Sabato, 15 Agosto 2020

 

CRONACA NEWS

sciopero dipendenti corap cittadella regione calabria«Vertenza Corap: il direttore generale riunisce i dipendenti per annunciare l’impossibilità a procedere con la gestione ordinaria dell’Ente». È quanto scrivono in una nota le sigle di categoria FP-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Findici in una nota congiunta dei rispettivi segretari generali Alessandra Baldari, Luciana Giordano, Elio Bartoletti e Barbara Fontana.
«Sono diversi mesi – riferiscono – che la Regione Calabria non riesce a individuare una soluzione per l’emergenza Corap. Già nel mese di ottobre scorso sono stati registrati i primi ritardi nell’erogazione dei salari ai dipendenti, dopo i quali le scriventi Organizzazioni sindacali sono intervenute, prima con riunioni alla presenza del commissario straordinario e dei competenti gli assessori regionali, poi con la proclamazione dello stato di agitazione a dicembre scorso e ancora oggi non si muove niente.
Il 20giugno scorso presso la sede di Lamezia Terme il direttore generale del Corap, insieme agli altri dirigenti e al revisore unico, ha riunito i dipendenti per annunciare loro il “default” dell’Ente, ormai bloccato da pignoramenti che si moltiplicano ogni giorno e che hanno reso impossibile la gestione e la sopravvivenza dell’Ente stesso.
Affermazioni di una gravità inaudita che hanno lasciato senza parole i lavoratori e preoccupano fortemente le Organizzazioni sindacali, anche perché sembrerebbe che sia in corso un tentativo da parte dell’Ente intermedio di mettere al sicuro gli impianti di depurazione, lasciando al loro destino gli operatori. Ricordiamo, tra l’altro, che solo grazie a quel minimo di entrate assicurate al Corap dall’attività dei depuratori, è stato possibile garantire il pagamento di acconti sugli stipendi a tutti i dipendenti.
E’ necessario, a questo punto, che la Regione Calabria assuma impegni certi sulla ricollocazione dei lavoratori, che non hanno più il tempo né la forza di ascoltare gli inconsistenti e inconcludenti discorsi su ipotetici progetti di rilancio e ristrutturazione del Consorzio.
I dipendenti del Corap e le scriventi Organizzazioni sindacali chiederanno un intervento urgente al presidente della Regione Calabria almeno per dare una certezza alle oltre cento famiglie coinvolte in questa crisi, che oggi si sentono precari e senza un futuro.
Da lunedì primo luglio presso le sedi territoriali saranno attivati presidi e sit-in dei lavoratori per sensibilizzare l’opinione pubblica, la politica e ogni livello istituzionale coinvolto sull’emergenza in corso.
Si chiede alla dirigenza del Corap e alla Giunta regionale un atto di responsabilità e uno scatto d’orgoglio nell’assumere questo onere, invitando tutti a valutare bene le conseguenze di un definitivo fallimento del Consorzio. Fallimento che inciderà sia sul futuro di oltre 100 famiglie e sulla tenuta occupazionale del territorio, sia sullo sviluppo industriale e turistico della Calabria. Che fine farà la depurazione della fascia costiera di Vibo Valentia e Crotone - Zone turistiche - oltre alla bonifica Sin Crotone?», concludono i sindacati.

 

 

 

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dipendenti corap sitinSit-in dei dipendenti del Corap di Crotone questa mattina sulla statale 106. Nel corso della protesta è stato ridotto l'accesso agli uffici regionali, sia dell’ex Consorzio industriale, che della filiale Bper presente all’interno della sede di Passovecchio. La protesta è nata in conseguenza degli esiti scaturiti dalla riunione di venerdì scorso alla Cittadella regionale tra sindacati e Regione con questa che aveva preso l'impegno di portare all’incontro il Piano industriale dell'Ente, ma purtroppo non è stato così. Venerdì scorso, gli assessori al ramo non si sono presentati e hanno fatto partecipare alla riunione sindacale i dirigenti di dipartimento i quali hanno chiesto tempo per valutare la proposta di piano industriale redatta dal commissario Carmelo Salvino. Una ulteriore presa di tempo che ha convinto i sindacati ad avviare le procedure di raffreddamento per lo sciopero adesso proclamato per il prossimo primo aprile. Il prossimo 27 marzo, saranno 4 gli stipendi maturati e non percepito dai dipendenti del Corap di Crotone. «Il Piano Industriale – spiegano i dipendenti – doveva essere un documento preventivo rispetto alla fusione avvenuta con Decreto del presidente della giunta regionale 115 del 2016, invece ancora oggi non è stato definito. Allegati al Decreto 115 ci sono solo i bilanci 2015 delle 5 Asi calabresi incorporate dai quali, tra l'altro, è facile capire le loro difficoltà a coprire il costo del personale con i ricavi prodotti dalle Asi le quali non hanno mai pesato sui bilanci regionali». «Far morire questo Ente – spiega uno dei dipendenti – significa rinunciare alle politiche industriali nella nostra regione e, al contempo, creare problemi ambientali in quanto l'Ente è proprietario degli impianti di Depurazione più importanti. A livello locale i vecchi consorzi erano partecipati da Comuni, Provincie, associazioni imprenditoriali ed altri Enti che partecipavano attivamente alla vita degli stessi e prendevano impegni, con il Decreto 115/2016 la Regione Calabria li ha ignorati senza neanche convocarli e si sta preparando ad abbattere il capitale escludendoli completamente». Per quanto riguarda il Csi di Crotone era l'unica società partecipata da Enti pubblici della nostra provincia che si manteneva solo, aveva risorse economiche importati ed un impianto di Depurazione capace di trattare le acque di falda della bonifica del Sito di Interesse Nazionale ed anche di risolvere l'annoso problema della depurazione dei reflui civili della città di Crotone. Prima della fusione, la liquidazione degli stipendi per i dipendenti era cosa ininfluente al bilancio. Tutto è cambiato a partire dal 2015. Da qui la decisione di proclamare lo sciopero il prossimo primo aprile.

 

 

 

 

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protesta datel abramo crotone decreto dignità"Meglio precari che disoccupati": e' quanto sostengono gli ex dipendenti della Abramo Customer Care di Crotone che questa mattina hanno tenuto un sit in nel piazzale dell'azienda per protestare contro il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato da parte del call center. Decisione che l'azienda del gruppo Abramo ha motivato con le norme previste dal decreto dignita' adottato nei mesi scorsi dal Governo in base alle quali i lavoratori assunti con contratti a tempo determinato dopo un periodo di 24 mesi devono essere stabilizzati. Per Fabio Tomaino, segretario provinciale della Uil, "il decreto dignita' ha portato un prezzo troppo caro per il sito di Crotone, dove sono previsti 400 esuberi. Senza polemica adesso ci aspettiamo dai rappresentanti istituzionali del territorio, dai parlamentari ai politici locali, l'istituzione di un tavolo di crisi a livello nazionale alla presenza di azienda e sindacato per trovare una soluzione che deve impegnare tutti: il governo e, se ci sono i margini economici, anche l'azienda stessa".
protesta datel abramo crotone decreto dignità2"Il decreto che si prefiggeva di dare piu' dignita' ai precari invece li ha resi solo disoccupati - ha affermato Rita Lorenzano, segretario provinciale Cisl donne -. Tutto questo avviene nel silenzio generale della politica. Non si puo' parlare di mancanze dell'azienda, perche'' come tutte le aziende sta facendo quello che la legge consente di fare: dall'utilizzo degli stagisti alle agenzie interinali. Il problema - prosegue - e' a monte: il decreto doveva essere collegato a incentivi che permettessero alle aziende di trasformare i contratti a tempo determinato in indeterminato. Vorremmo che Di Maio, che gira tutta Italia, vedesse l'effetto devastante che il suo decreto sta facendo nel mondo dei call center e qui a Crotone dove non ci sono altre opportunita' di lavoro".

 

 

 

 

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ospedale crotoneL'Ordine dei medici Crotone ha deciso di costituirsi parte civile in seguito alla violenta aggressione subita dalla dottoressa M.C. Calindro in servizio all'ospedale civile San Giovanni di Dio, ferita ieri al collo a colpi di cacciavite da un uomo che poi è stato bloccato dalla polizia. I medici crotonesi, inoltre, propongono l'istituzione della giornata nazionale contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari. "Questo ennesimo episodio di violenza - commenta l'Omceo in una nota - è stato perpetrato nei confronti di chi si adopera quotidianamente con abnegazione, cortesia, competenza e, nella fattispecie, particolare umanità, ai fini di fornire la migliore assistenza possibile ai pazienti". "Se anche l'episodio si ascrive, purtroppo, nel più ampio fenomeno nazionale di aggressioni nel settore sanitario - sottolineano i medici crotonesi - la reiterarazione di tali episodi nel nostro territorio, nonché l'escalation di violenza, desta particolare preoccupazione e impone un ancor più fattivo e concreto impegno, già più volte da tutti sollecitato, da parte delle forze politiche e sociali, nonché da parte delle Istituzioni tutte, che si facciano direttamente carico del problema, nella difesa dei loro medici e di tutti gli operatori sanitari, impegnati - conclude la nota - al servizio della collettività per la tutela della salute dei cittadini".
Intanto, questa mattina, i medici dell'ospedale San Giovanni di Dio di Crotone si sono ritrovati nella biblioteca del presidio per riflettere, nell'ambito di un sit-in, sull'aggressione compiuta ieri ai danni della loro collega, per esprimerle solidarietà e vicinanza e per ringraziare Mustafa El Aoudi, l'ambulante marocchino che ha impedito che l'aggressione potesse sfociare in una tragedia. Mustafa è stato salutato dall'applauso di tutti i medici all'ingresso nella biblioteca. "Quello che è accaduto non è un fatto circoscritto all'ospedale - ha detto Pino Fico, direttore generale facente funzioni dell'Azienda sanitaria provinciale di Crotone - ma a tutta la città. Il clima cittadino è quello che esprimiamo in questa vicende". Il dirigente ha rivelato che l'Asp domani convocherà una riunione interna per migliorare la sicurezza generale. "Già dopo l'aggressione di qualche mese fa ad un altro nostro professionista avevamo messo in campo alcune iniziative per rafforzare la sicurezza. Adesso dobbiamo migliorare ancora". Fico ha annunciato che a breve prenderanno il via i lavori del nuovo pronto soccorso, uno dei principali punti caldi dell'ospedale, che sono stati appaltati. Durante l'iniziativa sono state distribuite delle spille arancio e blu per ribadire la lotta alla violenza contro le donne e la responsabilità e professionalità dei medici offesa da gesti di violenza. Una è stata data anche a Mustafa.

 

 

 

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franco bossio ospedale"Se c'e' una cosa positiva in tutta questa vicenda e' la stima e l'affetto che mi sono giunti dopo l'aggressione e questa giornata che mi avete dedicato". Ad affermarlo e' Franco Bossio, il medico anestesista dell'ospedale civile di Crotone che nei giorni scorsi ha subito una violenta aggressione, insieme a due infermiere, da parte dei familiari di un paziente appena deceduto per una grave malattia. Bossio parla nella sala biblioteca del nosocomio dove questa mattina si e' tenuto un sit in al quale hanno preso parte tanti medici, infermieri e dipendenti del "San Giovanni di Dio" per dire basta alle violenze ripetute contro il personale sanitario e per adottare le necessarie contromisure. Presenti il delegato alla Salute della Regione Calabria, Franco Pacenza, il direttore generale dell'Azienda sanitaria Sergio Arena, il direttore medico del presidio ospedaliero di Crotone, Lucio Cosentino, il direttore sanitario Agostino Talerico, il presidente dell'Ordine provinciale dei medici di Crotone, Enrico Ciliberto. "Forse bisogna migliorare qualcosa nella struttura, come le porte di ingresso nei reparti perche' e' bastato un calcio per sfondare quella di Rianimazione. Nonostante tutto, andiamo avanti tutti insieme con fiducia" ha aggiunto il dottore Bossio. Un atto "ingiustificabile anche dal dolore per il decesso di un proprio caro - ha sottolineato il presidente Ciliberto - che aggrava ancora di piu' le condizioni del sistema sanitario calabrese, gia' sottoposto ad una politica di tagli, che fa nascere il senso di preconcetto dei cittadini nei confronti della struttura sanitaria". "Si ha la percezione - ha affermato Pacenza - che in questi anni sia venuto meno il valore universale del sistema sanitario italiano, che ha difficolta', che e' stato contaminato dall'economia piu' che dalla sanita'. Non voglio nascondere che c'e' stata l'invadenza della politica nella sanita' pubblica, ma se si da' corso a questa via indistinta secondo la quale tutto va male, facciamo solo una cosa negativa". Dopo l'annuncio del direttore generale dell'Asp, Sergio Arena, della formazione di un gruppo multidisciplinare di lavoro dedito alla sicurezza del personale medico del San Giovanni di Dio, il direttore sanitario Cosentino ha condannato il grave gesto che "sorprende proprio perche' - ha detto - e' capitato ad uno dei colleghi piu' miti e professionali".

 

 

 

 

 

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protesta system houseAnche a Crotone il sit-in di protesta indetto per oggi dal comparto telecomunicazioni in occasione dello sciopero di otto ore proclamato dai sindacati di categoria Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom. Hanno aderito i 25 dipendenti del call center “System House” impiegati nella sede di Crotone. Rischiano il proprio posto di lavoro a causa della decisone di Poste Italiane di ridurre i volumi di traffico per il quale il call center opera su commessa. I lavoratori di Crotone hanno allestito un presidio questa mattina nello slargo di via Paternostro dove c’è la sede centrale di Poste italiane. Presidi anche in tutta la Calabria davanti alle sedi di Confindustria di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria. I lavoratori chiedono inoltre il rinnovo del contratto nazionale di lavoro scaduto da oltre due anni. «Oggi siamo in piazza - afferma Cristina Spadafora, della Fistel Cisl Calabria - per chiedere la riapertura del tavolo di contrattazione per rinnovo del contratto, che non avviene da due anni, e perché le proposte del sindacato sono state tutte respinte a favore delle aziende. Nella sola provincia di Cosenza - prosegue Spadafora - l'indotto delle telecomunicazioni include oltre cinquemila lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, a questi si aggiungono altri tremila lavoratori con contratti a tempo determinato».

 

 

 

 

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