Lunedì, 10 Agosto 2020

 

CULTURA KROTONESE

Nobiltà crotonese: la famiglia Villaroja (Villaroya, Villaroga)

Posted On Mercoledì, 04 Marzo 2015 21:15 Scritto da
Castello Carlo V: torre comandante Castello Carlo V: torre comandante

 La loro presenza è legata al regio castello che per tutto il Seicento fu presidiato da militi spagnoli

Il milite Bartolomeo Villaroya

L'arrivo a Crotone dei Villaroja, detti anche Villaroga e Villaroya, è legata alla presenza del regio castello, che per tutto il Seicento fu presidiato da militi spagnoli al comando di un regio castellano. Infatti nella guarnigione spagnola del regio castello di Crotone, essendo castellano il capitano D. Francesco de Vargas, troviamo l'hispano milite Bartolomeo Villarois. Il Villalois, che fa parte del "rollo del'offitiali et soldati che si pagano nel castello", ci appare per la prima volta come padrino il 7 novembre 1638 al battesimo di Angela Turco, figlia di Cesare e di Vittoria Siciliano. Bartolomeo Villaroya continuò a fare parte della guarnigione del castello anche negli anni seguenti. Nell'ottobre 1668 lo troviamo in un elenco di soldati di guarnigione al regio castello di Crotone in una lite con il vescovo ed il capitolo di Crotone. Sono nominati: Francesco Velasques, Antonio Tanda, Gio. Batt.a Car.ra, Giulian de Tesse, Giovan. Antonio Garzia , Simone Martino marrochino, , Gioseppe Sala, Micheli Fernandes, Sebastian Salvatore, Micheli o Martines, Francesco de Arena, Gioseppe Scrivano, Antioco Sina, Pietro del Toca, Antonio de Molina, Giovan Scimenes, Dome.co Rodrigues, Batolomeo Villaroja, Luca de Laccive... Risalgono alla fine del Seicento alcune testimonianze di soprusi a cui sono soggetti i soldati del castello. Un memoriale inviato al viceré nell'autunno 1684 denuncia i maltrattamenti del tenente D. Diego Antonio de Alarcon, essendo castellano Giuseppe de Leone, accusandolo del "mal procedere et il vivere scandaloso" . ll 21 dicembre 1684 i soldati del castello sono costretti a ritrattare. Facevano parte della guarnigione : Il Rev. D. Paulo Riggitano regio cappellano di detto castello, Pelio Petrolillo sacristano, D. Antonio Magliari medico, Franc.o Antonio Letteri barbero, Giacinto Asturi Artiglero, Giuseppe Capicchiano artiglero, Giacinto Messina monitionero, Giuseppe Messina portero, Giuseppe Manica Tamburro, Dionisio Marturano carpentero, Domenico Squillace ferraro della prima prana, l'alfiero D. Gio. Duarte scrivano de ratione, Andrea Mutio de Silva veditore, Bartolomeo Villaroya, Fran.co Belasco, Bernardo Ximenes, Michel Giov., Gio. de Quenqua, Lorenso Cavalero, Bernardo Navarro, Domingo de Quenqua, Giov. De Ribera, Gio Antonio Garcia, Antonio di Quenqua, Geronimo Rodrigues, Gio. Batt.a d'Aponte, Andres Garcia, Antonio Salvatore, Antonio Frisenda, Felippe Marches, Leonardo Terrones, Antonio Lopes, Lorenso Romano, Pasquale Partale, Alonso Lopes, Giuseppe Sanper de Luna, Carlo la Calva, Alonso Fran.co Pauvagna, Paulo Salas, Bernardo Ernandes, Fran.co Sances, Andrea Tanda, Felippe de Silva, Ludovico de Quenqua, Gio. Rocca, Antonio Polvara, Gregorio Peres, Bartolomeo Marin, Fran.co Ortega, Alonso deQuenqua, Domingo Rodrigues et Sebastian Garcia". Bartolomeo morì a Crotone il 13 settembre 1692 e fu sepolto gratis, essendo fratello di sacerdote. (A 13 7bre 1692 Bartolo Villaroya fratello di sacerdote).

Il Reverendo Leonardo Villaroya
La condizione di milite spagnolo "stipendiario" di Bartolomeo, uno status sociale particolarmente prestigioso in una società, dove la maggior parte della popolazione viveva una condizione precaria, legata all'andamento delle annate, spesso scarse e dove raro era il denaro contante, facilitò la carriera ecclesiastica del fratello Leonardo, il quale ci appare per la prima volta tra i testimoni in un atto di donazione del 18 settembre 1647, stilato dal notaio Protentino, che Beatrice Rosa, moglie di Nicola Cuma Art. Med. Doct. della città di Catanzaro, fa a favore del figlio, il chierico Francesco Maria. In numerosi atti successivi del notaio Hieronimo Felice Protentino è presente il clerico Nardo seu Leonardo Villaroya (1651 - 1655). In seguito egli ascese all' ordine sacerdotale. In tale condizione ci appare per la prima volta in un atto del marzo 1661 del notaio Felice Protentino, dove tra i presenti spicca il Rev.do D. Leonardo Villaroya. E' questo il periodo in cui siede sulla cattedra vescovile di Crotone lo spagnolo Ioannes Pastor (10/ 7/1638 – 4/7/1662).Presente nella stesura di molti atti notarili, nell'ottobre 1668 il R.do D. Leonardo Villaroya interviene in uno di essi come procuratore del nuovo vescovo di Crotone Hieronimo Carafa (31/3/1664 – 8/10/1683). Sul finire del Seicento il Reverendo D. Leonardo Villaroja svolse vari uffici. Dalla visita del vescovo Marco Rama, compiuta il 5 dicembre 1699 alla regia cappella di Santa Maria de Prothospatariis ,sappiamo che egli non vi trovò il cappellano o parroco Joannes Mellucci, che se ne era andato a Napoli, ma l' economo, il sacerdote crotonese Leonardo Villaroja, il quale aveva anche la cura delle anime. Oltre ad economo della chiesa di Santa Maria di Prothospatariis, che era di regio patronato, fu rettore del beneficio sotto il titolo di Santa Catarina Vergine e Martire fuori le mura di collazione della mensa vescovile con altare e chiesa propria con l'onere di una messa settimanale ed anche cappellano della chiesa di S. Giovanni Battista di Apriglianello (Legatum q.m Joannis Dionysii Suriano cum honore Cappellaniae in feudo Baronaggii dicto de Apriglianello cappellanus ad praesens sacerdos Leonardus Villaroya con chiesa di S. Giovanni . Quest'ultimo ufficio ci fa intravedere il legame che legava, e legherà, i Villaroya alla famiglia aristocratica dei Suriano.

Altri Villaroya

Nel Seicento troviamo altri appartenenti alla famiglia : "Adi 15 di Giugno 1664 morse Antonino Villaroia q.le si sepelli in S.to fran.co di Assisi gratis"; "A 2 7bre 1692 Inn.a Villaroya sorella di sacerdote"

Il parroco Giuliano Villaroya

Il regio castello di Crotone è anche al centro della vicenda umana di Giuliano Villaroya, uno dei figli del milite Bartolomeo. Come lo zio paterno egli intraprese la carriera ecclesiastica; così nella veste di diacono ci appare per la prima volta nell'agosto 1674. L'anno dopo il reverendo Juliano è tra i presenti in un atto del notaio Pelio Tiriolo, riguardante la cessione di una casa palaziata di proprietà della congregazione del Pio Monte dei Morti. Due anni dopo, nel 1677, è cappellano del regio castello e fa parte dei canonici della cattedrale di Crotone. Il cappellano del regio castello di Crotone con chiesa dedicata a Santo Dionisio era di presentazione regia e deputato dal cappellano maggiore del regno; egli aveva la cura spirituale degli Spagnoli stanziati dentro il castello. In seguito lascia l'incarico di cappellano del castello, incarico svolto sostituendo per breve periodo il regio cappellano D. Paulo Riggitano (1664 – 1689), per divenire parroco della chiesa di Santa Veneranda ; della quale ne prese il pacifico possesso con bolle apostoliche in data 17 marzo 1687. La chiesa parrocchiale era rimasta dapprima vacante per morte del parroco Dionysio Thesorieri e poi per libera rinunzia nelle mani del pontefice del D.r D. Giorgio Mandile. Lasciò poi la chiesa parrocchiale, favorendo il parente Andrea Cavaretta, e ritornò ad essere cappellano del castello (2 gennaio 1693. Iuliano de Villaroga, pbr Cotronen., dimisit parochialem ecclesiam S. Venerandae Cotronen. Libere in manibus SS.mi in Cancelleria die 2 ianuarii 1693; Aprile 1693 De parochiali ecclesia S. Venerandae Cotroni cuius fructus 24 duc. Vac per dimissionem Iuliani Villaroya providetur Andreae Cavaretta, pbr oriundo, dictae ecclesiae oeconomo). In questo periodo ebbe anche un beneficio nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Papanice (Luglio 1704). Continuò ad essere il regio cappellano del castello di Crotone, ufficio che mantenne fino alla morte. Come cappellano del castello il 28 agosto 1707 giurò fedeltà al nuovo sovrano Carlo terzo assieme agli ufficiali ed ai soldati. Componevano la guarnigione: Il sergente maggiore D. Diego Ramirez Balanca regio castellano, Jayme Murtas tenente, D. Giuliano Villaroya cappellano, D. Domenico Ursano sagristano, D. Fisico Alessandro Avarelli, Francesco Asturello barbiero, Domenico Lipari artigliero, Gio. Domenico Fallacca artigliero, Isidoro Messina artigliero, Thomaso Puglise artigliero, Leon. Francesco Messina monitionero, Domenico Rizzuto portiero, Francesco Strina tamborro, Honofrio de Sanda carpentiero, Gabriele Lucifero ferraro, ed i soldati Felippo Silva, Bartolomeo Marino, Pedro de Aro, Baretta Cossu, Juan Cobo de Quesada, Juan de Nora, Marco Gamez, Bernardo Marques, Gaetano Cavaliero, Manuel Martinez, Jorye Senir, Juan Frances, Juan Fernandez de Almoro, Joseph Vital, Berrito Gonzales, Juan Bonett, Miguel de los Rios, Juan de Armeraga, sargente Manuel Ant. Palacios, Joseph Martinez, Antonio Henero, Lorenzo Rivera, Juan Lucas, Miguel Oliver, alfiero D. Bartolomè Ferez de Aldao e Lucas Negrete. Il 17 marzo 1723 il notaio Pelio Tirioli andò in una delle case del regio castello e proprio in quella vicino alla nuova cisterna grande dove abitava il regio cappellano del castello Giuliano Villaroya. In presenza del regio castellano, il sergente maggiore D. Giovan Ramirez y Arellano, il cappellano dettò le sue ultime volontà. Dichiarò di "non tenere beni paterni, e materni, ma qualche commodità di beni mobili" che decise di lasciarli alla sua nipote "ex sorore" Teodora Cavarretta "non solo per haverlo ben servito dà molti ,e molti anni, ma ancora per avere governato la sua cas rettamente, e ciò non ostante per Dio ,e per l'anima sua, havendo la rimembranza ancora della quiete con la quale da molti , e molti anni, sono vissuti in comune spendendo esso D. Giuliano indefessamente del soldo come cappellano regio di questo regio castello, Biase Vitale marito di detta Teodora spendendo senza interesse veruno".

Giuseppe Villaroja

Tra la fine del Seicento ed i primi anni del Settecento Giuseppe Villaroja abitava in parrocchia di Santa Veneranda in una casa che prima apparteneva a Dionisio Thesoriero. La casa poi passò in proprietà a Biase Griffi ed alla sua morte agli eredi. (La mensa vescovile esigeva un censo di carlini dieci sopra la casa del q.m D. Dionisio Thesoriero, hoggi di Giuseppe Villaroja, in parrocchia di Santa Veneranda. Idem nel 1720 Sopra la casa di Giuseppe Villaroia carl. 10. Da Biase Criffo sopra la casa di Ger.mo Villarota. Gli eredi di Biase Griffi sopra la loro casa che fu di Gius.e Villaroja in par. S. Veneranda annui 20.

Il mastro d'ascia Gio. Battista Villaroya

Sappiamo che all'inizio del Settecento la casa di Gio. Battista Villaroya era situata in parrocchia di Santa Maria de Prothospataris e confinava con il palazzo di Antonio Suriano . Gio. Battista faceva parte della confraternita dei mastri falegnami ed in tale veste lo troviamo assieme agli altri mastri della città in una petizione rivolta all'università l'undici luglio 1719, dalla quale risulta che Gio. Battista Villaroya e gli altri mastri di ascia seu falegnami, i quali avevano avuto una cappella dedicata a S. Giuseppe in cattedrale, stavano allora partecipando alla costruzione della nuova chiesa intitolata al loro protettore San Giuseppe.

Il parroco Michele Villaroya

Risulta regio parroco della chiesa di Santa Maria de Prothospatariis fin dal settembre 1746 Benedetto Avarelli a cui seguirà Michele Villaroija,( Liber in quo coniugati adnotantur regiae Ecclesiae S.tae Mariae Par.co D. Benedicto Avarelli et eius successore D. Michaele Villaroija, A.D. 1747) Nel 1777 era parroco D. Vincenzo Greco.

Le famiglie Villaroya

Nel Catasto onciario di Crotone del 1743 troviamo due famiglie Villaroya. La prima era composta dal Leonardo Villaroja di anni 32 di professione "scribente", dalla moglie Anna Lipari (figlia del notaio e mastro d'atti della regia portolania di Crotone Stefano Lipari) di anni 29 e dai figli Teofilo di anni 9, Francesco Antonio di anni 5, Gio. Battista di anni 4, Vincenzo di anni 2 e Mariangela infante. Abitano in casa propria situata in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo ed esercitano anche l'attività di mugnai, in quanto possiedono un "centimolo macinante". Nella stessa casa coabitano anche due fratelli di Lorenzo, entrambi mastri falegname: Bartolo di anni 26 e Mario di anni 25. Vi è poi la famiglia composta dal mastro sartore Francesco Villaroja di anni 29, che è sposato con Carmena Diano di anni 35 e dalla suocera Nicola Ganguzza di anni 70. Francesco Villaroja abita in casa locanda in parrocchia di Santa Veneranda.

I fratelli Leonardo e Francesco al servizio degli aristocratici Suriano

Il legame con la famiglia aristocratica dei Suriano, già evidenziata al tempo del sacerdote Leonardo Villaroya, è confermata dalla figura dei due fratelli Leonardo e Francesco, i quali svolsero uffici particolarmente importanti al servizio di questa famiglia. Essi infatti figurano tra i stipendiati del decano Filippo Suriano; Leonardo come "sovrandente e fattore delli affari di campagna, e del concio della regolizia" e Francesco come "soprandente dell'affari di campagna, e come tale esso Francesco è dependente di esso sig.r Suriano".

Il notaio Theofilo, lo "scribente" Gio. Battista ed il mastro Mario Villaroja

Tra i figli di Leonardo sono da ricordare il notaio Theophilo Villaroya (1761 -1765) e lo "scribente" Gio. Battista che nei loro atti si firmano aggiungendo il termine "Crotoniate". Il mastro Mario Villaroja, fratello di Lorenzo, alla metà del Settecento andò ad abitare in parrocchia di Santa veneranda (30.6.1756. Contratto tra Nicola Rotella e Felice Messina. Casa palaziata in parrocchia di Santa Veneranda confinante da una parte alle case dotali di m.ro Felice Pistoia e dall'altra parte alle case del m.ro Mario Villaroja). Il mag.co Mario Villaroja è ancora vivo nell'agosto 1800.

Bartolomeo Villaroya ed i suoi fratelli

Tra i numerosi figli nati dall'unione tra Leonardo Villaroya ed Anna Lipari un posto particolare occupa Bartolomeo. Nato in Crotone il 17 novembre 1751, gli fu imposto i nomi Bartholomeus, Brunus, Benedictus e fu battezzato dal Reverendo Giuseppe Giacomo Messina su licenza del parroco di San Pietro e Paolo D. Giuseppe Vajanelli. Fu padrino l'aristocratico Fabrizio Suriano della parrocchia di Santa Maria de Prothospatariis. Ritroviamo Bartolomeo, assieme ai suoi fratelli, in un atto del notaio Giuseppe Smerz. L'otto giugno 1784, presso il notaio si presentano i fratelli e sorelle Villaroja, figli del fu Leonardo, per fare un atto di donazione. Bartolo, Antonino, Teresa, Faustina, Caterina e Vincenzo Villaroja affermano di possedere come eredi del padre Leonardo "un comprensorio di case palazziate site in parocchia dell'Apostoli Pietro e Paolo, giusta i suoi confini del valore di Doc. cinquanta in proprietà e di annua rendita Doc. venticinque franchi di ogni peso. Dovendosi il reverendo Fra' Giuseppe Maria Villaroja religioso conventuale dal secolo chiamato D. Antonino "scuolarigiare" , i fratelli e sorelle gli donano a titolo di donazione irrevocabile tra vivi e del di lui sacro patrimonio il comprensorio di case con la rendita annua "sua vita durante tantum e fino a tanto che non acquisterà benefici laici o ecclesiastici". Sono presenti alla stipula dell'atto il mag.co Fidele Partale, regius ad contractus iudice, Antonio Federico, Gregorio Reggio e Josepho M.a Iuzzolino. Bartolomeo si unì con Teresa Le Rose. Dall'unione nacque un bambino che sarà battezzato dal vescovo Rocco Cojro al tempo della Repubblica ai piedi dell'Albero della Libertà ed al quale sarà imposto il nome Libertino. Il matrimonio favorì la condizione economica del Villaroja. I Le Rose, Luigi e Francescantonio, oltre a possedere una farmacia nella piazza principale erano anche molto attivi nel commercio del grano. Soprattutto Francescantonio che nel catasto del 1793 è descritto come negoziante di anni 49, che vive civilmente ed abita in casa propria, che aveva comprato dagli eredi di Domenico Rodrigues. Egli possedeva un capitale di ducati 300 dato a negozio ed un magazzino per conservare il grano in località il Fosso.
Appartenente al secondo ordine, o ceto degli honorati, formato da coloro che esercitavano le professioni liberali, dai mastri, dai bottegai e dai piccoli possidenti, durante il periodo della Repubblica napoletana, con la proclamazione della repubblica anche a Crotone, il 6 febbraio 1799 Bartolomeo fu uno dei sei deputati eletti della municipalità, di cui divenne poi Presidente. Dopo la caduta e presa di Crotone da parte dell'Armata Cristiana del Cardinale Fabrizio Ruffo, l 'auditore D. Angelo Fiore condannò a morte il capitano Giuseppe Ducarne, il barone D. Francesco Antonio Lucifero, il cavaliere D. Giuseppe Suriano e D. Bartolo Villaroja. I condannati furono fucilati nella spianata del castello e sepolti il 3 aprile 1799 nella chiesa di Santo Francesco di Assisi. "Aprile 1799. Bartholomeus Villarroja, vir D. Teresae Lerose sacris munitus in Regio Castro huius Civit. Crotonen obiit sub die tertia praefati men.s et sepultus fuit in Eccl.ia D. Francisci de Assisio, et ad fidem". Era regio cappellano del castello di Crotone D. Francesco Saverio Guerriero e governatore del castello (castellano) D. Carlo Favilliarte.