Sabato, 15 Agosto 2020

 

CRONACA NEWS

barbuto parlamento«Non avevo ritenuto di scrivere alcun comunicato in merito all’incontro che, su cortese richiesta delle associazioni sindacali, mi è stato rivolto e si è tenuto nella giornata di lunedì 2 luglio 2019 presso la sede della Uil di Crotone in merito alla vicenda Abramo customer care, visto l’ampio risalto che dello stesso è stato fornito tramite le stesse associazioni sindacali che ringrazio per questo». È quanto scrive in una nota la parlamentare Elisabetta Barbuto (M5s).
«Vorrei, infatti, precisare – scrive la parlamentare – che, anche se non ero stata invitata, qualche tempo fa mi presentai comunque in Prefettura ad un tavolo chiesto sempre dai sindacati per discutere della vicenda e sempre nell’ottica concreta di lavorare in sinergia, senza fini reconditi se non quelli emergenziali e strutturali che venivano evidenziati. Penso che ormai conosciate il mio modus operandi. Non scrivo per farmi pubblicità ma per fornire informazioni concrete e dati di fatto. Soprattutto non intendo speculare sulla pelle della gente, in questo caso dei lavoratori dell’Abramo, per alimentare visibilità politica e acquisire, incrementare o mantenere consenso tra una campagna elettorale e l’altra.
Non è questo, infatti, lo scopo ultimo con cui, tanto la sottoscritta quanto i colleghi Tucci, Orrico e Auddino, ci stiamo interessando della vicenda, ma per tentare di offrire un contributo fattivo alla risoluzione della vertenza. Che è grave. Che è difficile. Che necessità di lavoro serio, costante e collaborativo di tutti i soggetti coinvolti e quindi non di chiacchiere distruttive in libertà, sia che le stesse chiacchiere costituiscano il mezzo per continuare a gettare discredito precostituendosi un alibi per la propria assoluta insipienza sia che costituiscano il mezzo per favoleggiare l’opera di esaltazione di interventi taumaturgici di un solo deus ex machina che generalmente si verificano solo nei miti greci e/o nelle leggende nibelunghe.
A distanza di alcuni giorni, però, in seguito ad alcuni interventi sulla stampa di vari soggetti che non si sono potuti trattenere e hanno ritenuto, comunque, di dover pontificare sulla vicenda, sia pure con intenti e scopi diversi, ritengo doveroso e imprescindibile intervenire per evidenziare alcune circostanze fondamentali.
Nel corso dell’incontro che si è svolto in maniera serena e costruttiva, all’insegna dei più ampi e reciproci intenti collaborativi, il decreto dignità non è stato proprio preso in considerazione quale causa dell’attuale situazione di crisi dei call center e non è stato preso in esame se non a latere del discorso. Piuttosto l’attenzione dei convenuti tutti si è incentrata sulla necessità di rivedere globalmente il settore di cui sono stati evidenziati elementi critici quali la riduzione dei volumi delle commesse e la elusione delle clausole sociali, l’esigenza di prestare attenzione ai clienti basso spendenti che non ottengono assistenza, la riorganizzazione delle gare per le commesse delle società di telefonia che devono attenersi alle tabelle ministeriali sul costo del lavoro, il potenziamento del Fondo di integrazione salariale ed ancora la necessità di riconvertire l’organizzazione lavorativa della società. Tutto ciò in prospettiva di un incontro al Mise che le organizzazioni sindacali hanno già chiesto.
Appare evidente, allora, che ogni successivo intervento che ha tentato di chiosare l’incontro, pro domo sua, attribuendo le colpe al “decreto dignità” seguendo il solito copione poco originale evidenzia due ipotesi alternative, entrambe francamente sconcertanti e decisamente deprimenti.
La prima. Chi ha parlato non è in grado di leggere i dati che certificano ben altro che colpe del decreto dignità e lo ha fatto proprio nei giorni (che sfortuna!) in cui l’Istat ha certificato in Italia un aumento dell’occupazione stabile mai così alta dal 1977 e, dunque, parla per pura ignoranza della situazione.
La seconda. Chi ha parlato tenta di mantenere il consenso elettorale parlando strumentalmente di presunte colpe del decreto dignità nella costante opera di discredito del ministero del Lavoro e dei parlamentari crotonesi.
Se fossimo in un’aula di tribunale si potrebbe parlare di colpa (nella prima ipotesi) o di dolo (nella seconda ipotesi). Elementi psicologici, tuttavia, entrambi molto gravi che evidenziano una sola cosa.
L’assoluto disinteresse concreto per una vicenda molto grave che non può e non deve essere utilizzata per sponsorizzare le proprie velleità elettorali e/o mantenere visibilità agli occhi dei cittadini. Fiato alle trombe… diceva un presentatore molto noto qualche anno fa. Peccato che poi il sipario chiuda ed ognuno torni a casa a fare i conti con la propria coscienza. Se c’è, ovviamente».

 

 

 

Pubblicato in Politica

gianfranco turino tv«Col decreto Dignità, in meno di un anno, persi a Crotone 600 posti di lavoro!». Lo sostiene in una nota Gianfranco Turino di Laboratorio Crotone – Idee in rete. «Sono 70 i lavoratori – informa –, uomini e donne, che al 31 di maggio hanno consegnato il badge e salutato un lavoro che negli ultimi anni ha consentito loro di vivere "dignitosamente" e liberi da uno stato di bisogno che mortifica non solo le aspettative di crescita futura, ma anche, e soprattutto, la voglia ed il bisogno di essere parte attiva e fattiva della società e della comunità in cui si vive. Settanta, uomini e donne, che si sono aggiunti ai tanti, alla fine se ne conteranno circa 600, lavoratori che dall'entrata in vigore del Decreto Dignità targato governo giallo-verde e ministro Di Maio, hanno concluso il rapporto di lavoro con l'azienda, la più grande del settore call center operante sul territorio calabrese e crotonese. Seicento, uomini e donne, solo per quel che riguarda il sito crotonese, ad ai quali si devono aggiungere ulteriori 500 suddivisi tra gli altri siti calabresi. Altro che crescita, altro che "dignità"! E le rappresentanti parlamentari crotonesi, che di questo Governo fanno parte, possono raccontarci le storielle propinate dal loro team social-marketing, ma devono sapere che convincono e sono credibili solo agli occhi degli "attivisti da tastiera", la realtà e la vita sono ben altra cosa, e raccontano tutta un'altra storia! I dati sono chiari, i numeri non opinabili, e non lo diciamo noi, che veniamo di volta in volta tacciati di faziosità e terrorismo mediatico da parte delle parlamentari pentastellate crotonesi. I dati sono quelli forniti dall'Inps e ripresi dai quotidiani nazionali. Non è una bega locale ad uso e consumo di una campagna elettorale che senatrice e deputata non hanno mai interrotto da gennaio 2018! Ad aprile, il numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate è stato pari a 17,9 milioni (di cui 4,3 milioni per solidarietà). Una crescita del 78,1 per cento rispetto allo stesso mese del 2018 e del 79,3 per cento rispetto al mese precedente. E peggiori sono i dati sul precariato pubblicati dall'Inps e riferiti al primo trimestre 2019. A marzo il numero di assunzioni a tempo indeterminato, rispetto allo stesso mese del 2018, non è cresciuto (104.677 lo scorso anno, 103.218 oggi). Nei primi tre mesi dell'anno il saldo dei nuovi rapporti temporanei si è fermato a poco più di 5mila unità, quando nello stesso periodo del 2018 andava oltre i 141mila. Mentre le trasformazioni a tempo indeterminato nei tre mesi sono circa 60mila in più dell'anno scorso, ma quello che non dicono i pentastellati è che in buona sostanza aumentano i contratti stabili, in territori nei quali l'economia è più solida, ma non il lavoro! E certamente non aumenta qui da noi, dove è già una conquista scongiurare la chiusura di aziende, anche di aziende storiche. E per concludere vogliamo ricordare che le domande di disoccupazione in Italia hanno superato quota 418mila, oltre 100mila al mese. Da tempo non se ne vedevano così tante... Complimenti!», conclude Turino.

 

 

 

 

Pubblicato in Politica

flora sculco 2019«Vertenza Abramo, il sindaco di Crotone convochi lavoratori, sindacati e azienda». È quanto chiede in una nota Flora Sculco, consigliera regionale di “Calabria in Rete”.
«A quanto pare – scrive Sculco – è durata poco la tranquillità per i lavoratori dell’Abramo, che da ieri sono nuovamente preoccupati per il loro futuro. Notizie allarmanti arrivano a conclusione dell’incontro che si è svolto nella giornata di ieri nella sede di Cassiodoro ed alla quale hanno partecipato le rappresentanze sindacali ed il management della società.
Dal non rinnovo dei contratti a tempo determinato, al ricorso al Fondo integrativo di solidarietà per una parte di lavoratori a tempo indeterminato le cui commesse sono state impattate nei mesi scorsi dalla riduzione di volumi della Tim, si è giunti all’ipotesi prospettata ieri dai vertici aziendali di apertura delle procedure di mobilità con dichiarazione di esuberi fino al possibile accorpamento delle commesse rimanenti con la prospettiva della chiusura di uno dei siti produttivi calabresi.
E’ necessario, come sottolineato dalle Rsu (Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil), ragionare su tempi medio-lunghi, non è ammissibile rincorrere periodicamente le emergenze! Occorre verificare ed intraprendere azioni in grado di restituire stabilità ad un comparto che è di vitale importanza per il tessuto economico e sociale del territorio crotonese e calabrese. Siamo assistendo quasi quotidianamente e nel silenzio colpevole di questo Governo alla chiusura di gruppi aziendali che in Italia hanno garantito in questi anni livelli occupazionali in grado di assicurare a uomini e donne la progettualità per il futuro.
Altro che decreto dignità! Solo il lavoro consente a donne e uomini una vita dignitosa e libera. Continuano a dirci che l'Italia è in ripresa, che ci sono segnali positivi, ed intanto l'elenco dei disoccupati è l'unica che vediamo realmente crescere!
Ed è per questo che invito il sindaco di Crotone a convocare un tavolo in Comune, al quale dovranno partecipare una rappresentanza dei lavoratori, i rappresentanti sindacali ed aziendali. Un incontro che dovrà essere propedeutico ad un successivo tavolo in Prefettura. Non possiamo restare a guardare, non possiamo e non dobbiamo attendere che si compia l’ennesimo stillicidio di posti lavoro».

 

 

 

 

Pubblicato in Politica

riunione comune abramo customer carePortare la vertenza "Abramo" a Roma e renderla una priorità nell'agenda dell'esecutivo guidato dal presidente Conte e dal ministro per lo Sviluppo economico Luigi Di Maio: questo l'obiettivo dichiarato dal sindaco di Crotone Ugo Pugliese e dalle rappresentanze sindacali nel corso dell'incontro che si è svolto ieri nella Casa comunale cui hanno preso parte i vertici della società "Abramo" rappresentati dal vicepresidente Antonio Abramo, dal responsabile amministrativo Giovanni Pipita e dal site manager Massimo Labonia.
Presenti anche la consigliera regionale Flora Sculco, l'assessore comunale alle Attività produttive Sabrina Gentile e il presidente di Confindustria Crotone Michele Lucente. Per le organizzazioni sindacali hanno presenziato i rappresentanti territoriali di Cgil Raffaele Falbo, della Cisl Francesco Mingrone, della Uil Fabio Tomaino, e inoltre Raffaele Mamoliti (area vasta Cgil), Enzo Scalese (Cgil), Daniele Carchidi (Slc-Cgil), Francesco Canino (Cisl - Fistel), Fabio Guerriero e Giovanni Casiere (Uil-Com).
«Fare squadra è indispensabile – commenta una nota del Comune di Crotone – per riportare al centro del dibattito e degli interventi nazionali il territorio crotonese, ed è per questo che il primo cittadino Ugo Pugliese ha convocato i rappresentanti delle organizzazioni sindacali provinciali e regionali ed i vertici della società Abramo».
«Questa città – ha detto il sindaco Ugo Pugliese in apertura dell'incontro – non può permettersi di perdere neanche un posto di lavoro. Quanto sta avvenendo presso l'Abramo è un segnale preoccupante che non possiamo e non dobbiamo sottovalutare. E' necessaria una interlocuzione con il ministero e con il governo», ha proseguito il sindaco. «L'azienda – ha sottolineato il primo cittadino – è una ricorsa economica e professionale irrinunciabile, e che anzi va tutelata e difesa».
Il sindaco non ha nascosto ai presenti le difficoltà di dialogo con il Governo, difficoltà che si sono presentate anche nella gestione di altri temi e problematiche del territorio.
«Il Governo ed il ministero guidato da Di Maio – commenta la nota – sono le uniche sedi in cui il problema può essere discusso, gestito e risolto, ed è per questo che tutti i presenti hanno auspicato il superamento di divisioni anche a livello di rappresentanza parlamentare sul territorio».
La società da parte sua ha evidenziato le difficoltà dovute sia alla crisi del settore sia all'applicazione del decreto dignità. «I committenti – hanno detto i vertici di Abramo –, purtroppo, preferiscono esternalizzare all'estero, penalizzando così le aziende italiane e in particolar modo quelle del sud. I costi elevati inoltre non consentono di riassumere e neanche stabilizzare il personale».
«La comunità di intenti, tra parti datoriali e sindacali – ha ricordato nel corso del suo intervento Michele Lucente –, ha già in passato prodotto risultati importanti per il territorio, ed è per questo che si deve necessariamente fare squadra».
Dello steso avviso anche la consigliera regionale Flora Sculco che ha ribadito la disponibilità in sede regionale per «sostenere questa difficile, ma importante battaglia che deve vedere tutti uniti per difendere i posti di lavoro e per rilanciare l'attività di un'azienda che negli anni ha dimostrato solidità e serietà».
Il sindaco Pugliese ha intanto coinvolto l'Anci regionale in considerazione del fatto che la Calabria rappresenta uno dei poli più importanti nel settore dei call center.
Il tavolo che resterà permanente si è determinato nella necessità di un confronto immediato con il ministero dello Sviluppo economico e con il governo. È per questo motivo che il sindaco chiederà al prefetto la convocazione di un tavolo di confronto con tutti gli attori per ottenere in tempi brevi un incontro presso il ministero competente.

 

 

 

 

 

Pubblicato in In primo piano

barbuto corrado presepe«Il Decreto Dignità ha cominciato a mietere le prime vittime proprio a Crotone». Lo scrivono in una nota Legacoopcalabria Kr, cooperativa Kroton Community, associazione Terra e libertà – Verità democrazia e partecipazione, Arci Crotone, associazione Il Barrio, cooperativa sociale Agorà Kroton, Mga – associazione nazionale forense, associazione Nonostante tutto resistiamo e associazione Gli spalatori di nuvole.
«Quattrocento – commentano i firmatari della nota – sono i dipendenti della Abramo Customer Care cui non è stato rinnovato il contratto a causa del decreto dignità che avrebbe dovuto dare lavoro a centinaia di migliaia di donne e di uomini e che invece si è dimostrato un provvedimento disastroso e peggiore del Jobs Act. Incredibile ma vero, si può far peggio di Renzi; e i 5S ci sono riusciti!
Si trovano su una strada persone che da anni collaboravano con l'ultima grande azienda rimasta in città. Una realtà, ricordiamo, voluta e fatta arrivare dall'allora presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi. In un territorio marginale e di confine come quello crotonese serve tutto, a cominciare dal lavoro.
A questo proposito ci chiediamo con quale faccia tosta le due parlamentari elette nel nostro territorio, Elisabetta Barbuto e Margherita Corrado, rilasciano dichiarazioni in cui fanno finta di parlare di questo provvedimento senza avere il coraggio di dire che produce disoccupazione, anzi esprimono la loro solidarietà a chi non potrà più vedersi rinnovato il contratto a causa del decreto da loro votato. Tutto questo è incredibile ed oltraggioso nei confronti della verità.
D'altronde, oramai siamo abituati alle dichiarazioni amene e fuori tema delle nostre due parlamentari. Tuttavia, non riusciamo ancora ad abituarci alle mezze verità e alle manifeste menzogne. Per questi motivi siamo solidali con ognuno dei 400 lavoratori e con le loro famiglie. Per questo pretendiamo rispetto ad attenzione dal legislatore, un concreto cambio di paradigma che tuteli il diritto al lavoro ed i diritti dei lavoratori, contro la precarietà ed il precariato che negli ultimi decenni hanno svenduto le persone al mercato.
Quanto alle nostre due parlamentari – concludono –, novelle pinocchio, vista la loro sempre più evidente inadeguatezza, ribadiamo la richiesta di dimissioni».

 

 

 

Pubblicato in Politica

call center«Basta inganni sui 400 lavoratori del call-center Abramo, Pd e 5 stelle si assumano le proprie responsabilità!». Lo scrive in un comunicato Potere al popolo Calabria.

«Si è ufficialmente aperta – si legge nel comunicato – la fiera dell'ipocrisia! Oltre al danno di 400 lavoratori finiti in mezzo a una strada per i mancati rinnovi di contratto al call-center crotonese del gruppo Abramo, arriva anche la beffa! È quella delle dichiarazioni dei parlamentari calabresi PD e 5 stelle, che provano a rifarsi una verginità politica a mezzo stampa, mentendo su quella che è una vera e propria bomba sociale provocata da loro stessi!
Partiamo dal grottesco, dagli strali lanciati dal senatore Pd Richetti su twitter: parla di “sciagurato Decreto Dignità”, sostiene che “ha prodotto effetti devastanti provocando un danno occupazionale incalcolabile”. Come non essere d'accordo con lui?! Peccato solo che Potere al Popolo abbia la memoria lunga e che manchi un particolare importante: Di Maio non si è inventato proprio niente di diverso di quanto già introdotto col Jobs Act, che poneva un limite di 36 mesi massimi di rinnovo per i contratti a termine. Se il Decreto Dignità ha anticipato questa scadenza a 24 mesi, accelerando il turn-over di eterni precari che si avvicendano nei posti di lavoro, la sostanza non cambia affatto ed è quella della totale flessibilizzazione del mercato del lavoro di cui proprio il PD si è fatto pioniere assoluto, altro che lotta alla precarietà!
E dunque a che servono le dichiarazioni delle due deputate pentastellate Corrado e Barbuto, quando contestano all'Abramo Customer Service un comportamento ai limiti dell'immorale? Anche in questo caso non possiamo non essere d'accordo con loro, ma ci tocca aggiungere un altro particolare mancante: se la società non si è dovuta nemmeno prendere l'incomodo di licenziare è proprio perché anche e soprattutto il Decreto Dignità le consente di trattare i lavoratori come merce usa-e-getta nel rispetto della legge, proprio quella siglata dal ministro Di Maio!
E allora ci permettiamo un consiglio: non sarebbe meglio conservare qualche brandello di credibilità, evitando la solfa della solidarietà incondizionata ai lavoratori? Non è più possibile spendersi come forza d'opposizione quando si è al governo, soprattutto quando si è diretti responsabili di quegli stessi provvedimenti impopolari che si racconta di voler contrastare!
Fa sorridere, infine, il loro impegno a mediare un'interlocuzione fra lavoratori e azienda: questo stesso copione lo abbiamo già visto in scena con i riders e Di Maio, e dopo tanti proclami e strepiti si è risolto con un niente di fatto: se in questo paese le imprese possono permettersi di fare il bello ed il cattivo tempo sulla pelle dei lavoratori, se ai tavoli istituzionali si ritrovano puntualmente col coltello dalla parte del manico è proprio perché esattamente come il PD, anche il governo giallo-verde continua a concimare il loro potere contrattuale a furia di elargizioni economiche e continui favori.
E allora, care Corrado e Barbuto, cari parlamentari Orrico, Tucci e Audino, che vi siete uniti al coro pentastellato di innocenza provando ancora a raccontarci la vostra “lotta alla precarietà”, non è forse arrivato il momento di chiacchierare meno e fare qualcosa di concreto? Ci imbarazza dover suggerire alla prima forza politica del paese come affrontare la questione, ma un po' di spunti proprio non rinunciamo a darli: perché non censire tutte le aziende che, esattamente come il gruppo Abramo, hanno già messo o metteranno a breve alla porta i propri dipendenti allo scadere del ventiquattresimo mese di contratto a termine? Perché non aprire un tavolo ministeriale comune per la stabilizzazione di tutti i lavoratori che vanno incontro a mancato rinnovo del contratto nonostante le aziende godano di ottima salute e che avrebbero diritto ad un'assunzione stabile? Perchè non controllare a monte il ricorso improprio a contratti a tempo determinato e di collaborazione per organici stabili? Perché non imporre penali a quelle aziende che abusano di queste forme di contratto o che mettono alla porta i lavoratori per poi rimpiazzarli il giorno dopo? Ma soprattutto perché non bloccare nuove assunzioni per un periodo di tempo discreto quando le aziende portano a scadenza i contratti a termine?
Se si vuole combattere davvero la precarietà basta solo rimboccarsi le maniche e cominciare!
Potere al Popolo rinnova la sua solidarietà ai 400 lavoratori del gruppo Abramo e a tutti coloro i quali si riconoscono nella stessa lotta. Saremo spina nel fianco di questo governo dalle chiacchiere e dai tradimenti facili, per un lavoro che sia finalmente stabile e sicuro!».

 

 

 

 

 

Pubblicato in Politica
Pagina 1 di 3