Lunedì, 10 Agosto 2020

 

CRONACA NEWS

Ergastolo per tutti gli imputati. Sono pene severe quelle chieste oggi in Corte d'Assise a Reggio Emilia dal pm Beatrice Ronchi al termine della sua requisitoria al processo “Aemilia 1992”. Alla sbarra il boss Nicolino Grande Aracri (recluso nel carcere di Opera, l'unico videocollegato), Angelo Greco, Antonio Ciampà e Antonio Le Rose, accusati di omicidio volontario, premeditato e aggravato del metodo mafioso

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marijuana reggio emilia polizaREGGIO EMILIA – Un crotonese di 32 anni, la sorella di 29 anni e il compagno reggiano di 27 sono stati arrestati con l'accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio. I tre sono agli arresti domiciliari in quanto incensurati. In particolare il 32enne di origini crotonesi nascondeva nell'officina dove lavorava, a Quattro Castella, circa tre chili di marijuana in sacchetti sottovuoto nascosti in uno scatolone. Il blitz della polizia è partito dai controlli effettuati sui consumatori di droga in città ed è così a risalita al nascondiglio, effettuando un blitz nei giorni scorsi.
Nel corso dei controlli nell’officina, gli agenti hanno poi trovato anche 50 grammi di cocaina, di cui venti già suddivisi in quattro sacchetti da cinque grammi l'uno e addirittura nascosti nell'auto di un cliente ignaro del tutto e totalmente estraneo alla vicenda. Rinvenuto dalla Polizia anche un bilancino di precisione.
I poliziotti hanno quindi esteso le perquisizioni alla casa, sia del crotonese, che del suo socio reggiano, senza trovare altra droga. Controlli che sono proseguiti poi anche a casa della sorella del crotonese. La ragazza, di 29 anni, che vive in città con il compagno, un reggiano di 27 anni, è stata trovata in possesso di circa un chilo di marijuana nascosto sotto il letto matrimoniale.
I tre, quindi, sono stati arrestati con l'accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio e sono agli arresti domiciliari in quanto incensurati. La Squadra Mobile, però, prosegue le indagini perché il crotonese arrestato è nipote di uno dei condannati di Aemilia.

 

 

 

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marco ciconte«Il “Laboratorio di idee” – informa una nota – prosegue nel suo cammino. E dopo avere preso una nuova veste diventa Ali-Il Laboratorio di idee. Il Progetto di condivisione e diffusione di cultura in ogni sua forma prosegue grazie a tanti artisti ed amanti della cultura ed arte che si sono uniti ai Fondatori dell’Associazione. Dopo avere ospitato scrittori come Olimpio Tallarico dell’accademia dei Caccuriani che a Reggio Emilia, ha presentato il suo romanzo “Amori regalati”, e Pietro Criaco con il suo romanzo “Via Dall’Aspromonte” di cui a breve il film tratto dallo stesso a regia di Mimmo Calopresti, Ali – Laboratorio di Idee è pronto a condividere all’interno del ciclo “Incontro con l’autore” la presentazione dell’ultimo romanzo di Marco Ciconte “La collina d’oro”. La bellezza diventa necessità, ponte tra nord e sud e tra diverse culture. Il laboratorio di idee traccia un filo ideale che attraversa tutta la penisola, così come gli stessi ideatori del progetto vivono tra la Calabria e l’Emilia Romagna. Un luogo ideale nel quale persone di diversa origine mettono in campo energie attraverso a tutti gli artisti, e questa volta attraverso le parole di Marco Ciconte. Il Laboratorio di Idee portatore di conoscenza di condivisione di unione. Unica strada percorribile per chi vuole fare, vuole esserci, vuole confrontarsi in questo momento di disgregazione, il Laboratorio di idee riparte dalla cultura e dalla bellezza. Vi aspettiamo numerosi domenica 3 marzo presso la Libreria Strand a Reggio Emilia. Stiamo per partire con la campagna associativa. Importante esserci».

 

 

 

 

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iaquinta giuseppe vincenzo grida fuori tribunale"Il nome 'ndrangheta non sappiamo neanche cosa sia nella nostra famiglia. Non e' possibile. Andremo avanti. Mi hanno rovinato la vita sul niente, perche' sono calabrese, perche' sono di Cutro. Io ho vinto un Mondiale e sono orgoglioso di essere calabrese. Noi non abbiamo fatto niente perche' con la 'ndrangheta non c'entriamo niente": questo lo sfogo dell'ex bomber della Nazionale, Vincenzo Iaquinta, condannato a due anni nel processo Aemilia, il piu' grande mai celebrato nel Nord Italia contro la 'ndrangheta. L'ex calciatore era imputato per reati di armi. "Sto soffrendo come un cane - ha detto Iaquinta gridando alle telecamere fuori dal tribunale di Reggio Emilia - per la mia famiglia e i miei bambini senza aver fatto niente".

 

 

 

 

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sentenza aemiliaREGGIO EMILIA- E' di 125 condanne, 19 assoluzioni e quattro prescrizioni il verdetto pronunciato nel primo pomeriggio in Tribunale a Reggio Emilia dal collegio dei giudici presieduto da Francesco Maria Caruso (affiancato a latere da Cristina Beretti e Andrea Rat) che poco dopo le 14 finisce di leggere la sentenza di primo grado per "Aemilia", il maggiore processo contro la 'ndrangheta del nord Italia con 148 imputati alla sbarra. Al netto di alcune riduzioni di pena anche consistenti, (compensate pero' da condanne piu' pesanti rispetto a quanto chiesto dall'accusa per altre posizioni) e' quindi pienamente conclamata l'esistenza di una 'ndrina attiva da anni in Emilia e nel mantovano con epicentro a Reggio Emilia, diretta emanazione della cosca Grande Aracri di Cutro, ma autonoma e indipendente da essa.

 

OLTRE 1.200 ANNI DI CARCERE: li ha inflitti il collegio di Aemilia al termine del maxi-processo di 'Ndrangheta. A quanto risulta dal dispositivo letto in tribunale a Reggio Emilia: si tratta di 118 condanne in rito ordinario (la più alta a 21 anni e otto mesi) e di altre 24 in abbreviato per 325 anni, per reati commessi dal carcere durante il processo. Le sentenze hanno sostanzialmente ricalcato le richieste dei pm della Dda Beatrice Ronchi e Marco Mescolini. Nel rito ordinario sono state 24 le assoluzioni del collegio presieduto da Francesco Maria Caruso e composto dai giudici Cristina Beretti e Andrea Rat, per cinque imputati non si procederà perché i reati sono prescritti, mentre un imputato è deceduto prima della sentenza. La pena più alta è stata inflitta a Carmine Belfiore, 21 anni e otto mesi. Condannati, tra l'altro, Gaetano Blasco (21 anni), Michele Bolognino (20 anni e 7 mesi) e Giuseppe Iaquinta (19 anni), imprenditore e padre dell'ex bomber. Nell'abbreviato, con sconto di un terzo della pena, 16 anni e 4 mesi per Gianluigi Sarcone e a 16 anni per Palmo e Giuseppe Vertinelli. I pm nella loro requisitoria avevano ricostruito l'esistenza di una cellula radicata di 'Ndrangheta al nord e in particolare in Emilia, autonoma e organizzata.

 

 

 

 

 

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iaquinta giuseppe vincenzoREGGIO EMILIA - Vincenzo Iaquinta, tra gli imputati di Aemilia, il piu' grande processo mai celebrato nel Nord Italia contro la 'ndrangheta, e' stato condannato a due anni di reclusione. L'ex bomber della Nazionale e della Juventus, campione del mondo nel 2006, e' imputato per reati relativi alle armi. L'accusa aveva chiesto sei anni. Nella sentenza di primo grado e' caduta l'aggravante mafiosa. Giuseppe Iaquinta, padre dell'ex calciatore, accusato di associazione mafiosa e' stato invece condannato a 19 anni di reclusione.

iaquinta giuseppe vincenzo grida fuori tribunale "Ridicoli, vergogna" hanno gridato padre e figlio uscendo poi dall'aula del Tribunale di Reggio Emilia. La sentenza per 148 imputati e' arrivata dopo due settimane di camera di consiglio 'blindata' da parte del collegio giudicante composto da Cristina Beretti, Francesco Maria Caruso e Andrea Rat.

 

 

 

 

 

 

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