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Domenica, 26 Maggio 2024

CRONACA NEWS

dia logo entrataAssociazione di stampo mafioso, estorsione, rapina, usura e frode fiscale aggravata. Sono i reati contestati a vario titolo a tre persone, destinatarie di altrettante misure di custodia cautelare emesse dal Gip di Venezia nell'ambito dell'operazione "Valpolicella", eseguita da personale del Centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Padova in collaborazione con la Polizia di Stato, i Carabinieri e la Guardia di finanza delle province di Venezia, Verona, Vicenza, Cremona, Reggio Emilia e Catanzaro. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia, mirava a verificare eventuali infiltrazioni mafiose di origine calabrese tra le province di Vicenza e Verona ed ha consentito di individuare ed indagare 36 soggetti. Quattordici le perquisizioni effettuate, nel corso delle quali - sottolineano gli investigatori - e' stata sequestrata "documentazione contabile ed extra contabile comprovante l'esistenza delle attivita' illecite". Tra le persone oggetto del blitz e' emerso un pregiudicato segnalato dalle forze di polizia locali come contiguo a personaggi affiliati alle cosche crotonesi Grande Aracri e Dragone, oltre alla presenza di vari soggetti collegati alla 'ndrangheta, operanti nel settore edile. Il Gip ha disposto la misura cautelare per l'emissione di fatture false per due crotonesi, rispettivamente di 41 e 23 anni, e per una cittadina serba di 33 anni: alla donna sono stati concessi i domiciliari in quanto madre di un bimbo minore di 6 anni. Nello specifica, la misura cautelare è scattata per F.F. nato a Crotone nel 1975 per fatture false (con l'aggravante del metodo mafioso), S.C. nato a Crotone nel 1993 per emissione di fatture false (con aggravante del metodo mafioso), D.A. nata in Serbia classe 1983 ai domiciliari per emissione di fatture false (con aggravante del metodo mafioso).

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mantia giuseppeÈ accusato di aver fatto parte della "batteria" di rapinatori che, nell'aprile del 2014, si introdussero in un noto hotel di Padova e, spacciandosi per appartenenti alle forze dell'ordine, armati di pistola, si sono fatti consegnare 15mila euro in contanti da alcuni cittadini di nazionalità cinese, adescati con un falso annuncio pubblicato su un giornale e riguardante la vantaggiosa compravendita di materiale di abbigliamento e casalinghi. Per questo motivo, nella nottata di giovedì scorso, personale della Squadra Mobile di Crotone ha tratto in arresto Giuseppe Mantia (foto), di 42 anni, residente a Mesoraca. Il provvedimento è stato eseguito nell'ambito di una più ampia attività di indagine condotta dalla Squadra Mobile di Padova, in esecuzione a un'ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal Tribunale di Padova. Mantia, dunque, si sarebbe reso responsabile del reato di rapina aggravata in concorso con: Fortunato Gagliardi, nato a Lamezia Terme il 2 gennaio 1965 e residente ad Alessandria;  Cosimo Tallarico, nato a Castrovillari (CS) l'11 febbraio 1984 e residente a San Lorenzo del Vallo (CS); e Alessandro Vignati, nato a Busto Arsizio (VA) il 21 giugno 1978 e residente a Gorla Minore (VA). Secondo quanto appurato nel corso delle indagini, nell'aprile del 2014, Mantia (assieme ai suoi complici), si sarebbe introdotto in questo noto hotel padovano (l'Ac hotel Mariott di via Prima Strada) per compiere la rapina. In particolare si sarebbe spacciato per appartenente alle forze dell'ordine. Armato di pistola, si sarebbe così fatto consegnare, sotto minaccia, la somma in contanti di 15mila euro, da parte di alcuni cittadini di nazionalità cinese che erano presenti nell'hotel per motivi di lavoro. Le indagini scattarono, serrate, subito dopo la rapina e si sono concluse da poco. Gli investigatori hanno fatto ricorso ad attività tecniche, perquisizioni, acquisizioni dei filmati registrati dagli impianti di video-sorveglianza dell'hotel. Tutte attività meticolose che, alla fine, hanno permettesso di ricostruire le fasi dell'azione criminosa e, quindi, giungere all'individuazione degli autori della rapina. Le indagini sono partite dall'analisi delle celle telefoniche e hanno trovato riscontro in una abitazione di Treviso, usata dalla banda come base, dove è stato trovato un biglietto con scritto il numero di telefono degli altri componenti della banda. I malcapitati cinesi erano stati adescati attraverso un annuncio economico inserito su un giornale italiano, ma fatto pubblicare in caratteri mandarini. L'annuncio parlava della vendita in stock di materiale d'abbigliamento e casalinghi. Reclamizzava l'esigenza di un fittizio venditore cinese (residente nella provincia di Padova) che, avendo cessato la propria attività, avrebbe avuto merce da alienare. Contattato dunque il finto inserzionista, questi ha poi fissato l'appuntamento con i propri connazionali all'interno di un hotel di Padova. qui sarebbe dovuto avvenire lo scambio della merce e dei soldi. Una volta giunti sul posto, però, mentre erano ancora in corso le trattative concernenti la compravendita della merce, hanno fatto nel frattempo irruzione all'interno della stanza i malviventi che, dichiarandosi poliziotti, con arma in pugno e facendo finta di comunicare con una radiolina, si sono impossessati di un trolley e di un borsone all'interno dei quali, oltre agli effetti personali, era custodito il denaro contante. I rapinatori prima di allontanarsi, hanno anche ammanettato con delle fascette in plastica da elettricista tre dei quattro cinesi presenti in stanza, portando via come ostaggio il cittadino cinese autore dell'inserzione dimostratosi poi, all'esito dell'indagine, complice degli stessi. Secondo quanto appurato dagli investigatori, il gruppo stava già pianificando un nuovo colpo a Lecco nell'abitazione di
imprenditore che, a loro dire, avrebbe fruttato 6 milioni di euro.

 

 

 

 

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