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CRONACA NEWS

VIDEO│24 misure cautelari nell'operazione Ikaros: avvocati, poliziotti e mediatori

Posted On Mercoledì, 17 Febbraio 2021 12:51 Scritto da Redazione

A vario titolo, vengono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, traffico d’influenze illecite, corruzione e falsità ideologica. In tutto 90 gli indagati e 24 le misure cautelari (15 in carcere e 9 ai domiciliari) nelle maglie dell’operazione “Ikaros” condotta dalla Polizia di Stato di Crotone su regia della Procura pitagorica (è coordinata dal procuratore della Repubblica, Giuseppe Capoccia, e dal sostituto, Alessandro Rho). Le manette sono così scattate, tra gli altri, cinque avvocati, due poliziotti e un vigile urbano di Crotone.

Oltre agli investigatori della Squadra Mobile di Crotone, l’operazione ha registrato dalle prime luci dell’alba di oggi il supporto delle Squadre Mobili di Bolzano, Catanzaro, Forlì, Lecce, Roma, Terni, Vibo Valentia, dei Reparti Prevenzione Crimine di Siderno e Vibo Valentia, del Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni e del Gabinetto regionale di Polizia Scientifica di Reggio Calabria.Documentazione falsa e residenze fittizie al centro di quanto raccolto dagli inquirenti che avrebbero così smantellato due organizzazioni, con ramificazioni sul territorio nazionale ma anche all’estero. Avrebbero prodotto delle documentazioni false di residenze fittizie e false assunzioni per richiedenti asilo (soprattutto di nazionalità curdo-irachena) al fine di far concedere loro le forme di protezione internazionale. Si tratterebbe di migranti cui, non essendo riconosciuto lo status di rifugiato politico, avrebbero ottenuto il permesso di soggiorno che dà la libertà di movimento su territorio nazionale ed europeo.

L’inchiesta avrebbe dimostrato come i richiedenti asilo erano disposti a pagare somme di denaro. Coinvolti anche stranieri residenti o dimoranti nel crotonese o nelle province limitrofe, avvocati, mediatori culturali e poliziotti in servizio all’ufficio immigrazione della Questura di Crotone, un dipendente della Prefettura in servizio alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale e un appartenente alla polizia locale di Crotone. Sono finiti ai domiciliari gli avvocati Andrea Falcone, Gianluca Malena, Irene Trocino, Sergio Trolio e Gabriella Panucci; gli agenti di polizia Rocco Meo e Salvatore Panciotto, il vigile urbano Alfonso Bennardis e il dipendente della Prefettura presso la Commissione territoriale, Gennaro Mazza.

I componenti dell’associazione stranieri e i mediatori, in contatto con loro connazionali stanziati in Iraq o all’estero, avrebbero fatto da intermediari e procacciatori per i legali compiacenti i quali avrebbero a loro volta predisposto documentazione falsa o attestazioni fasulle circa la presenza sul territorio nazionale del richiedente asilo per conto del quale avanzavano la richiesta soprattutto presso le Questure di Crotone, Catanzaro.

Il sistema avrebbe così funzionato: una volta avviata la pratica il richiedente, che si trovava in Iraq, veniva avvisato della fissazione dei vari appuntamenti previsti dalla procedura ossia fotosegnalamento, audizione della Commissione Territoriale e, infine, ritiro del permesso di soggiorno, in occasione dei quali giungeva in Italia tramite aereo munito di regolare visto turistico, per poi ripartire facendo rientro nel paese da cui chiedeva di essere protetto.Nel corso dell’indagine si sarebbe accertato, inoltre, il ruolo ricoperto dai vari pubblici ufficiali. Sarebbero infatti stati consapevoli della strumentalità delle richieste e si sarebbero prestati ad assecondare il sistema illecito oppure, in alcuni casi, a fronte di somme di denaro e/o regalie, accelerando le pratiche per i richiedenti o, in altri, avrebbero attestato falsamente le residenze degli stranieri.

"La legalità - ha aggiunto Capoccia - non è una fiaccolata. Qui bisogna ciascun gruppo che esprime legalità faccia una profonda riflessione. Questa operazione, comunque, dimostra che lo Stato ha gli anticorpi per reagire". "Il motore delle due associazioni - ha detto il sostituto procuratore Alessandro Rho - era il denaro. I numeri sono importanti. Si parla di diverse migliaia di euro a pratica. I capi di imputazione sono 209 e le persone indagate 90. In pratica queste due associazioni, che avevano dei punti in comune, fungevano da agenzie di servizi ilelciti per creare documenti falsi atti per permettere di far ottenere i permessi di soggiorno e far restare in Italia persone che non ne avevano diritto".

L'indagine ha riguardato un arco temporale che va dal 2017 al 2020 ed è partita da una segnalazione interna della Questura di Crotone, è stata condotta dalla II sezione della Squadra Mobile guidata dal vice questore Nicola Lelario. "Abbiamo fotografato - ha detto Lelario - quello che si può definire il sistema Crotone. La nomea di Crotone era che qui si ottenevano facilmente i permessi di soggiorno. Le due associazioni organizzavano tutto: dalla falsificazione dei documenti ai viaggi in Italia per fare il colloquio. Quando abbiamo fermato diverse persone che avevano ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale in modo illegale queste ci hanno rinunciato".