Lunedì, 03 Agosto 2020

 

CRONACA NEWS

mustacchio ferraro«Lo scorso 11 dicembre a Roma - riferisce una nota -, presso la sede dell'Accademia pontificia tiberina si è svolta l' apertura del 202° anno accademico, durante la quale l'architetto Filomena Mustacchio, crotonese e presidente nazionale della Confacit (Confederazione nazionale per la famiglia, la cultura l'industria e il turismo) ha ricevuto il prestigioso riconoscimento di Accademico ordinario dell'antica Accademia tiberina di Roma e, nello stesso giorno, le è stato conferito il titolo di questore del Senato accademico per l'Italia meridionale. Tale riconoscimento che, inorgoglisce la nostra città, segue l'onorificenza, ricevuta dalla Mustacchio, di cavaliere al merito della Repubblica italiana, conferitole dall'allora presidente della Repubblica Scalfaro nel 1993. La prestigiosa istituzione tiberina - ricorda il comunicato -, Accademia di cultura universitaria e studi superiori, venne fondata a Roma il 9 aprile 1813 per iniziativa di personaggi della cultura tra i quali ricordiamo: i poeti Giuseppe Gioachino Belli e Jacopo Ferretti, lo storico Antonio Coppi, il medico patriota Pietro Sterbini e l'umanista Gaetano Celti. Lo scopo dell'Accademia consiste nel coltivare le scienze e le lettere latine e italiane e, particolarmente, tutto ciò che riguardava l'Urbe e gli studi storici su Roma. Le personalità che hanno fatto parte dell'Accademia Tiberina sono numerose ed appartenenti agli ambiti più disparati della cultura nelle sue varie espressioni: dai celebri poeti (Giuseppe Gioachino Belli, Vincenzo Monti, Alessandro Manzoni, ecc.), a scrittori del calibro di Massimo d'Azeglio, René de Chateaubriand, e Giovanni Papini; si annoverano ,inoltre, filosofi come Benedetto Croce e Giovanni Gentile, scienziati come Marie Curie, Guglielmo Marconi, Enrico Fermi e Carlo Rubbia. Vanno , altresì menzionati i musicisti che hanno dato lustro nei secoli alla prestigiosa Accademia :da Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini, a Franz Liszt, Ottorino Respighi; per quanto riguarda gli scultori , ricordiamo, Antonio Canova, Marino Marini, Francesco Messina, Giacomo Benevelli. Numerosi sono stati anche i cardinali, cinque dei quali sono diventati papi (Pio VIII, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII e Pio XII). Durante la cerimonia d'inaugurazione è stato presentato, inoltre, il volume di Federico Ferraro, avvocato crotonese e presidente del Leo Club di Crotone , intitolato "Essere ciò che si è : norme ed azioni dell'Unione europea contro la discriminazione religiosa". Il volume era stato presentato ufficialmente anche nella sala consiliare del Comune di Crotone, lo scorso 10 novembre, alla presenza del prefetto, del sindaco e dell'arcivescovo, nonché delle altre autorità civili, militari e religiose».

 

 

 

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santanna workshop2ROMA - È stato un workshop ricco di contenuti quello che si è tenuto a Roma nell'aula Marotta dell'Istituto superiore di Sanità lo scorso 23 novembre. A promuovere l'evento, oltre al prestigioso ente scientifico del Servizio sanitario nazionale, è stato l'Istituto Sant'Anna di Crotone. Neurofisiologi, giuristi e giornalisti hanno discusso sugli aspetti medici ed etici dell'abbandono attivo di pazienti con gravi disturbi della coscienza. «Il tema del workshop - commenta una nota - è da sempre al centro dell'attività del Sant'Anna e il fatto che la struttura calabrese sia stata invitata dall'Iss a organizzare un convegno così importante, attesta la credibilità della casa di cura e ne riconosce il buon lavoro fatto finora. Il Sant'Anna - prosegue la nota - ha da sempre adottato una scelta netta rispetto all'abbandono attivo, dichiarando il proprio impegno a non abbandonare mai un ammalato, approccio descritto con chiarezza nella Carta di Crotone, promulgata dallo stesso Istituto». Nel corso dei lavori si é dibattuto sull'idratazione e sulla nutrizione dei pazienti con gravi disturbi di coscienza, cercando di dare una risposta definitiva rispetto a considerarle come terapia medica o come cure da offrire a qualsiasi essere umano, indipendentemente dalle sue condizioni. A questo proposito ha detto Maurizio Faggioni, dell'Accademia Alfonsiana di Roma: «Non possiamo compieree su questi pazienti atti che siano dannosi o anche solo insignificanti per loro. Interrompere l'idratazione e la nutrizione vuol dire essere noi a procurarne la morte. È questo il problema, il sostegno minimale deve continuare per non essere noi la causa di morte di queste persone». Dell'importanza dell'etica ha parlato Francesco Napolitano, presidente dell'associazione Risvegli di Roma: «L'etica dovrebbe essere sempre al centro di ogni dibattito, ancor più in situazioni estreme come quelle dello stato vegetativo». Sulla grande importanza del workshop ha messo l'accento Enrico Alleva dell'Istituto Superiore di Sanità: «Avere una posizione netta su argomenti così attuali e importanti significa doverne discutere. L'Istituto Superiore di Sanità dovrà dare quindi le indicazioni a livello nazionale». Anche i media ha un ruolo fondamentale nell'informare correttamente rispetto a questi temi. Su questo é intervenuta la giornalista e scrittrice Enrica Bonaccorti: «Non abbiamo di certo il dovere di sapere tutto, ma sicuramente abbiamo il diritto di avere le informazioni corrette». Le finalità del workshop sono infine state descritte da Giuliano Dolce, direttore scientifico dell'Istituto Sant'Anna: «Nel caso di sospensione dell'idratazione e della nutrizione si produce dolore e quindi il paziente muore dopo grandi sofferenze. Alla fine di questo confronto tra medici e giuristi sarà pubblicato un opinion paper che risponderà alla domanda se i pazienti in sindrome di veglia aresponsiva provano o meno dolore».

 

 

 

 

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lea boldriniROMA - La presidente della Camera Laura Boldrini oggi ha voluto oggi ricordare la figura di Lea Garofalo, testimone di giustizia e vittima della 'ndrangheta che ha ispirato 'Lea', il film di Marco Tullio Giordana andato in onda ieri sera sulla Rai [LEGGI ARTICOLO]. «I testimoni di giustizia vanno protetti - ha detto Boldrini  ricevendo a Montecitorio i giovani Rosario Esposito La Rossa e Maddalena Stornaiuolo dell'associazione Vo.Di.Sca. (acronimo di ''Voci di Scampia'') di Napoli, accompagnati dal deputato Pd Davide Mattiello - lo Stato non può abbandonarli. Spesso si tratta di donne che si ribellano ai propri mariti e a queste va data protezione, in modo da consentire loro di portare via i figli per vivere in sicurezza in altri luoghi».

 

L'avvocato di Denise: «Urgente legge sui testimoni di giustizia».
«È urgente una legge sui testimoni di giustizia»: a dirlo è Enza Rando, avvocato di Denise, 24 anni, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, sulla cui vita ieri sera è andata in onda una fiction di Marco Tullio Giordana . «Il sistema di protezione dei testimoni di giustizia - dice il legale - una serie di miglioramenti in questi anni li ha fatti. Seguo molti testimoni di giustizia e negli ultimi 10 anni qualcosa è cambiato, alcune prassi sono migliorate e c'è una maggiore competenza». Attualmente esiste la legge sui collaboratori e un paragrafo è dedicato ai testimoni ma per Rando non basta. «Urge una legge per i testimoni, che hanno propria dignità e meritano una normativa apposita. Non si deve mai più confondere infatti il testimone con il collaboratore e una normativa può aiutare a risolvere le criticità attuali. Giusto sarebbe prevedere, a mio giudizio che i testimoni rimangano nei territori in cui sono sempre vissuti e hanno lavorato». Il film di Marco Tullio Giordana a Renda è piaciuto: «A me sembra un bel film che regala una Calabria diversa, una terra del coraggio, che ce la può fare».

 

 

 

 

 

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lea garofalo confronto«Lea e' stata rappresentata malissimo, come una ragazza rozza, ma Lea non era così, era molto signorile e parlava benissimo l'italiano». A poche ore dalla fiction televisiva che ha portato su Rai 1 la storia di Lea Garofalo e del suo coraggio nel dire no alla 'ndrangheta, la sorella Marisa boccia il film. Nel film, il ruolo di Lea è interpretato dall'attrice Vanessa Scalera, mentre Linda Caridi veste i panni della figlia Denise. Intervistata in diretta telefonica da "Buongiorno Regione", la trasmissione del Tg regionale calabrese della Rai, Marisa Garofalo ha espresso forti perplessita': «E' stata rappresentata la mia famiglia in maniera vergognosa - ha detto - e ci sono stati momenti e scene che non corrispondono alla verita', ma hanno rappresentato molto bene l'associazione Libera e forse lo scopo era proprio questo». Critiche, dunque, anche nei confronti dell'associazione antimafia di don Ciotti: «Io purtroppo non riesco a vedere piu' mia nipote Denise, che so essere gestita dall'associazione Libera. E ogni volta che faccio riferimento a Libera poi salta l'incontro con mia nipote, non credo sia solo casualita'. Lea ha pagato con la vita la sua scelta - ha concluso Marisa Garofalo - ma io non sono stata interpellata sulla realizzazione di questo film e non so il motivo».

 

L'avvocato di Denise: «Urgente legge sui testimoni di giustizia».
«È urgente una legge sui testimoni di giustizia»: a dirlo è Enza Rando, avvocato di Denise, 24 anni, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, sulla cui vita ieri sera è andata in onda una fiction di Marco Tullio Giordana [LEGGI ARTICOLO]. «Il sistema di protezione dei testimoni di giustizia - dice il legale - una serie di miglioramenti in questi anni li ha fatti. Seguo molti testimoni di giustizia e negli ultimi 10 anni qualcosa è cambiato, alcune prassi sono migliorate e c'è una maggiore competenza». Attualmente esiste la legge sui collaboratori e un paragrafo è dedicato ai testimoni ma per Rando non basta. «Urge una legge per i testimoni, che hanno propria dignità e meritano una normativa apposita. Non si deve mai più confondere infatti il testimone con il collaboratore e una normativa può aiutare a risolvere le criticità attuali. Giusto sarebbe prevedere, a mio giudizio che i testimoni rimangano nei territori in cui sono sempre vissuti e hanno lavorato». Il film di Marco Tullio Giordana a Renda è piaciuto: «A me sembra un bel film che regala una Calabria diversa, una terra del coraggio, che ce la può fare».

 

 

 

 

 

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L'Italia incollata al telivisore ieri sera per guardare il film tv "Lea" di Marco Tullio Giordana. Lo sceneggiato televisivo ha infatti registrato 4.170.000 telespettatori, pari a uno share del 16.24%. Com'è noto il film è ispirato alla storia di Lea Garofalo, testimone di giustizia che nel 2009 è stata uccisa e sciolta nell'acido nei dintorni di Monza, in un agguato organizzato dal suo ex compagno, Carlo Cosco, ritenuto elemento di spicco della 'ndrangheta petilina. Nel film Lea è un modello civile di coraggio: una madre e una figlia, Denise, che mettono al centro il senso della vita rispetto alla malavita organizzata e al destino di sottomissione delle donne di clan. Il film per la tv è stato scritto da Marco Tullio Giordana e Monica Zapelli e si basa sulle sentenze dei processi che hanno condannato il marito di Lea e altri quattro suoi aguzzini all'ergastolo. La messa in onda televisiva era stata preceduta in mattinata da una proiezione in anteprima trasmessa nella mattinata di ieri a Roma, alla presenza di numerose autorità, tra cui anche la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini che ha dichiarato: «Occorre dire sempre "no" alla violenza: anche quando un giovane si sente solo, disperato non può pensare che possa rappresentare l'alternativa perché ribellarsi anche quando si vive in certi contesti è possibile. La storia di Lea Garofalo e di sua figlia Denise, che con il loro coraggio hanno saputo dire no a tutto questo, ce lo dimostrano». All'iniziativa era presente una delegazione composta da 28 giovani Di Paapanice guidati dal parroco don Antonio Macrì, da Tina Pasqualina Pace, da Virginia Megna, da Patrizia Lumastro, daFrancesco Rosato, dai responsabili del progetto formazione giovani Molavim e dal consigliere comunale Enrico Pedace. Presente in sala anche una delegazione del Lieceo scientifico di Petilia.

 

 

 

 

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Il tratto di "strada della morte" (statale 106) che attraversa la provincia di Crotone presenta il piu' alto indice di mortalità: 8,5 decessi ogni 100 incidenti. Lo ha confermato per il 2014 il rapporto Aci-Istat presentato a Roma il 3 novembre scorso. In una Calabria a cui è stata assegnata la triste maglia nera con 2.659 incidenti accaduti sulle proprie strade, 4.428 feriti e 101 vittime; la statale in provincia di Crotone rappresenta il pericolo maggiore, nonostante i lavori di messa in sicurezza completati (e non) sulla 106. Nonostante i progetti che l'Anas deve ancora approvare come il Megalotto 9 "Crotone aeroporto–Mandatoriccio" per la realizzazione della nuova SS 106 Jonica a 4 corsie per circa 71 chilometri (il progetto preliminare dell'opera, al momento non finanziato, stima un costo complessivo di circa 2.348,8 milioni di euro); e il Megalotto 8 "Mandatoriccio-Sibari" che provede tre macro-interventi in provincia di Crotone e che, sostanzialmente, è stato solo stato inserito nel Piano triennale delle opere in attesa ancora dello studio di fattibilità. L'unica certezza, al momento, è che sulla statale 106 crotonese si continuna a morire.

 

Gli altri dati del rapporto Aci-Istat.

Dall'analisi del medesimo rapporto emerge che la Calabria nel 2014 fa rilevare un indice di mortalità stradale di 3,8 decessi ogni 100 sinistri, in leggero aumento rispetto al 2013 con 3,5 decessi (pari al doppio della media nazionale 1,91%). In Calabria, rispetto al 2010, anno di riferimento dell'obiettivo Onu per il dimezzamento del numero di vittime sulla strada, si e' avuta una diminuzione del 27% del numero di morti. Le strade calabresi con il piu' alto indice di mortalita' (7,14 ogni 100 sinistri) sono le Strade Comunali Extraurbane, seguite dalle Statali (6,4) e dalle Provinciali (6,64). Nel 2014, sono stati 14 i decessi su strada registrati in provincia di Crotone, mentre rimane pressoche' invariato il numero di vittime nella provincia di Cosenza con ben 42 morti, seguita da Reggio 24, Catanzaro 11 e Vibo Valentia 10.  La S.S. 106 rimane l'arteria che fa registrare il numero piu' alto di incidenti con danni alle persone, ben 345 nel 2014, che hanno provocato 14 morti e 672 feriti. Entrando nel dettaglio dello studio eseguito sulla "strada della morte", emerge che tra le province calabresi che attraversa, quella di Crotone presenta il piu' alto indice di mortalita' (8,5 decessi ogni 100 incidenti), seguita da Cosenza (8,1), Catanzaro (2,4) e Reggio Calabria (1,4). Corigliano risulta essere il comune con il piu' alto numero di incidenti (30) e feriti (75). Tra tutti, il dato piu' allarmante, e' il seguente: il 44% degli incidenti avviene con uno scontro frontale-laterale, senza dubbio riconducibile agli innumerevoli accessi lungo l'infrastruttura o da uno scontro frontale-laterale che provoca l'80% degli incidenti mortali. Nell'anno 2014 la SS106 in provincia di Cosenza ha registrato un numero totale di incidenti stradali pari a 89. Tra questi abbiamo avuto 6 incidenti mortali che hanno provocato 6 vittime, 52 incidenti con feriti che hanno provocato 131 feriti e 31 incidenti che hanno provocato danni a cose. Rispetto all'anno precedente nel 2014 si ha avuto una leggera diminuzione del numero di incidenti stradali pari a solo 2 incidenti (-2,2%), piu' rilevante, invece, il dato sugli incidenti mortali che sono pari all'anno precedente, con un aumento del numero di incidenti con danni a cose che cresce dell'82,4%. I mesi dell'anno piu' critici perche' presentano gli indici di mortalita' e gravita' con valori notevolmente alti sono: Agosto e Dicembre, invece per l'indice di lesivita' e' Ottobre. Considerando la data dei sinistri, si possono analizzare i giorni della settimana in cui si registra il piu' alto numero di incidenti stradali, essi risultano essere il mercoledi' e la domenica. Il Costo sociale medio per incidente mortale rappresenta il danno economico subito dalla societa', e derivante dall'evento incidente stradale mortale. Si tratta della quantificazione economica degli oneri principali che a diverso titolo gravano sulla societa' italiana per un incidente mortale. Dai calcoli effettuati si osserva che il numero di incidenti avvenuti nel 2014 ha causato alla comunita' un costo sociale che ammonta all'incirca a 15,5 milioni di euro. Analizzando i tratti con maggior numero di incidenti risulta evidente che i "punti critici" sulla S.S.106 nella provincia di Cosenza li abbiamo: dal km 12 al km 16 che e' localizzato nel tratto stradale del comune di Corigliano Calabro; dal km 5 al km 6 che riguarda un tratto nel comune di Rossano Calabro; dal km 23 al km 25 che comprende il comune di Cassano allo Ionio.

 

 

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