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CULTURA KROTONESE

''Vualica re la cerza'': l'origine della tradizione savellese delle altalene nel mito di ''Erigone''

Posted On Martedì, 17 Dicembre 2019 23:26 Scritto da Redazione
''Vualica re la cerza'': l'origine della tradizione savellese delle altalene nel mito di ''Erigone'' Hydria attica a figure rosse, Berlino

Il mese di Antesterione ad Atene, corrispondente al periodo di febbraio/marzo, era noto per la celebrazione di una delle più antiche feste in onore del vino (quindi di Dioniso): le Antesterie.

Questa festività aveva la durata di tre giorni circa, in cui si aprivano le giare, si beveva dai boccali fino a vincere un "premio d'ebrezza" e si intonavano canzoni. Quale collegamento con la nostra terra e, soprattutto, col nostro recente passato? Al fine di una migliore comprensione, è necessario partire da uno dei particolari antropologicamente più interessanti della festa delle Antesterie, rintracciabile sia in riferimenti letterari che nella produzione vascolare: l'utilizzo dell'altalena durante il festival dionisiaco.

È documentato, difatti, per il secondo giorno delle feste Antesterie (denominato in antico greco Choes, dei "Boccali") un singolare dondolare sull'altalena da parte di fanciulle vergini (e tavolta di infanti inghirlandati) spinte dal maschio in un'oscillazione rituale, la quale era accompagnata da un canto anch'esso rituale.

La celebre analisi di Ernesto de Martino nel libro "La terra del rimorso" consente di inquadrare questa usanza come una sorta di inno alla pubertà della donna connessa con la fecondità e col rischio di follia e suicidio che potrebbe derivare dalla mancata realizzazione e dominazione della sessualità femminile. La festa delle altalene (in greco Aiora) trova il suo più accreditato riscontro nel mito di Erigone. Erigone era la figlia di Icario, il primo uomo iniziato da Dioniso alla produzione del vino, il quale venne ucciso dai suoi stessi "concittadini" dopo che questi scambiarono lo stato d'ebrezza prodotto dalla bevanda del pover'uomo per un tentativo di avvelenamento. La fanciulla, dopo aver a lungo vagato alla ricerca del padre e trovatolo poi morto, si impiccò ad un albero in un movimento d'oscillazione. Da quel momento diverse giovani presero ad impiccarsi agli alberi fino a che gli Ateniesi non chiesero aiuto ad Apollo. Il dio, col suo responso oracolare, ordinò di "ritualizzare" l'impiccagione di Erigone per mettere fine alle manie suicide delle belle korai, da qui il compito delle aletidi, le "erranti" fanciulle vergini sull'altalena.Fino a circa trenta/quaranta anni fa, a Savelli (e com'è possibile credere, anche in altri paesi della Calabria), la piccola Erigone continuava il suo viaggio attraverso le religioni, il tempo e i luoghi. Esisteva, difatti, una nostrana particolare festività "delle Aiora", in dialetto savellese chiamata Vualica re la cerza (altalena della quercia) durante la quale le giovani donne in età da marito (e talvolta anche i bimbi) venivano poste su delle altalene appese agli alberi e spinte dai maschi, in un rito di fertilità e propiziazione. Se il filo conduttore non appare ancora troppo forte, ricordiamoci delle canzoni e della musica "popolare" che accompagnava ad Atene quanto a Savelli, le ragazze in volo. Online è possibile vedere un estratto della "Vualica re la cerza" andato in onda su "Rai Storia" (foto) ormai un bel po' di decenni fa.

Rossella Ester Scarlato