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Mercoledì, 24 Luglio 2024

CULTURA KROTONESE

La raffigurazione di Herakles su una rara moneta in bronzo dell'antica Kroton

Posted On Mercoledì, 08 Aprile 2015 12:50 Scritto da
Moneta in bronzo di Heracles nel conio di Kroton Moneta in bronzo di Heracles nel conio di Kroton

Il mito che vede la presenza di Heracles al Capo Lacinio di ritorno dalla Spagna con la mandria dei buoi di Gerione.

I Crotoniati stimavano Herakles, l'invincibile figlio di Zeus ed Alcmena, l'ecista della città. Quest'eroe, stando ad una leggenda tramandata da numerosi autori, aveva innalzato alla memoria di Kroton, suo ospite ed amico, una suntuosa sepoltura. Era successo, così almeno narra Diodoro Siculo di Agirio (lib. IV, 27,7) che l'Alcide aveva ricevuto dal patriarca Kroton, di origine corcirese (figlio di Eaco e fratello di Alcinoo, re dei Feaci) calda ospitalità, allorchè ritornava dall'Iberia (Spagna), conducendo la mandria dei buoi di Gerione. Il suocero di Kroton, Lacinio (dal cui nome prenderà l'appellativo l'omonimo promontorio a sud di Crotone), sottrasse, nottetempo, alcuni capi del sacro bestiame. Al mattino Herakles si accorse subito della mancanza ed individuò in poco tempo l'artefice della ruberia, venendo alle mani con il rude autoctono. Questi, uomo rozzo e di notevole stazza fisica, era sul punto di avere quasi la meglio su Herakles e ciò provocò l'intervento del malcapitato Kroton, il quale, senza esitare, accorse in aiuto dell'ospite. Avvenne, però, che il figlio di Zeus, nel frattempo adirato oltre ogni limite e fuori di se, roteando la possente clava, uccise sia il ladrone sia il buon Kroton. Amareggiato e pentito per la morte provocata, sia pure involontariamente, al caro amico, allestì una tomba monumentale. Dopo di ché, riunì gli abitanti del luogo e predisse loro che su quello stesso posto nei tempi a venire sarebbe sorta una grande ed illustre città col medesimo nome del morto. E così fu.
Ovviamente si tratta della fondazione mitica di Crotone, alla quale senza dubbio corrisponde un minimo nucleo originario di verità, ravvisabile nel fatto di sangue avvenuto nella contrada e che sta ad evidenziare rapporti iniziali tutt'altro che pacifici tra i colonizzatori ellenici e gli abitanti originari del posto.
Un'altra tradizione, riferitaci dal poeta latino Ovidio, fa intervenire, ancora una volta, Herakles nella fondazione storica della città. Infatti, Miscello (il fondatore accertato della Polis) si recò ad edificare la colonia sulle rive del fiume Esaro, per obbedire ad un esplicito ordine di Herakles, nonostante le leggi della sua patria vietassero di emigrare così lontano, pena la morte. Seguiamo la narrazione di Ovidio: "... Nell'Argolide nacque da un certo Alemone, Miscello di Ripe, che fu la persona più cara agli dèi di tutta la generazione che Ercole (= Herakles ellenico) aveva detto. Un giorno che Miscello era immerso in un profondo sonno, Ercole portatore di clava, curvandosi su di lui, così gli parlò: "lascia la tua patria e cerca la corrente del lontano Esaro". Aggiunse pene molto gravi e minacce, qualora non avesse ubbidito ai suoi ordini. Dopo ciò svanirono sonno e dio. Il figliolo di Alemone s'alzò in silenzio e ripensò alla visione appena avuta, rimanendo a lungo combattuto ed incerto: un dio gli aveva imposto di andare, ma partire era vietato dalla legge e c'era la pena capitale per chi aveva intenzione di cambiare patria. Durante la notte successiva gli riapparve ancora il dio che gli ordinava la medesima cosa, rincarando la dose delle minacce se avesse persistito nella disobbedienza. Il titubante Miscello si spaventò accingendosi a trasferire la propria dimora in un'altra regione: un brontolio corre e si diffonde per la città e lo si accusa di avere a dileggio le leggi. Quando la prima fase del processo si conclude e la colpa risulta provata senza bisogno di testimoni, lo accusano facendogli indossare una squallida veste; egli, allora, alzando le mani ed il viso al cielo verso gli dèi esclama: O tu, che hai conquistato il cielo con le dodici fatiche, vieni in mio aiuto, perché se sono colpevole è solo per causa tua." Era antica consuetudine usare sassolini bianchi e neri per assolvere o condannare gli imputati. Anche per Miscello la sentenza fu emessa con questo sistema e tutti i sassolini infilati nell'urna crudele furono neri. Quando, però, la cassetta venne rovesciata il colore di tutti si trasformò da nero in bianco e la sentenza, capovolta per il divino intervento di Ercole, mandò assolto il figlio di Alemone. Questi ringrazia l'Anfitrionide (Ercole) suo difensore, con venti favorevoli attraversa lo Jonio ed oltrepassa Taranto, fondata dai Lacedemoni, Sibari e Vereto, città dei Salentini, ed il golfo di Thurii e Krimisa (l'attuale Cirò Marina)e le pianure della Japigia; dopo aver girato per un po' tra le terre che si affacciano sul mare, trova la fatidica foce del fiume Esaro e, non lontano di lì, il tumulo sotto il quale riposano le sante spoglie di Kroton. In quella zona, così come gli era stato ordinato, erige delle mura e trasferisce alla nuova città il nome del morto."
Queste le tradizioni circa la fondazione mitica e storica della Polis. Tradizione, però, accettata dagli antichi Crotoniati che non esitarono a celebrare questi eventi nelle loro emissioni monetali, sia in argento e sia in bronzo. Anzi i nummi in bronzo sono assai più numerosi di quelli in metallo pregiato.
Ve ne presento una delle più rare e pregiate per dimostrare quanto detto sopra.
– Trihemiobolo – Gr. 23,80 – (420-376 av. Cr.). Diametro mm. 28
D/ Testa imberbe di Herakles a destra, coperto dalla pelle del leone Nemeo, davanti leggenda KPO.
R/ Tripode delfico con cortina, su linea d'esergo, a destra leggenda TPI (nome dell'unità monetaria, il trihemiobolion, equivalente 1+1/2 Obolo, cioè un quarto di dracma). 
Si tratta, come si può vedere dalle foto, di un esemplare in bella conservazione e di stile assai fine, improntato ad un'arte ellenico-italiota di grande vigorìa e freschezza di tipi. C'è da aggiungere, infine, che poche volte la zecca dell'antica Kroton, emise monete in bronzo di grosso modulo. Questa che ho esibito rappresenta, perciò, una conferma del culto di Herakles, innegabilmente, molto sentito nella città, tant'è vero che il geografo Strabone ci informa dell'esistenza di un tempio dedicato ad Herakles a Crotone, nel quale i Crotoniati avevano trasferito le frecce e l'arco di Herakles dalla vicina Krimisa. Le armi dell'eroe, come si sa, erano state affidate dall'eroe morente al diletto amico Filottete, che, a sua volta, le aveva portate in Italia, allorchè aveva fondato le città di Makalla, Platea e krimisa.