Lunedì, 13 Luglio 2020

CULTURA KROTONESE

La voce di Maria Marra al II Congresso del popolo meridionale negli anni '50

Posted On Lunedì, 02 Marzo 2015 23:41 Scritto da
Donne contadine Donne contadine

L'8 marzo s'avvicina ma per le donne le PP.OO. diventano sempre più utopia

La riflessione di genere, per come si è sviluppata negli ultimi 50 anni, porta a ricostruire gli avvenimenti del passato partendo da un altro punto di vista, quello femminile per la precisione.
Questo problema si fa sempre più urgente, quando chi deve decidere per il bene comune non tiene presente la differenza e arrogandosi il diritto e la capacità di decidere per tutti finisce per decidere solo per una metà dell'universo dimenticandosi dell'altra.
In questo periodo di polemiche nei confronti di eventuali quote rosa per un accesso garantito alla politica, (mentre un Capo di Governo si permette di dire ad una Ministra: Non fare i capricci, o non fare la bambina!) forse non è immotivato difendere chi si batte più degli uomini per ribadire non solo i propri diritti, ma soprattutto la propria presenza nelle lotte comuni e il diritto di avere un uguale trattamento politico ed economico.
Per rispondere se sia giusto combattere per le quote rosa, mettiamo a confronto due documenti storici importantissimi per la storia del Mezzogiorno. Sono presi dagli atti del Secondo Congresso del popolo del Mezzogiorno e delle isole avvenuto a Napoli il 4 – 5 dicembre 1954.
Il primo documento è di una delegazione crotonese rispetto ai problemi di un intero rione. Nel secondo si può leggere – grazie all'intervento di Maria Marra, una donna, appunto impegnata nella lotta per migliorare le condizioni di vita, il bisogno di rimarcare il diverso trattamento subito dalle donne, che oltre alla doverosa rivendicazione dei diritti di tutte le classi sociali, devono faticare ancora per essere una presenza reale e attiva.
I sottoscritti abitanti del rione «Macello» di Crotone (Catanzaro) fiduciosi che il rinnovamento del Mezzogiorno d'Italia, sempre dimenticato ed obliato dalle classi dirigenti che si sono succedute al governo del paese dal 1860 ad oggi, può solo avvenire nell'unione di tutte le forze produttive e sinceramente democratiche del Mezzogiorno stesso, che abbiano in comune la volontà di lottare conseguentemente acciocché sia finalmente dato al Mezzogiorno ciò a cui ha diritto e necessità per una vita civile e dignitosa; convinti che detto rinnovamento non può avvenire attraverso provvedimenti o mezze misure che dovrebbero essere prese dall'alto ed accettate come privilegio, ma solo da una rinnovata politica governativa che tenga effettivamente conto delle aspirazioni e volontà delle masse operaie, contadine e bracciantili del Mezzogiorno ad una vita
migliore, ad una vera democrazia, ad una effettiva Libertà; convinti altresì che le misure sin ora adottate dai vari Governi succedutisi dal 1947 ad oggi nulla hanno risolto, ma, in certi casi hanno aggravato ancora di più la situazione delle masse lavoratrici in quanto ciò che è stato realizzato è stato effettuato nel solo intento di creare strumenti di arginamento della sempre crescente collera e avanzata popolare; aderiscono entusiasti al II Congresso del popolo meridionale e delle Isole; plaudono all'iniziativa che vedrà raccolti a Napoli i rappresentanti qualificati della maggioranza del popolo del Mezzogiorno e delle Isole che vuole finalmente vedere risolti i suoi secolari problemi e risorgere a vita civile, democratica, libera; nel contempo fanno presenti le condizioni in cui i sottoscritti vivono per incuria del Governo e delle autorità provinciali, condizioni già altre volte denunciate a chi di dovere sempre vanamente, malgrado il continuo e costante interessamento della locale amministrazione comunale democratica e popolare.
Il "Macello" rione popolare di Crotone è composto interamente di baracche costruite sin da prima della guerra con legno vecchio e latta di bidoni usati (160 baracche), esposte a tutte le intemperie.
In queste 160 baracche vivono 180 famiglie, per circa 1.100 persone. Abitano in queste
baracche onesti lavoratori, tra i quali anche operai delle due fabbriche locali dei monopoli Montecatini e Pertusola, che avrebbero ben il dovere di assicurare un'abitazione dignitosa ai propri dipendenti. Non vi sono fogne, scarsa l'acqua, le scuole comunali (insufficienti) sono molto distanti dal rione, e pertanto, nella stagione invernale, per non aggravare la già minata salute dei bambini, gli abitanti del «Macello» sono costretti a non inviare i propri figli a scuola.
I bambini, i vecchi, sono, nella quasi maggioranza, colpiti da gravi forme di artitrismo, reumatismi, t.b.c. Il « Macello » di Crotone è un'infamia, una vergogna, per una nazione che vuole dirsi civile, è un atto di accusa contro una classe dirigente che continua ad ignorare problemi gravi ed irrisolvibili come quello di dare un'abitazione civile ai lavoratori italiani, gli abitanti del Mezzogiorno in particolare.
Ascoltiamo, ora, la voce di una donna crotonese che, con forza e decisione ammirevoli, ha portato avanti la storia delle donne crotonesi, rappresentandone l'impegno, la tenacia e il desiderio di rivincita sulle umiliazioni subite da sempre.
***
MARIA MARRA: Porto a questo Congresso la voce e l'adesione di migliaia di donne della Calabria, delle stagionali, delle assegnatarie, delle contadine, di quelle donne che sono maggiormente sottoposte alla arretratezza civile, sociale e culturale.
Il lavoro che noi facciamo, in casa e fuori di casa non è riconosciuto come si dovrebbe, le nostre case sono dei tuguri, l'assistenza per noi e i nostri familiari e soprattutto per i nostri bimbi è quasi inesistente.
La nostra vita è dura, misera e avvilente. Ma tutte noi abbiamo imparato a combattere contro queste miserie, tutte noi siamo state presenti nelle ultime lotte del movimento contadino per la terra, per un vivere più civile ed umano.
Di queste lotte siamo state le animatrici, le portabandiera insieme
ai nostri uomini; in esse, l'antico rancore, la ribellione che quasi sempre ha guidato le nostre azioni di lotta, si è tramutata in coscienza della nostra forza, in sete e volontà di giustizia. Abbiamo capito che il nemico fondamentale da combattere è la grande proprietà terriera che soffoca lo sviluppo economico, democratico e culturale dei nostri paesi.
Siamo ormai convinte che con la nostra lotta, con la lotta di tutto il popolo meridionale si farà la rinascita del Mezzogiorno e anche per noi, donne della Calabria, si aprirà una nuova strada, la strada della liberazione dal bisogno, della emancipazione.
Questa convinzione l'abbiamo tratta dalla lotta per la terra, nella quale siamo state pari ai nostri uomini, e come gli uomini abbiamo pagato il nostro tributo di sangue; l'abbiamo tratta dalla lotta per migliori salari, per il rispetto delle leggi; per gli asili, l'acqua, le scuole, le case, l'assistenza.
Noi donne assegnatarie siamo scaturite da queste importanti e vittoriose azioni. Ma non abbiamo combattuto solo per un pezzetto di terra a qualsiasi prezzo e condizione, ma per vivere più libere e più sicure.

La voce di Maria Marra al II Congresso del popolo meridionale negli anni '50

Per questo oggi ci battiamo; per il possesso permanente della terra, per l'applicazione e il miglioramento delle leggi di riforma, per la democratizzazione e la moralizzazione degli Enti e insieme a tutto il movimento contadino per la limitazione generale e permanente della proprietà fondiaria, così come vuole la nostra Costituzione. Questo abbiamo affermato nei nostri convegni in preparazione della Conferenza nazionale delle donne assegnatarie che si è tenuta a Foggia.
Questo anima la nostra lotta quotidiana contro la posizione degli Enti che non vogliono riconoscere alla donna le sue capacità e i suoi diritti. Vergognoso è il fatto che nel calcolo della capacità lavorativa della famiglia ai fini dell'assegnazione della terra, gli Enti valutino il nostro lavoro quasi la metà di quello degli uomini. Questo orientamento dell'Ente, e tutta l'attività che ne scaturisce, ci offende profondamente e umilia la nostra dignità.
Gli Enti sono diventati strumenti del partito democristiano e sono delle centrali di corruzione e di malcostume che operano delle discriminazioni, dei ricatti, tentando di ridurre gli assegnatari e le loro donne a servi della gleba.
Ci vogliono persino portare ad abitare in case sperdute nelle campagne, dove ancora mancano le attrezzature igieniche e sanitarie, gli ambulatori, le farmacie, le scuole, gli asili, l'acqua e la luce e non ci sono neppure le strade. Vogliono isolarci nel deserto, lontane le une dalle altre e specie su di noi vogliono esercitare le loro azioni di intimidazione e di ricatto, servendosi perfino di centinaia di cosiddette assistenti sociali! Ma queste che cosa sono, cosa vogliono, perché le pagano?
Ma l'Ente sbaglia, non ha capito nulla, non ha capito che siamo una forza nuova cosciente dei nostri diritti e decisa a rinnovare il Mezzogiorno.
Troppe donne ancora attendono la terra: sono le migliaia di lavoratrici stagionali, le raccoglitrici di olive, le stagionali che con la loro coraggiosa lotta sono riuscite a piegare i baroni e gli agrari, sono riuscite a dare un colpo ai vecchi rapporti feudali.
Lo dimostrano le conquiste ottenute: il trattamento salariale è completamente cambiato, ottimi risultati sono stati ottenuti anche nell'assistenza.
Infatti il salario di queste lavoratrici, che in generale non superava le 200, 250 lire al giorno oggi. in molte località, è di 600 lire e più.
Ma la lotta continua, continua per obbligare gli agrari a rispettare questi contratti, per porre per sempre fine alla vergogna del lavoro semigratuito che da decenni opprime e offende la donna della Calabria.
Le stagionali vogliono il rispetto delle otto ore di lavoro, l'iscrizione negli elenchi anagrafici. il riconoscimento della giusta qualifica, il diritto all'assistenza, l'applicazione delle leggi sociali.
Ma non vogliono solo questo; vogliono anche delle abitazioni civili, vogliono istruirsi e sapere, vogliono uscire una volta per sempre dalla miseria e dalla arretratezza.
Questa nostra volontà di liberazione non può più essere arrestata, né le minacce, né i ricatti, né le forze di polizia o la prepotenza degli agrari, possono distruggere la convinzione che è giunto il momento della giustizia, il momento di avere, anche noi donne, una vita diversa e degna di essere vissuta. Lo abbiamo ancora una volta dimostrato con la recente lotta contro i contratti agrari, contro questi vergognosi patti feudali.
Non vogliamo più essere in condizioni di servitù nei confronti dell'agrario, vogliamo cancellare il vecchio peso delle prestazioni gratuite, delle regalie, dei servizi. Vogliamo vivere sicure e tranquille nelle nostre case. Per questo condanniamo gli arbitri degli agrari che possono disdettarci quando vogliono privandoci persino dell'abitazione.
I contratti agrari debbono essere cambiati, devono garantirci quello che ci spetta perché siamo noi con la nostra intelligenza e le nostre braccia che produciamo le ricchezza.
***
Allora sì o no alle quote rosa? Sono passati – solo! - 50 anni in fondo e le donne devono combattere ancora, per difendere il loro diritto a rappresentarsi, tutte energie che sarebbero meglio spese per il bene comune, se ce ne fosse data la possibilità, visto che ancora il persistente maschilismo degli uomini che stanno al potere, costringe tutti e tutte a pensare che ciò che va bene agli uomini deve "necessariamente" andare benissimo anche alle donne.
Vi lascio ripetendo le parole di Maria Marra: Questa convinzione l'abbiamo tratta dalla lotta per la terra, nella quale siamo state pari ai nostri uomini, e come gli uomini abbiamo pagato il nostro tributo di sangue. [...] devono garantirci quello che ci spetta perché siamo noi con la nostra intelligenza e le nostre braccia che produciamo la ricchezza.