Domenica, 25 Ottobre 2020

CRONACA NEWS

relazione dia semestre secondo 2018«Nella provincia di Crotone la ‘ndrangheta continua ad esercitare la propria egemonia attraverso la cosca Grande Aracri, in provincia con il locale di Cutro, che rappresenta il punto di riferimento anche per le altre famiglie, potendo allo stesso tempo vantare consolidate alleanze con le cosche della provincia di Reggio Calabria, del capoluogo di regione e dell’alto Jonio cosentino». Inizia così il paragrafo della relazione semestrale (periodo luglio-dicembre 2018) della Direzione investigativa antimafia (Dia) relativa alla geografia ndranghetistica presente in provincia di Crotone. Secondo la Dia «tale locale è così forte da riuscire ad esercitare il proprio controllo anche fuori del territorio calabrese (vedasi inchiesta “Aemilia”)».

 

Per quanto riguarda la città di Crotone la dia annota che «in particolare, nel capoluogo si registra l’operatività del clan Vrenna-Bonaventura-Corigliano, mentre nella località Cantorato insiste la cosca Tornicchio. Nella frazione di Papanice sono attive le cosche Megna (cosiddetti dei Papaniciari) e Russelli, a Strongoli la cosca Giglio mentre a Isola Capo Rizzuto coesistono le famiglie Nicoscia e Arena. Nel mese di dicembre, nell’ambito dell’operazione “Tisifone”, la Polizia di Stato ha eseguito il fermo di 23 soggetti (due dei quali irreperibili), ritenuti contigui alle cosche di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Petilia Policastro. Gli arrestati sono stati accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, tentata rapina, incendio e detenzione illegale di armi e munizioni. L’inchiesta ha fatto luce sulle nuove dinamiche criminali di Isola di Capo Rizzuto, determinatesi all’indomani di alcune importanti operazioni di polizia (in particolare l’operazione “Jonny” del maggio 2017), che hanno portato ad una serie di episodi di violenza, ma anche a stabilire alleanze tra i Megna e i Nicoscia nonché, da ultimo, a documentare una serie di riti di affiliazione.

 

Proseguendo nella mappatura criminale dell’area in questione, a Cutro, oltre alla cosca Grande Aracri, sono operative anche le famiglie Mannolo e Trapasso. A tal proposito, si segnala che, nell’ambito della più volte citata operazione “Via col vento”, le indagini hanno accertato, per il territorio crotonese, che gli imprenditori interessati alla realizzazione del parco eolico di San Biagio e di quello di Cutro dovevano interfacciarsi proprio con i Trapasso. Il clan Iona-Marrazzo risulta attivo tra le province di Crotone e Cosenza, con particolare riferimento al comprensorio di San Giovanni in Fiore (CS). A Belvedere Spinello insiste un locale di ‘ndrangheta da cui dipendono le ‘ndrine di San Giovanni in Fiore, Cerenzia, Caccuri, Rocca di Neto e Castelsilano.

 

Il locale di Petilia Policastro risulta egemone sull’area del Petilino, dove si rileva la presenza di esponenti della famiglia Manfreda di Mesoraca, subentrati ai Comberiati. Sul vicino territorio di Roccabernarda, nel semestre di riferimento è emersa l’operatività di un locale di ‘ndrangheta facente capo alla cosca Bagnato. Nel mese di luglio, proprio a Roccabernarda, nell’ambito dell’operazione “Trigarium”, i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 persone, responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi, ricettazione, danneggiamenti, furti, uccisioni di animali, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e abuso d’ufficio, tutti aggravati dal metodo mafioso. L’inchiesta è stata avviata a seguito dell’omicidio di Rocco Castiglione e del tentato omicidio del fratello Raffaele nelle campagne di Roccabernarda – fatti avvenuti il 31 maggio 2014 – ed ha consentito di disarticolare l’intero sodalizio criminale, nonché di accertare le responsabilità di due funzionari dell’ufficio tecnico del comune di Roccabernarda nel favorire illecitamente i sodali nella realizzazione di opere edilizie abusive.

A Mesoraca risulta operativo il gruppo Ferrazzo, i cui esponenti, in virtù di consolidati interessi economico-criminali, risulterebbero legati alla famiglia Marchese di Messina. I Farao-Marincola risultano, invece, operativi a Cirò, con proiezioni operative anche sui territori dello Ionio cosentino e con ramificazioni nel nord Italia e in Germania. La cosca è stata duramente colpita dalla nota operazione “Stige” conclusa nel gennaio 2018 dall’Arma dei carabinieri. L’attività – ampiamente richiamata nella precedente Relazione – aveva coinvolto 169 soggetti, facendo luce sugli interessi dei Farao-Marincola in Calabria, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Germania, nei settori delle forniture di prodotti, nei servizi portuali, nell’offerta di prodotto pescato, nel lavaggio industriale di tovagliato per le strutture alberghiere, nella distribuzione dei prodotti da forno, nella gestione dei servizi funebri, nel taglio degli alberi, nella vendita del legname e nello smaltimento dei rifiuti urbani.

 

Proprio all’esito dell’inchiesta in parola, il Comune di Crucoli è stato, nel semestre, oggetto di scioglimento. La proposta del ministro dell’Interno, nell’evidenziare “...l’applicazione di misure coercitive nei confronti di due amministratori comunali, entrambi inquisiti per il reato di cui agli articoli 110 c.p., 12-quinquies del decreto-legge n. 306/1992 e 7 del decreto-legge n. 152/1991...”, sottolinea “...la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi...”. Non ultimo è stato rilevato “...come l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese collegati direttamente od indirettamente ad ambienti malavitosi...”. La relazione della commissione d’indagine ha posto, altresì, in rilievo come “(...) in occasione delle elezioni amministrative del maggio 2014, nelle immediate vicinanze del seggio sostavano, oltre ai due candidati sindaco anche alcuni elementi di spicco della locale consorteria che, come riportato in rapporti informativi, svolgevano un ruolo attivo di ricerca del consenso, circostanze che inducevano i rappresentanti delle forze dell’ordine a disciplinare gli accessi ai plessi elettorali (...)”. È stato, inoltre, evidenziato come “(...) nel sistema degli appalti di lavori e forniture si è riscontrato che numerosi affidamenti di lavori, assegnati in favore di società formalmente aggiudicatarie, sono stati di fatto eseguiti da imprese destinatarie di interdittive antimafia o comunque riconducibili ad ambienti criminali (...)”.

 

Gli esiti dell’inchiesta “Stige” hanno determinato, sempre nel semestre, anche lo scioglimento del Consiglio comunale di Casabona. Dalla lettura della proposta a firma del ministro dell’Interno, si evince come “(...) a conclusione dell’operazione di polizia giudiziaria denominata «Stige», è stata data esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura della custodia cautelare in carcere (...) nei confronti, tra gli altri, del vicesindaco dell’ente, ritenuto responsabile di associazione di tipo mafioso ex art. 416-bis, ed altro. L’ordinanza in questione è stata successivamente annullata in sede di riesame. Tuttavia, a luglio 2018, il predetto amministratore locale è stato destinatario di un avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dalla Procura della Repubblica - Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro in relazione agli esiti della richiamata operazione di polizia giudiziaria (...). Sulla scorta delle descritte, gravi vicende, il prefetto di Crotone (...) ha disposto l’accesso presso il comune, ai sensi dell’art. 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000 (...)”. Al termine delle indagini, sono emersi “(...) concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando, pertanto, i presupposti per l’applicazione del citato art. 143 (...)”. Nel contesto, assume valore emblematico la vicenda relativa ad un esercizio pubblico, oggetto, nell’agosto 2015, di un provvedimento di sospensione della licenza adottato dalla Questura di Crotone ai sensi dell’art. 100 Tulps. In relazione a tale vicenda, gli accertamenti esperiti dalle Forze dell’ordine hanno messo in luce il ruolo svolto da un amministratore locale “...quale gestore di fatto dell’esercizio pubblico interessato dal provvedimento di sospensione, evidenziando altresì i quotidiani contatti tra lo stesso e taluni membri del so-dalizio territorialmente egemone...”. Nel settore dei contratti pubblici, è stato riscontrato, inoltre, il frequente ricorso all’affidamento diretto anche a vantaggio di imprese controindicate ed anche nel settore tributario gli accertamenti esperiti dalla commissione di indagine “...hanno fatto emergere le posizioni debitorie sia di alcuni amministratori e di-pendenti dell’ente sia di taluni elementi della più volte citata famiglia malavitosa (...)”, conclude la relazione sul territorio di Crotone.

 

 

 

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blitz poliziaQuesta mattina alle prime luci dell’alba nella provincia di Crotone sono state eseguiti due arresti e diverse perquisizioni da parte della Polizia di Stato. Gli arresti, si inseriscono in una vasta operazione, denominata “Grimilde”, condotta dalla Squadra Mobile di Bologna che ha portato complessivamente all´arresto di 16 appartenenti ad un sodalizio di 'ndrangheta operante in Emilia Romagna ed a più di 100 perquisizioni delegate dalla Procura di Bologna che è riuscita a smantellare una articolazione ‘ndranghetista operante in gran parte del territorio dell´Emilia, in particolare nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza, e dedita ad una serie nutrita di attività criminose, anche di natura "imprenditoriale" con espansione anche al di fuori dell´Emilia e del territorio nazionale.


Nel corso dell’indagine è stato acclarato che la consorteria emiliana aveva negli anni espresso il proprio potenziale criminale in seno alla ‘ndrangheta e la propria forza di intimidazione attraverso la disponibilità di importanti quantitativi di armi e attraverso l’esecuzione di attentati incendiari ai danni di persone che li ostacolavano. L’operazione ha preso le mosse nell’anno 2015 quando l’attenzione della Squadra Mobile di Bologna si è concentrata nei confronti di Giuseppe Caruso il quale, in qualità di responsabile dell´area assistenza e informazioni agli utenti dell´Agenzia delle Dogane di Piacenza, avrebbe accettato la promessa di denaro in cambio di comportamenti contrari ai doveri d´ufficio. Seguendo il reticolo relazionale di Caruso, gli investigatori hanno verificato uno stretto rapporto tra lo stesso e Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco nipote del noto Nicolino.


Attraverso incessanti, numerose e continue attività tecniche durante circa tre anni gli investigatori sono riusciti ad avere la prova dell’esistenza di un gruppo criminale di stampo mafioso operante nella regione Emilia-Romagna che, utilizzando metodi tipicamente mafiosi, effettuava una serie di investimenti, apriva e chiudeva società di comodo faceva affari anche con imprenditori di primissimo livello nazionale. Tra i vari "affari" avviati dall’organizzazione due sicuramente dimostrano la capacità imprenditoriale e criminale dell’organizzazione.


Era il giugno del 2017 quando Salvatore Grande Aracri e il padre Francesco, tramite una società edile a loro riferibile, avviano un progetto di costruzione di 350 appartamenti a Bruxelles; i due si sono occupati di individuare gli operai che avrebbero provveduto ad eseguire i lavori facendoli, pero´, lavorare in condizioni di assoluto sfruttamento imponendo loro una paga di 8/9 euro l´ora, turni di lavoro anche di 15 ore giornaliere, talvolta senza concedere loro neanche il riposo settimanale. Contemporaneamente, il gruppo criminale inganna i referenti della società Riso Roncaia, che a sua volta aveva vinto un bando europeo per la fornitura di riso, facendo loro credere di poter far loro ottenere una linea di credito di 5 milioni di euro e l’apertura di conti correnti bancari presso banche compiacenti.


L’operazione ha permesso anche di verificare che i sodali dell’organizzazione non sempre si limitavano ad usare metodi ortodossi nella conduzione dei loro affari ma quando incappavano in qualcuno che poteva essere loro di ostacolo oppure vi era qualcuno che metteva il naso nei loro affari ricorrevano tranquillamente alla violenza ed alla forza di intimidazione. Tipico il caso di un distributore di pizza che ha avuto soltanto l’ardire di "invadere" la zona controllata dall’organizzazione ricevendo subito un esplicito avvertimento se non avesse obbedito "qua non hai capito... che ti spariamo". Oppure quando una troupe del Tg 2 della Rai stava effettuando un servizio nei pressi dell’abitazione dei Grande Aracri a Brescello e il giornalista subì il lancio di una pietra da parte di Francesco Grande Aracri che va colpire il vetro dell’autovettura utilizzata dal giornalista.

arresti grimildearresti grimilde2In provincia di Crotone sono stati arrestati due soggetti V.L, di 52 anni, e B.G., di 30 anni, rispettivamente sottoposti alla custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari, accusati il primo di associazione di tipo mafioso per aver fatto parte di un’associazione denominata 'Ndrangheta autonomamente operante da anni nel territorio emiliano, province di Reggio Emilia, Parma, Modena e Piacenza; mentre il secondo di intestazione fittizia di beni e trasferimento fraudolento di valori aggravati dalla mafiosità. In particolare, il V.L., quale libero professionista esperto in materia contabile, fiscale, finanziaria, in costante sinergia con i vertici del sodalizio criminale, avrebbe fornito un costante contributo per la vita dell'associazione ponendo in essere, quale consulente per ogni aspetto inerente le società della consorteria emiliana, al fine di realizzare l'occultamento del patrimonio illecito del sodalizio operazioni ed investimenti illeciti, ricerca e realizzazione di nuove attività imprenditoriali per l'infiltrazione della struttura 'ndranghetistica emiliana nei più vari settori dell'economia. A B.G. si imputa, invece, di essere un soggetto a disposizione di Salvatore Grande Aracri per il trasferimento fraudolento della titolarità di quote societarie al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali e di agevolare la commissione dei reati di ricettazione, riciclaggio al fine di agevolare l’associazione mafiosa.

 

 

 

 

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Polizia di Stato

Comunicato stampa

Operazione “Grimilde”

 

 

Stamattina alle prime luci dell’alba nella provincia di Crotone sono state eseguiti due arresti e diverse perquisizioni da parte della Polizia di Stato. Gli arresti, si inseriscono in una vasta operazione, denominata “Grimilde”, condotta dalla Squadra Mobile di Bologna che ha portato complessivamente all´arresto di 16 appartenenti ad un sodalizio di `ndrangheta operante in Emilia Romagna ed a più di 100 perquisizioni delegate dalla Procura di Bologna che è riuscita a smantellare una articolazione ‘ndranghetista operante in gran parte del territorio dell´Emilia, in particolare nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza, e dedita ad una serie nutrita di attività criminose, anche di natura "imprenditoriale" con espansione anche al di fuori dell´Emilia e del territorio nazionale.

Nel corso dell’indagine è stato acclarato che la consorteria emiliana aveva negli anni espresso il proprio potenziale criminale in seno alla ‘ndrangheta e la propria forza di intimidazione attraverso la disponibilità di importanti quantitativi di armi e attraverso l’esecuzione di attentati incendiari ai danni di persone che li ostacolavano. L’operazione ha preso le mosse nell’anno 2015 quando l’attenzione della Squadra Mobile di Bologna si è concentrata nei confronti di Giuseppe Caruso il quale, in qualità di responsabile dell´area assistenza e informazioni agli utenti dell´Agenzia delle Dogane di Piacenza, avrebbe accettato la promessa di denaro in cambio di comportamenti contrari ai doveri d´ufficio. Seguendo il reticolo relazionale di Caruso, gli investigatori hanno verificato uno stretto rapporto tra lo stesso e Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco nipote del noto Nicolino.

Attraverso incessanti, numerose e continue attività tecniche durante circa tre anni gli investigatori sono riusciti ad avere la prova dell’esistenza di un gruppo criminale di stampo mafioso operante nella regione Emilia-Romagna che, utilizzando metodi tipicamente mafiosi, effettuava una serie di investimenti, apriva e chiudeva società di comodo faceva affari anche con imprenditori di primissimo livello nazionale. Tra i vari "affari" avviati dall’organizzazione due sicuramente dimostrano la capacità imprenditoriale e criminale dell’organizzazione.

Era il giugno del 2017 quando Salvatore Grande Aracri e il padre Francesco, tramite una società edile a loro riferibile, avviano un progetto di costruzione di 350 appartamenti a Bruxelles; i due si sono occupati di individuare gli operai  che avrebbero provveduto ad eseguire i lavori facendoli, pero´, lavorare in condizioni di assoluto sfruttamento imponendo loro una paga di 8/9 euro l´ora, turni di lavoro anche di 15 ore giornaliere, talvolta senza concedere loro neanche il riposo settimanale. Contemporaneamente, il gruppo criminale inganna i referenti della società Riso Roncaia, che a sua volta aveva vinto un bando europeo per la fornitura di riso, facendo loro credere di poter far loro ottenere una linea di credito di 5 milioni di euro e l’apertura di conti correnti bancari presso banche compiacenti.

L’operazione ha permesso anche di verificare che i sodali dell’organizzazione non sempre si limitavano ad usare metodi ortodossi nella conduzione dei loro affari ma quando incappavano in qualcuno che poteva essere loro di ostacolo oppure vi era qualcuno che metteva il naso nei loro affari ricorrevano tranquillamente alla violenza ed alla forza di intimidazione.

Tipico il caso di un distributore di pizza che ha avuto soltanto l’ardire di "invadere" la zona controllata dall’organizzazione ricevendo subito un esplicito avvertimento se non avesse obbedito "qua non hai capito... che ti spariamo"

Oppure quando una troupe del Tg 2 della RAI stava effettuando un servizio nei pressi dell’abitazione dei GRANDE ARACRI a Brescello ed il giornalista subisce il lancio di una pietra da parte di Francesco Grande Aracri che va colpire il vetro dell’autovettura utilizzata dal giornalista.

 

In provincia di Crotone sono stati arrestati due soggetti V.L CLASSE ’67 e B.G. CLASSE ’89 rispettivamente sottoposti alla custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari, accusati il primo di associazione di tipo mafioso per aver fatto parte di un’associazione denominata 'Ndrangheta autonomamente operante da anni nel territorio emiliano, province di Reggio Emilia, Parma, Modena e Piacenza; mentre il secondo di intestazione fittizia di beni e trasferimento fraudolento di valori aggravati dalla mafiosità.

 

In particolare, il V.L. quale libero professionista esperto in materia contabile, fiscale, finanziaria, in costante sinergia con i vertici del sodalizio criminale, avrebbe fornito un costante contributo per la vita dell'associazione ponendo in essere,quale consulente per ogni aspetto inerente le società della consorteria emiliana, al fine di realizzare l'occultamento del patrimonio illecito del sodalizio operazioni ed investimenti illeciti, ricerca e realizzazione di nuove attività imprenditoriali per l'infiltrazione della struttura 'ndranghetistica emiliana nei più vari settori dell'economia.

 

Al B.G. si imputa, invece, di essere un soggetto a disposizione di Salvatore GRANDE ARACRI per il

trasferimento fraudolento della titolarità di quote societarie al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali e di agevolare la commissione dei reati di ricettazione, riciclaggio al fine di agevolare l’associazione mafiosa.

 

 

 

 

 

 

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Il locale di ‘ndrangheta di San Leonardo di Cutro”, composto dalle famiglie Manno-Trapasso-Zoffreo, era diventata una vera e propria holding criminale con ramificazioni operative non solo in Calabria ma anche in Puglia, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, nonché, con proiezioni estere. È quanto emerge dall’ordinanza dell’inchiesta “Malapianta” condotta dalla Dda di Catanzaro che quest’oggi ha portato le Fiamme gialle al fermo di 35 persone, al deferimento complessivo di 64 persone e al sequestro preventivo di beni per 30 milioni di euro.

 

DALLE INVESTIGAZIONI emerge che, oltre al dominio incontrastato del traffico di droga fra le province di Crotone e Catanzaro e l’usura praticata nei confronti di diversi imprenditori anche nel nord Italia, la “locale di San Leonardo di Cutro” «da anni esercitava la sua criminale influenza sulla gestione dei villaggi turistici nel territorio sottoposto al suo controllo, attraverso una costante quanto pesantissima vessazione posta in essere con l’imposizione di proventi estorsivi, di assunzioni di lavoratori vicini alla consorteria ‘ndranghetista nonché di fornitori di beni e servizi anch’essi graditi alle cosche annullando, di fatto, ogni forma di libero mercato e di concorrenza». Gli enormi proventi illeciti venivano poi riciclati dalla cosca anche mediante investimenti nei settori della ristorazione, dell’edilizia e delle stazioni di rifornimento carburante. Secondo gli inquirenti, la cosca sanleonardese agiva in rapporti di dipendenza funzionale con la cosca Grande-Aracri egemone sulla provincia.

 

LE ALTRE INDAGINI condotte nel corso degli ultimi anni hanno inoltre permesso di acquisire significativi elementi proprio sulla crescita di potere e di influenza criminale delle famiglie di ‘ndrangheta del territorio di San Leonardo di Cutro. Elementi, questi, che trovano piena conferma secondo i magistrati nell’odierna Operazione Malapianta che, all’esito di difficilissime indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Crotone a partire dal 2017, consente di asserire l’esistenza a San Leonardo del “locale di ‘ndrangheta” riconosciuta con a capo le famiglie Mannolo e Trapasso. Fu lo stesso Nicolino Grande Aracri, nel corso di una conversazione captata in modalità ambientale alcuni anni fa, a sancire l’autorità mafiosa in quel territorio delle famiglie citate e a inserire i due capi famiglia, Alfonso Mannolo e Giovanni Trapasso fra i “grandi della ‘ndrangheta”.
La “locale sanleonardese” è dipinta nelle carte dell’inchiesta come una organizzazione delinquenziale ben identificata nei contesti criminali “crotonesi”. Il gruppo criminale inquisito risulta estremamente coeso, strutturalmente complesso ed altamente organizzato. Il metodo mafioso che l’indagine ha cristallizzato è quello tracciato dall’articolo 416 bis del codice penale. Forza di intimidazione del vincolo associativo, condizione di assoggettamento e condizione di omertà sono tutti parametri che sono stati documentati nella presente indagine “Malapianta”. Le vicende di diversi imprenditori, vittime delle cosche di San Leonardo, sono inequivocabilmente dimostrative del potere mafioso della famiglia Mannolo e dei fini associativi perseguiti oltre che del soffocamento che la ‘ndrangheta opera su ogni forma di impresa e, quindi, di sviluppo di questo territorio.guardia finanza crotone caserma gazzella

QUANTO EMERSO dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, condotte dalla Guardia di Finanza di Crotone, conferma la mole di dati riferiti dai collaboratori di giustizia e permette di individuare l’esistenza del locale di ‘ndrangheta a San Leonardo di Cutro, a partire almeno dagli anni ’70, appartenente al “Crimine” crotonese/catanzarese e pertanto riconosciuta da parte del superiore “Crimine” di Polsi. La ‘ndrangheta sanleonardese ha, nel corso dei decenni, diversificato la sua operatività criminale passando dal contrabbando di sigarette al narcotraffico, all’usura e alle estorsioni. L’attività investigativa svolta ha consentito di comprendere come il capocosca di San Leonardo, Alfonso Mannolo, e i suoi sodali avessero timore, sia delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, la cui scelta veniva giudicata dai medesimi “vergognosa”, che dei magistrati inquirenti di Catanzaro verso i quali si sprecano le ingiurie e, inoltre, del procuratore Gratteri accostato, nei loro commenti, a Giovanni Falcone. La locale di San Leonardo pare abbia una fortissima capacità di controllo e monitoraggio del territorio per censire “presenze sospette” di veicoli e/o soggetti appartenenti alle forze dell’ordine. I componenti della consorteria criminale erano anche in grado di ottenere informazioni sulle operazioni di polizia imminenti attraverso una oscura rete di fonti e connivenze. Oltre a ciò è stato accertato come i sodali effettuavano regolarmente attività di antibonifica per il rilevamento di microspie o per eludere le attività intercettive dei finanzieri. Tutto ciò, unito al monitoraggio in stile “militare” del loro territorio, certifica la capacità dei “santoleonardesi” di ostacolare e sottrarsi a qualunque forma di investigazione.

 

L'ASSERVIMENTO DEI VILLAGGI turistici del litorale ionico fra Crotone e Catanzaro è la sintesi di un progetto delinquenziale condiviso dalle consorterie operanti nella “circoscrizione” criminale di Cutro. Imprese rappresentative di quello che senza dubbio è il settore economico di maggior importanza in questo territorio e che soggiacevano al controllo criminale posto in essere con due metodologie distinte: l’estorsione di denaro contante per milioni di euro e il condizionamento e lo sfruttamento della gestione dei servizi quali manodopera, forniture e manutenzioni. In pratica le cosche nel tempo sono riuscite a imporre la loro assoluta egemonia in relazione a qualsivoglia aspetto delle attività connesse alla gestione delle strutture alberghiere che abbia un profilo economico. Le dichiarazioni di diversi imprenditori, se per un verso hanno integrato le penetranti indagini dei finanzieri, sono anche la dimostrazione di uno spirito di ribellione alla ‘ndrangheta. Spirito che va sostenuto con ogni mezzo.

operazione malapianta conferenza stampa2TRA LE PRINCIPALI ATTIVITÀ del “locale di ‘ndrangheta di San Leonardo di Cutro” si annovera senza dubbio il traffico di stupefacenti, una delle principali fonti di finanziamento dell’associazione. Sin dagli anni ’90 per le altre cosche del crotonese e non solo i Mannolo hanno costituito un punto di riferimento per il narcotraffico. In quegli anni venne addirittura impiantata una raffineria in quel di San Leonardo, località giudicata idonea in quanto facilmente controllabile dalla cosca e quasi impossibile da controllare per le forze dell’ordine. Le indagini hanno dimostrato come i sanleonardesi si sono approvvigionati di droga dalle cosche operanti in provincia di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria e, inoltre, si sono dotati di una ramificata rete territoriale per la commercializzazione del narcotico principalmente su Crotone, Isola di Capo Rizzuto, Botricello e zone limitrofe in provincia e Catanzaro, San Giovanni in Fiore in provincia di Cosenza. Le indagini hanno documentato l’acquisto e la successiva cessione di centinaia di chilogrammi di hashish, cocaina ed eroina. In particolare su Crotone la base operativa dello spaccio era situata nel quartiere di via Acquabona. Questo è il “fortino” dove risiedono centinaia di persone appartenenti al gruppo deicosiddetti “zingari” di Crotone. Caratterizzato da un fitto reticolato di abitazioni, per lo più abusive, connesse da vialetti transitabili, unicamente, a piedi dove donne e bambini fanno da vedette per lo spaccio. E’ da considerarsi la piazza di spaccio principale della città. In questo agglomerato si sono creati gruppi criminali i cui capi risultano affiliati alla ‘ndrangheta.

 

I FINANZIERI DI CROTONE hanno individuato e posto in sequestro numerosi beni il cui valore totale è pari a circa 30 milioni di euro. Vengono sottoposti a sequestro: 5 società con sede a Botricello (CZ) e 5 con sede a Cutro (KR) attive in vari settori, dall’edilizia al commercio all’ingrosso e al dettaglio di bevande, materiali per agricoltura, edilizia e una esercente il servizio di posta privata. Fra le unità locali di alcune di queste società vi sono 3 stazioni di rifornimento di carburante ubicate in provincia di Crotone e Catanzaro, tre bar e una pizzeria. Inoltre vengono appresi due autoveicoli e quattro immobili. Con l’Operazione Malapianta, in sintesi, viene quindi smantellata, una locale di ‘ndrangheta, quella dei Mannolo, fra le più antiche, agguerrite e pericolose della provincia crotonese.

 

 

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operazione terry carabinieriVENEZIA - Venti perquisizioni e 7 provvedimenti cautelari (5 in carcere e 2 ai domiciliari) a carico di 15 persone, indagate a vario titolo per i reati di estorsione, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, trasferimento fraudolento di valori, resistenza a pubblico ufficiale, incendio, minaccia, tentata frode processuale, aggravati dall’essere in alcuni casi stati commessi avvalendosi delle “modalità mafiose”. È il bilancio di un’operazione dei Carabinieri del Ros scattata questa mattina in Veneto, ma che ha anche coinvolto i comandi provinciali di Verona, Venezia, Vicenza, Treviso, Ancona, Genova e Crotone, facendo registrare inoltre l’impiego dei nuclei elicotteri di Bolzano e Belluno e delle unità cinofile di Padova.
Documentata dall'Arma, per la prima volta in Veneto, l'operatività di un gruppo criminale a connotazione mafiosa in raccordo con imprenditori locali. Le indagini, avviate con la Direzione distrettuale antimafia ed antiterrorismo di Venezia e condotte dal Ros, si sono indirizzate nei confronti dei componenti della famiglia cutrese dei Multari, legata alla cosca di Nicolino Grande Aracri e composta dai fratelli Domenico, Carmine e Fortunato, nonché da Antonio e Alberto, figli di Domenico, da anni responsabile di gravi condotte illecite commesse, con la complicità di soggetti residenti nelle province di Crotone e Venezia, con l’aggravante del “metodo mafioso”.
Le indagini hanno permesso di identificare numerose condotte illecite tra le quali, oltre alle estorsioni in danno di alcuni imprenditori Veneti, l’incendio di uno yacht commesso nel 2015 mentre si trovava ormeggiato nel porto di Alghero (SS). Il natante, oggetto di contenzioso con l’acquirente a causa di gravi vizi strutturali accertati da quest’ultimo, doveva essere distrutto per non consentire l’esecuzione delle perizie. Dopo un tentativo che aveva solo parzialmente incendiato l’imbarcazione, l’intervento dei Carabinieri del Ros aveva impedito la reiterazione del reato.
Benché il Domenico Multari avesse subìto la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dei beni, era riuscito ad impedire il perfezionamento della procedura di vendita all’asta degli immobili sequestrati attraverso contratti simulati di vendita a prestanome e con minacce e violenze in danno dei pubblici ufficiali che, in più occasioni, si recavano presso le abitazioni dei Multari, per le quali era stata stabilita la vendita all’asta da parte del Tribunale Civile di Verona, nel tentativo di far desistere eventuali parti interessate all’acquisto degli immobili dopo averli visionati, con la conseguenza che le aste andavano deserte e gli immobili acquistati a prezzi estremamente vantaggiosi da prestanome degli stessi Multari.
L’operazione “Terry” ha consentito di accertare, per la prima volta da un punto di vista giudiziario, la presenza in Veneto di un gruppo criminale di origine calabrese, legato da vincoli familiari, radicatosi in Veneto e responsabile di gravi reati, commessi con le modalità tipicamente mafiose. Al contempo, ha pure consentito di constatare che imprenditori e comuni cittadini, pienamente consapevoli dello spessore criminale di Domenico Multari, che se ne vantava pubblicamente al fine di ottenere il completo assoggettamento psicologico dei suoi interlocutori, a lui si rivolgevano per risolvere ogni tipo di problematica economica e privata, preferendolo agli apparati statali.

 

 

 

 

 

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presidente conte terre jonicheISOLA CAPO RIZZUTO - È stata ad Isola Capo Rizzuto, nel crotonese, l'ultima tappa della visita odierna in Calabria del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il premier ha incontrato il prefetto di Crotone, Cosima di Stani, ed il prefetto Domenico Mannino, che presiede la Commissione straordinaria che gestisce il Comune di Isola Capo Rizzuto, sciolto per presunti condizionamenti della criminalità organizzata. Quindi la visita in uno dei terreni confiscati alla cosca di 'ndrangheta degli Arena e gestiti dalla cooperativa "Terre Joniche". Il premier, durante la visita a Isola Capo Rizzuto, non ha fatto dichiarazioni ai giornalisti. A conclusione il presidente Conte é partito alla volta di Napoli, dove sarà in visita nel pomeriggio.

 

 

 

 

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chiriaco virelli laboratorio delle ideeC’è un’organizzazione nata a Reggio Emilia ad opera di professionisti originari di Cutro per parlare di cultura in un contesto divenuto ostile per i noti episodi legati al processo Aemilia. Si chiama “Il laboratorio di idee” e i suoi associati vogliono far capire che Cutro e la Calabria in generale non sono soltanto luoghi di mafia, ma anche e soprattutto luoghi di cultura e di lavoro. Questo è il loro scopo. Ed è in questo contesto che hanno organizzato a Reggio Emilia, per il prossimo 27 maggio, un evento che molto probabilmente ripeteranno anche qui in Calabria nei prossimi mesi: la presentazione del romanzo “Via dall'Aspromonte” dello scrittore originario di Africo Pietro Criaco, da anni trapiantato in Piemonte. «Un gruppo di amici – spiegano – che hanno in comune l'amore per la bellezza e l'arte in ogni sua espressione, dopo un lungo confronto, sempre in divenire decidono di buttarsi in un avventura. Creare momenti di condivisione, di conoscenza e di confronto. Partendo dalle nostre origini, attraverso suoni antichi, storie che raccontano luoghi cari, sentimenti universali. Attraverso un viaggio ... interiore e fisico di chi, come gli ideatori, ha dovuto lasciare la propria terra per necessità o scelta, ed oggi dopo essere cresciuto si trova ad essere nuovamente straniero nella propria città. La scommessa è quella di ripartire da noi, legittimando la nostra esistenza e quella di un intera comunità attraverso la bellezza. Dopo avere incontrato sempre a Reggio Emilia, Olimpio Talarico con il suo pluripremiato romanzo Amori Regalati, adesso tocca allo scrittore Pietro Criaco con il suo romanzo Via dall'Aspromonte. Sarà con noi presso il 141 cafè di Reggio Emilia anche Pierluigi Virelli musicista e ricercatore della cultura calabrese. Modererà lo scrittore Giuseppe Condello. Ospite Nando Rinaldi, presidente dell'Associazione Reggio Diritti e Libertà. Un movimento silente sta prendendo forma... è il nostro momento e noi vogliamo esserne parte dobbiamo esserne parte!».

 

 

 

 

 

 

 

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