Lunedì, 10 Agosto 2020

 

CRONACA NEWS

Ergastolo per tutti gli imputati. Sono pene severe quelle chieste oggi in Corte d'Assise a Reggio Emilia dal pm Beatrice Ronchi al termine della sua requisitoria al processo “Aemilia 1992”. Alla sbarra il boss Nicolino Grande Aracri (recluso nel carcere di Opera, l'unico videocollegato), Angelo Greco, Antonio Ciampà e Antonio Le Rose, accusati di omicidio volontario, premeditato e aggravato del metodo mafioso

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nicolino grande aracri3Sono Nicolino Grande Aracri, Nicolino Sarcone e Lino Greco i tre arrestati in data odierna nell’ambito di “Aemilia 1992”, l'inchiesta che ha fatto luce su due omicidi di ‘ndrangheta avvenuti nel Reggiano durante il 1992 (Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero). L’articolata indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna (Direzione distrettuale antimafia). La Polizia di Stato ha oggi dato esecuzione a tre misure cautelari in carcere disposte dal gip di Bologna nei confronti di tre esponenti apicali della ‘ndragheta. Nicolino Grande Aracri, nato a Cutro (KR), il 20 gennaio 1959 (ritenuto capo dell’omonima cosca operante in Cutro); Nicolino Sarcone, nato a Cutro (KR), il 06 giugno 1965 (ritenuti esponenti di vertice del sodalizio ‘ndranghetistico operante in Emilia); e Angelo (detto “Lino”) Greco nato a San Mauro Marchesato, il 16 novembre 1965 (ritenuto capo della ‘ndrina, esistente nel torinese, distacca di San Mauro Marchesato, facente capo al locale di Cutro). Sono tutti già detenuti per altra causa, ma sono ritenuti gli autori di due omicidi che nel 1992 hanno sconvolto la comunità reggiana.

 

L’omicidio di Nicola Vasapollo. Verso le ore 12.15 del 21 settembre 1992, Nicola Vasapollo si trovava solo nell’appartamento di via Pistelli, 7 a Reggio Emilia, luogo in cui era sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, quando ricevette la visita di due persone armate le quali lo trucidarono con colpi di arma da fuoco. Gli assassini si allontanarono a bordo di una Fiat Uno che fu rinvenuta non molto lontano dal luogo del delitto, alle ore 22 dello stesso giorno. L’autovettura usata dagli assassini fu accuratamente pulita con spray per la cancellazione di ogni impronta.

 

L’uccisione di Giuseppe Ruggiero. Verso le ore 3.30 del 22 settembre 1992, una Fiat 1 riportante la scritta “Carabinieri” sulle fiancate e il lampeggiante sul tetto entrò nel cortile della abitazione di Giuseppe Ruggiero a Brescello. Ne uscirono fuori due persone travestite con le uniformi dei Carabinieri e trucidarono con colpi di arma da fuoco Ruggiero. L’autovettura era stata rubata poche settimane prima e fu abilmente trasformata in una gazzella dei Carabinieri per perseguire il fine spietato dell’omicidio. I due “carabinieri” altro non erano che due “ndranghetisti.

Per questi omicidi erano già stati condannati all’ergastolo con sentenza divenuta definitiva il 02 maggio 1997 Raffaele Dragone e Domenico Lucente.

 

Le dichiarazioni dei pentiti. Le accurate indagini svolte sulla scorta delle dichiarazioni di due collaboratori, Angelo Cortese e Antonio Valerio, i quali materialmente, avevano preso parte all’omicidio di Giuseppe Ruggiero, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli arrestati di oggi. Nicolino Grande Aracri è ritenuto il mandante e Nicolino Sarcone l’esecutore materiale in ordine all’omicidio di Nicola Vasapollo; mentre tutti e tre sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dell’omicidio Giuseppe Ruggiero. L’omicidio, infatti, venne consumato da un corposo gruppo di fuoco che aveva inscenato un controllo di Polizia nell’abitazione poiché Ruggiero era ristretto, all’epoca, agli arresti domiciliari. Il gruppo aveva pianificato nei dettagli l’omicidio utilizzando tre autovetture rubate - tra le quali una “fiat Uno”, appositamente camuffata in una “gazzella” dei Carabinieri, abbandonata sul luogo dell’omicidio - e due autovetture di copertura utilizzate, poi, per la fuga. In ordine al secondo omicidio, Valerio ha raccontato ai magistrati che «in auto Carvelli raccontava barzellette per stemperare la tensione mentre andavamo a uccidere Ruggiero».

 

L’indagine. Un’attenta e certosina attività di riscontro, nel corso della quale sono stati visionati e studiati analiticamente decine di fascicoli, ha permesso di ricostruire anche altri fatti di sangue inquadrabili, sempre, nella guerra di mafia combattuta nei primi anni ’90 in Calabria e nel Nord Italia in particolare nelle province di Reggio Emilia, Cremona e Mantova. L’esame dei tabulati telefonici generati, nel 1992, dalle utenze telefoniche degli indagati, la identificazione di compagne ed amanti dell’epoca, la ricerca di autovettura in uso nel 1992 agli indagati, di controlli del territorio o di contravvenzioni al codice della strada elevati in quell’anno, lo studio delle cartine topografiche degli anni 1990 e quelle attuali hanno restituito un quadro indiziario ritenuto solido e robusto dal gip di Bologna. È stato ricostruito, per esempio, il percorso effettuato dal commando responsabile dell’omicidio Ruggiero che aveva imboccato un ponte, esistente nel 1992, che, oggi, non c’è più ed è stato sostituito da un altro ponte sopraelevato. Il gip di Bologna ha riconosciuto sussistente l’aggravante mafiosa per entrambi gli omicidi che, quindi, possono essere inseriti in quadro di guerra ‘ndraghetistica combattutasi, anche a Reggio Emilia, in quegli anni. Oltre ai tre arrestati vi sono due ulteriori persone indagate e destinatarie di perquisizione in data odierna.

 

 

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sentenzaBRESCIA - Si e' chiuso con dieci condanne per complessivi 109 anni e 6 mesi e 6 assoluzioni il processo davanti al tribunale di Brescia per estorsioni, minacce, detenzione abusiva di armi, aggravati dall'associazione a delinquere di stampo mafioso, per fatti accaduti a Mantova dove nel 2015 vennero arrestate 117 persone e con l'inchiesta dell' antimafia che tocco' anche l'amministrazione comunale. Fra i condannati c'e' Nicolino Grande Aracri, capo cosca e boss della 'ndrangheta. Per lui la pena da scontare e' di 28 anni. Oltre a Nicolino Grande Aracri, il Tribunale di Brescia ha condannato Deanna Bignardi a 4 anni, Giuseppe Loprete a 19 anni, Giacomo Marchio a 4 anni e sei mesi, Salvatore Muto a 18 anni, Antonio Rocca a 26 anni, Salvatore Rocca a un anno e nove mesi, Danilo e Ennio Silipo a quattro anni, Alfonso Bonaccio a 10 anni. I sei assolti sono Gaetano Belfiore, Antonio Floro Vito, Antonio Gaultieri e Moreno Nicolis oltre a Rosario e Salvatore Grande Aracri, nipoti del boss Nicolino.

 

 

 

 

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CATANZARO - Ventotto condanne e 6 assoluzioni, compresa quella, confermata, per Nicolino Grande Aracri. E' questo il bilancio complessivo delle pene formulate giovedi' dalla corte d'Assise d'appello di Catanzaro, presieduta da Anna Maria Saullo che ha giudicato in sede di annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione. La decisione della corte riforma la sentenza di primo grado, emessa in abbreviato il 10 marzo 2010, sul processo Eracles, istruito dalla Dda di Catanzaro contro gli affiliati alle cosche del crotonese Vrenna-Corigliano-Bonaventura. In tutto sono stati comminati oltre 220 anni di carcere nei confronti di 28 imputati, esclusi i 6 assolti. La corte ha condannato Domenico Elia a 11 anni e 4 mesi di reclusione; Luigi Foschini a 11 anni, 10 mesi e 20 giorni; Fortunato Giungato a 6 anni, sette mesi e 4 giorni; Domenico Pace a 12 anni e 4 mesi; Pantaleone Russelli a 15 anni, 6 mesi e 20 giorni; Luciano Vaccaro a 8 anni, 9 mesi e e 10 giorni; Maurizio Valente a 9 anni e 8 mesi. Rideterminate le pene per Annibale Barilari, 8 anni e 8 mesi; Gaetanno Barilari, 8 anni e 6 mesi; Giuseppe Barilari, 4 anni e 4 mesi; Roberto Bartolotta, 6 anni, 4 mesi e 6 giorniCastelliti Francesco, 6 anni; De Biase Antonio, 9 anni, un mese e 10 giorni; Alessandro Frisenda, 9 anni, 10 mesi e 20 giorni; Rocco Laratta, 10 anni e 6 mesi; Giuseppe Macri', otto anni e 10 mesi; Guerino Megna, 8 anni e 9 mesi; Pettinato Salvatore, 5 anni, 9 mesi e 24 giorni; Gaetano Santoro, 6 anni, 9 mesi e 17 giorni e Sergio Vrenna, 14 anni e otto mesi di reclusione. Sono stati assolti: Francesco Cardamone (condannato in primo grado a 19 anni e 8 mesi); Antonio Foschini (6 anni e 8 mesi in primo grado); Carmelo Gulla' (5 anni) e Francesco Gumari (8 anni e otto mesi). E' stata, inoltre confermata la sentenza impugnata dal pubblico ministero Pierpaolo Bruni nei confronti di Nicolino Grande Aracri (assolto), Domenico Berlingeri (6 anni e 8 mesi), Tommaso Ciliberto (6 anni e 4 mesi), Giovanni Antonio Foresta (6 anni e 4 mesi); Antonio Martino (6 anni e 8 mesi); Giovanni Rizzo (6 anni e 10 mesi); Pasqualino Trusciglio (8 anni e 8 mesi); Antonio Vallone (6 anni e 8 mesi); e Ugo Vallone (6 anni e 8 mesi). L'operazione "Eracles" risale all'aprile del 2010 e venne divisa in due tranches: una scattata il 7 aprile, e porto' al fermo di indiziato delitto 39 persone, ed una il giorno 27, per l'esecuzione di 55 provvedimenti cautelari emessi dal gip di Catanzaro nei confronti di soggetti ritenuti affiliati alla cosca crotonese Vrenna-Corigliano-Bonaventura (tra i quali gli stessi 39 gia' fermati, ed altre 16 persone che avrebbero svolto la loro attivita' criminale nella citta' di Crotone). La terza tranche riguardo' l'indagine "Perseus" coinvolse anche alcuni esponenti del mondo politico e imprenditoriale. Nel mirino della Procura in particolare, il megavillaggio turistico che sarebbe dovuto sorgere vicino alla foce del fiume Neto denominato "Europaradiso". In primo grado vennero condannate 63 persone e ne vennero assolte 30, compresi i cosiddetti "colletti bianchi". Tra questi Emilio Brogi e Aldo Cosentino, rispettivamente capo di gabinetto del ministero dell'Ambiente e direttore generale dello stesso ministero, Riccardo Menghi, funzionario della Comunita' europea e l'ex direttore generale del Comune di Crotone, Francesco Antonio Sulla.

 

 

 

 

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BOLOGNA - C'è anche Nicolino Grande Aracri tra gli imputati che hanno fatto richiesta di rito abbreviato dell'udienza preliminare di 'Aemilia', il maxi-processo di 'Ndrangheta in corso nell'aula speciale allestita in un padiglione della Fiera di Bologna. Grande Aracri, ritenuto il capo della Cosca che prende il suo nome, nel processo emiliano con 236 imputati non risponde però del reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, reato contestato a 54 persone. Tra chi aveva già presentato la richiesta del rito che dà diritto alla riduzione di un terzo dell'eventuale pena, anche quasi tutti i promotori dell'organizzazione individuata dalla Dda di Bologna, come Nicolino Sarcone, Alfonso Diletto, Romolo Villirillo, Antonio Gualtieri, Francesco Lamanna [LEGGI ARTICOLO]. Con le richieste dell'udienza della mattinata si arriva ad un'ottantina di riti speciali, tra abbreviati e patteggiamenti. Intanto il Gup Francesca Zavaglia ha rigettato tutte le richieste di abbreviato condizionato presentate da alcune difese, come ad esempio quella della consulente fiscale bolognese Roberta Tattini, che a questo punto dovrebbe optare per un abbreviato semplice.

 

 

 

 

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Malore per Nicolino Grande Aracri, collegato in videoconferenza con l'aula della fiera di Bologna, dove si tiene l'udienza preliminare di 'Aemilia', dal carcere di Opera dove è al 41 bis. Lo schermo che inquadrava la stanza dove si trovava Grande Aracri, ritenuto un boss della 'Ndrangheta, ha mostrato la sedia vuota e il detenuto, caduto in terra, è stato soccorso dalla Polizia penitenziaria. Non si hanno notizie sulle sue condizioni. L'udienza, alle battute finali, è stata rinviata.

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