Martedì, 20 Ottobre 2020

CRONACA NEWS

sentenzaBRESCIA - Si e' chiuso con dieci condanne per complessivi 109 anni e 6 mesi e 6 assoluzioni il processo davanti al tribunale di Brescia per estorsioni, minacce, detenzione abusiva di armi, aggravati dall'associazione a delinquere di stampo mafioso, per fatti accaduti a Mantova dove nel 2015 vennero arrestate 117 persone e con l'inchiesta dell' antimafia che tocco' anche l'amministrazione comunale. Fra i condannati c'e' Nicolino Grande Aracri, capo cosca e boss della 'ndrangheta. Per lui la pena da scontare e' di 28 anni. Oltre a Nicolino Grande Aracri, il Tribunale di Brescia ha condannato Deanna Bignardi a 4 anni, Giuseppe Loprete a 19 anni, Giacomo Marchio a 4 anni e sei mesi, Salvatore Muto a 18 anni, Antonio Rocca a 26 anni, Salvatore Rocca a un anno e nove mesi, Danilo e Ennio Silipo a quattro anni, Alfonso Bonaccio a 10 anni. I sei assolti sono Gaetano Belfiore, Antonio Floro Vito, Antonio Gaultieri e Moreno Nicolis oltre a Rosario e Salvatore Grande Aracri, nipoti del boss Nicolino.

 

 

 

 

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CATANZARO - Soldi a esponenti delle cosche di 'ndrangheta di Cutro (Crotone) e Lamezia Terme (Catanzaro) in cambio di sostegno alle elezioni regionali del 3 e 4 aprile 2005. E' questa l'accusa emersa dalle indagini condotte dalla Sezione criminalita' organizzata della Squadra Mobile di Catanzaro che ha provveduto, su disposizione della Procura della Repubblica di Catanzaro, alla notifica del provvedimento di avviso della conclusione delle indagini preliminari. Nell'inchiesta sono finiti Angela De Feo, 56 anni, candidata alle elezioni con il Nuovo Psi; Romolo Villirillo, 39 anni; Vincenzo Bonaddio, 58; Aldo Notarianni, 52; i collaboratori di giustizia Rosario Cappello, Pasquale Giampa', Angelo Torcasio e Saverio Cappello, tutti accusati di scambio elettorale politico mafioso. Secondo le indagini della polizia, grazie anche alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Gennaro Pulice e Giuseppe Giampa', De Feo avrebbe utilizzato 50mila euro per ottenere sostegno elettorale dagli esponenti delle due cosche della provincia di Catanzaro e Crotone. I soldi sarebbero stati consegnati nelle mani di Pasquale Giampa' e sarebbero stati utilizzati grazie anche all'intermediazione di Romolo Villirillo, componente della cosca Grande Aracri di Cutro. Sarebbe stato lo stesso Giampa' a ripartire il denaro con gli altri rappresentanti delle cosche. I Cappello, invece, si sarebbero preoccupati di distribuire il materiale elettorale, ricevendo la somma di 5mila euro direttamente da Angela De Feo. Soldi che sarebbero stati poi distribuiti, in tranche da cento euro, ad altri esponenti delle cosche sul territorio. Davanti al risultato elettorale negativo, la stessa De Feo si sarebbe rivolta a Villirillo per riottenere indietro il denaro, con quest'ultimo che avrebbe comunicato la richiesta ad esponenti di spicco della 'ndrangheta.

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guardia fiananza entrata caserma pirilloUn patrimonio di circa 21 milioni di euro e' stato confiscato dalla compagnia della Guardia di Finanza di Crotone a Francesco Anselmo Cavarretta, imprenditore ritenuto contiguo alla cosca di 'ndrangheta della famiglia Arena di Isola Capo Rizzuto. Nei suoi confronti e' stata applicata la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La misura e' stata emessa dal Tribunale di Crotone - Ufficio Misure di Prevenzione - su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Nel luglio 2016 era stata data esecuzione, sempre da parte delle Fiamme Gialle pitagoriche, all'applicazione del sequestro anticipato di beni mobili, immobili ed aziende nella disponibilita' diretta ed indiretta dello stesso imprenditore in virtu' dei riscontri documentali raccolti dai finanzieri della compagnia di Crotone, nel corso degli anni. Cavarretta infatti, si sarebbe inserito nell'economia legale, favorito da legami con la criminalita' organizzata, utilizzando ingenti liquidita' finanziarie, frutto di proventi illeciti derivanti da contributi statali ed europei e rimborsi Iva, erogati a imprese commerciali a lui direttamente o indirettamente riconducibili. L'uomo, peraltro, era stato condannato definitivamente nel mese di febbraio 2015. La sorveglianza speciale nei confronti di Cavarretta, con obbligo di soggiorno, avra' la durata di tre anni. La confisca riguarda beni immobili, esercizi commerciali organizzati in compagini societarie a responsabilita' limitata, operanti nel settore turistico, alberghiero, di ristorazione, bar e similari, nonche' di molteplici quote societarie, relative ad imprese operanti non solo nella provincia crotonese ma anche a Milano, Firenze, Parma, Pisa e Vibo Valentia.

 

 

 

 

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tribunale torinoSei condanne, alcune delle quali per associazione mafiosa, hanno chiuso oggi a Torino il processo San Michele relativo alla presenza della 'ndrangheta nel Nord Ovest. La pena più alta è di 9 anni e 6 mesi per Vincenzo Donato. Ci sono state anche tre assoluzioni. Il processo si riferiva alle infiltrazioni delle 'ndrine crotonesi negli appalti. "Sono contento della sentenza, confido sul prosieguo per i prossimi gradi di giudizio. Le altre condanne hanno riguardato: Luigino Greco a 9 anni e 4 mesi di reclusione, Pasquale Greco a 3 anni di reclusione e 10mila euro di multa, Ion Marian Lubine a 5 anni e 5.500 euro di multa, Nicola Mirante a 9 anni di reclusione, Giovanni Toro a 7 anni. Nicola Mirante, Vincenzo Donato, Luigino Greco e Giovanni Toro sono stati riconosciuti colpevoli di associazione mafiosa o, a seconda delle posizioni, di concorso esterno. Gianluca Donato, Francesco Gatto e Ferdinando Lazzaro sono stati assolti. Lazzaro è un imprenditore della Valle di Susa che in passato aveva svolto lavori per la Tav. In questo processo rispondeva solo di reati ambientali relativi alla gestione di una cava in bassa Valle. All'imprenditore Mauro Esposito, che aveva denunciato di avere subito pressioni dalla 'ndrangheta, è stata riconosciuta una provvisionale di 100mila euro. Il giudice ha riconosciuto l'associazione per delinquere di stampo mafioso e l'estorsione a mio danno perpetrata da una serie di soggetti tra cui Nicola Mirante. "Mi sono stati riconosciuti i danni che dovranno essere quantificati in sede civile e una provvisionale di 100 mila euro". Così l'imprenditore piemontese Mauro Esposito, testimone chiave nel processo San Michele, commenta le condanne che hanno chiuso a Torino il processo relativo alla presenza della 'ndrangheta nel Nord Ovest. "Spero che adesso tutte le istituzioni che mi hanno creato dei problemi, innanzitutto Inarcassa, mi vengano incontro alla luce della sentenza: le mie denunce erano fondate. Ringrazio tutti i parlamentari che mi sono stati vicino, in particolare il senatore Stefano Esposito e il deputato Davide Mattiello, entrambi della Commissione parlamentare Antimafia", conclude Esposito. "Ora il Governo nomini subito il Commissario per le vittime di racket e usura. Le condanne arrivate oggi nel processo San Michele, pur non essendo definitive, costituiscono una tappa importante nel percorso di giustizia che le forze dell'ordine e la magistratura del territorio torinese stanno portando avanti ormai da oltre un decennio se si considera il momento in cui Varacalli, affiliato alla 'ndrangheta, ha cominciato a parlare". Così il deputato piemontese del Pd Davide Mattiello.

 

 

 

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dia logo entrataVentuno "famiglie" a cui si aggiungono una serie di consorterie minori con diramazioni anche nel Nord Italia. Così la Dia, nella sua ultima relazione, fotografa la situazione della criminalita' organizzata nella provincia di Crotone. La 'ndrangheta crotonese rappresenta, secondo le ultime indagini, una forza rilevante e in costante ascesa, al punto da avere ambito a realizzare la seconda "Provincia" (secondo la dizione ndranghetista) della Calabria, paritetica a quella di Reggio. Un fenomeno capace di andare ben oltre i confini regionali. La relazione della Direzione investigativa antimafia fa emergere la "forte influenza" della cosca Grande Aracri che, secondo le indagini degli ultimi tempi, avrebbe tentato di costituire proprio una struttura paritetica alla "Provincia" reggina. Ma la Dia individua anche le mire espansionistiche del "Locale di Cutro" in altre aree del territorio calabrese e verso l'Emilia Romagna. Una condizione che sembra trovare conferma negli arresti effettuati dalla Procura di Bologna nell'ambito della prosecuzione dell'operazione "Aemilia" sugli affari della 'ndrangheta al Nord. Nell'inchiesta sono stati evidenziati gli interessi delle cosche calabresi nelle province di Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena, con propaggini anche a Verona, Mantova e Cremona. Affari imponenti ,come dimostra l'ammontare dei beni sequestrati pari a oltre 330 milioni di euro. La stessa relazione della Dia indica per la citta' di Crotone le attivita' criminali legate al gruppo Vrenna, Bonaventura e Corigliano, mentre in localita' Cantorato sarebbe presente la cosca Tornicchio. Delicata la situazione della frazione di Papanice, con la contrapposizione tra i Megna (noti come "Papaniciari") e i Russelli. Nella frazione San Leonardo di Cutro, invece, e' segnalata la presenza dei clan Mannolo e Trapasso, mentre a Ciro', storica sede di 'ndrangheta con il ruolo di "Crimine", si segnala il gruppo Farao-Marincola. La famiglia Manfreda di Mesoraca sarebbe, invece, a capo della locale di Petilia Policastro, mentre il territorio di Isola Capo Rizzuto sarebbe gestito dalle famiglie Arena e Nicoscia. Quella del Crotonese rappresenta, comunque, una delle organizzazioni criminali piu' forti in Calabria, con interessi economici e con il controllo del territorio che si espande su tutta la fascia ionica e fin dentro la provincia di Catanzaro, dove sarebbero molti gli accordi e i legami anche con alcuni clan locali.

 

 

 

 

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claudio sanfilippo2La Cgil crotonese dà il suo ben venuto al nuovo questore Claudio Sanfilippo che ieri si è insediato al posto di Luigi Botte. «Il nuovo questore - scrive la Cgil - sarà chiamato a svolgere un ruolo importantissiomo, quello di tutela della sicurezza del nostro territorio. Compito arduo e non semplice. Inoltre - prosegue la Cgil - riteniamo che l'impegno della Polizia di Stato sempre in prima fila nella lotta alla criminalità organizzata, debba continuare con sempre più determinazione. Come forza sociale e rappresentante del mondo del lavoro - conclude Cgil - confermiamo la nostra disponibilità e il nostro impegno a chi quotidianamente si batte per il rispetto delle regole a 360 gradi. Buon lavoro!».

 

 

 

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