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Giovedì, 18 Luglio 2024

CULTURA KROTONESE

A Crotone quel Crocifisso dagli occhi aperti, opera rara

Posted On Venerdì, 27 Marzo 2015 19:53 Scritto da
Crocifisso presso la chiesa Immacolata di Crotone Crocifisso presso la chiesa Immacolata di Crotone

Proveniente dalla Casa Fatebenefratelli oggi nella chiesa dell'Immacolata

Stiamo percorrendo una delle più antiche strade del centro storico della città di Crotone, quella strada che lo scrittore calabrese di Palmi Leonida Repaci definì, nel 1950, la "Via dei Baroni" , la via Risorgimento che fiancheggia la Basilica Minore e l'antica chiesa delle Clarisse di Santa Chiara. E' la strada che percorre il solco delle antiche mura della medievale Cotrone e che abbraccia nel suo grembo tanta storia e fede: il convento della Casa dei Fratelli Ospedalieri, detto anche dei Fate bene Fratelli; la chiesa dell'Immacolata e quella più antica di San Giuseppe.
Il primo, il Convento chiamato anche della Pietà era allocato dove fino a qualche tempo fa era sistemato il Municipio della Città, poi l'Ispettorato Scolastico del Circondario ed oggi sede di uffici dell'ASL. E' un edificio sacro edificato nel 1667 per volontà di Mons. Carafa e soppresso poi, forse per cause amministrative, da Mons. Corio con Decreto Reale di Ferdinando IV del 23 giugno 1798. I Confratelli, che vi risiedevano in quello che nel tempo era diventato Ospedale, erano dediti esclusivamente all'assistenza fisica, spirituale e morale dei tanti ammalati e dei tanti poveri di cui la città baronale era ricca ed inoltre governavano l'interna chiesa dedicata alla "Madonna della Pietà. Dal ricco studio di Angelo Vaccaro Kroton (Ed. MIT, CS 19656) ricaviamo che nella detta "Casa" nel 1685 esistevano 10 letti per una media di 300 ricoveri all'anno e sei religiosi assistenti. Ma in questa "Casa" i sofferenti, oltre al conforto pratico dei Frati Ospedalieri, avevano soprattutto quello spirituale del Crocifisso. E' già perché nella chiesa dell'Ospedale era venerato un Crocifisso, di cui diremo più avanti, pregno di tanta spiritualità, sofferenza e speranza insieme. E' opera scultorea tutelata dalla Sovrintendenza alle Antichità e che, dopo la soppressione degli Ordini Religiosi e quindi della "Casa dei Fate bene Fratelli", è passata(1667) per miglior conservazione nella vicina chiesa di San Giuseppe. Questa è stata consacrata, per la volontà del pio sacerdote Don Giovanni Andrea De Landa, dall'allora vescovo di Strongoli Mons. Domenico Morelli di Cutro, lo stesso che in quegli anni ha consacrato la chiesa francescana della Riforma del paese natio dedicandola al San Salvatore per celebrare la ivi presente scultura lignea seicentesca del Crocifisso di Fra' Umile da Petralia Soprana (PA). Si tratta di una chiesa di stile barocco, quella di San Giuseppe, voluta dalla benevolenza dei tanti marchesi e baroni della Città : Lucifero, Zurlo, Galluccio, Sculco e Berlingieri. Purtroppo oggi la nostra chiesa è chiusa, quasi chiusa al culto, abbisognosa di intensi restauri conservativi che, con l'anno 2000, anno del Giubileo, pare saranno realizzati. Vedremo!?
In questa chiesa, di San Giuseppe, appunto, nella cappella gentilizia dei Zurlo - Galluccio, è stato per molti anni ospitato il nostro Crocifisso. E' una scultura lignea dipinta al naturale e con, come scrive Vaccaro,:" modellazione barocccheggiante e manierata. Si ha l'impressione che debba essere studiato sotto lo stesso riflesso della scultura lignea del Fumo e, quindi, accertabile provenienza della Scuola Napoletana".
Oggi il Cristo di legno lo veneriamo nella chiesa dell'Immacolata del capoluogo pitagorico. Questa, un tempo era soltanto una piccola chiesa con la sottostante cripta, una chiesetta che aveva tra i suoi scopi spirituali e sociali quello dell'assistenza ai confratelli dell'omonima Confraternita, "che Papa Clemente VIII con sua Bolla del 13 settembre 1554, volle annettervi la prerogativa di molte indulgenze, facoltà e privilegi da consentire ai Confratelli l'uso del Cappello, scapolare, cingolo, bacolo e Signum Confraterniatae da portare sul petto"( Vaccaro). Successivamente sulle pietre della vecchia chiesetta, nel 1738, per opera di Gerolamo Cariati e Leonardo De Cola, sorse l'attuale chiesa dell'Immacolata, sicuramente la più bella della città. E' un edificio barocco ma non troppo, raffinato e comunque bello a vedersi. E' a una sola navata rettangolare ai cui lati ci sono altari arricchiti da tele di pregevole arte. Nella cripta è conservata la vecchia chiesetta trasformata nel '500 in cimitero ed oggi, in un'atmosfera suggestiva ed impressionante che ci pone in seria riflessione sul valore della morte e della resurrezione, vediamo allineati qualche centinaio di teschi ed in mezzo una statua del Cristo Risorto. Ma il più importante gioiello dell'arte e della fede la chiesa dell'Immacolata l'ospita addossato alla parete destra. E' il Crocifisso, davvero un bel Crocifisso, scultura del 1640 ricavata da un sol pezzo di legno con la particolarità degli occhi, occhi aperti e azzurri. Scrive Giovambattista Maone che " e' uno dei pochi esistenti nel mondo che, contrariamente alla tradizione, presenta il Nazareno in agonia, con gli occhi aperti, azzurri e lacrimanti che esprimono drammaticamente l'infinita sofferenza dell'ora della morte sulla Croce"(Cfr. Via dei Baroni- 1995).
Tradizionalmente l'arte scultorea e pittorica ha sempre rappresentato Gesù Crocifisso con gli occhi chiusi e testa bassa; il nostro Cristo, invece, risulta essere uno dei pochissimi al mondo a mostrarci la sua passione con gli occhi aperti rivolti al cielo nell'ultimo attimo della sua esistenza umana, in quell'attimo che rivolgendosi al Padre gli mostra tutta la sua naturale debolezza umana: "Padre mio perché mi hai abbandonato?"