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CULTURA KROTONESE

Numismatica: monete della Kroton ellenica con le città alleate

Posted On Sabato, 11 Aprile 2015 18:30 Scritto da
Moneta alleanza Sibari Moneta alleanza Sibari

Le città alleate con la nostra Polis: Sibari, Temesa, Pandosia, Terina, Metaponto

 

Numerosi sono stati i patti di alleanza stipulati dalla città achea. Alcuni ci vengono testimoniati dalle fonti storiografiche greche e latine, ma molti altri ci sono direttamente documentati dalle monete che la polis ha coniato nel corso della sua lunga storia. Tralasciando le fonti antiche che ci sono pervenute dal naufragio medioevale, sarà nostra cura trattare queste alleanze, che non poca importanza hanno rappresentato per l’economia della grande città antica. Non solo, ma sarà possibile in tal modo tracciare una storia più veritiera su fonti disinteressate e non asservite allo spirito di parte dello storico di turno.

  Una delle più antiche sembra essere la “Summachìa” con la città di Temesa, del 520-510 av. Cr.  La prova è rappresentata da uno statere a tecnica incusa, che qui di seguito descrivo:

 

   1) - Statere - gr. 7,95-  D/ Tripode delfico con piedi leonini, su doppia b, Metapontoase perlinata   

    e lineare; a s. leggenda QPO. R/ Aulopide [=elmo] di tipo corinzio incuso a s. (Foto     n. 

 Questa moneta è nota in pochissimi esemplari; volendo quantificare la sua rarità in gradi si può dire R 5, vale a dire solo qualche esemplare noto. Ma, anche a voler prescindere dell’alto valore numismatico, quello che conta, in questa sede, è evidenziare l’alto valore archeologico e storico che l’esemplare assume nelle vicende di Crotone. Numerose poi sono state le discussioni tra i numismatici sollevate da un siffatto esemplare. Uno dei primi editori del pezzo, il Minervini [ 1 - Bollettino IV, tav. V n.1 pag. 49] credette che l’elmo stava ad indicare  Temesa e quindi l’emissione sarebbe avvenuta in occasione di un’alleanza tra Kroton e quella città. Altresì il Garrucci [ 2 - P.R. Garrucci. “Le monete dell’Italia antica”] ritenne lo statere coniato per commemorare un “Foedus”.

  Lascia davvero perplessi l’eleganza dell’elmo corinzio incuso sul rovescio. Questa raffigurazione, senza alcuna scritta accessoria, ha fatto sorgere parecchi dubbi sulla reale attribuzione della moneta. I dubbi derivano dall’esistenza di un altro statere, molto più tardo, coniato verso il 450 circa av. Cr. , anch’esso con un tripode sul diritto ed un elmo corinzio sul rovescio. Dal momento che quest’ultima moneta, sulla base della leggenda, si deve attribuire a Crotone e Temesa alleate, per analogia si è voluto vedere anche nello statere di cui stiamo trattando una moneta di alleanza tra la grande Kroton e la piccola città tirrenica, ubicata poco più a Nord di Terina, massimo sbocco commerciale di Crotone sul versante tirrenico. Tuttavia, poiché la scritta impressa su questo enigmatico statere ne accerta l’origine crotoniate, non è possibile, sulla scorta di semplici indizi, essere sicuramente certi che siamo davvero di fronte ad un documento di alleanza tra le due città, anche se l’ipotesi rimane. Non è nemmeno chiaro il motivo di tale patto d’amicizia tra due città così distanti e diverse.  Riguardo a Temesa o Temsa il suo nome appare per la prima volta nella poesia omerica, a proposito di armature che si fabbricavano in questa città. Non si sa, comunque, con esattezza se la Temesa di cui parla il cieco vate sia la stessa, omonima, situata nell’isola di Cipro o questa nell’attuale Calabria.  Il geografo di Amasia, Strabone [3 - Geografia, lib. VI, 15-17] afferma: “La gente dice Omero avesse in mente questa Temesa [quella cioè calabrese] e non la Tamassus di Cipro [ il nome infatti si dice di entrambe]  quando asseriva - “ verso Temesa per cercare il rame”- Vi sono in effetti molte miniere di rame nelle sue vicinanze, anche se ora sono abbandonate .”  Stefano di Bisanzio, ha maggiormente contribuito a confondere le idee, quando dice che la medesima cosa detta da Strabone si poteva attribuire alla Temesa cipriota.  In ogni caso, che vi fosse una Temesa nel Bruttium è un fatto assodato.  Semmai non si sa dove cercarla. La maggior parte degli studiosi è orientata verso la zona dove ai nostri giorni sorgono S. Lucido ed Amantea, in provincia di Cosenza, ma la sua reale ubicazione è tuttora un problema da risolvere.

Temsa dovrebbe essere stata una fondazione Ausonica o degli Enotri, allorché questi ultimi dominavano l’Italia in epoca molto remota. Sembra che i Thasii, venissero in questa città per rifornirsi di rame. Furono poi i Focesi e gli Etoli a farla divenire colonia greca. Ovidio, poeta latino, nelle Metamorfosi scrive che i campi di Temesa erano detti di Japige. Ma non vi è alcuna prova che il popolo Japigio (stanziato in Apulia) si fosse spinto in queste terre. Solo Eforo [ 4 - Apud Strabonem, Geografia, VI, 1,12 ] tramanda che questo ethnos dapprima abitò in Crotone ed è per questo motivo che i tre promontori ( Capo Colonne, Capo Cimiti, Capo Rizzuto, tutti a sud di Crotone ) venivano detti Japigi. 

  Tornando alla causa della probabile alleanza tra Crotone e Temsa, alla luce delle antiche fonti riportate, secondo le quali il nome stesso Temsa significhi “ Fonderia”, forse si  comprende  meglio che Crotone, priva si miniere di rame, avesse bisogno del metallo per la fabbricazione di armi, suppellettili etc. e, conseguentemente, avrebbe avuto validi interessi per allearsi con la piccola polis tirrenica. A meno che, secondo un’altra tesi del grande archeologo roveretano Paolo Orsi, non si tratti di una vera e propria dominazione crotoniate, ricordata, sul rovescio della moneta, con la rappresentazione dell’elmo corinzio, il quale potrebbe benissimo alludere alle armi di cui menavano gran vanto i cittadini di Temsa.

 

Alleanza  Crotone Sibari [ 510- 500 AV.- CR.-]

      Questo patto d’amicizia ci viene documentato da un altro rarissimo statere d’argento che qui di seguito descrivo:

Statere -gr. 7,79 - D/ Tripode delfico con piedi leonini, su esergo perlinato delimitato da due linee, a s., leggenda QPO. R/ Toro incuso stante a destra, retrospiciente a sinistra, su esergo a tratteggio; in basso leggenda MV. ( Foto n. 2 D/ e R/ ).

 

   Questa interessante serie di monete, a prima vista sembrerebbe voler documentare una confederazione tra le due grandi rivali dell’antica Calabria, Sibari e Crotone.

Se le cose stessero davvero in tal modo, l’emissione di questi nummi, attestati da pochi esemplari, dovrebbe essere ascrivibile nel tempo agli anni subito prima del 510 av.Cr., epoca in cui si verificò la disfatta totale di Sibari ad opera dei Crotoniati.

  Ma è opportuno, per maggior chiarezza, procedere con un certo ordine, solo così, credo, sarà possibile comprendere l’emissione di questi enigmatici esemplari.

  E’ storicamente accertato che verso il 560 av.Cr. vi fu una triplice alleanza tra Sibari, Crotone e Metaponto che aveva lo scopo di stroncare sul nascere le velleità espansionistiche dell’unica colonia jonica della costa, Siris, ubicata proprio al confine tra la Lucania e la Japigia, sul versante del mare Jonio. Infatti  la città  era molto ricca ed aveva iniziato ad ostacolare seriamente i commerci  delle tre città confederate. Fu per questo motivo che la ricchissima Siris venne cancellata ab imis dai Sibariti, Metapontini e Crotoniati . L’avvenimento ci è stato tramandato dallo storico romano Giustino. In quest’occasione gli alleati massacrarono nel tempio di Athena Iliaca a Siris, 50 giovani e lo stesso sacerdote, che vi si erano rifugiati per evitare l’eccidio. Si dice altresì che lo “Xoanòn” (= simulacro in legno) della dea, avesse abbassato gli occhi  per non vedere ed è per questo motivo, secondo Varrone, che le statue arcaiche hanno le palpebre abbassate, come se avessero gli occhi chiusi.  La dea - continua Giustino - non mancò di far pagare il fio di tale nefando sacrilegio, provocando una paurosa epidemia di peste bubbonica, che, per molto tempo, devastò Crotone, Sibari e Metaponto, finché la colpa non fu espiata. Filostrato aggiunge che i Crotoniati ed i Metapontini, diretti responsabili della strage, inviarono, su ordine dell’oracolo di Delfi, dei pingui doni al tempio di Apollo, per ingraziarsi la benevolenza divina.

  Poco dopo, probabilmente verso il 540 a.Cr. Crotone, per motivi non ben chiari, subì presso il fiume Sagra (attuale Torbido) una clamorosa quanto imprevista sconfitta ad opera della vicina Locri, contro la quale aveva dichiarato guerra. Strabone [ 1- Geografia, lib. VI, 6, 1-12-13] ci informa “- Nei pressi di Locri vi è il fiume Sagra, che ha un nome femminile. Sulle sue rive vi sono gli altari dei Dioscuri, presso i quali 130 mila Locresi con Reggini sbaragliarono, dopo averli disfatti, 130 mila Crotoniati”.-  Il geografo, nella stessa opera, più oltre, ci fa sapere che la gran parte degli eroi crotoniati caddero proprio alla Sagra. L’arrivo di Pitagora a Crotone, verso il 531-530 av.Cr. e la conseguente presa di potere dei suoi settari, ebbe inizialmente benefici effetti rigeneratori sui cittadini.

  Ormai, dopo la distruzione di Siris, si profilava il duello tra le due massime potenze della Megàle Hellàs, da un lato Sibari, che più di ogni altra città aveva beneficato dell’eredità sirita e dall’altra Crotone, la cui rinascita politico-militare si sarebbe concretizzata nella ricerca di ulteriori sbocchi territoriali verso le zone d’influenza sibarita. Sibari, dopo aver spinto i suoi commerci fino in Asia Minore e dopo aver acquisito possedimenti su circa 25 ethne, penetrando sul Tirreno ed intrattenendo rapporti commerciali con gli Etruschi [ 2 - Cifr. W. Keller, “La Civiltà etrusca”, Garzanti, 1971 ], era venuta adagiandosi in un’apatia generale ed era passata, dopo tumulti intestini, al regime demagogico. Tale stato di fatto portò al potere il tiranno Telys. La lunga gelosia egemonica, da tempo sopita e che sfociò nella guerra, ebbe come motivo occasionale l’invio di 30 notabili Crotoniati a Sibari, per intercedere presso il tiranno a favore delle 500 famiglie sibarite che aveva proditoriamente allontanato e che erano stati accolti benevolmente a Crotone.  I Crotoniati, anzi, erano stati avvertiti dallo stesso Telys ad allontanare senza mezzi termini gli esuli dalla città, in caso contrario sarebbe stata dichiarata la guerra.  Il popolo crotoniate, di fronte a tale minacciosa ingiunzione, convocò l’assemblea per deliberare in proposito. Su consiglio di Pitagora fu deciso di proteggere gli esuli. Tuttavia la guerra non fu dichiarata subito, ma furono mandati 30 ambasciatori per esortare l’ignobile tiranno a desistere dalle sue ingiuste intimidazioni ed a rimuovere ogni fattore d’inimicizia tra le due città, richiamando i proscritti nel godimento delle loro prerogative e dei loro averi. Telys, sordo ai più sacri valori, per tutta risposta sollevò il popolo contro i poveri inviati crotonesi, giunti nella sicurezza del diritto dell’ospitalità. Inutilmente cercarono rifugio nel tempio di Hera, dove furono trucidati barbaramente ed i loro corpi buttati fuori dalle mura. Si narra [ 3 - Erodoto, Storie, lib. V, cap. 2 ] che gli dei avessero dato chiari segni della loro implacabile collera. Infatti la stessa dea Hera, nottetempo, si manifestò accesa d’ira ai magistrati di Sibari. Nelle vittime sacrificate per placare la dea, si palesarono tremendi i segni dell’ira divina. Callìa, un indovino della stirpe degli Iamidi, presago della prossima sventura, fuggì da Sibari, andando a sostenere le ragioni dei Crotoniati. Questi ultimi, accecati dall’odio, si preparavano alla guerra. Secondo Strabone armarono un esercito di 100 mila uomini; mentre quello dei Sibariti era composto da 300 mila unità. E’ evidente l’esagerazione dei numeri sia dall’una che dall’altra parte. Anche se è presumibile che le forze sibarite fossero più numerosi per via dei contingenti inviati dalle colonie.

  I Crotoniati, sotto la guida dell’olimpionico Milone, uomo di forza straordinaria. sbaragliarono sulle rive del fiume Traes ( l’attuale Trionto ) i Sibariti con tutti i loro alleati, nel 510 av.Cr. [ 4 - Strabone - Geografia, lib. VI, 2 ]. Mentre i combattenti venivano massacrati, anche a Sibari il sangue fu versato a torrenti. Il popolo, vistosi perduto, si sollevò contro la tirannide di Telys, che fu trucidato con i suoi familiari nel tempio di Hera, nel quale aveva invano tentato di rifugiarsi.  I Crotoniati, ebbri del trionfo e folli di vendetta, uccisori tutti gli abitanti saccheggiando le ricchezze, abbattendo case, templi e mura. Inoltre deviarono le acque del fiume Crathis, tenuto a bada da un complicato sistema di drenaggio, sull’infelice città, affinché neppure delle sue rovine rimanesse più traccia. Le acque impazzite devastarono completamente la già provata e sventurata polis.  Annientata Sibari, Crotone fu libera di estendere la sua influenza sull’impero della città rivale.

  Tornando alla moneta illustrata, si può dire che essa rappresenti la prima e più immediata attestazione nummologica della vittoria crotoniate del 510 av.Cr. e potrebbe comprovare la delicata situazione politica che Crotone dovette affrontare subito dopo la vittoria. Avvenuto lo smembramento dei popoli e città che formavano i possedimenti sibariti, Crotone ebbe non poche difficoltà ad arginare gli impulsi autonomistici delle varie Poleis e nell’imporsi quale erede naturale dell’antica città egemone. Una delle prime difficoltà da eliminare fu quella di farsi accettare dalla popolazione superstite di Sibari. Infatti, anche se la città era stata interamente distrutta e la gran parte dei suoi abitanti trasferiti altrove, è da credere che nei piccoli centri e nella piana del Crathis la vita continuò, forse sotto la direzione politica di un governo fantoccio, formato da quegli esuli che avevano dato l’occasione della guerra. Perciò. sotto questo aspetto  si potrebbe esplicare l’emissione della moneta. Il tripode e la scritta QPO impressi sul diritto dell’esemplare, affermerebbero il reale dominio crotoniate, mentre il toro (emblema di Sibari) e la scritta MV (iniziale di Sibari), sia puree relegati in incuso sul rovescio, avrebbero soddisfatto, con la finzione di una moneta d’alleanza, la parvenza di autonomia di governo instaurato dai vincitori. Solo così, accettando la generale tendenza a datare l’emissione della moneta dopo il 510 a.C. si può spiegare la doppia immagine e la duplice leggenda.  

 

Temesa

 Numerosi sono stati i patti di alleanza stipulati dalla città achea. Alcuni ci vengono testimoniati dalle fonti storiografiche greche e latine, ma molti altri ci sono direttamente documentati dalle monete che la polis ha coniato nel corso della sua lunga storia. Tralasciando le fonti antiche che ci sono pervenute dal naufragio medioevale, sarà nostra cura trattare queste alleanze, che non poca importanza hanno rappresentato per l’economia della grande città antica. Non solo, ma sarà possibile in tal modo tracciare una storia più veritiera su fonti disinteressate e non asservite allo spirito di parte dello storico di turno.

Una delle più antiche sembra essere la "Summachìa" con la città di Temesa, del 520-510 av. Cr. La prova è rappresentata da uno statere a tecnica incusa, che qui di seguito descrivo:

 

1) - Statere - gr. 7,95- D/ Tripode delfico con piedi leonini, su doppia base perlinata e lineare; a s. leggenda QPO. R/ Aulopide [=elmo] di tipo corinzio incuso a s. (Foto n. 1).

Questa moneta è nota in pochissimi esemplari; volendo quantificare la sua rarità in gradi si può dire R 5, vale a dire solo qualche esemplare noto. Ma, anche a voler prescindere dell’alto valore numismatico, quello che conta, in questa sede, è evidenziare l’alto valore archeologico e storico che l’esemplare assume nelle vicende di Crotone. Numerose poi sono state le discussioni tra i numismatici sollevate da un siffatto esemplare. Uno dei primi editori del pezzo, il Minervini [ 1 - Bullettino IV, tav. V n.1 pag. 49] credette che l’elmo stava ad indicare Temesa e quindi l’emissione sarebbe avvenuta in occasione di un’alleanza tra Kroton e quella città. Altresì il Garrucci [ 2 - P.R. Garrucci. "Le monete dell’Italia antica"] ritenne lo statere coniato per commemorare un "Foedus".

Lascia davvero perplessi l’eleganza dell’elmo corinzio incuso sul rovescio. Questa raffigurazione, senza alcuna scritta accessoria, ha fatto sorgere parecchi dubbi sulla reale attribuzione della moneta . I dubbi derivano dall’esistenza di un altro statere, molto più tardo, coniato verso il 450 circa av. Cr. , anch’esso con un tripode sul diritto ed un elmo corinzio sul rovescio. Dal momento che quest’ultima moneta, sulla base della leggenda, si deve attribuire a Crotone e Temesa alleate, per analogia si è voluto vedere anche nello statere di cui stiamo trattando una moneta di alleanza tra la grande Kroton e la piccola città tirrenica, ubicata poco più a Nord di Terina, massimo sbocco commerciale di Crotone sul versante tirrenico. Tuttavia, poiché la scritta impressa su questo enigmatico statere ne accerta l’origine crotoniate, non è possibile, sulla scorta di semplici indizi, essere sicuramente certi che siamo davvero di fronte ad un documento di alleanza tra le due città, anche se l’ipotesi rimane. Non è nemmeno chiaro il motivo di tale patto d’amicizia tra due città così distanti e diverse. Riguardo a Temesa o Temsa il suo nome appare per la prima volta nella poesia omerica, a proposito di armature che si fabbricavano in questa città. Non si sa, comunque, con esattezza se la Temesa di cui parla il cieco vate sia la stessa, omonima, situata nell’isola di Cipro o questa nell’attuale Calabria. Il geografo di Amasia, Strabone [ 3 - Geografia, lib. VI, 15-17] afferma : "La gente dice Omero avesse in mente questa Temesa [ quella cioè calabrese] e non la Tamassus di Cipro [ il nome infatti si dice di entrambe] quando asseriva - " verso Temesa per cercare il rame"- Vi sono in effetti molte miniere di rame nelle sue vicinanze, anche se ora sono abbandonate ." Stefano di Bisanzio, ha maggiormente contribuito a confondere le idee, quando dice che la medesima cosa detta da Strabone si poteva attribuire alla Temesa cipriota. In ogni caso, che vi fosse una Temesa nel Bruttium è un fatto assodato. Semmai non si sa dove cercarla. La maggior parte degli studiosi è orientata verso la zona dove ai nostri giorni sorgono S. Lucido ed Amantea, in provincia di Cosenza, ma la sua reale ubicazione è tuttora un problema da risolvere.

Temsa dovrebbe essere stata una fondazione Ausonica o degli Enotri, allorché questi ultimi dominavano l’Italia in epoca molto remota. Sembra che i Thasii, venissero in questa città per rifornirsi di rame. Furono poi i Focesi e gli Etoli a farla divenire colonia greca. Ovidio, poeta latino, nelle Metamorfosi scrive che i campi di Temesa erano detti di Japige. Ma non vi è alcuna prova che il popolo Japigio (stanziato in Apulia) si fosse spinto in queste terre. Solo Eforo [ 4 - Apud Strabonem, Geografia, VI, 1,12 ] tramanda che questo ethnos dapprima abitò in Crotone ed è per questo motivo che i tre promontori ( Capo Colonne, Capo Cimiti, Capo Rizzuto, tutti a sud di Crotone ) venivano detti Japigi.

Tornando alla causa della probabile alleanza tra Crotone e Temsa, alla luce delle antiche fonti riportate, secondo le quali il nome stesso Temsa significhi " Fonderia", forse si comprende meglio che Crotone, priva si miniere di rame, avesse bisogno del metallo per la fabbricazione di armi, suppellettili etc. e, conseguentemente, avrebbe avuto validi interessi per allearsi con la piccola polis tirrenica. A meno che, secondo un’altra tesi del grande archeologo roveretano Paolo Orsi, non si tratti di una vera e propria dominazione crotoniate, ricordata, sul rovescio della moneta, con la rappresentazione dell’elmo corinzio, il quale potrebbe benissimo alludere alle armi di cui menavano gran vanto i cittadini di Temsa.

 

Pandosia

 Quest’ulteriore confederazione tra Crotone e Pandosia, ascrivibile cronologicamente agli anni compresi tra il 510 ed il 500 av. Cr., ci viene documentata da due stateri d’argento che qui di seguito descrivo:

1) Statere - gr. 7,72 - D/ Tripode delfico con piedi leonini, su base perlinata tra due linee, a s. leggenda QPO. Bordo perlinato tra due linee. R/ Toro stante a destra, retrospiciente, in rilievo, circondato da un bordo perlinato, il tutto entro un rettangolo incuso; nel campo in alto leggenda PAN in basso DO in rilievo. ( Foto n. 1 D/ e R/ ).

2) Statere - gr. 7,90 - D/ Tripode delfico con piedi leonini su base perlinata tra due linee, a sinistra leggenda QPO. Bordo perlinato. R/ Toro stante a sinistra retrospiciente in rilievo, circondato da un bordo perlinato, il tutto entro un rettangolo incuso; nel campo in alto leggenda PAN in basso DO in rilievo. (Foto n. 2 D/ e R/).

Queste due pregevolissime monete sono conservate la prima nel Museo di Oxford e la seconda nel British Museum di Londra. Sono dei veri e propri documenti storici di elevatissimo interesse che stanno a dirci un evento così importante per la vita delle due antiche città, ma che non è stato, invece, registrato dagli storici del passato.

La città di Pandosia veniva inclusa nei possedimenti dei Sibariti. Strabone e lo Pseudo-Scimno di Chio tramandano che fosse ubicata nell’alta valle del Crathis e che era stata fondata dagli Achei provenienti dal Peloponneso.

Nel "Periplo" dello Pseudo-Scilace viene citata tra le città della Lucania. Vi era, però, un’altra Pandosia sita nei pressi del fiume Aciris, come ci indicano le "Tavole di Eraclea".

Certamente la colonizzazione della città avvenne sotto l’egida sibarita, cosa che ci viene attestata dal culto del fiume Crati presente in Pandosia e documentato,altresì, dalle monete. Perciò, quando Sibari venne distrutta dai Crotoniati, Pandosia non poté fare a meno di essere assorbita dall’egemonia di questi ultimi.

Anche in questa occasione Crotone fu obbligata ad adottare una politica "morbida", concedendo ai popoli sottomessi vari privilegi, tra cui quello di coniare monete. In realtà la loro sostanziale funzione era pur sempre quella di subordinati alla città di Milone ed in effetti privi di una vera e fondamentale autonomia.

 

Gli anni compresi tra il 420 ed il 376 a.C.

 Nel quarantennio citato Crotone intraprende buoni rapporti commerciali e politici con le città di Terina, sul Tirreno e Metaponto in Lucania, la grande Polis tra i fiumi Bradano e Basento. E se le fonti storiografiche antiche ci danno informazioni circa i cordiali scambi tra queste antiche città, le monete ancora una volta confermano e precisano tali notizie. La prima alleanza ci viene attestata da un Diobolo di bronzo -(Gr. 13,87)- RRR che reca sul D/ Una clava, a sinistra leggenda KPO. Sul R/ vi è un arco, a sinistra, nel campo leggenda TE ( Foto n. 1, D/ e R/ )- Tale moneta è stata descritta ed illustrata da Gianni Bruni, nell’opera " Monete Lucane e Bruzie nel Museo di Catanzaro", alla tav. 45 - Editore Di Mauro, Cava dei Tirreni 1977 -

Dalle iniziali impresse sul rovescio dell’esemplare, si evince con ogni probabilità un’alleanza con la città di Terina. Numerose questioni sono state sollevate sull’ubicazione di questa dagli storici moderni. Ad esempio il Pais ha pensato di localizzarla nella moderna Tiriolo, in provincia di Catanzaro, proprio nel centro dell’istmo di Squillace, a 690 metri sul livello del mare, partendo dal passo di Tucidide, lib. VI, 104,2, che certamente contiene un errore.

Qualche altro studioso, come F. Lenormant, la vorrebbe situata al di sotto dell’attuale Nocera Terinese (CZ). Resta chiaro, però, che l’aggettivo terinese è un titolo abusivo, dato in epoca moderna.

La testimonianza più attendibile circa l’ubicazione della Polis si trova nella "Periegesi", al verso 305, dello Pseudo-Scimno di Chio, il quale afferma che Terina era situata in riva al mare. Lycofrone di Calcide, nell’Alexandra al verso 729 e seguenti, dice che Terina era una "Apoikia" dei crotoniati, sita nei pressi del fiume Ocinaro. Questo corso d’acqua dovrebbe essere il San Biase, che scorre nelle vicinanze dell’Abbazia di Santa Eufemia Vecchia. Altresì Flegonte di Tralle, storico dell’età di Adriano, nell’opera " Sulle cose mirabili e sui longevi", narra che la città era colonia crotoniate. La stessa cosa viene ad essere confermata da Plinio, Solino e dallo Pseudo-Scimno.

Un’altra alleanza ci viene documentata da due monetine in bronzo che qui di seguito descrivo:

1)- Hemiobolo - (Gr. 3,84) RR - D/ Tripode delfico, a destra leggenda KPO. R/ Spiga di grano, a destra leggenda META. (Foto n. 2 D/ e R/)- Cifr. Sylloge Nummorum Graecorum, Danish National Museum Copenaghen, tav. XXV n. 1250.

2)- Kalkos - (Gr. 1,59 ) - RR - D/ Tripode delfico senza altri simboli accessori. R/ Chicco di grano, intorno con disposizione a triangolo, leggenda MET . (Foto n.3 D/ e R/ ) - Cifr. Danish Catalogue, tav.XXV n. 1270.

Questi interessanti bronzetti, chiaramente destinati ad un commercio abbastanza ristretti e comunque tra i mercati delle due città confederate, dimostrano i buoni rapporti politici e commerciali di Crotone con Metaponto, altra colonia voluta dall’oracolo di Delfi. Città famosissima, tra i fiumi Bradano e Basento. Quest’amicizia tra Crotone e Metaponto era d’altronde già acclarata in epoca arcaica. Non a caso il furbo e fuggiasco Pitagora, scacciato da Crotone da Cilone e soci, riparò a Metaponto, dove, si dice, morì di crepacuore.

Attualmente della famosa città sono rimaste le rovine di un tempio sacro forse ad Hera, denominato "Tavole Palatine". Moltissimi altri resti dell’abitato antico sono stati riportati alla luce nel corso di varie e proficue campagne di scavo, dall’ex-Soprintendente alle antichità e belle arti, Prof. Dinu Adamesteanu e collaboratori. ( Cifr. Metaponto, Atti del 13° Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Taranto 1973 ).