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Mercoledì, 24 Luglio 2024

CRONACA NEWS

marijuana bilancino carabinieriI carabinieri della Tenenza Isola di Capo Rizzuto hanno arrestato un 21enne di Cutro, ritenuto responsabile di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. In particolare i carabinieri, durante un servizio finalizzato alla repressione dello spaccio di sostanze stupefacenti svolto nel comune di Cutro, hanno eseguito una perquisizione domiciliare presso l’abitazione del giovane, rinvenendo nella sua disponibilità 19 dosi di marijuana e materiale per la pesatura ed il confezionamento (foto). Terminate le formalità di rito, su disposizione del pubblico ministero di turno della Procura di Crotone, l’arrestato è stato sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione, in attesa dell’udienza di convalida
A Cirò Marina, invece, i carabinieri del Norm (Nucleo operativo e Radiomobile) della locale Compagnia, sempre durante un servizio finalizzato alla repressione dello spaccio di sostanze stupefacenti, hanno deferito in stato di libertà un 48enne del luogo. Anche in questo caso, i militari, a seguito di perquisizione eseguita all’interno di un’attività commerciale di vendita di frutta, estesa all’autovettura del titolare, hanno rinvenuto 28 grammi di sostanza stupefacente del tipo “marijuana” e materiale atto alla pesatura. Il materiale rinvenuto è stato sottoposto a sequestro.

 

 

 

 

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caserma carabinieri gazzellaCUTRO – I carabinieri della Stazione di Cutro hanno dato esecuzione ad un ordine di carcerazione, emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Catanzaro, nei confronti di un 31enne del luogo, M.L., dichiarato colpevole della rapina a mano armata consumata, in concorso con altri, in danno di un supermercato di generi alimentari ubicato in Cutro, il 5 marzo 2011, che fruttò circa 5.000 euro. Durante l’azione delittuosa, i rapinatori hanno anche esploso un colpo di pistola. L’uomo dovrà scontare un residuo di pena di 3 anni e 8 mesi di reclusione. Il provvedimento restrittivo segue la sentenza della Corte di Cassazione del 4 giugno 2019, a conclusione dell’iter processuale dell’operazione “Kyterion”, condotta dal nucleo investigativo del Comando provinciale carabinieri di Crotone, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha confermato l’impianto accusatorio, confermando anche la pena dell’ergastolo nei confronti dei fratelli Nicolino ed Ernesto Grande Aracri, vertici dell’omonima consorteria ‘ndranghetistica. L’arrestato, terminate le formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa circondariale di Crotone.

 

 

 

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Il locale di ‘ndrangheta di San Leonardo di Cutro”, composto dalle famiglie Manno-Trapasso-Zoffreo, era diventata una vera e propria holding criminale con ramificazioni operative non solo in Calabria ma anche in Puglia, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, nonché, con proiezioni estere. È quanto emerge dall’ordinanza dell’inchiesta “Malapianta” condotta dalla Dda di Catanzaro che quest’oggi ha portato le Fiamme gialle al fermo di 35 persone, al deferimento complessivo di 64 persone e al sequestro preventivo di beni per 30 milioni di euro.

 

DALLE INVESTIGAZIONI emerge che, oltre al dominio incontrastato del traffico di droga fra le province di Crotone e Catanzaro e l’usura praticata nei confronti di diversi imprenditori anche nel nord Italia, la “locale di San Leonardo di Cutro” «da anni esercitava la sua criminale influenza sulla gestione dei villaggi turistici nel territorio sottoposto al suo controllo, attraverso una costante quanto pesantissima vessazione posta in essere con l’imposizione di proventi estorsivi, di assunzioni di lavoratori vicini alla consorteria ‘ndranghetista nonché di fornitori di beni e servizi anch’essi graditi alle cosche annullando, di fatto, ogni forma di libero mercato e di concorrenza». Gli enormi proventi illeciti venivano poi riciclati dalla cosca anche mediante investimenti nei settori della ristorazione, dell’edilizia e delle stazioni di rifornimento carburante. Secondo gli inquirenti, la cosca sanleonardese agiva in rapporti di dipendenza funzionale con la cosca Grande-Aracri egemone sulla provincia.

 

LE ALTRE INDAGINI condotte nel corso degli ultimi anni hanno inoltre permesso di acquisire significativi elementi proprio sulla crescita di potere e di influenza criminale delle famiglie di ‘ndrangheta del territorio di San Leonardo di Cutro. Elementi, questi, che trovano piena conferma secondo i magistrati nell’odierna Operazione Malapianta che, all’esito di difficilissime indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Crotone a partire dal 2017, consente di asserire l’esistenza a San Leonardo del “locale di ‘ndrangheta” riconosciuta con a capo le famiglie Mannolo e Trapasso. Fu lo stesso Nicolino Grande Aracri, nel corso di una conversazione captata in modalità ambientale alcuni anni fa, a sancire l’autorità mafiosa in quel territorio delle famiglie citate e a inserire i due capi famiglia, Alfonso Mannolo e Giovanni Trapasso fra i “grandi della ‘ndrangheta”.
La “locale sanleonardese” è dipinta nelle carte dell’inchiesta come una organizzazione delinquenziale ben identificata nei contesti criminali “crotonesi”. Il gruppo criminale inquisito risulta estremamente coeso, strutturalmente complesso ed altamente organizzato. Il metodo mafioso che l’indagine ha cristallizzato è quello tracciato dall’articolo 416 bis del codice penale. Forza di intimidazione del vincolo associativo, condizione di assoggettamento e condizione di omertà sono tutti parametri che sono stati documentati nella presente indagine “Malapianta”. Le vicende di diversi imprenditori, vittime delle cosche di San Leonardo, sono inequivocabilmente dimostrative del potere mafioso della famiglia Mannolo e dei fini associativi perseguiti oltre che del soffocamento che la ‘ndrangheta opera su ogni forma di impresa e, quindi, di sviluppo di questo territorio.guardia finanza crotone caserma gazzella

QUANTO EMERSO dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, condotte dalla Guardia di Finanza di Crotone, conferma la mole di dati riferiti dai collaboratori di giustizia e permette di individuare l’esistenza del locale di ‘ndrangheta a San Leonardo di Cutro, a partire almeno dagli anni ’70, appartenente al “Crimine” crotonese/catanzarese e pertanto riconosciuta da parte del superiore “Crimine” di Polsi. La ‘ndrangheta sanleonardese ha, nel corso dei decenni, diversificato la sua operatività criminale passando dal contrabbando di sigarette al narcotraffico, all’usura e alle estorsioni. L’attività investigativa svolta ha consentito di comprendere come il capocosca di San Leonardo, Alfonso Mannolo, e i suoi sodali avessero timore, sia delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, la cui scelta veniva giudicata dai medesimi “vergognosa”, che dei magistrati inquirenti di Catanzaro verso i quali si sprecano le ingiurie e, inoltre, del procuratore Gratteri accostato, nei loro commenti, a Giovanni Falcone. La locale di San Leonardo pare abbia una fortissima capacità di controllo e monitoraggio del territorio per censire “presenze sospette” di veicoli e/o soggetti appartenenti alle forze dell’ordine. I componenti della consorteria criminale erano anche in grado di ottenere informazioni sulle operazioni di polizia imminenti attraverso una oscura rete di fonti e connivenze. Oltre a ciò è stato accertato come i sodali effettuavano regolarmente attività di antibonifica per il rilevamento di microspie o per eludere le attività intercettive dei finanzieri. Tutto ciò, unito al monitoraggio in stile “militare” del loro territorio, certifica la capacità dei “santoleonardesi” di ostacolare e sottrarsi a qualunque forma di investigazione.

 

L'ASSERVIMENTO DEI VILLAGGI turistici del litorale ionico fra Crotone e Catanzaro è la sintesi di un progetto delinquenziale condiviso dalle consorterie operanti nella “circoscrizione” criminale di Cutro. Imprese rappresentative di quello che senza dubbio è il settore economico di maggior importanza in questo territorio e che soggiacevano al controllo criminale posto in essere con due metodologie distinte: l’estorsione di denaro contante per milioni di euro e il condizionamento e lo sfruttamento della gestione dei servizi quali manodopera, forniture e manutenzioni. In pratica le cosche nel tempo sono riuscite a imporre la loro assoluta egemonia in relazione a qualsivoglia aspetto delle attività connesse alla gestione delle strutture alberghiere che abbia un profilo economico. Le dichiarazioni di diversi imprenditori, se per un verso hanno integrato le penetranti indagini dei finanzieri, sono anche la dimostrazione di uno spirito di ribellione alla ‘ndrangheta. Spirito che va sostenuto con ogni mezzo.

operazione malapianta conferenza stampa2TRA LE PRINCIPALI ATTIVITÀ del “locale di ‘ndrangheta di San Leonardo di Cutro” si annovera senza dubbio il traffico di stupefacenti, una delle principali fonti di finanziamento dell’associazione. Sin dagli anni ’90 per le altre cosche del crotonese e non solo i Mannolo hanno costituito un punto di riferimento per il narcotraffico. In quegli anni venne addirittura impiantata una raffineria in quel di San Leonardo, località giudicata idonea in quanto facilmente controllabile dalla cosca e quasi impossibile da controllare per le forze dell’ordine. Le indagini hanno dimostrato come i sanleonardesi si sono approvvigionati di droga dalle cosche operanti in provincia di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria e, inoltre, si sono dotati di una ramificata rete territoriale per la commercializzazione del narcotico principalmente su Crotone, Isola di Capo Rizzuto, Botricello e zone limitrofe in provincia e Catanzaro, San Giovanni in Fiore in provincia di Cosenza. Le indagini hanno documentato l’acquisto e la successiva cessione di centinaia di chilogrammi di hashish, cocaina ed eroina. In particolare su Crotone la base operativa dello spaccio era situata nel quartiere di via Acquabona. Questo è il “fortino” dove risiedono centinaia di persone appartenenti al gruppo deicosiddetti “zingari” di Crotone. Caratterizzato da un fitto reticolato di abitazioni, per lo più abusive, connesse da vialetti transitabili, unicamente, a piedi dove donne e bambini fanno da vedette per lo spaccio. E’ da considerarsi la piazza di spaccio principale della città. In questo agglomerato si sono creati gruppi criminali i cui capi risultano affiliati alla ‘ndrangheta.

 

I FINANZIERI DI CROTONE hanno individuato e posto in sequestro numerosi beni il cui valore totale è pari a circa 30 milioni di euro. Vengono sottoposti a sequestro: 5 società con sede a Botricello (CZ) e 5 con sede a Cutro (KR) attive in vari settori, dall’edilizia al commercio all’ingrosso e al dettaglio di bevande, materiali per agricoltura, edilizia e una esercente il servizio di posta privata. Fra le unità locali di alcune di queste società vi sono 3 stazioni di rifornimento di carburante ubicate in provincia di Crotone e Catanzaro, tre bar e una pizzeria. Inoltre vengono appresi due autoveicoli e quattro immobili. Con l’Operazione Malapianta, in sintesi, viene quindi smantellata, una locale di ‘ndrangheta, quella dei Mannolo, fra le più antiche, agguerrite e pericolose della provincia crotonese.

 

 

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etica cutro«La cooperativa “Etica Cutro” – informa una nota – si è accreditata per l'assistenza domiciliare agli anziani e portatori di handicap. Gli anziani – spiega il comunicato – sono un ponte tra una generazione all'altra, portatori di ricchezze interiori, cultura e tradizioni, sono un pilastro, coloro che formano una continuità nella nostra società. È triste dirlo, ma a volte vengono considerati perlopiù un peso perché improduttivi e vanno spegnendosi tra i loro ricordi e le tante difficoltà anche di chi gli sta accanto, in quanto gestire una persona anziana non è facile a volte a causa della salute precaria o dell'età avanzata non sono autosufficienti, è quindi per noi un dovere morale occuparci di loro con amore e pura dedizione.
Da questi presupposti e con l'amore che ci contraddistingue abbiamo deciso di accreditarci attraverso il comune capofila (Crotone) per dare assistenza domiciliare a tutti gli anziani che ne faranno richiesta attraverso il comune di appartenenza. Basterà richiedere l'assistenza da parte della Cooperativa Etica di Cutro con a capo il presidente "Tommaso Tambaro". La "Cooperativa Etica Cutro" voluta intensamente per l'etica morale che la contraddistingue e dunque con immenso orgoglio di tutta l'associazione da qualche settimana sì è ritenuto opportuno l'accreditamento della stessa. Sono stati approvati i criteri per la disciplina dei sistemi di affidamento ai soggetti del Terzo settore dei servizi di cura agli anziani non autosufficienti e di portatori di handicap con assistenza domiciliare».
«È proprio in questo momento – puntualizza il presidente Tambaro –, in cui la nostra società sta cambiando adeguandosi al passo con i tempi, al ricambio generazionale che spesso non viene approvato da chi ha lottato per la nostra libertà, che c’è bisogno di generosità e collaborazione tra una generazione antica di tradizioni e valori e la nostra generazione. Gli anziani sono una grande ricchezza per la società, le loro conoscenze, la loro esperienza e la loro saggezza sono un patrimonio per i giovani che oggi più che mai hanno bisogno di maestri di vita, e dunque un patrimonio da proteggere e il nostro compito sarà quello di accompagnarli attraverso cure adeguate ma soprattutto donargli amore attraverso i nostri servizi affinché possano sentirsi nel confort del loro ambienti protetti e tutelati. Ringraziamo anticipatamente tutti i cittadini che sceglieranno la Cooperativa Etica Cutro», conclude Tambaro.

 

 

 

 

 

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carabinieri gazzellaCUTRO – Donna aggredisce i carabinieri intervenuti per sedare una lite: arrestata. I carabinieri della locale stazione hanno tratto in arresto una 46enne del luogo per resistenza a pubblico ufficiale. I militari, intervenuti in via Foresta a seguito di una lite, sono stati aggrediti dalla donna dapprima verbalmente e poi fisicamente. Immobilizzata, la donna è stata sottoposta a perquisizione personale che ha permesso di rinvenire, all’interno di una tasca, un coltello della lunghezza di 19 centimetri pronto all’uso. L’arma è stata sequestrata. Il pubblico ministero di turno della Procura di Crotone ha disposto gli arresti domiciliari.

 

 

 

 

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carcere polizia penitenziariaCUTRO – I carabinieri della Compagnia di Crotone hanno eseguito un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Catanzaro a carico di Antonio Ciampà, oggi 31enne di Cutro. L’uomo dovrà scontare una pena di 10 anni e 6 mesi di reclusione, perché riconosciuto colpevole, tra l’altro, di omicidio aggravato in concorso, maturato nell’ambito della guerra di mafia che ha interessato la provincia di Crotone nei primi anni duemila e segnatamente l’omicidio dell’allora 43enne Salvatore Blasco, consumato a Cutro il 22 marzo 2004 a colpi di arma da fuoco. L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato tradotto presso la casa Circondariale di Catanzaro, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

 

 

 

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