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Giovedì, 18 Luglio 2024

CRONACA NEWS

TORINO - Undici condanne per un totale di quasi quarant'anni di carcere e cinque assoluzioni hanno chiuso a Torino un processo scaturito dall'inchiesta "San Michele" sulla presenza della 'ndrangheta in Piemonte. Si è trattato del troncone celebrato con il rito abbreviato dal gup Maria Francesca Abenavoli. La pena più elevata (sette anni e quattro mesi) è stata inflitta ad Angelo Greco, considerato personaggio di spicco della propaggine subalpina della cosca Greco di San Mauro Marchesato (Crotone). L'inchiesta "San Michele", nelle sue varie articolazioni, ha preso in esame, fra l'altro, dei tentativi di inserimento della criminalità organizzata nei lavori per il Tav e una estorsione alla Setup Live, una delle più importanti società organizzatrici di spettacoli musicali in Italia. Ai Comuni di Rivoli, Sant'Ambrogio e Chiusa San Michele è stato riconosciuto il diritto a chiedere risarcimenti in sede civile.

 

 

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TORINO - Le dichiarazioni di due pentiti e l'amicizia con il boss non bastano: per questo motivo la Cassazione ha annullato l'ordine di custodia cautelare per Alberto C., una delle 31 persone coinvolte nell'inchiesta 'San Michele' della procura di Torino sulla presenza della 'ndrangheta in Piemonte e sui tentativi di infiltrarsi negli appalti pubblici, compresi quelli per il cantiere della ferrovia Tav in Valle di Susa [LEGGI ARTICOLO]. Alberto C., secondo gli inquirenti, fa parte del 'locale' di San Mauro Marchesato (Crotone) che sarebbe diretto da Angelo Greco e che aveva delle propaggini nel Torinese. La Corte, nelle motivazioni, si è pronunciata su un'ordinanza del tribunale del riesame di Torino e ha affermato che i due pentiti hanno reso indicazioni "generiche" e non hanno descritto "con puntualità le mansioni" all'interno della cosca. Inoltre, il fatto che C. nel 2012 accompagnò Greco al matrimonio della nipote (alla cerimonia presero parte "numerosi esponenti della cosca") o che abbia fatto diversi viaggi con lui dalla Calabria a Torino non giustificano, sempre secondo la Corte, l'accusa di far parte dell'associazione. L'udienza preliminare dell'inchiesta San Michele è in corso a Torino da maggio.

 

 

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La procura di Torino ha chiuso l'inchiesta "San Michele" sulla presenza di una articolazione della 'ndrangheta in Piemonte. Il procedimento riguarda anche un tentativo di infiltrazione nelle catene di subappalti per il cantiere del Tav a Chiomonte. Fra i 31 indagati, molti dei quali ancora in carcere, figurano un ispettore di polizia municipale in servizio al tribunale di Torino, al quale è contestato il concorso esterno in associazione mafiosa, e due carabinieri del Torinese accusati di avere rivelato notizie riservate. La banda su cui si e' concentrata l'indagine è collegata a una 'ndrina di San Mauro Marchesato.

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Dagli atti dell'indagine sulla Tav di Firenze spunta l'ombra della 'ndrangheta attraverso le dichiarazioni di un pentito di Belvedere Spinello che, durante un interrogatorio, ha chiamato in causa il nome di un imprenditore citato anche nel caso di Lea Garofalo (la  testimone di giustizia crotonese uccisa nel 2009 per aver fornito importanti rivelazioni sulle faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno Carlo Cosco). «A fine maggio 2011, prima che mi arrestassero, dalla Lombardia, mi recai in bus in Calabria. Nel viaggio incontrai un membro della famiglia di Petilia Policastro, un certo Garofalo di Pagliarelle, frazione di Petilia. Gli chiesi come erano messi in Toscana. Lui mi disse che fornivano il cemento e betoniere ai cantieri Tav tramite imprese di Firenze. Mi precisò poi che per il movimento terra c'erano i Casalesi e che si erano associati con noi (inteso come 'ndrangheta)». Lo ha spiegato ai Ros di Firenze Francesco Oliverio che, dal 2005 sarebbe a capo del 'locale' di Belvedere Spinello (Crotone). Le dichiarazioni del pentito sono venute durante un interrogatorio dell'ottobre 2013 e dal quale è venuto a galla come il nome di quell'uomo incontrato sull'autobus è spuntato anche nella terribile vicenda dell'omicidio della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo. Il verbale, da cui emerge anche l'ombra della 'ndrangheta accanto a quella (già nota) della camorra sui lavori della Tav di Firenze, si trova in una informativa agli atti dell'indagine sulle grandi opere e che lunedì scorso ha portato agli arresti, tra gli altri, dell'ex dirigente del ministero delle Infrastrutture e dei lavori pubblici Ercole Incalza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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