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Lunedì, 17 Gennaio 2022

CRONACA NEWS

nicodemo aloeCIRÒ MARINA - Un uomo di 43 anni, Nicodemo Aloe, è stato assassinato la notte scorsa a Cirò Marina, davanti al garage in cui temporaneamente viveva. Ad ucciderlo un uomo col volto coperto che dopo avere sparato alcuni colpi di pistola è fuggito su uno scooter. L'allarme è stato dato dal fratello che gestisce un bar nelle vicinanze. Aloe era già noto alle forze dell'ordine ma per reati minori e non era legato ad ambienti della criminalità. Le indagini sono condotte dai carabinieri. L'ultima denuncia a carci odi Aloe risaliva al 2012 per maltrattamenti in famiglia. L'uomo, separato dalla moglie, viveva nel garage posto sotto l'abitazione della donna. Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri stava probabilmente guardando la televisione quando qualcuno lo ha chiamato. Appena uscito l'assassino gli ha sparato contro fuggendo subito dopo. I colpi d'arma da fuoco sono stati uditi dal fratello della vittima che gestisce un bar ad una trentina di metri dal luogo del delitto. Subito è corso a vedere cosa era successo ed ha trovato il cadavere del fratello. Quindi ha chiamato i carabinieri. Gli investigatori, al momento, escludono che si tratti di un delitto legato alla criminalità organizzata. Per questo stanno sentendo familiari ed amici per accertare se Aloe, negli ultimi tempi, abbia avuto contrasti con qualcuno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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CASABONA - L'automobile di un pensionato di 83 anni è andata distrutta da un incendio, di probabile origine dolosa, a Casabona. Le fiamme hanno anche danneggiato la porta di ingresso di un'abitazione. I vigili del fuoco del distaccamento di Cirò Marina sono riusciti ad evitare che l'incendio si propagasse anche all'interno della casa dove le fiamme già si stavano alimentando dalla fessura sotto la porta. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno avviato le indagini.

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cocaina2Aveva in casa un vero e proprio laboratorio dove vi era tutto l'occorrente per tagliare e confezionare sostanze stupefacenti. Il blitz dei Carabinieri  della Compagnia di Crotone è scattato ieri intorno alle 15 nel quartiere denominato "Zingari" nei pressi di via Acquabona. A finire in manette, in flagranza di reato, è stato Damiano Passalacqua, 31enne disoccupato. L'accusa è detenzione ai fini di spaccio di cocaina. I militari assieme ad una unità cinofila antidroga del Gruppo Operativo Calabria di Vibo Valentia, sono intervenuti presso l'abitazione dove l'uomo dimora con la propria famiglia. Nel corso della perquisizione domiciliare, i Carabinieri hanno rivenuto un vero e proprio laboratorio dove vi era tutto l'occorrente per tagliare e confezionare lo stupefacente. Il 31enne non si sarebbe accorto dell'arrivo dei carabinieri ed è stato per questo preso completamente alla sprovvista. I militari sono giunti sul luogo da una via poco praticata, e l'uomo non è riuscito, pertanto, a nascondere nulla. In soggiorno, su di un davanzale, i militari hanno trovato un involucro contenente 16 grammi di cocaina in pietre, quindi purissima ed ancora da tagliare, oltre ad un bilancino di precisione ed a due scatole di bicarbonato utilizzato solitamente come sostanza da taglio. Al seguito dei carabinieri c'era anche il segugio antidroga "Nito" che, appena entrato in azione, ha subito individuato lo stupefacente sul davanzale. A fare la guardia al laboratorio, i militari hanno trovato oltre ad una fittissima rete di vedette poste lungo la strada per avvisare dell'eventuale arrivo delle forze dell'ordine anche un sistema di videosorveglianza che riprendeva l'ingresso principale dell'abitazione, ma non il retro utilizzato opportunamente dai militari. L'uomo, espletate le formalità di rito, su disposizione del sostituto procuratore di turno, Luisiana Di Vittorio, è stato tradotto presso le propria abitazione agli arresti domiciliari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il papà rapinava la banca e il figlio faceva da palo. È quanto hanno scoperto le indagini dei Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Guastalla, che hanno identificato il rapinatore con la parrucca che tra agosto e settembre dello scorso anno si era reso responsabile di due rapine in fotocopia compiute ai danni del Monte dei Paschi, agenzia di Cadelbosco Sopra. Nei guai anche il figlio che, appunto, è risultato aver fatto da palo in una delle due rapine compiute dal padre. Con l'accusa di concorso in rapina aggravata i Carabinieri hanno arrestato i crotonesi Antonio Origlia, 56enne domiciliato a Bologna, ed il figlio Domenico, 38enne, domiciliato a Mantova. Le indagini sono state coordinate dal pm Giacomo Forte. I provvedimenti di custodia sono stati firmati dal Gip. Il primo colpo il 5 agosto 2014, quando padre e figlio hanno raggiunto Monte dei Paschi di Cadelbosco Sopra compiendo la rapina. Il figlio ha aspettato fuori mentre il papà con volto coperto da calzamaglia, parrucca e occhiali ha fatto irruzione in banca. Bottino di oltre 7.000 euro. La fuga a bordo di una Peugeot 206 condotta dal figlio. Il 19 settembre il padre ha compiuto da solo nella stessa filiale un altro colpo: 4.000 euro di bottino.

 

 

 

 

 

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Hanno pagato un corriere con un assegno circolare falso. Per questo i carabinieri di Scandale hanno arrestato e posto ai domiciliari Luca Rotundo, 23 anni, e denunciato la sorella di 18, per truffa ed uso di atto falso. La denuncia è partita da un corriere della ditta "Bartolini". Lo stesso ha poi avvertito i militari di una nuova consegna da fare allo stesso indirizzo. I carabinieri di Scandale lo hanno accompagnato e dopo il pagamento, anche questo con un assegno circolare falso, sono intervenuti. In particolare, i militari dell'Arma, dopo aver preso posizione nelle vicinanze dell’abitazione in via Sant’Antonio, hanno atteso l’arrivo del corriere. I due fratelli all’arrivo del corriere espresso avrebbero nuovamente pagato con un assegno circolare falso ed è stato in quel frangente che sono intervenuti i militari bloccando i due con ancora il pacco in mano. Il 23enne, espletate le formalità di rito, su disposizione dell’Autorità giudiziaria, è stato posto agli arresti domiciliari, mentre la sorella che lo accompagnava è stata denunciata a piede libero.

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arresti astiVIDEO - I carabinieri del comando provinciale di Asti, coadiuvati dal personale dei comandi provinciali carabinieri di Torino, Vercelli e Crotone, hanno eseguito, dalle prime luci del giorno, in Asti e nelle province di Torino, Vercelli e Crotone una vasta operazione contro l'ndrangheta con la notifica di 6 provvedimenti di custodia cautelare in carcere. Le misure cautelari sono state emesse da Elena Rocci, Gip presso il Tribunale di Torino, su richiesta di Stefano Castellani e di Sandro Ausiello della Procura presso la Direzione distrettuale antimafia del capoluogo piemontese. Sono state eseguite anche 22 perquisizioni nei confronti di altrettante persone coinvolte nella maxi inchiesta. Le indagini hanno evidenziato che alcuni destinatari delle misure restrittive, operanti nell'astigiano e dell'hinterland torinese, sono ritenuti i responsabili - a vario titolo- dell'omicidio compiuto nell'astigiano nel settembre del 2011 ai danni di Nicola Moro, che si ritiene commesso con l'aggravante di aver agevolato l'attività delinquenziali della cosca di 'ndrangheta denominata "locale di Cirò" (KR), e di altri reati quali: coltivazione, produzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti; porto e detenzione illegale di armi da sparo comuni e da guerra. L'indagine de quo è durata circa tre anni e mezzo ed ha consentito di far luce, con l'arresto degli autori, su un omicidio di 'ndrangheta, primo caso per la provincia piemontese.

 

I nomi degli arrestati.
Si tratta di Massimo Agostinelli nato a Rodi Garganico (FG) il 24 novembre 1966; di Giuseppe Bossio nato a Strangoli (KR) il 05 novembre 1961; di Giuseppe Chiricosta nato ad Ardore (RC) il 12 giugno 1957; di Tomas Pochi' nato a Pinerolo (TO) il 10 ottobre 1992; e di Maurizio Russo nato a Mesagne (BR) il 15 gennaio 1962.

 

Luce sull'omicidio del commerciante Nicola Moro avvenuto nel 2011.

omicio moroGiuseppe Bossio e Giuseppe Chiricosta, agendo in concorso tra loro e con almeno un'altra persona non identificata, sarebbero gli esecutori materiali dell'omicidio di Nicola Moro, all'indirizzo di cui hanno esploso un colpo di arma da fuoco calibro 9, attingendolo alla regione sopra clavicolare destra. Per gli inquirenti il delitto è stato commesso con l'aggravante della premeditazione (consistente nell'individuare una zona isolata e predisponendo il luogo ove occultare il corpo, nel dare un appuntamento alla vittima e nel condurla nel predetto luogo per commettere l'omicidio); di aver agevolare l'attività di un'associazione di stampo mafioso ex art. 416 bis Codice penale e in particolare, per favorito l'attività della cosca di ndrangheta denominata "locale di Cirò" (KR), dalla quale Nicola Moro aveva ricevuto lo una somma di circa 300mila euro per organizzare un'importazione di cocaina via mare, senza però concludere nulla e senza aver mai restituito il denaro; di aver ucciso l'uomo in circostanze di un luogo isolato, tali da ostacolare la privata difesa. Le indagini hanno evidenziato che la vittima era stata incaricata di avviare attività commerciali ittiche di copertura, tra cui tre esercizi commerciali nella provincia di Asti (nel capoluogo, in Villanova d'Asti e Costigliole d'Asti), e sarebbe stato assassinato per avere disatteso i dettami delle cosche, connessi alla somma ricevuta.

 

Le indagini su traffico di droga e detenzione di armi.
drogaSempre Giuseppe Bossio e Giuseppe Chiricosta sono accusati di aver portato in luogo pubblico un pistola calibro 9 parabellum (da considerarsi arma da guerra) con l'aggravante di aver commesso il fatto al fine di commettere il reato di omicidio. A Maurizio Russo viene contestato di aver coltivato illecitamente all'interno di tre capannoni di una ditta sita in Caselle Torinese (nella frazione Mappano) piante di marjuana ciascuna delle quali aveva raggiunto l'altezza di circa 1,30 centimetri per un peso complessivo di 6,282 chilogrammi e contenenti 153.280,8 milligrammi di Thc, nonché detenuto altri quantitativi di droga. Anche Thomas Pchi' è accusato di reati di droga per aver acquistato un ingente quantitativo di stupefacente pari a circa 8,6 chilogrammi di hashish che, l'uomo, avrebbe detenuto al fine di spaccio. Giuseppe Bossio e Massimo Agostinelli viene contestata la detenzione illegale di più armi comuni da sparo, in particolare almeno un pistola calibro 9, una pistola calibro 7,65, una pistola marca Dilljnger e altre armi di tipo e calibro imprecisato, nonché un fucile mitragliatore Kalashnikov.

 

I dettagli sull'indagini sviluppate nell'arco di tre anni.

Le complesse indagini si sono sviluppate a 360 gradi ed hanno consentito di accertare che, nelle sue ultime ore di vita, cioè nella serata del 16 settembre 2011, Nicola Moro si era allontanato da casa a bordo dell'autovettura di famiglia, una Peugeot 205, che è stata poi ritrovata il successivo 18 ottobre 2011 nel piazzale del centro commerciale di Moncalieri via F. Postiglione, alle porte di Torino, regolarmente posteggiata e chiusa a chiave. Le verifiche ha riguardato subito l'analisi del Pc della vittima e dei tabulati telefonici. L'indagine si è quindi indirizzata sulla società Fischerhaus Snc della quale la vittima era socio amministratore. I successivi approfondimenti investigativi hanno consentito di appurare che la ragione principale della costituzione della "Fischerhaus" era legata al traffico di sostanze stupefacenti che in quel periodo Nicola Moro e un suo socio in affari avevano avviato con altri soggetti calabresi, tra i quali proprio Giuseppe Bossio e Giuseppe Chiricosta. La società avrebbe dovuto essere utilizzata come copertura per noleggiare una nave da utilizzare per l'importazione di un ingente quantitativo di cocaina da destinare alla cosca di 'ndrangheta denominata "Locale di Cirò", della provincia di Crotone. Dalle indagini svolte – intercettazioni telefoniche, pedinamenti, analisi dei tabulati dei cellulari - è emerso che Giuseppe Bossio,  Giuseppe Chiricosta, la vittima ed il suo socio in affari, in cambio di una somma di denaro pari a circa 300mila euro ricevuta dai committenti calabresi, avrebbero dovuto realizzare e portare a termine il trasporto, via mare, di una ingente quantità di "cocaina" o "pasta di coca", da prelevare in Colombia o in altro Stato sud americano. Le risultanze investigative hanno dimostrato che Moro poteva vantare contatti e collegamenti con esponenti di spicco della criminalità organizzata calabrese, per il tramite di Bossio e Chiricosta. Di contro, a seguito della concessione della cospicua somma finalizzata al narcotraffico, Moro ed il suo socio hanno aperto tre pescherie con l'insegna "Fischerhaus" (in Asti, Villanova d'Asti e Costigliole d'Asti). I due avrebbero utilizzato parte del denaro anche per sanare alcune loro personali situazioni debitorie, spendendo tutto quanto anticipato dalle cosche.

 

 

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