Domenica, 25 Ottobre 2020

CRONACA NEWS

carabinieri laspeziaLA SPEZIA - I carabinieri della Spezia che hanno individuato in Svizzera conti correnti e un quadro di scuola caravaggesca riconducibili a Santo Abossida, morto alcuni anni fa e vicino alla cosca Farao-Marincola di Ciro' Marina (Crotone), ritengono che Bombina Abossida e Alicja Olszewska, sorella e moglie di Santo non sarebbero solo eredi del patrimonio. Le due donne, che al momento non sono destinatarie di misure penali, ma di accertamenti patrimoniali, avrebbero ricoperto anche il ruolo di manager, gestendo legami societari che nel tempo hanno garantito, oltre che l'occultamento del patrimonio, anche il suo reimpiego e reinvestimento. Le indagini che hanno portato alla scoperta dei conti e del quadro in Svizzera si incrociano con quelle dei Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Crotone, che nel gennaio scorso hanno eseguito ordinanze di custodia nei confronti di 169 soggetti ritenuti appartenenti alla 'ndrangheta nel contesto dell'operazione denominata "Stige", focalizzata sulle attivita' criminali della cosca Farao-Marincola di Ciro' Marina, con ramificazioni anche al Nord e Centro Italia e in Germania. Tra le persone colpite dai provvedimenti restrittivi rientravano anche due persone residenti a Ciro' Marina ed emersi nell'indagine "Money Monster" dei carabinieri della Spezia: Antonio Anania e Giuseppe Farao. Qualche anno primo di morire Santo Abossida, tramite la societa' partecipata "Smeraldo srl", aveva acquistato diversi appartamenti a Ciro' Marina con l'intento di rivenderli. Le indagini hanno evidenziato che nel biennio 2008-2009 gli Abossida hanno trasferito in piu' soluzioni e a vario titolo circa 600.000 euro a Anania. Mentre Farao aveva in uso alcuni immobili della 'Smeraldo' ubicati a Ciro' Marina.

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nicolino grande aracri3MILANO - Il Nucleo investigativo di Mantova ha proceduto all'arresto di Nicolino Grande Aracri, 59enne originario di Cutro (Crotone), e Antonio Rocca, 48enne suo compaesano, in esecuzione di una misura cautelare emessa per il reato di associazione per delinquere di stampo 'ndranghetistico e reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose (estorsioni, detenzione abusiva di armi da fuoco), in riferimento ad alcuni episodi incendiari di origine dolosa che hanno interessato la provincia di Mantova nell'estate del 2011. Il provvedimento "recepisce i motivi in tema di esigenze cautelari e di pericolosità sociale evidenziati nella richiesta di applicazione della misura cautelare personale" con riferimento "al persistere della posizione di vertice occupata da Nicolino Grande Aracri nell'omonimo sodalizio di 'ndrangheta e del corrispettivo ruolo di capo promotore svolto da Antonio Rocca" e "di elementi, anche sopravvenuti nel prosieguo investigativo, dai quali poter inferire l'attualità del pericolo di reiterazione dei reati, per i quali all'esito dell'istruttoria dibattimentale del processo 'Pesci'" sono stati condannati. I due sono stati ritenuti responsabili "di aver promosso, costituito, e diretto un sodalizio criminale armato, di stampo 'ndranghetistico localmente operante, strutturato come propaggine autonoma del clan Grande Aracri di Cutro da cui deriva per gemmazione, finalizzato alla commissione di delitti sia contro la pubblica amministrazione, che contro il patrimonio e la persona per assumere il controllo dei più remunerativi settori economici del territorio, nonché il predominio delle istituzioni e delle comunità mantovane e cremonesi". Grande Aracri è già detenuto nel carcere di Opera dopo la condanna 28 anni del tribunale di Mantova, mentre Rocca dietro le sbarre a Voghera sta scontando la pena di 26 anni e 10 mesi.

 

 

 

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mappa ndrangheta crotone relazione dia primo semestre 2017«La cosca Grande Aracri continua a rappresentare, attraverso la locale di Cutro, il gruppo criminale di riferimento anche per le altre famiglie dell’area, forte, tra l’altro, delle relazioni nel tempo consolidate con le cosche della provincia di Reggio Calabria, di quelle del capoluogo di regione e dell’alto Jonio cosentino». A sottolinearlo e' l'ultima Relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia (primi sei mesi del 2017), secondo cui è sempre piu' evidente «il progressivo sbilanciamento» delle cosche della 'ndrangheta «verso le regioni del centro-nord» e la loro «capacita' di riciclare e reimpiegare i capitali illeciti, con il traffico internazionale». «Si confermano – è annotato nella rilevazione semestrale della Dia – le relazioni operative ed imprenditoriali instaurate dalla cosca in parola fuori regione, come attestato, nel recente passato, dall’inchiesta “Aemilia”, i cui riflessi hanno fortemente impattato sul territorio emiliano. Sul piano generale, una recente analisi condotta da accreditati centri di ricerca ha individuato, tra i settori economici più infiltrati nella provincia, quello delle costruzioni, dei trasporti e magazzinaggio, della fornitura di energia elettrica, anche da rinnovabili, degli studi professionali e dei servizi per l’impresa, nonché delle sale da gioco e scommesse. Con riferimento a quest’ultimo comparto, viene segnalato come, negli ultimi anni, si sia registrato nella provincia di Crotone un aumento del 500% delle imprese del settore, cinque volte la crescita nazionale: le evidenze investigative del semestre ne sono l’ulteriore conferma. Nel capoluogo insiste il clan Vrenna-Bonaventura-Corigliano, mentre la località Cantorato resta sotto la sfera d’influenza della cosca Tornicchio. Nella frazione di Papanice sono presenti le cosche Megna (dei Papaniciari) e Russelli. Nel territorio di Isola Capo Rizzuto coesistono le famiglie Nicoscia e Arena, quest’ultima duramente colpita, nel semestre, assieme ad altre cosche del catanzarese, negli interessi che ruotano attorno ad alcune iniziative, di portata strategica per il territorio. Ci si riferisce, in primo luogo, agli esiti dell’operazione “L’Isola del vento”, grazie alla quale, nel mese di marzo, la Guardia di Finanza ha sequestrato un parco eolico di Isola Capo Rizzuto – tra i più grandi d’Europa - e le società a questo collegate, tutte riconducibili agli Arena, per un valore di 350 milioni di euro. Nel dettaglio, attraverso un articolato sistema basato su una fitta rete di società estere (con sede in Germania, Svizzera e Repubblica di San Marino) detentrici formali delle quote sociali di tre società aventi sede a Crotone e a Isola di Capo Rizzuto, un referente della cosca aveva avviato e realizzato il citato parco eolico. Nel mese di maggio si segnala, invece, l’operazione “Jonny”, frutto della sinergia investigativa dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, dirette dalla Procura della Repubblica – DDA di Catanzaro. L’indagine che, oltre a Crotone, ha interessato anche le province di Catanzaro e Verona, ha disvelato gli interessi della citata cosca Arena, nonché delle ‘ndrine di Borgia (CZ) e Vallefiorita (CZ), nella conduzione delle strutture d’accoglienza per migranti e dei servizi connessi, finanziati con fondi pubblici (circa 100 milioni di euro nel periodo 2007 - 2015) e nella gestione delle scommesse on line. Un interesse, quest’ultimo, che spaziava dalla provincia di Crotone alla fascia ionica della provincia di Catanzaro, e che faceva formalmente capo ad una società avente sede a Malta. Le stesse cosche si interessavano anche del controllo della vendita di reperti archeologici nella zona tra Capo Colonna e Isola Capo Rizzuto. A ciò si aggiungano gli affari – in linea con le evidenze emerse nella citata operazione “L’Isola del vento” – connessi con la costruzione e la gestione dei vasti parchi eolici della fascia jonica. Nel dettaglio, il gruppo criminale, composto da 68 persone, tutte sottoposte a fermo, aveva distratto con operazioni fittizie e false fatturazioni circa 38 milioni di euro di denaro pubblico, reimpiegati in polizze assicurative, nell’acquisto di beni mobili e immobili, in società agricole, di servizi, dell’edilizia e del turismo. Allo stesso tempo, l’organizzazione era riuscita ad infiltrare le attività imprenditoriali connesse ai servizi di accoglienza del Cara (Centro di accoglienza richiedenti asilo) di Isola Capo Rizzuto. L’operazione ha, inoltre, consentito il sequestro di beni mobili ed immobili per un valore di 70 milioni di euro. Proseguendo nella descrizione, a Cutro, oltre alla già citata cosca Grande Aracri, sono attive le famiglie Mannolo e Trapasso-Tropea. Tra le provincie di Crotone e Cosenza, con particolare riferimento al comprensorio di San Giovanni in Fiore (CS) (territorio dove era attivo il “Gruppo dei Sangiovannesi”, federato agli Arena) risulta ora operativo il clan Iona-Marrazzo. A Belvedere Spinello è collocata una locale di ‘ndrangheta da cui dipendono le ‘ndrine proprio delle zone di San Giovanni in Fiore, Cerenzia, Caccuri, Rocca di Neto e Castelsilano. Permane l’operatività della locale di Petilia Policastro sull’area c.d. petilina, ove si rileva la presenza di esponenti della famiglia Manfreda di Mesoraca, subentrati ai Comberiati, duramente colpiti dall’azione giudiziaria. Ancora, a Mesoraca, viene segnalata l’operatività del gruppo Ferrazzo, diversi esponenti del quale risulterebbero stabilmente legati alla famiglia Marchese di Messina, in virtù di consolidati interessi economico-criminali. Le famiglie facenti capo ai Farao-Marincola (con proiezioni operative anche sui territori dello Ionio cosentino) risultano, invece, operative a Cirò, già sede del “Crimine”, mentre a Strongoli si segnalano i Giglio, di cui si sono colte, nel semestre, importanti proiezioni in Toscana».

 

 

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comune casabonaCommissione d'accesso antimafia anche al Comune di Casabona, dopo l'operazione "Stige" che ha portato all'arresto, tra gli altri, del vicesindaco. Il prefetto di Crotone, Cosima Di Stani, ha avviato le procedure di accesso ed accertamento al fine di verificare se ricorrano pericoli di infiltrazione o condizionamenti da parte della criminalita' organizzata nell'amministrazione comunale. La commissione si e' insediata oggi. Ne fanno parte il viceprefetto vicario della Prefettura di Crotone, Sergio Mazzia, un ufficiale dei Carabinieri appartenente al comando provinciale, Claudio Martino, e il dirigente dei servizi di ragioneria della Prefettura di Crotone, Rocco Cataldi.

 

 

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arresti farao marincola carabinieri2Sono stati arrestati anche i sindaci di due paesi della provincia di Crotone nell’ambito dell'operazione "Stige" [LEGGI ARTICOLO] condotta all'alba dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Crotone, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, contro la cosca Farao-Marincola. I loro nomi non sono stati ancora resi noti dal momento che l'operazione e' ancora in fase di esecuzione. I particolari dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà, alle 10.30, presso la sede della procura della repubblica di Catanzaro. Secondo indiscrezioni ormai sempre più accreditate, nel mirino degli inquirenti sarebbero finiti il presidente della Provincia di Crotone, Nicodemo Parrilla (che è anche sindaco di Cirò Marina), e il primo cittadino di Strongoli, Michele Laurenzano. Con loro, sarebbero in stato di fermo anche l’ex sindaco Roberto Siciliani, il vicesindaco di Cirò Marina, Giuseppe Berardi, il presidente del Consiglio comunale Giancarlo Fuscaldo, il vicesindaco di Casabona, Domenico Cerrelli.

 

 

 

 

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agenzia nazionale beni confiscati ndranghetaSi e' tenuta a Crotone, in Prefettura, una riunione del Nucleo di supporto per le attivita' dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita' organizzata. «Il Nucleo - spiega una nota - secondo normativa, espleta appunto attivita' di supporto nel contesto dei procedimenti finalizzati alla assegnazione e alla destinazione dei beni, promuovendo la rimozione degli inceppamenti che possano ritardare la definizione, secondo legge, delle relative attivita'. All'incontro erano rappresentati la Questura di Crotone, i Comandi provinciali dei Carabinieri e della Guardia di finanza; la Camera di commercio di Crotone e la Regione Calabria. Si e' condivisa unanimemente - prosegue la nota - una linea di azione quanto piu' possibile improntata all'efficacia, privilegiando il flusso costante informativo dei dati a disposizione, anche mediante la consultazione di piattaforme telematiche dedicate; ancora, di effettuare una ricognizione, presso i rispettivi Uffici, tesa a verificare la sussistenza di ogni utile elemento informativo, se posseduto, sullo stato dei beni. Si e' dato altresi' atto in riunione che la Prefettura ha gia' sollecitato i sindaci dei Comuni nei cui territori risultano ricompresi i beni, a fornire ogni elemento informativo di dettaglio secondo i rispettivi ambiti territoriali. Le attivita' sopra descritte - si legge infine - sono propedeutiche rispetto ad una prossima Conferenza di servizi in forma simultanea indetta da Anbsc (Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati), durante la quale saranno consegnati dei beni confiscati al alcuni Comuni di questa provincia».

 

 

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