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Lunedì, 15 Luglio 2024

CRONACA NEWS

PETILIA POLICASTRO Un diverbio per futili motivi. Sarebbe stato questo il movente del ferimento di un uomo a Cotronei avvenuto il 31 agosto del 2022, quando fu raggiunto da un colpo di pistola alla nuca e ricoverato con prognosi riservata nell'ospedale di Crotone.

 

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CIRÒ MARINA Avrebbe voluto di uccidere il genero, ma per fortuna l'arma si è inceppata. È stato così arrestato un operaio 68enne nella serata del 12 ottobre scorso. I Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Cirò Marina hanno fermato l'uomo per “tentato omicidio aggravato e premeditato”, “ricettazione” e “porto in luogo pubblico di arma clandestina”. Il 68enne è originario e residente nel centro cirotano. I militari hanno accertato che l'uomo, nella medesima mattinata, si sarebbe recato presso un pubblico esercizio, di cui è titolare il genero, un 49enne del luogo, e, nel tentativo di risolvere un diverbio dovuto a vecchie acredini, sfociato in una colluttazione, avrebbe tentato di attingerlo con un’arma da fuoco, senza tuttavia riuscirvi a causa del suo inceppamento, quindi fuggendo immediatamente e lasciandola cadere sul pavimento.
I carabinieri, immediatamente giunti sul posto, poiché contattati dalla vittima, hanno sin da subito, constatato la presenza sul pavimento dell'esercizio di una pistola semiautomatica marca “Beretta”, calibro 6.35, con la matricola “punzonata”, al cui interno era ancora inserito un caricatore con 9 colpi, risultata essere da un primo esame inceppata. Successivamente, i militari hanno acquisito dall'escussione del genero sufficienti elementi di reità nei confronti del suocero, suffragati dall’esame delle immagini di alcune telecamere di videosorveglianza. È stata quindi
sequestrata l’arma rinvenuta, sulla quale saranno effettuati gli esami dattiloscopici e le
apposite perizie.
Il 68enne è stato poi rintracciato presso la sua abitazione ed è stato condotto in Caserma per il prosieguo degli accertamenti di rito. È stato così tratto in arresto in ragione degli elementi di prova acquisiti e poi associato presso la Casa circondariale di Crotone, in attesa dell’udienza di convalida, che si terrà nei prossimi giorni.

 

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SANTA SEVERINA – Un 42enne è stato ferito dopo una lite nella serata di ieri, intorno alle ore 21 circa, a Santa Severina (KR), in largo Pietro Fedele Grisolia.

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arrestati operazione ora pranzoÈ il secondo atto messo a segno da Polizia e magistratura crotonese a seguito della sparatoria di Fondo Gesù dello scorso 9 gennaio. Nella giornata odierna, infatti, dalle prime ore dell’alba, la Polizia di Stato ha arrestato dieci persone ritenute responsabili del reato di tentato omicidio e porto abusivo di arma clandestina, coinvolte, a vario titolo, anche in una fiorente attività di spaccio di droga. I dettagli dell’operazione denominata “Ora di Punta” sono stati illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa tenutasi nell’ufficio del questore di Crotone, Massimo Gambino, alla presenza del procuratore capo, Giuseppe Capoccia, del sostituto Alfredo Manca e del capo della Mobile Nicola Lelario. L’indagine ha avuto inizio con un grave episodio verificatosi agli inizi di gennaio in città allorquando, nel popolare quartiere, intorno alle 13.20, in una via piena di gente, furono esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco da parte di un commando composto da tre persone, a bordo di un’autovettura, che bersagliarono un’auto parcheggiata davanti a un negozio di frutta in via G. Di Vittorio, anch’esso danneggiato da numerosi proiettili, come altri esercizi commerciali situati nelle vicinanze. Dalle successive indagini e dal monitoraggio costante degli individui destinatari dei provvedimenti restrittivi, infatti, è emersa anche una fiorente attività di spaccio e un conflitto nato a seguito del controllo del territorio. Come sottolineato dal procuratore Capoccia in conferenza stampa, i segugi della Questura e il pm Manca sono incappatti nell'attività di spaccio della rete criminale proprio cercando di capire le dinamiche che hanno portato alla sparatoria. Inoltre, due dei soggetti indagati, stavano interessandosi a uno dei testimoni chiave dell'episodio. Da qui anche l'esigenza di intervenire con una certa tempestività.

lelario manca capoccia gambinoGli investigatori hanno così fatto luce sul commando che, a bordo di un’Alfa 159, fece fuoco quel giorno. Sono stati identificati dalla Polizia nei fratelli Massimiliano e Gianluca Laforgia e nel cugino Ferdinando. Secondo gli inquirenti, il blitz fu in risposta a un pestaggio subito dal un loro congiunto poche ore prima della sparatoria. In quell’occasione, gli agenti, allertati da diverse chiamate giunte al 113, notarono sull’asfalto numerosi bossoli di pistola calibro 9x21 e bossoli di fucile a pallettoni calibro 12. Grazie alla visione dei filmati estrapolati dalle telecamere presenti nelle vicinanze, si riuscì a ricostruire la dinamica dei fatti nonché a raccogliere elementi utili al fine di poter identificare, a distanza di poco tempo, uno dei materiali attentatori nonché a ricostruire il contesto nel quale era maturato l’attentato omicidiario. Infatti a distanza di pochi giorni (era il 23 gennaio scorso) sono stati arrestati, su ordine della Procura di Crotone, due persone ovvero uno degli autori della sparatoria e uno dei destinatari dell’agguato (rispettivamente Ferdinando Laforgia e Mario Cimino) in quanto, al momento dei fatti, si poté ricostruire come fosse armato di una pistola con la quale cercò di rispondere al fuoco senza riuscirvi. Le successive indagini svolte dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Crotone hanno consentito non solo di identificare gli altri due membri del commando, ma anche di far emergere una diffusa quanto florida attività di spaccio di droga costituente il movente dell’agguato. Alle operazioni di cattura degli indagati, tutti noti alle forze dell’ordine per numerosi precedenti, hanno fatto seguito e sono tuttora in corso, con la collaborazione degli specialisti del Reparto Prevenzione Crimine di Cosenza e Vibo Valentia nonché delle Unità Cinofile della Questura vibonese, numerose perquisizioni all’interno di locali e appartamenti presumibilmente impiegati per il confezionamento e lo spaccio dell’eroina e della cocaina gestita dagli indagati.

 

 

 

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questura volante«Dalle prime luci dell’alba – informa una nota della Questura – è in corso un’operazione di polizia nei confronti di diversi soggetti dediti allo spaccio di droga nella città di Crotone. Alcuni degli indagati, accusati anche di tentato omicidio e detenzione illegale di armi, non avevano esitato a scatenare, pochi giorni fa, in una via affollata della città (via Di Vittorio – Fondo Gesù) un inferno di fuoco esplodendo numerosi colpi di fucile a pallettoni e di pistola contro un’auto e un negozio per regolare un conto in sospeso con una fazione avversa che per puro caso non ha provocato tragiche conseguenze per i numerosi passanti, tra cui molti ragazzi fermi in attesa del bus. I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà in Questura alle ore 11:00 alla presenza del questore della provincia e del procuratore capo di Crotone».

 

 

 

 

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Al momento sono due le persone arrestate per la sparatoria a Fondo Gesù dello scorso 9 gennaio, ma se ne cerca almeno un’altra. Sarebbe l’autista dell’Alfa 159 di colore grigio chiaro da cui è uscito l’uomo armato di fucile che ha poi fatto fuoco tra la gente. Questa terza persona avrebbe partecipato al raid anche sparando dal finestrino dell’auto con una pistola. Il primo è stato identificato in Ferdinando La Forgia, 31 anni di Crotone, che è accusato di tentato omicidio; mentre il bersaglio sarebbe Mario Cimino, di 36 anni, crotonese, gestore dell’ortofrutta presa di mira e anche lui già in stato di fermo da alcuni giorni per detenzione illegale di arma clandestina. L’agguato sarebbe maturato a seguito di un pestaggio precedentemente subìto da un congiunto di Laforgia (il fratello Massimo). Sono queste le certezze che, al momento, gli inquirenti hanno in mano e che hanno permesso di fare parzialmente luce sul “far west” scatenatosi lo scorso 9 gennaio, intorno alle 13.30, nel popolare quartiere di Crotone. I dettagli sono stati forniti questa mattina nel corso di una conferenza stampa convocata nell’ufficio del questore Massimo Gambino, cui hanno preso parte anche il capo della Squadra Mobile, Nicola Lelario e il suo vice Antonio Concas.
arresti sparatoria fondo gesù cimino laforgiaEbbene, secondo quanto ricostruito dalle indagini, quel giorno sarebbe stato Ferdinando La Forgia a uscire dall’Alfa 159 armato di fucile e quindi a sparare verso una Fiat Panda di colore verde, parcheggiata di fronte il negozio di frutta di Mario Cimino, a bordo della quale c’erano due persone. Dal finestrino dell’Alfa, un'altra persona avrebbe fatto fuoco con una pistola. Quindici almeno i colpi esplosi che hanno colpito gli esercizi vicini e una terza autovettura parcheggiata nelle vicinanze. Le fasi concitate dell’agguato e quelle che lo precedono sono state ricostruite grazie alle telecamere del fruttivendolo e dell’autostazione dei Fratelli Romano. Nel filmato Cimino viene immortalato mentre impugna una pistola che nasconde nella cintola dei pantaloni mentre sfugge all’agguato. Secondo gli uomini della Mobile è l’arma di cui il padre ha provato a disfarsi il giorno successivo e per il cui possesso il è stato arrestato dopo che è stata rintracciata dai “segugi” della Questura. Determinante nelle indagini anche la testimonianza di un autista della ditta Romano.
lelario gambino concasLa furia di La Forgia sarebbe stata scatenata nei confronti di Cimino sarebbe stata generata da un pestaggio a danno del fratello, consumato qualche minuto prima (intorno alle 12.30). Tale ipotesi investigativa sarebbe supportata anche dal video divulgato dalla Questura in cui si vedono all’inizio uscire dal negozio di Cimino lui e altre persone (anche i due occupanti della Panda) armati di bastone. La Polizia sta cercando adesso di capire il motivo della “missione punitiva”. Non si sbilancia il capo della Mobile Lelario che nel corso della conferenza stampa, ha solo sottolineato come «l’ipotesi investigativa vada inquadrata in un contesto più ampio, che va ancora approfondito e che potrebbe riguardare, anche ma non solo, lo spaccio della droga».

 

 

 

 

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