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Giovedì, 18 Luglio 2024

CULTURA KROTONESE

"La storia si ripete", recita un vecchio detto. È proprio così!

Ciclicamente soprattutto alle nostre latitudini, siamo ormai avvezzi a ricadere negli stessi errori. 

Quello che più colpisce ed al contempo delude, non è tanto il gioco dei capoluoghi storici perpetuanti nella loro contorta visuale centralista, quanto il fatto che i nostri popoli non siano animati da quel sussulto d'orgoglio che permetterebbe un'inversione di tendenza alle storture. 

Capita che la città capoluogo di Regione ricorra al Tar per una sentenza avversa ad una sede della Soprintendenza nella città di Pitagora!

Certo non compete a chi scrive ricordare che quando gli avi greci misero piede in terra jonica fondarono città che ancora oggi riecheggiano negli annali: Sybaris e Kroton, che strinsero rapporti con Pandosia, passando per Krimisa e Petelia. La storia è nata qui! 

Le gesta dei grandi hanno albergato in questo lembo di terra di 200 km. 

Dovremmo imprimerlo bene, dapprima nella nostra mente, poi forse saremo in grado di pretendere il rispetto che altri ci devono. 
Si badi bene, Catanzaro fa il suo gioco! È legittimo tirare l'acqua al proprio mulino. 

Quello che si dovrebbe evitare è pensare di contrastare i colossi con gli eserciti di carta. 

Della meravigliosa Magna Graecia, oggi rimangono i brandelli della diaspora di popoli che si sono chiusi nei loro piccoli recinti. 

Allora, se Catanzaro vuole la sua soprintendenza, accentrando a sé tutta la terra d'Istmo dei Feaci, la Magna Graecia ha l'innato diritto d'avere la propria soprintendenza che abbracci le prime due colonie d'archea stirpe in terra di Calabria. 

Le stesse città che hanno portato luce laddove, prima di loro, c'era il più completo nulla. 

Pertanto, perché non generare una soprintendenza ai beni archeologici e culturali di Sybaris e Kroton! Non una, ma due sedi, magari dirette dallo stesso supervisore, uscendo quindi dal localismo che ci ha caratterizzato ed iniziando un reale e virtuoso percorso di rete.

Si badi bene, l'idea di amalgamare la sibaritide e la crotoniatide non è una forzatura, semplicemente è fare pace con la storia. 

Non abbiamo forza e numeri separatamente, ma potremo averla insieme, quando tutto il territorio avrà inverato l'idea di città solidamente diffusa. 

In questa Regione, per creare economie di scala bisogna destagionalizzare il turismo, che giocoforza si limita ai soli mesi estivi. 

Allora cosa si può sfruttare meglio, oltre al mare, se non la cultura, la storia, l'arte, che nell'Arco Jonico di levante abbonda! 

Si pensi ai molteplici castelli, alle fortezze disseminate tra Rocca Imperiale e Le Castella. Riflettiamo sulla miriade di chiese e monasteri che dai centri sulla linea di costa raggiungono i borghi che accarezzano le propaggini della Sila. 

Tutto quest'inestimabile tesoro, compreso anche l'unico patrimonio UNESCO in Calabria, gestito, curato e preservato dalla soprintendenza ai beni archeologici e culturali della Magna Graecia. 

A quel punto i capoluoghi storici non ci guarderanno più come terra di conquista, ma come competitivi avversari e il riverbero dell'area jonica di levante contribuirà irradierà quel circolo virtuoso di rinascita dell'intera Regione. 

Domenico Mazza

Cofondatore Comitato per la Provincia della Magna Graecia

 

 

 

 

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Astylos di Kroton (Ἀστυλος) fu l'ultimo atleta crotoniate a vincere le Olimpiadi antiche. Nato nella città di Crotone nel V° secolo a.C., era l'atleta che concluse i mitici cent’anni di Kroton nello sport, quando la terra di Milone era la prima polis della Magna Grecia di tutti tempi per vittorie sportive e nei maggiori agoni dell'epoca, in quegli anni addirittura avanti a Sparta e Atene messe insieme. Nel 488 a.C. Astylos gareggiò per la sua città natale,

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Per conoscere la storia di Filippo (Philippos) di Crotone, eroe, militare e atleta crotoniate e per apprezzarne l'incredibile storia, partiamo da centinaia di chilometri di distanza dalla Magna Grecia, in una famosa ed antica polis della Grecia madre, che ha intrecciato la sua storia con quella di questo crotoniate detto "il bello", si tratta della famigerata Sparta.

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Giovedì, 04 Gennaio 2018 19:12

Achei: chi erano i fondatori di Kroton?

La storia ed il mito ci consegnano una data ed e un nobile colonizzatore. Come risaputo, nel 710 a.C. venne fondata l'antica ed achea Kroton, l'odierna Crotone. Ma chi erano gli achei che dalla Grecia madre navigarono e misero i primi “mattoni” costitutivi della Città pitagorica? Cerchiamo di fare un quadro di questa antica stipe ellenica, tra mito e storia. ACHEI POPOLAZIONE STORICA. Gli Achei (Αχαίϝοι), derivano dalla antica e mitica città di Argo,

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«E' calcio anche il nome di un gioco, proprio e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinato, passato da’ Greci a’ Latini, e da’ Latini a noi» (Dal Vocabolario italiano degli Accademici della Crusca, 1962).


In cosa si dilettavano i ragazzi della Magna Graecia? Se teniamo conto che le colonie elleniche portarono nel Sud della penisola italica il modello socio-culturale della madre Patria e che le poleis imitavano a distanza i modelli Sparta/Atene copiandone addirittura le contese, i contrasti campanilistici e gli aspetti mitologici, se poi teniamo anche conto che gli atleti crotoniati e di tutta la Magna Graecia partecipavano regolarmente agli agoni sportivi più importanti, come le Olimpiadi, probabilmente allora i giovani di allora come quelli di oggi si dilettavano al “calcio” e ne erano influenzati. Esistevano infatti molte varianti del calcio nell'antichità, in cui affondano le radici del popolare sport odierno, tra i suoi antenati troviamo l'episkyros (episciro) e la sphairomachia (sferomachia), gioco diffuso in tutta la Grecia e soprattutto in quel Peloponneso con cui le colonie ioniche d'occidente condividono il mare. Si deve annotare che per quanto riguarda la sferomachia, esiste il dubbio che fosse in realtà una forma di pugilato e non di gioco con la palla, forse per “sphairo”, etimologicamente sfera, intendevano dei guantoni a forma sferica. Tra gli altri giochi con la palla dell'antica Grecia troviamo anche l'aporrhaxis “gioco del far rimbalzare la palla” e l'ourania "lanciare la palla in aria all'aperto". Per quanto riguarda l'episciro, era molto popolare, una sua variante la troviamo a Sparta, se teniamo conto che colonie come Locri e Taranto d'influenza spartane, ma la stessa Crotone, pur essendo achea, era culturalmente contaminata da Sparta [LEGGI ARTICOLO], allora è probabile che l'episciro era largamente diffuso anche in Magna Graecia. Secondo le fonti storiche, questi giochi non erano molto dissimili, alla forma moderna del calcio, però nelle forme antiche si usavano anche le mani, la “vivacità” delle schiere li rendevano, più che al football, simili all'odierno Calcio storico Fiorentino, da cui quest'ultimo deriverebbe, passando per la tappa intermedia dell'arpasto (harpastum) romano, erede a sua volta di altri giochi con la palla della Grecia antica. Nell'antica Roma quindi si giocava ad una variante, dell'episciro, appreso dopo le guerre di conquista romana della Grecia, si tratta dell'harpastum, latinizzazione del termine greco ἁρπαστόν (harpastón), cui significato era “strappato, portato via”, questo gioco marziale e virile venne integrato negli addestramenti dei gladiatori, da qui si può capire quanto questa versione antica del calcio era competitiva e per nulla pacifica, chi ne volesse carpire lo spirito può guardare le competizioni tra calcianti in costume dell'annuale torneo a Firenze del Calcio storico, ancora oggi durissimo e particolarmente violento. La versione fiorentina del 1500, arrivata integra fino ai nostri giorni, essendo la diretta e riconosciuta discendente dell'arpasto, può fornirci un quadro più o meno fedele di quello che era il gioco antico dei romani e dei greci, separando naturalmente gli aspetti folcloristici legati alla Città di Firenze. E' probabile che durante la guida romana della Magna Grecia l'arpasto era praticato anche nel Sud d'Italia, era infatti impensabile che questi giochi, non venissero praticati nella Magna Grecia già da epoca ellenica, quando era culla dello sport e Patria della fortissima scuola atletica crotoniate. Se poi si tiene conto come già detto che a Sparta, si giocava all'episciro durante una festività pubblica, possiamo affermare con molta probabilità che i giovani della Magna Grecia giocassero anche pallone, oppure che in epoca romana fossero emulanti dei loro beniamini, che come dimostrato in alcuni graffiti di Pompei erano i gladiatori, che a loro volta si addestravano all'arpasto. Forse il tifo odierno più esasperato e l'amore per il calcio in larga scala, non deriva da forze interiori irrazionali o da ricercare nella psicologia della massa, ma è una questione semplicemente culturale e di carattere antropologico, un bagaglio che ci portiamo da sempre. Di sicuro il tonfo rumore di una palla che rimbalza riecheggia da sempre in Magna Grecia e nel resto del mondo Greco-Romano.

Davide Pirillo

 

 

 

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qro crotone magliette"ϘΡO" l'acronimo identitario crotoniate che torna a spopolare dai meandri della storia. Anche il Crotone calcio da tempo ha reinserito il "ϘΡO" nella parte posteriore nella maglia. E non solo… gli ultras ne hanno fatto anche un brand del loro merchandising ufficiale che da tempo campeggia fiero sul logo della Curva Sud. Sempre più giovani crotonesi, inoltre, si tatuano sulla propria pelle queste tre antichissime lettere. Si tratta della legenda che campeggia sulla monetazione crotoniate dell'era magno greca, quando, come un gioiello al centro del Mediterraneo, risplendeva abbagliante l'antica Kroton. Le tre lettere in greco antico sono riportate nell'araldica istituzionale di Crotone come lo stemma del comune e sul gonfalone ufficiale. Tutti sappiamo di cosa si tratta, genericamente, sappiamo che è greco e che si traduce in KRO ovvero l'abbreviazione di Kroton, ma andiamo a vedere nello specifico i dettagli. La prima lettera che molti chiamano "Q" è in realtà un Ϙ, qoppa ovvero una consonante greca arcaica che concorreva con la lettera Kappa per pronunciare la C dura, poi caduta in disuso ed utilizzata solo come segno grafico numerico. Il suo utilizzo in Magna Grecia ha dato vita alla Q dell'alfabeto latino. La seconda lettera la "Ρ", cioè la consonante RHO che tradotta è la nostra R, nelle legende sulle monete antiche la si può trovare sia con la pancia stante a destra che a sinistra, quella utilizzata dal comune ha la "pancia" rivolta a sinistra, su molte monete è rivolta a destra. Ultima lettera la "O", ovvero la vocale omicoron del greco classico, traducibile con la nostra O italiana. Visto che ci siamo e che nell'antica Crotone la matematica era importantissima e dato che un certo signore di nome Pitagora, con tanti luoghi al mondo aveva deciso di fondare la sua scuola proprio qua, allora conviene sapere anche la corrispondenza numerica delle tre lettere esaminate, quindi: il qoppa corrispondeva al 90, la rho al 100 e l'omicron al 70. Adesso potete tatuavi o indossare un bel "ϘΡO", sicuri che trattandosi della propria identità storica non si ci può pentire a patto che la si conosca e scongiurando che sia solo una moda.

Davide Pirillo

 

 

 

 

 

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