nottata di giovedì scorso, personale della Squadra Mobile di Crotone ha tratto in arresto Giuseppe Mantia (foto), di 42 anni, residente a Mesoraca. Il provvedimento è stato eseguito nell'ambito di una più ampia attività di indagine condotta dalla Squadra Mobile di Padova, in esecuzione a un'ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal Tribunale di Padova. Mantia, dunque, si sarebbe reso responsabile del reato di rapina aggravata in concorso con: Fortunato Gagliardi, nato a Lamezia Terme il 2 gennaio 1965 e residente ad Alessandria;  Cosimo Tallarico, nato a Castrovillari (CS) l'11 febbraio 1984 e residente a San Lorenzo del Vallo (CS); e Alessandro Vignati, nato a Busto Arsizio (VA) il 21 giugno 1978 e residente a Gorla Minore (VA). Secondo quanto appurato nel corso delle indagini, nell'aprile del 2014, Mantia (assieme ai suoi complici), si sarebbe introdotto in questo noto hotel padovano (l'Ac hotel Mariott di via Prima Strada) per compiere la rapina. In particolare si sarebbe spacciato per appartenente alle forze dell'ordine. Armato di pistola, si sarebbe così fatto consegnare, sotto minaccia, la somma in contanti di 15mila euro, da parte di alcuni cittadini di nazionalità cinese che erano presenti nell'hotel per motivi di lavoro. Le indagini scattarono, serrate, subito dopo la rapina e si sono concluse da poco. Gli investigatori hanno fatto ricorso ad attività tecniche, perquisizioni, acquisizioni dei filmati registrati dagli impianti di video-sorveglianza dell'hotel. Tutte attività meticolose che, alla fine, hanno permettesso di ricostruire le fasi dell'azione criminosa e, quindi, giungere all'individuazione degli autori della rapina. Le indagini sono partite dall'analisi delle celle telefoniche e hanno trovato riscontro in una abitazione di Treviso, usata dalla banda come base, dove è stato trovato un biglietto con scritto il numero di telefono degli altri componenti della banda. I malcapitati cinesi erano stati adescati attraverso un annuncio economico inserito su un giornale italiano, ma fatto pubblicare in caratteri mandarini. L'annuncio parlava della vendita in stock di materiale d'abbigliamento e casalinghi. Reclamizzava l'esigenza di un fittizio venditore cinese (residente nella provincia di Padova) che, avendo cessato la propria attività, avrebbe avuto merce da alienare. Contattato dunque il finto inserzionista, questi ha poi fissato l'appuntamento con i propri connazionali all'interno di un hotel di Padova. qui sarebbe dovuto avvenire lo scambio della merce e dei soldi. Una volta giunti sul posto, però, mentre erano ancora in corso le trattative concernenti la compravendita della merce, hanno fatto nel frattempo irruzione all'interno della stanza i malviventi che, dichiarandosi poliziotti, con arma in pugno e facendo finta di comunicare con una radiolina, si sono impossessati di un trolley e di un borsone all'interno dei quali, oltre agli effetti personali, era custodito il denaro contante. I rapinatori prima di allontanarsi, hanno anche ammanettato con delle fascette in plastica da elettricista tre dei quattro cinesi presenti in stanza, portando via come ostaggio il cittadino cinese autore dell'inserzione dimostratosi poi, all'esito dell'indagine, complice degli stessi. Secondo quanto appurato dagli investigatori, il gruppo stava già pianificando un nuovo colpo a Lecco nell'abitazione di
imprenditore che, a loro dire, avrebbe fruttato 6 milioni di euro.

 

 

 

 

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