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Lunedì, 15 Luglio 2024

CRONACA NEWS

gaetano bonoAvvisi di conclusioni delle indagini notificati questa mattina dagli investigatori della Guardia di finanza, su disposizione del pm Gaetano Bono (foto), ai rappresentanti dell’ex giunta comunale di Crotone, quella guidata da Peppino Vallone, al dirigente del settore Lavori pubblici del Comune, ad un funzionario dello stesso settore, e ai responsabili di quattro cooperative sociali di tipo B che, nei mesi scorsi, hanno effettuato attività lavorative, nell’ambito del verde pubblico, con un contratto a progetto stipulato con l’ente comunale. L’accusa è diversificata: ai rappresentanti della giunta comunale viene contestato un presunto abuso di ufficio; ai dipendenti di avere “frazionato artificiosamente la somma di 192.000 euro” (rinvenienti dalle royalties del 2009 previste nel Bilancio 2014) per poter effettuare l’assegnazione diretta senza passare per un bando pubblico; mentre ai responsabili delle cooperative si contesta la presunta truffa. Secondo quanto è stato possibile apprendere, il pm Bono contesta l’irregolarità della documentazione delle cooperative che, per questa ragione, non avrebbe avuto titoli per svolgere alcune attività lavorativa per il Comune. Nelle carte a disposizione del magistrato gli investigatori che hanno eseguito le indagini hanno sottolineato che le cooperative non avrebbero tenuto bilanci e relativa documentazione in regola. La documentazione acquista nel corso delle indagini evidenzia che è possibile verificare l’impegno dei fondi incassati dalle cooperative, costituite da gruppi di disoccupati della città, proprio su indicazione dell’amministrazione comunale. Senza la costituzione delle cooperative non sarebbe stato, infatti, possibile assegnare alcuna attività lavorativa. Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per chiarire le proprie posizioni, altrimenti saranno rinviati a giudizio e in questo caso ci sarà il processo.

 

 

 

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palazzo provinciaAvviso di conclusione d'indagine per 22 ex consiglieri provinciali di Crotone. La notifica dell'atto disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone per alcuni è già avvenuta, per gli altri avverrà nelle prossime ore. L'indagine, eseguita dagli investigatori della Digos della Questura di Crotone, riguarda i gettoni di presenza percepiti negli ultimi sei mesi (dall'1 gennaio al 30 giugno 2014) dell'attività svolta dalle cinque commissioni operative presso l'ente intermedio al tempo in cui presidente era Stano Zurlo.

 

I consiglieri eletti dai cittadini era 24. Di questi, uno, Benedetto Proto, era stato eletto presidente del Consiglio e quindi non poteva accedere al gettone di presenza e, un altro, Mariella Maio, pur avendo partecipato ai lavori di diverse commissioni aveva espressamente chiesto di non essere retribuita. Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per effettuare le controdeduzioni, altrimenti saranno rinviati a giudizio e, quindi, dovranno rispondere del reato contestato nel processo che si aprirà.

 

Quali sono le contestazioni addebitate agli ex consiglieri provinciali? Prima di tutto mancano i verbali di alcune riunioni. Quando si teneva una riunione di commissione i consiglieri presenti dovevano firmare il registro delle presenze. Gli uffici della Provincia facevano i conteggi dei soldi da liquidare in base a questo registro. Gli investigatori della Digos hanno scoperto, però, che in alcuni casi mancava un altro elemento importante che era il verbale della seduta. In alcuni casi c'è stato, quindi, il pagamento del gettone per la partecipazione ai lavori della commissione senza che vi sia traccia sull'argomento affrontato nel corso della riunione.

 

Secondo quanto è stato possibile apprendere potrebbero esserci delle presenze in commissioni diverse che si tenevano alla stessa orario. E ancora in alcuni verbali manca l'orario di inizio della riunione mentre c'è quello della chiusura. I consiglieri provinciali, al massimo, potevano percepire 1.166,67 al mese, un quarto di quanto percepiva il presidente dell'Ente, mentre il singolo gettone di presenza era di 37,96 euro a seduta. In molti casi i consiglieri hanno effettuato più sedute di quelle che realmente venivano pagate. L'indagine si è conclusa e ora spetta ai destinatari dell'avviso emesso dalla Procura dimostrare la propria innocenza rispetto ai fatti contestati.

 

 

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